A carte scoperte

Riassumo, per i non addetti ai lavori, la cronaca di questi ultimi giorni. In piena campagna elettorale, il governo ha un problema enorme: la crisi economica, che ha già costretto diverse aziende alla cassa integrazione e potrebbe farne chiudere parecchie entro la fine dell’estate. Il ministro Sacconi, anziché trovare risposte concrete per aiutare le imprese, si affida al buon cuore degli imprenditori e chiede loro una moratoria sui licenziamenti. Arrivano critiche anche dal fronte cattolico, già piuttosto arrabbiato per il ddl sicurezza. Il presidente del Consiglio, già in difficoltà su questi fronti, viene coinvolto in due vicende che non lo aiutano: una giudiziaria (la condanna a Mills), una personale (la festa di Noemi e le sue frequentazioni con ragazze minorenni). Da quella giudiziaria esce con la solita strategia (attacco ai magistrati), su quella personale si incarta e dice una serie di bugie, che i giornali di famiglia tentano senza successo di coprire. A quel punto, Berlusconi – che teme più di ogni cosa il danno di immagine, visto che tutta la sua politica si basa sul rapporto diretto con il popolo, e che dal popolo vorrebbe essere portato in spalla al Quirinale – tenta la strada più furba: la cavalcata del sentimento anti-casta, che in Italia ha il suo bersaglio preferito nel Parlamento. Così promette la raccolta di firme per dimezzare il numero dei capponi, parole sue, in modo tale che sia il popolo stesso a fare piazza pulita: un’ipotesi non prevista nel nostro ordinamento, visto che i ddl di iniziativa popolare non possono riformare la Costituzione, ma il suo rispetto delle istituzioni è così basso che il capo del governo non ci fa neppure caso. Il Pd risponde chiedendo agli altri partiti di opposizione un’iniziativa comune, ma siamo in campagna elettorale e sia Casini che Di Pietro non riescono a resistere alla tentazione di distinguersi: Casini si disinteressa del tema, buttandola sul referendum (a proposito: sapete quanti deputati Udc ci sono oggi in Aula? Uno. Uno!), mentre Di Pietro propone una mozione di sfiducia che, però, risponde al populismo con il populismo e non affronta il tema delle riforme. Così oggi ci siamo ritrovati, deputati e senatori del Pd, a discutere su una nostra iniziativa, per smascherare il gioco del premier e fargli scoprire le carte: una mozione in cui, in sostanza, chiediamo a Berlusconi di rinunciare al lodo Alfano e di affrontare, insieme a noi, la questione della giustizia in Italia; contemporaneamente, proponiamo alla maggioranza un dibattito serio in Parlamento sulla riforma della seconda parte della Costituzione. Abbiamo già un progetto di legge depositato – il progetto Violante, di cui vi parlerò nei prossimi giorni – che prevede non solo la riduzione del numero dei parlamentari, ma la riforma complessiva delle istituzioni: se il Centrodestra davvero vuole, siamo disponibilissimi a decidere non solo quanti capponi andranno nel forno, ma tutto il menù del pranzo di Natale. Non ci vuole molto, in realtà: nella prossima conferenza dei capigruppo, sia alla Camera che al Senato, Antonello Soro ed Anna Finocchiaro chiederanno che le nostre proposte vengano messe all’ordine del giorno, perché se la maggioranza lo vuole noi siamo disposti anche a cominciare il dibattito domattina. Se vi interessa leggere il testo della nostra mozione, eccolo qui:

La Camera dei deputati,

 premesso che:

 nelle motivazioni della sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di David Mills si legge che lo stesso “ha certamente agito da falso testimone, da un lato, per consentire a Silvio Berlusconi ed al Gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data; dall’altro, ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico”;

 la pubblicazione di queste motivazioni accreditano gravi responsabilità penali del Presidente del Consiglio;

 il processo nei confronti del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è in realtà sospeso e stralciato per effetto della legge n. 124 del 2008 nota come “lodo Alfano”;

 la stessa legge prevede all’articolo 1, comma 2, che “l’imputato  o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione”;

 nella relazione che accompagnava il disegno di legge del Ministro della Giustizia Alfano si leggeva che “la rinuncia alla sospensione assume un valore obiettivo, dimostrando che, nel caso concreto, lo svolgimento del processo non interferisce con il «sereno svolgimento della carica», alla cui esclusiva tutela è preordinato il meccanismo di sospensione”;

 ribadito il giudizio negativo della legge n. 124 del 2008 che impropriamente, con norme di rango ordinario, sottrae le più alte cariche dello Stato alla giurisdizione penale;

 per la tutela della onorabilità della istituzione che il Presidente del Consiglio rappresenta, per il «sereno svolgimento della carica», è indispensabile che il Presidente utilizzi la rinuncia alla sospensione di cui al comma 2 dell’articolo 1 della legge 124 del 2008;

 a fronte delle perentorie e reiterate dichiarazioni del Presidente del Consiglio, a mezzo stampa,  di totale estraneità e non conoscenza di elementi specifici della vicenda oggetto del procedimento conclusosi in primo grado, si è determinato un diffuso clima di disorientamento nell’opinione pubblica italiana e internazionale, accresciutosi a seguito delle esternazioni riguardanti i rapporti tra organi e poteri Costituzionali;

 in particolare, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio sulla Magistratura (da ultimo in relazione al caso Mills) e sul Parlamento si pongono in contrasto, non solo con le più elementari regole di correttezza istituzionale, ma con alcuni fondamentali principi costituzionali che informano la nostra forma di Stato e di governo;

 nel nostro ordinamento, come in tutti gli ordinamenti democratici e pluralisti, il Parlamento è una delle massime espressioni della sovranità popolare, del carattere plurale della società e, quindi, dei diritti di libertà e di partecipazione politica e sociale dei cittadini;

 la nostra Costituzione, peraltro, continua a delineare una forma di governo parlamentare che, per quanto temperata e razionalizzata, attribuisce al Parlamento una primazia sul Governo;

 con le sue dichiarazioni il Presidente del Consiglio sembra voler superare il principio della separazione dei poteri (anche) dal punto di vista istituzionale e organizzativo: non più solo confusione e concentrazione, in un solo soggetto, del potere politico, del potere economico e del potere culturale dei mezzi di comunicazione, ma anche confusione e concentrazione in un solo organo, quello esecutivo, di quasi tutte le funzioni dello Stato;

 dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio traspare sul piano del diritto costituzionale una concezione distorta del proprio ruolo quale: legislatore costituzionale, sintesi ed unica espressione della sovranità popolare, oltre  che giudice in ultima istanza della correttezza delle decisioni della magistratura, che sul piano del diritto positivo prefigura con riferimento alle dichiarazioni sulla magistratura e sul Parlamento tutti gli elementi per un conflitto di attribuzione per menomazione tra i poteri dello Stato;

 la nostra convinzione della necessità di una revisione delle istituzioni è dimostrata dalla presentazione da parte del Gruppo del Partito Democratico di diverse proposte di legge già all’inizio della attuale legislatura;

 la via maestra per riformare le istituzioni rimane quella fissata dalla Costituzione vigente, nel pieno rispetto delle prerogative dei diversi attori istituzionali;

 ribadito che:

 oggi, per riportare nell’alveo della normalità e della serenità il rapporto tra i diversi organi e poteri costituzionali, è necessario che il presidente Berlusconi rinunci alla sospensione dei processi in virtù dell’applicazione del “lodo Alfano”

 a tal fine,

 impegna il Governo

 ad attivarsi, nell’ambito delle proprie competenze, affinché la legge n. 124 del 2008, nota come “lodo Alfano”, sia abrogata visti i problemi che la stessa ha creato nella prima applicazione;

 a sollecitare e a favorire un confronto fra la maggioranza e l’opposizione presente in Parlamento volto, nel pieno rispetto dell’autonomia della Camere, a discutere immediatamente una riforma della II parte della Costituzione che riproduca i contenuti dell’AC 553 e abb.-A della XV legislatura  e che preveda, quindi, in particolare una riduzione del numero dei parlamentari, la trasformazione del Senato in camera di rappresentanza delle autonomie territoriali e adegui i procedimenti decisionali e la forma di governo al mutato contesto politico-istituzionale,

 ad affrontare la “questione giustizia” mettendo al centro i bisogni del cittadino utente con la semplificazione dei riti dei procedimenti civili; interventi nel processo penale che favoriscano l’effettivo equilibrio tra accusa e difesa e l’introduzione di strumenti di deflazione del carico penale; la disciplina dei criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale, nel rispetto del principio costituzionale di obbligatorietà dell’azione penale; la riforma della legge elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura e altre misure di riforma, da adottare con leggi ordinarie, dirette a meglio individuare e a garantire il corretto assolvimento dei compiti assegnati al CSM dalla Carta costituzionale.

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4 risposte a “A carte scoperte

  1. PARLAMENTO: SENATO BOCCIA PROPOSTA PD SU RIDUZIONE PARLAMENTARI =
    Roma, 29 mag. (Adnkronos) – Il Senato ha bocciato la proposta di Anna Finocchiaro di calendarizzare dal 9 all11 giugno il Ddl Zanda di riforma del Parlamento con conseguente riduzione del numero dei parlamentari. La richiesta era stata avanzata in aula dalla stessa capogruppo del Pd: “La questione e’ politica, e se e’ rilevante per il Pd non lo e’ meno per il Pdl visto che il presidente del Consiglio vuole raccogliere le firme per una Pdl a iniziativa popolare, con un certo dispendio di tempo”, aveva detto la Finocchiaro. L’aula, pero’, per alzata di mano ha bocciato la proposta.

    PARLAMENTO: FINOCCHIARO, DIMOSTRATO PREMIER RACCONTA BALLE
    (ANSA) – ROMA, 26 MAG – Con il voto dell’Aula che ha bocciato la proposta della senatrice Finocchiaro di calendarizzare la discussione sulla proposta Zanda di riduzione dei parlamentari si e’ dimostrato che Berlusconi ‘come sempre racconta balle agli italiani’.
    ‘Tutti d’accordo – ha detto Finocchiaro, conversando con i cronisti i nsala stampa – ma poi, alla prova dei fatti, votano no. Si dimostra che come sempre raccontano balle agli italiani.
    Ma stavolta a Harry Potter, cioe’ a Berlusconi abbiamo scoperto il trucco’.
    Finocchiaro ha poi confermato l’annuncio fatto poco prima in Aula, vale a dire che il Pd non votera’ piu’ il calendario d’Aula finche’ non sara’ calendarizzata la discussione del ddl Zanda. C’e’ un limite a fare gli imbonitori. Gli italiani devono aprire gli occhi e capirlo’. Infine, Finocchiaro si e’ rivolta con sarcasmo al presidente dei senatori del PdL. ‘Provo umana vicinanza a Gasparri – ha detto Finocchiaro – che si trova a difendere l’indifendibile’.(ANSA).

  2. manlio laurenti

    Premesso che
    se uno legge la stampa straniera,ed in particolare il FINANCIAL TIMES,GUARDIAN ed ECONOMIST ,ma anche il FIGARO si fa un’idea esatta di che cosa sia il “caso Mills”:ovvero una montatura il cui scopo è di danneggiare,in vista del G8, l’immagine internazionale del nostro Paese,il quale da’ un po’ troppo fastidio a qualche Cancelleria ed anche a qualche Cartoleria
    aggiunto che
    la Sinistra non ha alcuna remora ad usare come metodo di lotta politica le sentenze ad orologeria delle Procure Bolsceviche nonchè le calunnie antitaliane che Johnny Walker scrive contro di noi utilizzando alcuni pseudonimi giornalistici internazionali
    sommato che
    a commento di un attacco che un noto spione dei Servizi Segreti Francesi sferra sul FIGARO contro il nostro Presidente del Consiglio,sentendosi rispondere (da lettori Francesi,si badi bene) che se uno si scandalizza perchè il nostro premier rimorchia le diciottenni non ha studiato la Storia e non sa che altri potenti si sceglievano per favorite ragazze anche molto piu’ giovani,e che farebbe bene a chiudersi in un convento di Clarisse
    termino dicendo che
    non provo nessuna vicinanza nè umana nè marziana verso chi si illude di ottenere il consenso degli Italiani attraverso metodi squallidi e diffamatori.

  3. Posso far partire una standing ovation per la Finocchiaro? =)

  4. Sarò malpensante, ma visto i precedenti, sono sicura che Berlusconi (e dico Berlusconi non il governo, perchè è lui che comanda), non accetterà nessuna proposta di legge per la riduzione dei parlamentari, neanche dalla lega, perchè sta studiando il modo per poter inserire, in una SUA proposta, qualche leggina per uso personale e con la scusa della riduzione dei parlamentari cercherà di avere anche il consenso del popolo screditando quelli che saranno contro. Il popolo però non sà che dietro ogni sua proposta c”è sempre un tranello. Perchè si rivolge adesso al popolo? Perchè non lo ha fatto con il Lodo Alfano?

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