La legge che vorrei

Avrei preferito tacere ancora un po’, come sto facendo da mesi. Perché in politica non basta avere le idee buone, ma bisogna averle pure al momento giusto, e credo che questo non lo sia. Parliamo della mia proposta di legge sulla cittadinanza, che – come molti di voi sanno – è in gestazione da parecchio tempo: da quando ne discussi con alcune associazioni cattoliche che si occupano del tema e che mi hanno aiutato nella stesura. Poi, dopo aver parlato con i miei colleghi del Pd più esperti, ho iniziato un lavoro di mediazione che non è ancora finito, coinvolgendo Pdl, Udc e Idv. Qualche riunione l’abbiamo già fatta, altre ci attendono per limare i singoli punti. Non ora, però, perché in una campagna elettorale che non risparmia neppure i barconi dei disperati la mia proposta di legge finirebbe nel tritacarne: e siccome è una legge fatta per unire, non per dividere, avrei preferito non parlarne. Ma la fuga di notizie c’è stata – non da me, naturalmente – e da qualche settimana hanno cominciato ad uscire articoli: quello di ieri mattina del Sole 24 ore, poi ripreso dall’Apcom, riportava alcuni errori, e così ho accettato (un po’ a malincuore) l’intervista di Libero, che oggi pubblica un bel pezzo. C’è anche qui una strumentalizzazione, perché dal titolo pare che l’idea sia stata di Fini, ma devo comunque riconoscere che si tratta di un articolo equilibrato, nonostante qualche imprecisione nei dettagli. Da parte mia, spero di non dover tornare sul tema ancora per un mesetto e mezzo: dopo le elezioni, quando ognuno avrà regolato i conti con chi crede, ci metteremo di nuovo intorno al tavolo e ricominceremo da dove eravamo rimasti. Se non avete letto Libero, eccolo qui:

Idea Fini: dimezzare i tempi per diventare italiani
Appoggio alla proposta di legge che riduce a cinque anni l’ attesa degli immigrati per ottenere cittadinanza e voto
Salvatore Dama
Roma
Non più dieci, ma cinque anni per ottenere la cittadinanza italiana. E, con essa, il diritto di voto. Attivo e passivo. È la proposta di legge che piace a Gianfranco Fini. Porta la firma del deputato del Partito democratico Andrea Sarubbi. Ma il presidente della Camera ha già incaricato i suoi fedelissimi di lavorare al testo integrandolo e ampliandolo con le sue indicazioni. L’iniziativa legislativa non è ancora agli atti di Montecitorio. Prima Sarubbi ha voluto sottoporre il testo a un po’ di colleghi di maggioranza e opposizione per saggiare il gradimento del progetto: dimezzare i tempi per gli stranieri che vogliono diventare italiani. E offrire diritti – prima di tutto quello di voto – a chi dimostri reale voglia di integrazione. La proposta è finita così nelle mani di Fini. Il presidente della Camera l’ha trovata interessante. Dentro, nero su bianco, ci sono cose che va predicando da tempo sul tema dell’immigrazione. Allora la terza carica dello Stato ha girato la pratica al deputato Fabio Granata. A lui e al collega neo presidente della commissione Lavoro, Silvano Moffa. Entrambi del Popolo della Libertà, tendenza An. Considerati tra i più fidati uomini del presidente della Camera. La legge Sarubbi? «È coerente con le idee di Fini. Lui», ricorda Granata, «è un antesignano sui temi dell’integrazione degli stranieri e sul riconoscimento dei diritti politici». Ci tiene a sottolineare questo aspetto, l’esponente finiano: cittadinanza uguale accesso al voto per gli stranieri. Rendere gli immigrati dei nuovi italiani, e farlo in tempi dimezzati, «è un fatto politico, non etnico», spiega Granata. «Mettiamolo in chiaro subito: noi non siamo per le porte aperte a tutti. Ma chi viene da noi deve integrarsi, non rimanere ai margini della società. Deve condividere i nostri valori, parlare la lingua, avere una buona condotta ottenendo in cambio dei diritti». Cosa c’è nel testo che tanto piace a Fini? Intanto, s’è detto, tempi ridotti per l’ottenimento della cittadinanza italiana. Bastano cinque anni (attualmente ne servono dieci) trascorsi nel Belpaese con un regolare permesso di soggiorno per poter diventare cittadini italiani. Cambia la filosofia, però. La nuova legge, come in parte anticipato ieri dal Sole24ore, privilegia il dato qualitativo su quello quantitativo. La conta degli anni non basta. L’immigrato non solo dovrà giurare sulla Costituzione (già avviene con la normativa attuale), ma finirà col sostenere anche un test di lingua e cultura italiana. Ciò, nelle intenzioni del legislatore, per far sì che i nuovi italiani siano animati da reale desiderio di integrazione. Tra le altre novità: lo ius soli “temperato”. Cioè, il minore nato in Italia da genitori stranieri acquisisce la cittadinanza se uno dei due risiede regolarmente nella penisola da almeno cinque anni. Varrà, per diventare cittadini italiani, anche la frequenza, con continuità e profitto, di cicli scolastici formativi, mentre viene irrigidita la norma sui matrimoni misti: non basteranno più sei mesi allo straniero che sposa un italiano per ottenere la cittadinanza. Dovranno trascorrere due anni. «Con questa proposta», spiega Sarubbi, il promotore, «diamo l’opportunità alla maggioranza di dimostrare se, come dicono, sono realmente favorevoli all’integrazione degli immigrati». Il deputato democratico ha incontrato Fini. Ed è stata sintonia: «Prima ho illustrato la mia iniziativa ai vertici del Pd. Ne ho parlato con i colleghi. Poi con il presidente della Camera. Fini», spiega l’ex conduttore del programma Rai “A sua immagine”, «è assolutamente d’accordo sui principi della mia proposta. Sono questioni, legate all’immigrazione, che egli ha più volte sostenuto. Anche al congresso del PdL». I tempi? I firmatari aspetteranno la fine della campagna elettorale. «È una materia troppo delicata per essere lanciata prima del voto. La proposta», spiega Sarubbi, «finirebbe per essere strumentalizzata a fini elettorali. Pazientiamo». Se ne parlerà dopo il voto, allora. «Voglio provare a coinvolgere tutti. Parlerò anche alla Lega». Granata ammette che il tema della cittadinanza veloce non piace a tutta la maggioranza. E che non era nel programma di governo. «Ma questo è un tipico tema parlamentare, non impegna l’esecutivo». Semmai andranno convinti i colleghi del PdL. «A luglio, una volta pronta la proposta di legge», spiega l’esponente finiano, «chiederemo a Cicchitto e Bocchino di indire una riunione del gruppo parlamentare per discutere il tema. Non escludo che possa realizzarsi un’intesa bipartisan sul tema tra maggioranza e opposizione». La tela del dialogo era arrivata a buon punto. Poi, qualche settimana fa, l’episodio dei franchi tiratori (quello che ha mandato sotto il governo sul prolungamento del trattenimento degli stranieri nei Centri di identificazione ed espulsione) ha compromesso la situazione. E ora tocca a Fini provare di nuovo a mettere d’accordo PdL e Pd sulla legge che tanto gli sta a cuore.

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5 risposte a “La legge che vorrei

  1. La proposta è già nel tritacarne mediatico……Credo che lega, 3/4 del PDL (esclusi finiani e ultraliberal) e UDC siano contrari. Non sono d’accordo negli aspetti tecnico-temporali di questa proposta di legge: 5 anni sono troppo pochi , così come sullo ius soli…..Quindi sì ai test di “italianità” , no allo ius soli “temperato”e al dimezzamento dei tempi : restino i 10 anni , sufficienti agli immigrati per arrivare alla fine di un lungo percorso a diventare cittadini italiani a tutti gli effeti .

  2. L’Udc è a favore, come testimoniano numerosi interventi pubblici dei suoi leader.
    Una qualificata parte del Pdl – e anche quei 101 deputati di maggioranza che hanno chiesto maggiore attenzione sui temi dell’integrazione fin quando il proprio datore di lavoro non li ha richiamati all’ordine – è a favore.
    Senza gli slogan da campagna elettorale si potrebbe fare.
    Se si conoscesse come funzionano le cose, si saprebbe che i 10 anni attuali diventano, quando va bene, 14 nei fatti; troppi. I 5 anni proposti in questa riforma sono di fatto 7-8. Giusti.
    Lo ius soli temperato e l’acquisto della cittadinanza dopo un ciclo scolastico è un potente disinnescatore di ghetti (vedi Francia) e di humus per l’integralismo.
    Il punto nevralgico comunque consiste – come non è stato notato nei commenti precedenti – nel far diventare la concessione della cittadinanza il culmine di un percorso attivo e ‘desiderato’ di integrazione. Passare da una concezione burocratica-quantitativa a quella qualitativa.
    Il test di cultura e lingua italiana è fondamentale anche secondo me… mi auguro solo che non venga esteso a tutta la popolazione italiana: avremmo molti meno concittadini!

  3. Giovanni Vitali

    Mi sembra una buona piattaforma di partenza. I principi che ispirano il disegno vanno nella direzione giusta, come dice Emiliano, perchè presuppongono una via da percorrere, delle tappe consapevoli di avvicinamento, un’integrazione progressiva. Ho sempre creduto, oggi più che mai, che la vera integrazione sia un sistema di regole certe per tutti, con diritti e doveri uguali. E che ci sarà più sicurezza per gli italiani quando ci sarà più responsabilizzazione per gli immigrati. E’ importante coinvolgere le persone di buona volontà – e ce ne sono, anche su questo tema – della maggioranza. Ti aspetta un lavoro di tessitore, Andrea.

  4. Anche a me piace come proposta, certo che il compito più impegnativo è quello della mediazione, ma a motivare le tue ragioni sei più che bravo.
    Speriamo, speriamo e auguri

  5. Claudio Mennini

    A prescindere da tutto, credo sia fondamentale un aspetto (valido soprattutto per i minori): il raggiungimento della cittadinanza attraverso la dimostrazione della conclusione del ciclo scolatico secondario in Italia (diploma di scuola superiore). Questo darebbe rilancio e importanza alla scuola, favorirebbe una sostanziale diminuzione della dispersione scolastica, una maggiore integrazione degli adulti extra-comunitari di domani e un beneficio per tutta la comunità italiana, poichè quando ripartiamo dall’istruzione non possiamo fare altro che bene! Dobbiamo guardare a percorsi di costruzione, non solo di chiusura.

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