La febbre del rugby

So che i temi caldi non mancano, a cominciare dall’affermazione di Berlusconi secondo cui l’Italia non può essere un Paese multietnico: il che, avendo una moglie per metà francese ed un fratello di sangue bielorusso, mi pone più di un problema pratico. Ma proprio per non pensarci oggi vi parlerò d’altro, attingendo al repertorio parlamentare della settimana: signore e signori, ecco a voi la Coppa del mondo di rugby. L’Italia è candidata da tempo ad ospitare quella del 2015 e quella del 2019, ma per formalizzare la candidatura mancava un passaggio in Parlamento: bisognava autorizzare la copertura finanziaria di un fondo che l’International rubgy board chiede ai Paesi come garanzia, e per farlo serviva una legge. L’abbiamo discussa e votata nella mia Commissione, che è la Cultura e che per fortuna mia si occupa anche di sport, ed a me è stato chiesto di preparare la dichiarazione di voto per il Pd. Sono sicuro che la leggerete, almeno per curiosità.

ANDREA SARUBBI. Il Partito democratico, signor presidente, è naturalmente favorevole all’approvazione di questa legge. Ma devo argomentare le nostre posizioni con due sì ed un ma, preceduti da una premessa. Inizio dunque dalla premessa, ricordando che la sede ufficiale per la Coppa del Mondo di rugby 2015 verrà stabilita a Dublino il 27 luglio 2009. Non sarà una decisione facile, perché bisognerà scegliere fra una decina di Nazioni candidate: mi limito a citare, oltre all’Italia, anche il Sudafrica, il Giappone e l’Inghilterra. Sia Sudafrica (1999) che Inghilterra (in varie occasioni, ma come principale Paese organizzatore nel 1991) hanno già ospitato questo evento, ed il fatto che si ripropongano come Paesi ospitanti significa che – al di là della passione sportiva – i loro governi ed i loro Parlamenti hanno potuto constatare che i soldi spesi per le passate edizioni hanno dato frutto. Per la stessa Nuova Zelanda, sede della prossima edizione nel 2011, si tratta di un bis: aveva già ospitato la competizione nel 1987, con l’Australia, ma ora vuole fare da sola perché ha capito che l’investimento funziona.
Sta proprio qui la motivazione del nostro primo sì alla legge che stiamo per votare: al di là della passione sportiva, questo evento rappresenta un ottimo investimento economico. In tempi non facili per l’economia – che comunque speriamo siano terminati prima del 2015 – ospitare la nona o la decima edizione della Coppa del mondo di rugby sarebbe una buona occasione di rilancio. In Francia, l’ultima edizione del 2007 ha avuto un ritorno economico di 16 a 1: a fronte di 56 milioni spesi per l’adeguamento degli stadi, si sono avuti ben 882 milioni di introiti erariali provenienti dall’impatto economico dell’evento, pari a 3 miliardi e 800 milioni di euro. È vero che in Francia le strutture esistenti erano già di buon livello, ma se anche l’Italia avesse un ritorno economico di 10 a 1, ciò sarebbe superiore a qualsiasi altro investimento. Oltre tutto, alla fine della Coppa del mondo di rugby resterebbero nel Paese delle infrastrutture sportive non indifferenti.
Ma passiamo ora al secondo sì, dettato da ragioni sociali e sportive: il rugby, infatti, sta emergendo come sport popolare anche da noi. Il numero di praticanti è in crescita e la richiesta è sempre maggiore: probabilmente l’ingresso dell’Italia nel torneo delle 6 nazioni e la crescente copertura televisiva hanno contribuito alla febbre del rugby. Attualmente abbiamo fra i 40 ed i 50 mila praticanti, al livello di Paesi con una tradizione molto più radicata, come Galles e Scozia, che comunque sono più piccoli dell’Italia. Ma c’è una profonda differenza: da loro il rugby si impara nelle scuole e si riescono a formare giocatori già in tenera età; da noi, invece, capita che il rugby sia ancora la terza o quarta scelta, dopo aver provato il calcio, la pallavolo e qualche altro sport. È anche per questo che, nonostante la passione, in Italia mancano ancora i risultati. Nell’ultimo 6 Nazioni, infatti, abbiamo preso il cucchiaio di legno, ossia abbiamo perso tutte le partite. E questo non è un dato secondario, perché se non vengono i risultati anche la passione popolare diminuisce.
Ecco allora il nostro ma, che non vuole essere un no alla legge ma piuttosto uno stimolo. Noi voteremo sì, appunto, ad ospitare la prossima Coppa del mondo, ma non possiamo fare a meno di notare che, mentre si destinano soldi allo sport di vertice, il ministro Tremonti ha azzerato il fondo di 95 milioni di euro per lo sport di cittadinanza. Come ebbi già a dire lo scorso anno al sottosegretario Crimi, nella sua audizione, lo sport è rimasto oggi uno dei veicoli educativi meglio funzionanti, perché il ricatto “se non rispetti le regole non giochi” funziona ancora, anche tra i minori più a rischio. Un esempio in positivo riguarda proprio il rugby ed è il campo romano di Corviale, sede dell’Arvalia Villa Pamphili, dove si parte dagli Under 7. Basta andare nel sito e leggere la loro proposta educativa, per farsi un’idea di quanto possa essere importante la presenza di una società sportiva seria in una periferia come quella. Non avremmo la coscienza a posto, dunque, se non chiedessimo a questa Commissione un duplice impegno: va bene la legislativa per i Campionati del mondo di rugby, ma auspichiamo in tempi rapidissimi anche una legge bipartisan per rifinanziare il fondo per lo sport di cittadinanza, permettendo così allo stesso sottosegretario Crimi di rispettare il programma che ci aveva illustrato qui in Commissione.

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6 risposte a “La febbre del rugby

  1. Grande Andrea! Come genitore di un ragazzo di 11 anni che frequenta la squadra di rugby Arvalia Villa Pamphili da 3 anni, confermo in pieno la tua analisi e, di conseguenza, sostengo la tua proposta!
    Lo sport giovanile sul territorio è un potente strumento educativo, terza gamba del progetto formativo dei giovani, a fianco di famiglia e scuola.
    L’iniziativa dell’Arvalia Villa Pamphili ha solidissime basi valoriali, ma è stata costretta per anni a vivere senza nessuna struttura: il nome della squadra non è casuale, ma deriva dal posto dove si è allenata per anni: il parco pubblico di villa Pamphili. Da 2 anni il comune a concesso alla squadra l’uso del campo di Corviale, e subito è aumentato il numero dei ragazzi partecipanti. La maggior parte delle attività sono sostenute dalle famiglie, in uno spirito di solidarietà e condivisione davvero profondo.
    Grazie a te per aver dato visibilità a questo sforzo che trova la sua forza nello spirito di abnegazione dei dirigenti e degli allenatori!

  2. Magari ospitassimo i Mondiali, potrebbe anche essere un’occasione per rilanciare L’Aquila (cavolo, penso che rientri nelle città ospitanti, o no?).

    Ciao

  3. Caro Andrea,
    mio figlio ha 13 anni e da due gioca con l’Amatori Rugby Napoli. Dal 2005 questa fantastica società allena i ragazzi reclusi nel carcere minorile di Nisida….questo è il link al progetto che credo abbia una grande valenza sociale http://www.napolirugby.com/modules/articles/index.php?cat_id=2

  4. Ciao Andrea,
    Sono il responsabile del settore minirugby dell’arvalia villa pamphili. Ho scritto il nostro progetto educativo e le pagine del sito a cui fai riferimento nell’intervento.

    Volevo ringraziarti a nome mio e della società per le importanti parole che hai speso per lo sport, per il rugby e per averci portato come esempio..

    Vorremmo invitarti un giorno al campo, spero che sarà possibile incontrarci.

  5. E’ solo il PD che si sta mobilitando oppure anche dall’altra parte si fa qualcosa e nessuno ce lo dice. ?? Alè Sarubbi !! Biglietti gratis per gli iscritti al partito ??

  6. magari riuscissimo ad avere il modiale di rugby!! io l’adoro!!

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