C’era una volta

C’era una volta una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Quello stabile, magari non fisso ma almeno mobile, e comunque in regola, non in nero. La sovranità apparteneva al popolo: erano i cittadini, insomma, a governare, a scegliere i propri rappresentanti da mandare in Parlamento, dove veniva esercitata la funzione legislativa. Il governo poteva sì proporre disegni di legge (come del resto ogni parlamentare e come gli stessi cittadini, per le leggi di iniziativa popolare) ma la funzione legislativa poteva essergli delegata solo per un tempo limitato e per oggetti stabiliti, per di più sulla base di principî e criteri direttivi già determinati dalle stesse Camere. In casi straordinari di necessità e di urgenza, il governo poteva adottare provvedimenti provvisori con forza di legge, detti decreti, la cui efficacia dipendeva però in ultima analisi dal giudizio incontestabile del Parlamento, ergo del popolo sovrano che lo aveva eletto. Il presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, erano sottoposti alla giurisdizione ordinaria: previa autorizzazione delle Camere in caso di reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, altrimenti (per tutti gli altri reati) non c’era bisogno neppure del via libera parlamentare. In quella Repubblica, infatti, tutti i cittadini erano uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Pur ricorrendo al più ampio decentramento amministrativo e tutelando le minoranze linguistiche, la Repubblica era una e indivisibile; agli stranieri che vedevano impedite nel proprio Paese le libertà democratiche riconosceva il diritto d’asilo, perché le norme del diritto internazionale erano al di sopra di tutto. Era una Repubblica che promuoveva lo sviluppo della cultura, la ricerca scientifica e tecnica; che tutelava il paesaggio, il patrimonio storico e artistico. Nessuno metteva in discussione l’indipendenza dalla Chiesa cattolica e la sovranità, nel proprio ordine, dello Stato; allo stesso modo, nessuno vedeva minacciata la laicità dello Stato dalla professione pubblica della fede religiosa (di qualunque fede si trattasse, visto che le confessioni religiose erano egualmente libere davanti alla legge): tutto era ammesso, purché non fosse contrario al buon costume. Lo stesso buon costume era l’unico limite anche per la stampa, che per tutto il resto non poteva essere soggetta a limitazioni o censure: ognuno, infatti, era libero di manifestare il proprio pensiero. Era una Repubblica che riconosceva i diritti della famiglia, agevolandone la formazione con misure economiche e altre provvidenze, con particolare riguardo alle famiglie numerose; proteggeva le mamme, i bambini ed i giovani. Tutelava la salute, considerata non solo un diritto fondamentale dell’individuo ma anche un interesse della collettività; allo stesso tempo, non obbligava nessuno a trattamenti sanitari se non per disposizione di legge, e comunque mai in caso di violazione dei limiti imposti dal rispetto della persona umana. L’istruzione statale abbracciava ogni ordine e grado, era aperta a tutti, obbligatoria e gratuita; i capaci e meritevoli avevano diritto ad accedere ai gradi più alti degli studi, attraverso contributi economici; enti e privati potevano istituire scuole senza oneri per lo Stato, ma allo stesso tempo veniva assicurata piena libertà all’istruzione non statale che chiedeva la parità. Era una Repubblica nata sulle ceneri di una guerra, capace di rimarginare ferite profonde nel nome del bene comune e governata da galantuomini, che vedevano nel proprio impegno civile uno strumento di servizio alla Nazione e non una scorciatoia per difendere gli interessi personali. Non so di chi sia la colpa, ma oggi questa Repubblica non c’è più.

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12 risposte a “C’era una volta

  1. e noi, forse una manciata di persone da quel che si dice, ci dobbiamo rassegnare?

  2. Scusate la puntualizzazione, ma purtroppo una Repubblica così non è mai esistita. Certo non in Italia

  3. fino a che ci sarà Berlusconi non avremo una repubblica…ha ragione la Melchiorre, siamo in una situazione tragica

  4. No, Silvio: quella repubblica e’ esistita almeno fino al 12 dicembre 1969.

  5. Mi permetto d’insistere. Una repubblica per come la racconti tu sarà pure esistita in qulche luogo del paese, in qualche momento della storia d’Italia, ma non mi pare se ne possa parlare come di una storia condivisa, comune, generale. Come di un reale e concreto passaggio della nazione che siamo. Il tono favolistico era per l’appunto più che appropriato. Poi uno cresce e alle favole smette di credere. Magari senza rinunciare a tenersele come riferimento, come riserva di speranza. Ma la Storia è un’altra cosa.

  6. Poi scusa, non sarà il massimo della netiquette, ma mi permetto di aggiungere una cosa, forse non del tutto fuori tema. Io sono da anni incapace di affidare il mio voto – al valore del quale voglio continuare a credere nonostante tutto – a una delle due maggiori coalizioni: il problema per me resta il piano dei fatti. Quali gesti, quali comportamenti quali TESTIMONIANZE – termine che uso con riferimento all’accezione che ne hanno i cattolici – dovrebbero spingermi a fidarmi, a farmi aderire a una delle due opposte (?) fazioni? Se posso riconoscerti una cosa è forse questa: che nel nostro paese una volta c’era e ora non c’è più il senso forte della responsabilità dei propri gesti e delle azioni compiute. è davvero molto triste che nessuno si preoccupi, anche solo come strumento di convincimento, degli atti, della testimonianza dell’impegno quotidiano, sia dalla parte dei candidati ( e qui resti tu e non molti altri nei due rami del morituro parlamento italiano) che dalla parte degli elettori.

  7. manlio laurenti

    C’era una volta una Repubblica fondata anch’essa sul lavoro,ma si chiamava Cecoslovacchia ed era una delle maggiori potenze industriali del Continente.Poi fu invasa,nel 1945,dalle truppe Sovietiche ed allora si procedette ad una epurazione fondata invece su falsi processi con false prove.Come ho gia’ detto,PIERO OSTALLINO scrive a pag 21 del suo STATO CANAGLIA che la Magistratura di Milano emette sentenze che sono una vergogna sul piano morale,giuridico e politico.Sentenze Cecoslovacche.

  8. E’ vero, non esiste più quella Repubblica. Ma esiste ancora il “manuale delle istruzioni” che ci ricorda come era fatta: la Costituzione. Ed esistono ancora molti cittadini che ricordano (e se non ricordano, almeno aspirano) quella Repubblica e vorrebbero (ri)crearla, aggiornata, adeguata ai tempi, ma sempre ispirata ai valori ed ai principi che hai ricordato nel tuo post.
    E oggi viviamo uno di quei momenti della storia nazionale in cui, se crediamo in quella Repubblica, dobbiamo dire “ci sono”. Non basta più lamentarsi o guardare ai problemi che hanno gli altri. No! oggi dobbiamo fisicamente rimboccarci le maniche e prendere posizione: in casa, al lavoro, nello sport, nel volontariato, nella politica, nelle istituzioni. Dobbiamo limitare la delega in bianco che da troppi anni abbiamo rilasciato alla politica e dobbiamo riprendere gli spazi che ci spettano come membri della comunità nazionale, come cittadini.

    PS: #manlio laurenti.
    Premesso che l’autore del libro citato si chiama Ostellino, e accordati i complimenti per la conoscenza della storia della ex Cecoslovacchia, mi permette di chiederle cosa c’entra la citazione con il tema del post? Grazie.

  9. Giovanni Vitali

    Forse ha ragione Silvio (solo a pronunciare questa frase….), forse questa Repubblica non è mai esistita così. Di certo questa era l’idea dei padri, che dalla cenere della guerra vollero edificare una casa nuova per tutti, fondata su diritti e principi inalienabili.
    Oggi in gran parte la Costituzione è sconosciuta, anche perchè non sappiamo darle la giusta importanza e il dovuto spazio a scuola. I giovani vedono quelle conquiste come definitive, scontate, e si sbagliano. E’ tempo però di rivederla, di modernizzarla, fatta salva l’ispirazione generale. Questo è compito anche tuo, Andrea.

  10. @ Silvio: solo per specificare che Andrea, autore di un commento da non sottovalutare, è comunque un altro Andrea.

  11. manlio laurenti

    Premesso il fatto che OSTALLINO è un errore di typing,ma che ci siamo capiti,vorrei sapere che c’entra Mills con Berlusconi,che c’entra la moralita’ della Sinistra delle Staller,dei Luxuria,dei Grillini con la sua pretesa di giudicare Berlusconi per una scappatella,che c’entra REPUBBLICA con i finanziamenti provenienti da quella fonte che finanzia anche Tony Barber per diffamare non Berlusconi ma l’Italia(leggere,per chi sa l’Inglese,l’offensivo “full graphic”pubblicato da Johnny Walker sul suo giornale preferito,il FINANCIAL TIMES,a proposito dell’impegno NATO in Afghanistan.).Ogni tanto è bello cambiare tema prendendo spunto dal titolo del post.Come fa Beha,il quale trova tutte le Domeniche sera che esista una relazione tra i corner battuti da Kaka’e la politica Italiana.

  12. manlio laurenti

    Magociclo,la mia risposta è stata censurata.Una mossa da non sottovalutare,come direbbe l’on Sarubbi.

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