L’economia verde

“In quindici anni, il mondo ha chiacchierato parecchio ma, in aggregato, la decarbonizzazione è stata pressoché nulla”: comincio da questa frase dell’economista Alessandro Lanza per raccontarvi la Conferenza internazionale su “Growing and greening the economy”, che il Centro per il futuro sostenibile – presieduto da Francesco Rutelli – ha organizzato stamattina a Montecitorio. I giornali di domani vi parleranno di Stefania Prestigiacomo, che nel suo intervento si è lamentata degli accordi europei sulle emissioni di CO2, parlando di una riduzione “non molto equa” per l’Italia, e dicendo che l’esito del summit di Copenaghen è tutto nelle mani di Berlusconi e delle sue capacità di mediazione. Io, invece, preferisco soffermarvi sugli altri relatori, quelli che nei nostri telegiornali non vedrete mai. A partire da Christine Loh, amministratore delegato di un think tank di Hong Kong, che ci ha spiegato come in Asia si stia giocando alla roulette russa: “C’è una possibilità su due che ci si trovi in una situazione drammatica. Se anche riducessimo le emissioni dell’80% entro il 2050, non avremmo scongiurato il rischio”. Ha denunciato la perdita enorme di biodiversità, ha ricordato che la povertà energetica è legata a doppio filo a quella materiale ed ha invocato politiche che incoraggino la produzione di tecnologia a costi contenuti, a partire dalla Cina. La risposta cinese è arrivata da Jiahua Pan, dell’Accademia delle scienze sociali di Pechino: “Va bene lavorare tutti insieme”, ha detto in sintesi, “ma siamo un Paese in crescita ed abbiamo le stesse esigenze che aveva l’Italia nel suo periodo di maggiore sviluppo e non possiamo fare a meno di produrre CO2, anche perché siamo dipendenti al 70% dal carbone”. Problemi condivisibili, risposte molto meno: fra le vie per limitare i danni, infatti, Jiahua Pan ha citato il nucleare (che però sarebbe insufficiente, perché in Cina non c’è abbastanza uranio) e la “rigorosa politica di controllo demografico”, che cito testualmente perché il solo pensiero degli aborti selettivi mi fa rabbrividire. Qualche spiraglio dal Giappone, dove il Partito democratico locale sta cercando di portare avanti una politica sulla riduzione dei gas serra (25% entro il 2020, del 60% entro il 2050), sulla produzione di energia da fonti rinnovabili e sull’introduzione di un sistema nazionale di scambio delle emissioni; in ogni caso – come ci ha ricordato Harunobu Yonegaga, il Realacci giapponese – anche loro hanno il nostro stesso problema, avendo perso le ultime elezioni. Molto equilibrato l’intervento di Leena Srivastava, direttrice di un istituto di ricerca indiano: non ha negato (come invece ha fatto il nostro Centrodestra al Senato) i problemi del cambiamento climatico ed ha dato per acquisite e non negoziabili le posizioni dell’Onu; eppure, ha aggiunto, bisogna insistere sulle responsabilità differenziate, basandosi sul concetto delle emissioni pro capite, che nell’Occidente sono molto più elevate. Concorda Vittorio Prodi, che ha invitato a considerare anche il diritto dei Paesi in via di sviluppo: una clausola di equità, sulla base delle emissioni pro capite di CO2, permetterebbe all’Africa di colmare il divario con il resto del mondo e costringerebbe Europa e Stati Uniti ad una revisione delle proprie politiche. Passando, ad esempio, dalle fonti fossili a quelle rinnovabili: in un’ora, il sole è capace di dare alla Terra tutta l’energia che i suoi abitanti consumano in un anno. Se siete arrivati a questo punto di lettura è già buon segno: le statistiche del blog mi dicono, infatti, che i post sull’ambiente non tirano mai. E stamattina Anthony Giddens, docente del King’s college e già direttore della London school of economics, mi ha spiegato il perché: perché quello ambientale è, agli occhi della gente, un rischio troppo astratto. Il problema, ha aggiunto, è che quando se ne percepiscono concretamente gli effetti è già troppo tardi. Le catastrofi ambientali scuotono l’opinione pubblica nell’immediato, ma poi passa: l’unica soluzione, quindi, è un approccio positivo, alla Barack Obama, in termini di nuove opportunità economiche ed occupazionali. Sembra cinico, quasi quanto gli aborti selettivi in Cina, ma pare che funzioni soltanto così.

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3 risposte a “L’economia verde

  1. I problemi che il mondo dovrà affrontare nei prossimi anni, e che sono già evidenti per chi non volge lo sguardo all’indietro, sono legati, come dici tu, a filo doppio fra loro. Ambiente, lotta alla povertà, cultura della vita, diritti umani sono stretti in modo inestricabile, anche se così non appare a prima vista, perchè riguardano tutti il senso che vogliamo dare alla vita e alla sua difesa. Esempio: in Africa la desertificazione crescente provoca povertà, malattie, carestie, fughe dalla morte (e quindi immigrazione sregolata), traffico di esseri umani, sfruttamento del lavoratore e negazione e dei suoi diritti, guerre dell’acqua, e quindi dittature, bambini soldato, violenze, ecc.

    Anche l’ambiente può ‘tirare’, ma bisogna rendere consapevole la gente che il problema esiste, che non è un’invenzione, e che le soluzioni semplicistiche non risolvono la questione. La via è quella delle rinnovabili, attraverso cultura e incentivi.

  2. “Bisogna rendere consapevole la gente che il problema esiste”, hai ragione Giovanni.
    Esattamente TUTTO il contrario di ciò che sta facendo il governo. Si veda la famosa mozione in Senato – citata anche in questo post – della maggioranza. Sull’effetto serra dicono: “i conseguenti danni sarebbero molto inferiori a quelli previsti e addirittura al contrario maggiori potrebbero essere i benefici”.
    ‘nnamo bene!

  3. manlio laurenti

    L’Effetto Serra da CO2 è la piu’ grande bufala dell’ultimo secolo,inventata da Istituzioni che si autolegittimano finanziate,com’è evidente,dall’Industria Auto e da quelle elettromeccaniche.Non è la CO2 a provocare l’Effetto Serra,ma è quest’ultimo a provocare la sua emissione dall’acqua poichè il sistema mare-terra si posiziona automaticamente su di una quantita’ di quel gas nell’atmosfera in funzione della temperatura del mare.Cosi’ c’è piu’ CO2 nelle regioni prossime all’Equatore,e ce n’è meno ai Poli.Il riscaldamentodella Terra è dovuto ad una serie di variabili che vanno dall’attivita’ solare alla posizione della Terra rispetto al Sole e segue un insieme di funzioni cicliche con periodi diversi che vanno dai decenni,ai secoli,ai millenni,ai milioni di anni sovrapponendosi secondo quella che i matematici chiamano Serie di Fourier.Ma che importa del povero Fourier buonanima a chi ha scoperto che si possono ricattare interi popoli,quelli “civilissimi”,facendo credere a chi possiede un’Euro 3 di essere un nemico della Societa’:e poi il tuo vicino l’euro 4 l’ha gia’ acquistata,e tu resti indietro,vergogna del Condominio.Occorre assolutamente portarsi in pari e,se necessario,c’è un mutuo Subprime a aiutarti nell’acquisto.Per fare unesempio di casa nostra,la Centrale di Tor Valdaliga,ovvero di Civitavecchia,produce CO2 come circa 20000 auto,in una citta’ dove ce ne sono 50000+motorini,e quel gas è immediatamente assorbito dal mare.Su quel sito si è fatta una “lotta”:certo.La lotta alla verita’ scientifica.

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