Lo scollamento

Il paragone di Dario Franceschini tra il ddl sicurezza e le leggi razziali lo avete già letto sui giornali. Quello che probabilmente non sapete, perché non mi pare che ne parli nessuno, è il contesto in cui questa frase è stata detta: un incontro, al quale ho partecipato anch’io, tra il Partito democratico e le associazioni che si occupano, in un modo o nell’altro, di immigrazione. Cattolici e laici, sinistrorsi e non, li abbiamo chiamati tutti per ascoltarli: per capire, cioè, se la società civile condivide con noi questa battaglia oppure se ha ragione la Lega, quando ci accusa – come ha fatto Dussin in Commissione – di essere scollati dalla realtà. I sondaggi Sky darebbero, in effetti, ragione alla Lega: la maggioranza degli intervistati ha detto di essere a favore dei presidi spia e del rifiuto di accogliere i profughi della Pinar. Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, dà la colpa alla politica, che fa rientrare l’immigrazione tra i problemi della sicurezza nazionale e che confonde l’integrazione con l’assimilazione. Lo stesso Pd non è esente da critiche: qualcuno ci ha giustamente rimproverato di essere caduti nella trappola del populismo, affiggendo manifesti in cui si gareggia con Berlusconi su chi ha fatto sbarcare meno clandestini, parola che – l’ho detto più volte – cancellerei dal nostro dizionario politico e lascerei volentieri alla propaganda di destra. Ma il grosso delle critiche, naturalmente, riguarda il ddl sicurezza: un provvedimento che le associazioni hanno definito “disumano” e concepito con “un’attenzione ragionieristica a rendere impossibile la vita quotidiana degli immigrati”. C’era padre Gianromano Gnesotto, di Migrantes, l’organismo che dipende direttamente dalla Cei: ha insistito sulla necessità di coniugare legalità e solidarietà ed ha accusato il ddl sicurezza di non averci nemmeno provato, perché si rifiuta di riconoscere l’immigrato come una persona. “Se tutela della persona e promozione dei suoi diritti significa buonismo – ha aggiunto – allora sono buonista anch’io”. C’era Daniela Pompei, della Comunità di Sant’Egidio: ha manifestato preoccupazione per la norma sul divieto dei matrimoni, per il rifiuto di iscrizione anagrafica dei bambini, ed ha denunciato il rischio di una regressione culturale, con un aumento degli aborti e dei neonati lasciati nei cassonetti. C’era Antonio Russo, delle Acli, che ha raccontato il tentativo, purtroppo infruttuoso, di parlare a quei 101 parlamentari del Pdl che avevano firmato perché non venisse messa la fiducia, in modo da poter modificare il testo uscito dal Senato, ed ha insistito sul rischio di ridurre l’immigrato alla sua dimensione di lavoratore. A proposito di lavoro, parole dure sono venute anche dai tre maggiori sindacati: la Uil ha sottolineato la contraddizione fra l’assenza di una norma che permetta in Italia l’ingresso legale di stranieri per motivi di lavoro, come chiede la proposta di legge da me firmata tempo fa, ed il milione di immigrati che lavorano in nero nelle nostre aziende; la Cgil ha già minacciato il ricorso al referendum, perché un provvedimento del genere, colpevole di far incontrare il razzismo istituzionale con quello popolare, cambierebbe il volto del nostro Paese; a questo proposito, la Cisl ha proposto campagne mirate per sconfiggere il razzismo. Critiche pesanti anche dai giudici: Magistratura democratica, infatti, si è chiesta a cosa serva l’introduzione del reato di clandestinità, quando va a sovrapporsi alla sanzione di espulsione già esistente in via amministrativa. Infine, l’Arci ha parlato di una norma addirittura peggiorativa rispetto alla Bossi-Fini: il ddl sicurezza avrà effetti criminogeni ed azzererà tutto il percorso di inclusione sociale compiuto finora. E proprio dall’Arci ci è stata data una notizia che avrebbe meritato puntate monografiche di talk show: a Lecco, il sindaco leghista ha esposto in piazza gli oggetti sequestrati agli immigrati (accendini, anelli, soprammobili in vetro, automobiline radiocomandate, batterie, braccialetti, cinture, ciondoli, collane e catenine, cappellini, custodie per cellulari e per occhiali, occhiali da sole, orecchini, portachiavi, stampe, sciarpe e non so cos’altro) e li ha messi in vendita per aiutare i terremotati dell’Abruzzo.La Lega parla naturalmente di un’iniziativa “di alto valore civico”. Se la sintonia con il Paese reale è questa, io mi tengo il mio scollamento e sto bene così.

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5 risposte a “Lo scollamento

  1. Fabio Bartoli

    io ospito in casa due immigrati paraguayani (si rassicuri il ministro, a forza di sbattimento di… maroni, hanno il loro bravo permesso) quindi sono scollatissimo… sebbene imnagino che la mia scollatura faccia un po’ senso a vedersi 😉

  2. Posso dirlo in dialetto?
    Me vié da piagne!! Vivo la mia vita fra lavoro, famiglia, mezzi pubblici, parrocchia, scuole dei figli, campi sportivi, e non mi sono mai sentito, nemmeno per un momento scollato dalla realtà. Eppure questo DDL mi fa schifo, ribrezzo: contiene molto di quello contro cui ho lottato per anni. Rappresenta il contrario di quello che ho provato ad insegnare ai miei figli: il rispetto della persona, la capacità di vedere sempre nell’altro un individuo e non una “risorsa”, la volontà di unire e non di dividere.
    Certo, questi principi trasportati nel quotidiano sono difficili da applicare. Non vivo in un eremo montano e so che la convivenza, l’integrazione, l’accettazione dello straniero a volte non è semplice. Ma anche per me, che sono meridionale (terrone si diceva una volta) non fu facile cambiare città, imparare un nuovo accento, farmi accettare dai nuovi compagni di classe. Durante il servizio militare, svolto in Liguria, più volte venivo appellato dai commilitoni settentrionali con l’epiteto di “ué, napuli, senti un po’”. E quindi so come sia dura anche farsi accettare, oltre che saper accettare. Eppure mai ho vacillatonei miei convincimenti, non ho mai pensato di chiudermi in un egoismo protettivo.
    E oggi mi trovo ad essere cittadino di un paese il cui parlamento sta per approvare una legge di chiaro stampo razziale. E allora, di nuovo…
    me vié da piagne!

  3. SICUREZZA: DDL; NUOVO APPELLO ASSOCIAZIONI CATTOLICHE
    ‘CONIUGARE TUTELA COLLETTIVITA’ CON DIGNITA’ DEI MIGRANTI’
    (ANSA) – ROMA, 8 MAG – ‘Non servono muri da scavalcare, come ha gia’ ben sottolineato il quotidiano Avvenire, ma solo una legge giusta potra’ davvero rendere piu’ sicuri i cittadini’.
    E’ quanto affermano in un nuovo appello sul pacchetto sicurezza le associazioni cattoliche, Acli, Caritas Italiana, Centro Astalli, Comunita’ di S.Egidio, Fondazione Migrantes.
    ‘E’ per questa ragione che, nell’imminenza della conclusione del dibattito parlamentare sul disegno di legge sulla sicurezza, rivolgiamo il nostro appello al governo e ai parlamentari confidando in soluzioni legislative che sappiano coniugare la tutela degli interessi dello Stato con il rispetto della dignita’ umana. La sicurezza dei cittadini, delle loro famiglie e dello Stato e’ infatti un bene prezioso che va perseguito con responsabilita’ e gestito con misura. A nome di numerose associazioni e organismi cattolici – e’ detto in una nota – esprimiamo la nostra viva apprensione per alcune tra le norme proposte che, se approvate, influiranno negativamente sulla vita e la dignita’ delle persone e persino sul bene della sicurezza che pure esse intenderebbero tutelare’.
    ‘Durante il dibattito parlamentare, si e’ assistito con soddisfazione allo stralcio, dal disegno di legge, di previsioni come quelle che limitavano fortemente, per gli stranieri non in regola col permesso di soggiorno, l’accesso a servizi fondamentali come la salute e l’istruzione, attraverso le figure dei cosiddetti ‘presidi-spia’o ‘medici spia’.
    Tuttavia, nel testo ancora all’esame della Camera continuano a permanere previsioni che suscitano perplessita’, come, fra le altre, l’introduzione del reato di clandestinita’, inidoneo di per se’ a sconfiggere il fenomeno dell’immigrazione irregolare e solo gravoso per l’andamento della giustizia, ovvero per le vite di tante persone, che troppo spesso scontano l’estrema rigidita’ dei canali d’ingresso nel nostro paese ovvero gli eccessivi ritardi nei rilasci e nei rinnovi dei permessi di soggiorno’.
    ‘Consapevoli della complessita’ delle sfide, dei problemi e delle risorse che il fenomeno dell’immigrazione comporta – conclude l’appello – confidiamo nell’ascolto attento e nella riflessione paziente del legislatore, certamente capace di far seguire al dibattito parlamentare il suo iter naturale, rispondendo alle necessita’ attuali con fermezza, ma anche con lungimiranza e civilta”. (ANSA).

  4. Anch’io preferisco essere scollato. Perché più ci penso e più mi si rafforza un interrogativo: a questo punto, per come siamo messi oggi esiste veramente un paese reale con le sue esigenze reali? O, come è sempre accaduto, l’agenda di priorità delle masse – non mi viene altro termine – è dettata da altri, da chi detiene potere e controllo dei media?

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