L’equilibrio dei poteri

Come vi scrivevo l’altroieri, la propaganda anti-casta berlusconiana mostra le corde: la nostra richiesta di mettere all’ordine del giorno del Senato la riduzione del numero di parlamentari è stata infatti respinta dal Centrodestra per i motivi che avevamo già previsto. Ma siccome il Pd è spesso accusato di parlare troppo di Berlusconi (a furia di parlarne, parentesi, finiamo per straparlare), e che lo facciamo per mascherare il nostro vuoto di proposte, ho deciso di impiegare questo post per spiegarvi qual è la nostra idea di riforma istituzionale. È contenuta in un progetto di legge depositato, nella scorsa legislatura, da Luciano Violante e ripresentato più di un anno fa, il giorno stesso in cui questa nuova legislatura venne inaugurata, da Sesa Amici: l’AC 441, che si intitola “Modifica di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti la forma del governo, la composizione e le funzioni del Parlamento”. Partiamo dalla Camera: il numero dei deputati viene ridotto dai 630 attuali a 500 e per essere eletti basta avere 18 anni (non 25 come oggi). Il Senato diventa federale: in ogni Regione, i senatori (che complessivamente saranno meno di duecento) sono eletti  tra i componenti del Consiglio regionale, dei Consigli dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane. In tutto, i parlamentari passano da 945 a meno di 700, ma quella del Senato non è un’elezione diretta: sono gli enti intermedi (Regioni e Consiglio delle autonomie locali) ad eleggere un numero di senatori stabilito in base al numero degli abitanti. Il vero ramo politico, insomma, è uno solo: la Camera dei deputati, appunto, che – tranne alcuni casi tassativamente previsti dalla Costituzione – non legifera insieme al Senato. Sulle materie che attengono alla competenza regionale, ma nelle quali il Parlamento è chiamato a determinare i principi fondamentali, i progetti di legge partono dal Senato e poi passano alla Camera, che delibera in via definitiva; in tutti gli altri casi, i testi partono dalla Camera, poi vanno al Senato che può modificarli, nel qual caso tornano alla Camera per l’approvazione definitiva. Si limita di molto, insomma, il meccanismo della navetta: sparisce il principio secondo cui le due Camere debbano approvare lo stesso testo. La fiducia è concessa solo dalla Camera, non dal Senato. Per ovviare al ricorso costante ai voti di fiducia, il governo può chiedere che un disegno di legge sia iscritto con priorità all’ordine del giorno di ciascuna Camera e sia votato entro una data determinata. Per riaffermare il ruolo del Parlamento, si prevede che tutti gli schemi dei decreti legislativi passino obbligatoriamente nelle Commissioni, per il parere. Infine, il presidente della Repubblica ha il potere di revocare i ministri su proposta del presidente del Consiglio: in sostanza, si elimina il passaggio della crisi di governo per i rimpasti. Chi di voi ha studiato queste materie all’università, oppure è semplicemente appassionato di politica, è seriamente invitato a commentare il nostro progetto, perché il dibattito appassiona anche me. Personalmente, mi sembrano riforme moderne, che innovano senza stravolgere e che mantengono l’equilibrio dei poteri: ma credo che sia proprio questo, agli occhi di Berlusconi, il loro punto debole.

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5 risposte a “L’equilibrio dei poteri

  1. manlio laurenti

    Mi permetto far notare,a proposito di equilibrio di poteri,che esiste un discreto,leggi indecente,squilibrio mediatico sulle strane cioncidenze tra sentenze Bolsceviche e campagne di stampa antiberlusconiane su buona parte della Stampa Europea di sinistra e non.Non erano passate due ore che il FINANCIAL TIMES usciva con il solito articolo(se non sono loro è l’ECONOMIST).Chi crede che queste cose accadano per caso,è pronto per i doni di Gesu’ Bambino e della Befana.

  2. si può recuperare il testo integrale del progetto sul sito della Camera?
    lo leggo e condividerò volentieri le mie impressioni, anche se – continuo a ribadire – secondo me l’attuale Parlamento non è la sede migliore per discutere di una riforma così delicata. Preferirei un’assemblea costituente.

  3. Le soluzioni adottate da ciascuno stato in tema di equilibrio fra poteri definiscono il sistema democratico: assembleare, presidenziale, federale, un mix fra queste forme o altre ancora.
    In ogni caso, per tutte le forme di stato democratico deve rimanere valido un principio: quello dello “Stato di diritto”. Significa cioè che ogni potere dello Stato, e ogni membro che ricopra una carica pubblica, per quanto alta sia, deve sottostare alle norme della legge. Poi il legislatore locale trova le forme attraverso le quali questo principio si traduce in norme, ma l’essenza deve rimanere, pena la perdita della qualifica “di diritto” dello stato.

    E’ di pochi minuti fa l’ennesimo proclama del presidente del Consiglio: “con delle sentenze basate sul ribaltamento della realta’ si vuole ribaltare la decisione popolare e si vuole sostituire chi e’ stato eletto dal popolo e a cui il popolo ha democraticamente dato la responsabilita’ di governare…”.
    In altre parole, sostiene che l’unico giudice che riconosce è il popolo, nella doppia veste di legislatore (nel senso che stabilisce di fatto quali siano le norme da applicare) e giudice (perché decide del comportamento del premier).
    Il punto è proprio questo: nel nostro sistema di stato il popolo elegge i membri delle due Camere del Parlamento, che a loro volta riconoscono la fiducia al governo e al suo premier, nominato dal presidente della Repubblica, che a sua volta è votato dal Parlamento in seduta comune “allargata”.
    Il Parlamento è il Legislatore, nel nostro Stato. Può quindi votare nuove leggi e abrogare quelle vecchie che non ritiene più attuali.
    Ma i parlamentari, i membri del Governo, il Presidente della Repubblica, devono necessariamente sottostare alla legge, nei limiti e nei modi che la legge stessa stabilisce.
    Invocare la supremazia della volontà popolare di fronte ad una sentenza della magistratura nei confronti di una carica dello Stato (peraltro la sentenza Mills tecnicamente non è contro il presidente del Consiglio, ben protetto, per la durata del mandato, dal cd lodo Alfano) significa voler scardinare lo stato di diritto, voler sostituire l’arbitrio alla regola, sostituire la piazza al parlamento. E quando si arriva alla piazza i risultati sono, se non tragici, almeno molto pericolosi.

  4. condivido in pieno la cosiddetta bozza violante,che già conoscevo ma poco sponsorizzata dagli organi d’informazione,troppo seriamente impegnati e distratti dal gossip istituzionale.eliminare il bicameralismo perfetto e/o paritario è più che doveroso.riformare quanto prima i regolamenti parlamentari,accelerare l’iter legislativo,eliminare il cnel…..mi fermo qui se no continuo fino al 6-7 giugno!!!

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