La promessa del governo

Un ordine del giorno, mi hanno insegnato in questo primo anno, non si nega a nessuno: si tratta infatti di un impegno poco più che morale, e da un governo che non rispetta neppure le leggi internazionali in materia di diritti umani non mi aspetto grande lealtà. Ma mentirei se negassi di essere soddisfatto per la mia piccolissima vittoria di mercoledì, ottenuta tra l’altro con un goal a tempo scaduto. Parliamo ancora di ddl sicurezza, naturalmente, e nello specifico dell’articolo 9, che subordina il rilascio del permesso di soggiorno di lungo periodo al superamento di un test di italiano: avrei voluto sopprimerlo, ma come sapete la fiducia non consente emendamenti, e così ho cercato almeno di renderlo più umano. Ho chiesto al governo, in sostanza, di preoccuparsi almeno di organizzare e finanziare i corsi di lingua.

ANDREA SARUBBI. Questo ordine del giorno riguarda un aspetto del disegno di legge sulla sicurezza che ci lascia attoniti (uno dei tanti aspetti, dovrei dire). Per ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo, prevede l’articolo 9, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 286 del 1998, introdotto dal disegno di legge in esame, bisogna superare un test di conoscenza della lingua italiana. Quando ne abbiamo discusso, anche in Commissione cultura, ho cercato di spiegare che la conoscenza della lingua dovrebbe essere, al limite, un requisito valido e importante per la cittadinanza, non per il rilascio del permesso di soggiorno. Mi è stato risposto che gli altri Paesi europei fanno così, ed allora mi sono documentato.
Per non essere accusato di buonismo, signor Presidente, ho indagato sulla Germania, che ha un capo del governo di centrodestra. La Germania ha introdotto l’obbligo dell’esame di lingua nel 2006. Ma è per la cittadinanza, non per il permesso di soggiorno. Ed i corsi di apprendimento della lingua – ci tengo a sottolinearlo, perché è l’aspetto di cui vorrei parlare – sono a carico dello Stato. Lo Stato chiede all’immigrato di imparare la lingua, ma almeno si fa carico di insegnargliela.
Lo stesso discorso vale per la Francia, dove vige il
Contrat d’accueil et d’intégration, ossia il contratto di accoglienza e di integrazione. Anche qui, si accerta in un colloquio individuale la conoscenza del francese da parte dell’immigrato, ma se dovesse mostrarsi inadeguata sono disponibili fino a 400 ore gratuite di corsi di lingua a cura dell’Anaem, l’Agenzia nazionale per l’accoglienza degli stranieri e per l’immigrazione. Anche la Francia, lo ricordo, ha un governo di destra.
Per quanto riguarda la normativa comunitaria, nel novembre 2004 il Consiglio europeo ha adottato i principi base comuni per la politica di integrazione nella UE. Il quarto di questi principi base stabilisce, è vero, che la «conoscenza base della lingua della società di accoglienza, della sua storia e delle sue istituzioni è indispensabile per l’integrazione», ma contemporaneamente aggiunge che lo Stato deve «semplificare agli immigranti l’acquisizione di questa conoscenza di base», al fine di rendere l’integrazione «piena e completa».
Ecco, è proprio l’integrazione il punto fondamentale. Lo hanno sottolineato i miei colleghi intervenuti in Aula: il governo si rende conto che senza integrazione non andiamo da nessuna parte? E lo sa, il Ministro Tremonti, che l’integrazione non è a costo zero? In Spagna, che non è certo meno dura dell’Italia nel contrasto all’immigrazione clandestina, i fondi destinati all’inclusione sociale ammontano a 300 milioni di euro; sono 700 milioni, invece, in Germania. In Italia sono passati dai 100 milioni di euro del 2008 ai circa 5 milioni previsti dalla prossima legge finanziaria: una cifra che non basta neppure per i corsi di lingua nelle parrocchie, altro che inclusione sociale!
Vede, signor Presidente, io mi sento quasi imbarazzato a presentare questo ordine del giorno, perché mi sembra di fare torto all’intelligenza del governo, che non ha pensato da solo ad una cosa così ovvia: Pentecoste a parte, non ricordo altri casi di apprendimento di una lingua straniera ad opera dello Spirito Santo! A meno che, e non lo escludo, il governo non sia in malafede: non miri cioè, con tutta questa serie di ostacoli, a rendere impossibile la vita degli immigrati qui.
Una delle associazioni impegnate nel sociale che noi del PD abbiamo incontrato in questi giorni ci vedeva addirittura un’attenzione ragionieristica, quasi maniacale, a mettere i bastoni fra le ruote a chi viene nel nostro Paese, perché gli passi la voglia. Io spero che non sia così, ma se non venisse approvato questo ordine del giorno – che impegna il governo ad organizzare e finanziare corsi di lingua italiana – sarebbe difficile negare la malafede del disegno di legge sicurezza, di chi lo ha concepito e di chi domani, purtroppo, lo voterà
(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Finisco l’intervento e vado dal sottosegretario Mantovano, per chiedergli il parere del governo. Negativo, mi dice, spiegandomi che non si possono organizzare corsi di italiano per tutti quelli che sbarcano sulle nostre coste. Gli spiego che il ddl sicurezza, scritto anche da lui, non parla di test di italiano per tutti gli immigrati, ma solo per i soggiornanti di lungo periodo, e che quindi i corsi di lingua dovranno essere organizzati solo per loro. Fa una smorfia. Gli prendo il testo della legge e quello del mio ordine del giorno. Gli ripeto, con parole semplici, quello che ho appena detto nel mio discorso: come faccio a imparare l’italiano se qualcuno non me lo insegna? E come può il governo sostenere di essere a favore dell’integrazione, se poi non si vuole prendere un impegno del genere? Un’altra smorfia. L’ho convinto, o quasi. Mi chiede di sostituire l’espressione “adottare tutte le iniziative necessarie” con “valutare tutte le iniziative necessarie” e preferisco accettare, per non vedermi l’odg bocciato in Aula, il giorno dopo, dalle truppe cammellate. Vedremo insieme che fine farà questa promessa del governo

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4 risposte a “La promessa del governo

  1. Come puo’ il governo essere a favore dell’integrazione quando sostiene di NON volere un’Italia multietnica.
    Ho un brutto presentimento sulla fine che fara’ la promessa che ti hanno fatto, Andrea, ma spero vivamente di sbagliarmi.

  2. Ti ringrazio, Andrea, per il tuo “ecumenismo” interno. Non so se al tuo posto sarei all’altezza.

  3. Meglio di niente, speriamo bene.

    Ma la cosa che mi fa più rabbia è che “ascoltando” la gente, come dice Bossi, non ne trovo uno che non sia incazzato contro gli immigrati, contro i ROM, eccetera …

    Ormai la deriva razzista in Italia ha preso le menti degli Italiani, almeno la stragrande maggioranza.

  4. @Francesco: lasciamo stare và, stamattina ho discusso con mia sorella, molto più grande di me e non di destra…le ho sentito dire: io non sono razzista ma sti rom la violenza ce l’hanno nel DNA, non vi dico la mia faccia e la mia vergogna…io che ho passato le ultime due estati in Albania, con i salesiani, tra rom, cattolici, musulmani…

    Spero che nessuno dica: eh prima facciamo i tagli all’istruzione e poi diamo i corsi gratuiti di italiano agli immigrati……( sarebbe una delle tante che potresti sentirti dire…)

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