I soldi in tasca

Esce fuori l’ennesimo pezzo sui privilegi dei politici e mi sento, come sempre, fuori posto. Stavolta non è il Corriere, ma Repubblica, per denunciare che i parlamentari hanno benefit a non finire, anzi, li avevano, anzi, sono soprattutto gli ex, ma alla fine quello che ti resta in testa è la solita filastrocca del magna magna. Personalmente, come sapete, ho imboccato da subito la strada della trasparenza: tutto quello che guadagno lo trovate qui, e so che non è poco, ma non è molto di più di quello che guadagnavo alla Rai ed è meno di quanto guadagnano alcuni miei amici che hanno scelto strade diverse e meno illuminate del palcoscenico politico. Siamo tanti, troppi, e moltiplicare per mille lo stipendio di un parlamentare è effettivamente una bella spesa; ma il discorso vale ancora di più per molti consiglieri regionali, che prendono il doppio, per i presidenti di alcuni municipi che viaggiano in auto blu e per tutti quei consulenti che gravitano intorno alla cosa pubblica. Su un paio di cose, però, mi sento di dare ragione a Repubblica. La prima è il sistema dei rimborsi forfettari: sarebbe molto più equo dare ai parlamentari 8 mila euro al mese fissi, con multe per ogni assenza, e se poi vogliono prendere il taxi o andare in autobus sono affari loro. Oppure, come si fa al Parlamento europeo, magari abbassare ancora un po’ lo stipendio ma mettere a disposizione una serie di macchine per gli spostamenti, da prenotare di volta in volta: a Bruxelles dicono che il sistema faccia risparmiare parecchio. E proprio dal Parlamento europeo ci viene la soluzione per il secondo punto su cui Repubblica ha ragione: il trattamento dei collaboratori. A Bruxelles e Strasburgo, il sistema è molto semplice: dicci tu chi vuoi assumere, quali sono le sue qualifiche, e noi te lo contrattualizziamo. Sono soldi che tu, parlamentare, neanche vedrai, perché è un rapporto diretto fra il Parlamento ed il collaboratore. Da noi, invece, succede che ogni mese ti piovono in tasca 4190 euro: sia che tu utilizzi i collaboratori, sia che non li utilizzi, sia che li paghi 100 euro al mese, sia che li paghi 5 mila. A quel punto, sei tu parlamentare, nella tua somma ed infinita bontà, a decidere quanto destinare loro e quanto tenerti nel portafoglio. Nel mio caso, è stato semplice: sono andato dalla mia commercialista, le ho detto che avevo 4190 euro mensili a disposizione e le ho chiesto di dividerli tra i miei due collaboratori, tenendo conto delle diverse competenze di ciascuno. Una discreta parte, purtroppo per loro, se ne va in previdenza, e quello che resta non è uno stipendio da nababbo; almeno, però, hanno un regolare contratto di lavoro (nel mio caso, trattandosi della prima esperienza da parlamentare, ho preferito iniziare con un contratto a progetto di un anno) e non devono fingersi stagisti o volontari, come invece buona parte dei loro colleghi. È un problema da risolvere in fretta, e non credo che la decisione di Fini e Schifani di permettere l’ingresso nei palazzi solo a chi ha un contratto sia la soluzione migliore: l’unico rimedio possibile è invece quello europeo. Toglieteci dal conto i 4190 euro al mese e chiedeteci soltanto chi vogliamo assumere e di cosa si dovrà occupare: sarete voi a contrattualizzarli e stipendiarli. Vedo almeno due risultati immediati: stipendi più dignitosi per molti collaboratori e nuovi posti di lavoro (chi oggi si intasca tutti i soldi, facendo da solo, non rinuncerà ad avere un aiutante se quei soldi non li vedrà comunque). Ci sarebbe, poi, anche un possibile risparmio per Camera e Senato, visto che nei casi di parlamentari con un solo collaboratore la spesa sarebbe inferiore a quella attuale. Non sono solo, per fortuna, a combattere questa battaglia: la condividono alcuni miei colleghi (Marianna Madia, Giovanni Bachelet, Cesare Damiano ed altri) e gli stessi collaboratori, che in queste ore hanno fondato l’associazione dei Co.Co.Parl: l’idea è ottima ed i risultati, ne sono sicuro, arriveranno. Se poi il nome vi fa ridere, rivolgetevi pure a me: conosco il colpevole da molto vicino.

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6 risposte a “I soldi in tasca

  1. Fabio Bartoli

    Sai qual’è il vero scandalo? Il fatto che molti parlamentari facciano un doppio lavoro, percependo così il compenso di parlamentare e il compenso per il loro lavoro, come se quello di parlamentare non fosse un lavoro a tempo pieno.
    Vedo due soluzioni:
    A) se hai un’altra fonte di reddito perdi lo stipendio di parlamentare
    B) ti si vieta di precepire altri fondi a titolo differente
    Sono praticabili?
    Per il resto non mi scandalizzo, ricordo don Milani che controcorrente diceva che è bene che i parlamentari abbiano uno stipendio fisso, altrimenti solo i ricchi potrebbero mettersi in politica (come era prima, sotto lo statuto albertino, che non a caso non prevedeva compensi ai parlamentari)

  2. Dimmi che è Emiliano e lo picchio 🙂 eheheh

  3. Grande Andrea! Condivido in toto.

  4. silvanascricci

    Sono d’accordo con tutto quanto scritto in questo post.
    Per quanto riguarda il nome, qualsiasi cosa inizi con co.co……. fa ridere (o piangere, dipende dalla circostanza).
    Silvana

  5. non avevamo dubbi:questa è davvero politica come piace ai cittadini e come normalmente DOVREBBE essere.ancora complimenti caro Andrea

  6. Avvenire ha pubblicato una lettera di Andrea sulla questione dei collaboratori parlamentari in nero.
    La trovate in ‘Sala Stampa’.

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