Silenzio e dintorni

E così ci siamo. Non ho ancora capito se la regola del silenzio vale anche per internet, ma per precauzione cercherò di seguirla, limitandomi alle discussioni sui massimi sistemi. Quando facevo cronaca politica per La Sicilia, quelli del voto erano i giorni peggiori: dovevi sperare che qualcuno venisse beccato a fare foto alla propria scheda, o che qualche seggio si allagasse, oppure – se non accadeva nulla di particolare – ti ritrovavi a fare l’elenco dei personaggi avvistati, spesso con famiglia al seguito. nei pressi della cabina elettorale. A proposito: io ho già votato, solo soletto, quando gli scrutatori del mio seggio avevano appena finito i preparativi. Ho messo la croce su un simbolo ed ho scritto un po’ di nomi, scegliendo le persone che conoscevo direttamente e che mi davano la sensazione di rappresentare al meglio le mie idee, il mio modo di essere: ho votato, insomma, più da cittadino che da politico, sentendomi addosso per un attimo quella sovranità che la Costituzione ancora riconosce ad ognuno di noi. Ad essere sincero, però, mentre scrivevo quei nomi ho avuto anche un flash personale, chiedendomi – come faceva Francesco Viscomi, in un commento al post dell’altro giorno – cosa mi sarebbe accaduto se l’anno scorso ci fossero state le preferenze, anziché la lista bloccata. Sarei stato eletto? Non so, non lo saprò mai, e mi rimarrà sempre una sorta di peccato originale, perché – lo dico tagliando con l’accetta, ma sapendo che i confini sono in realtà più sfumati – una cosa è essere tirati dall’alto ed un’altra essere sospinti dal basso. Quando contrattammo con il Pdl sulla legge per le Europee, tempo fa, ero un fanatico delle preferenze; dopo questa campagna elettorale – vissuta dal di dentro e per di più in maniera obiettiva, senza nessuna implicazione personale che non fosse, per dirla alla Bersani, il bene della ditta – lo sono un po’ meno, perché delle preferenze ho visto anche l’altra faccia, fatta di contrapposizioni interne che non aiutano la crescita di un partito ancora giovane. A meno che non si faccia come il Pdl, che ha già deciso a tavolino chi verrà eletto, con le preferenze si rischia un grande gioco della conta fra le varie anime, impegnate a difendere con i denti la propria identità anziché a contaminarsi. D’altra parte c’è da dire che la competizione aiuta a crescere, quando è leale, e che nel progetto del Pd questa competizione interna è un ingrediente essenziale, seppure nella forma delle primarie. Detto questo, signore e signori, detto tutto: il silenzio elettorale mi costringe a cucirmi la bocca, a fasciarmi i polpastrelli, a chiudere baracca e darvi appuntamento a domani, quando però vi parlerò di qualcos’altro, perché il balletto di cifre sull’affluenza e gli aneddoti della domenica ve li risparmio volentieri.

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2 risposte a “Silenzio e dintorni

  1. Cosa avrà voluto dire la giornalista di rai due quando, alla domanda del berlusca se poteva sfruttare il suo minuto e mezzo per la campagna elettorale, ella ha risposto, PREGO PRESIDENTE, LEI E’ IL PADRONE DICA CASA. Ma il padrone di che, di che cosa,, forse di quelle poverette che per guadagnarsi la pagnotta devono sottomettersi ai voleri lascivi di quei vecchietti di villa certosa? A me non scandalizza la persona che pieno di viagra passeggia desnudo nel giardino, a me spaventano quelle povere ragazze e non vorrei mai, che la in mezzo ci fosse mia figlia. CHE SQUALLORE SAREBBE. IO , sono la padrona di me stessa. Nessuno, ne per soldi ne per fame ne per niente al mondo potrebbe costringermi a fare cose di cui un giorno potrei vergognarmene al punto tale da non poterlo raccontare neanche ai miei figli.
    Scusate se questo discorso non ci azzecca col post ma dopo aver visto le foto su “el pais” ,da mamma, sono rimasta molto scioccata, tengo a precisare che non sono bigotta ma che provo molto più compassione per quelle persone che per fame vendono il proprio corpo, che per queste che lo fanno solo per un rossetto in più. Proprio noo00000000000000. Scusate, scusate scusate::::::::::::::::::::::::::::::::::

  2. un commento mi piace farlo. Le preferenze troveranno sempre la mia approvazione. Con queste la democrazia è un passo, magari piccolo, più avanti. gli effetti collaterali ci saranno sempre, con qualunque formula. se per qualcuno di questi effetti ho potuto incontrare e conoscere Andrea, tanto meglio

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