Il presidente paragnosta

Non so Berlusconi, ma io con i rifugiati ho lavorato a lungo. Ho cominciato come volontario a 17 anni, verso la fine degli anni Ottanta, mentre lui era impegnato a discutere con Craxi di cose più importanti: lui dormiva all’Hotel Rafael, io passavo una notte a settimana nel dormitorio di San Saba, che ospitava una sessantina di richiedenti asilo. Erano per lo più del Corno d’Africa, all’epoca, ma poi – con l’inizio degli anni Novanta – arrivarono a frotte dai Balcani. Facevo volontariato al Centro Astalli, dove poi ho svolto anche il servizio civile, al termine del quale ho continuato a collaborare con il Jesuit Refugee Service, occupandomi della traduzione di un bollettino che metteva insieme notizie dai campi profughi e dalle frontiere calde di tutto il mondo. Poi, tra Radio Vaticana ed “A sua immagine”, sono tornato ad affrontare il tema decine di volte, sia con l’Acnur che con il Cir. Sono un esperto della materia? Non direi. Ma una cosa, una cosa sola, ho capito in tutti questi anni: che lo screening dei rifugiati non si può fare ad occhio nudo, perché dietro ogni persona c’è una storia complicatissima e, talora, il confine tra la persecuzione politica ed i motivi umanitari è molto sottile. Penso al mio amico Leonardo, che faceva il funzionario in un ministero dell’Angola ed era militante nel partito di opposizione: scappò ai tempi della guerra, lasciando moglie e bimbo piccolo, ma a causa della mancanza di alcuni documenti la Commissione non gli riconobbe mai lo status di rifugiato politico. Eppure, riuscì a restare in Italia perché gli venne rilasciato – come spesso capita, e forse Berlusconi lo dimentica – un permesso di soggiorno per motivi umanitari, perché si riconobbe che il rientro nel suo Paese di origine sarebbe stato pericoloso. Così, a prima vista, io non ho ancora imparato a distinguere un possibile rifugiato da un immigrato comune e mi domando come possa un presidente del Consiglio – a meno che non si tratti di un presidente paragnosta, naturalmente – essere così superficiale, affermando che nei barconi respinti non c’è nessun rifugiato vero. “Sono portati in Italia dalla tratta”, dice Berlusconi, e probabilmente ha ragione: ma come pensa che arrivino qui i cosiddetti “rifugiati veri”? Con un volo di linea? “Le statistiche mi danno ragione”, continua. Ma quali statistiche? Quelle del Tavolo asilo – cartello che comprende associazioni e ong italiane attive in questo settore – sostengono l’esatto contrario: e cioè che, nel caso di sbarchi, una persona su due è un richiedente asilo politico. E nessuna chiacchiera da bar, neppure se  il bar è quello di Palazzo Chigi, può ignorare che la richiesta di asilo di per sé pone l’immigrato su un altro piano: la tua permanenza sul territorio italiano non ha nulla a che fare con studio e lavoro (anzi, per i primi 6 mesi non ti è proprio concesso di lavorare) ed è legata all’accertamento di alcuni requisiti. Che forse avrai e forse no, ma nel frattempo sei protetto. E torniamo allora alle statistiche: è vero che nel 2007 soltanto il 10,42% dei richiedenti ha visto riconosciuto lo status di rifugiato, ma un altro 46,77% ha avuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari, come il mio amico Leonardo. La somma fa 57,19%: in tutto, oltre la metà dei richiedenti asilo non viene rimandata a casa, perché non potrebbe tornarci senza correre rischi per la propria stessa vita. È di pochi minuti fa (la sto leggendo proprio ora) la notizia che l’Acnur ha scritto al governo italiano per protestare contro i nostri respingimenti, trattandosi di “individui che cercano protezione internazionale”. Bisognerebbe regalare un paragnosta anche all’Onu, oppure mandarci il nostro, se se lo pigliano.

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7 risposte a “Il presidente paragnosta

  1. purtroppo non se lo pigliano… magari… e comunque mi permetto di aggiungere: non è solo paragnosta è soprattutto un gran figlio di …paragnosta!

  2. mariarosaria

    Andrea ciò che è venuto a mancare è il senso di umanità e il sentimento di pietas, sappiamo che al di sopra di ogni cosa viene posto il potere…..
    sono giorni duri…per me da far accapponare la pelle.
    ma quale rifugiati politici?….perchè solo chi è perseguitato politicamente deve salvarsi dal terrore della fame e della guerra? e tutti gli altri esseri umani , tra cui migliaia di bambini)devono essere costretti a soccombere e a morire di stenti?…………e’ veramente inaccettabile!

  3. Sono arrivato ad una conclusione: solo uomini vili e senza dignità se la prendono coni più deboli. Ipocriti e disumani, capaci solo di iniziative demagogiche e strumentali. E’ chiarissimo che il pugno duro del governo è uno spot, e aggiungo il peggiore spot che abbia mai fatto. Hanno superato il limite della decenza: ci sono leggi internazionali sul diritto d’asilo e vanno rispettate. Ma prima delle leggi, c’è qualcosa che è molto più importante: il sentimento di umana pietà e di amore verso il prossimo. Al paragnosta e ad altri personaggi con la camicia verde manca questo sentimento e non si rendono conto della cosa più importante: quei poveri cristi che arrivano sui barconi sono esseri umani e vanno trattati come tali.
    Una volta che sono di nuovo in Libia che cosa gli capita?
    Tra l’altro ricordiamoci che la Libia non ha aderito alla Convenzione di Ginevra.

  4. Novembre 2007, pochi giorni prima del ciclone che ha colpito il Bangladesh. Ero su un’isoletta del Gange sperduta nel nulla, in visita a una comunità tanto piccola quanto povera. Avevamo appena finito di mangiare con loro quello che avevano voluto e potuto condividere con noi e stavamo per partire alla volta della capitale quando mi si avvicina una donnina, età apparente 60-70 anni, età reale probabilmente 40. Mi si avvicina e mi dice qualcosa in lingua locale che il mio collega del posto traduce. La donna mi ha detto: “Io non so dove sia il tuo paese ma so che molta gente del mio è venuta in Italia da te. Fai in modo che siano trattati come oggi abbiamo trattato voi”. Io non sono riuscita a risponderle.

  5. mi sento scossa da tutti i commenti a favore della decisione del nostro governo di respingere gli uomini e le donne che chiedono soccorso nella terra da cui sono partiti. come si fa a far capire che probabilmente li abbiamo respinti verso la morte, mentre il nostro capo del governo parla di biglietto pagato e di criminalità,ma chi sono i criminali? i migranti o chi chiede somme altissime per il trasporto? da quando, nella nostra civiltà, si perseguono le vittime e non coloro che commettono reati? mi pongo tante domande e mi auguro che si sveglino ed intervengano tutte quelle associazioni umanitarie ed ecclesiali, tutti gli uomini di buona volontà perchè sia fermato questo scempio perpretrato nel nome dei sondaggi e dell’indice di gradimento

  6. Copio alcuni passaggi dell’intervista resa da Rutelli al quotidiano Il Mattino di Napoli:
    «Respingere senza ipocrisie l’immigrazione clandestina».
    «Gli immigrati che sbarcano a Lampedusa li vediamo in tv, dimenticando che sono una quota minina di quelli che entrano in Italia – continua Rutelli – Certo, testimoniano l’inadeguatezza delle politiche del governo, che non mantiene gli impegni presi e tenta di nascondere gli insuccessi con dibattiti folli, tipo proposta di apartheid sui trasporti milanesi». «In Italia vivono milioni di stranieri, indispensabili per prestazioni lavorative e sociali. I richiedenti asilo vanno accolti, secondo regole precise – aggiunge Rutelli -. I clandestini vanno respinti con fermezza. È un grave limite del nostro dibattito: destre irresponsabili che guadagnano voti con slogan razzisti; alcune sinistre che li perdono con slogan idioti tipo “siamo tutti clandestini”».

    Non per essere polemico ma tu, prima di scrivere il post, ci hai parlato con Rutelli? e Mosella, che conosco personalmente e che ieri ha firmato con te la dichiarazione che hai postato, e che con Rutelli ha lavorato per anni, ci ha parlato?
    Spiegami per favore, altrimenti non ci capisco più niente!

    (ovviamente a mio giudizio l’unica posizione politicamente e socialmente condivisibile è quella riportata nella lettera di ieri e ripresa nel tuo post di oggi)

  7. manlio laurenti

    Alice,potevi risponderle che se fossero maltrattati sarebbero gia’tornati.L’Internet Point da dove scrivo è gestito da cittadini del Bangladesh.Se li conoscessi,saprebbero dirti quanto il sottoscritto versa mensilmente lelle loro tasche,e resteresti di nuovo senza parole.

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