Colpaccio fallito

Dopo il dibattito mozzato in Commissione e la brevissima discussione generale, il ddl sicurezza è arrivato al voto dell’Aula. Dubito che ci rimanga fino alla fine, perché ho paura che – di fronte al rischio di fronde interne alla maggioranza – la Lega nelle prossime ore chieda la fiducia, nel qual caso non mi limiterei a vestirmi di nero, come faccio sempre, ma mi pitturerei di nero anche la faccia, cosa che non mi pare sia vietata dal regolamento della Camera. Tempi contingentati, dunque si va al nocciolo: pochi minuti a gruppo, per spiegare (prima ancora di iniziare l’esame degli emendamenti) se questa legge è in conflitto con la Costituzione oppure no. Si chiamano, appunto, pregiudiziali di costituzionalità: noi le abbiamo sollevate, la maggioranza le ha respinte. Abbiamo perso per una cinquantina di voti, molti di meno degli assenti nei banchi di Udc e Italia dei valori: per l’Udc era in Aula solo il 37% dei deputati, per l’Italia dei valori non più del 55%, noi eravamo all’84%. I nostri alleati hanno preferito non venire, per fare campagna elettorale, ed hanno buttato al vento una vittoria clamorosa, che avrebbe cancellato il provvedimento più vergognoso arrivato finora in Parlamento e che, ne siamo certi, la Corte costituzionale prima o poi dichiarerà illegittimo. Dalla maggioranza abbiamo sentito due linee: dura quella della Lega, più morbida (direi quasi imbarazzata) quella del Pdl. Il ragionamento dei leghisti è un distillato di populismo: non ce l’abbiamo con gli extracomunitari, ma con chi commette i reati, e visto che i reati li commettono loro, dobbiamo colpire loro. “Nove sindaci su dieci – ha detto in Aula l’illuminato Luciano Dussin – sono d’accordo con noi”. Più morbido, dicevo, mi è sembrato il Pdl, che ha il difetto cronico di tagliare con l’accetta fra regolari-buoni e clandestini-cattivi ma si dice disponibile – così almeno ha detto in Aula Manlio Contento – a correggere alcune norme, se necessario. Una certamente potrebbe essere quella dei presidi-spia, criticata pubblicamente da Fini; ma ho paura, come dicevo, che oltre non si arrivi, perché dopo il voto sulle pregiudiziali il presidente della Commissione Affari Costituzionali ha chiesto l’interruzione dei lavori, ed ora il rischio della fiducia si fa più concreto. Sarebbe gravissimo togliere al Parlamento la possibilità di correggere una legge che – come ha ricordato Rocco Buttiglione, nel suo intervento – ci riporterebbe indietro di secoli: nel 431 a.C. i plebei conquistarono il diritto di contrarre matrimonio, oggi i nostri immigrati irregolari lo perderanno. Ma l’Udc oggi non merita tanta attenzione, visto il suo astensionismo ingiustificato, e così passo subito all’intervento del nostro Gianclaudio Bressa, che vi prego di leggere fino in fondo:

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, siamo arrivati al dunque: oggi comincia l’esame del disegno di legge recante disposizioni in materia di sicurezza pubblica. Si tratta di una proposta che contiene alcuni articoli relativi alla presenza degli stranieri in Italia. Alla fine ci siamo arrivati. Dopo uno stillicidio di parole d’ordine che hanno prodotto una retorica costruita su fatti ed opinioni che scaricano sugli stranieri la responsabilità di molti problemi; dopo, quindi, un linguaggio che produce razzismo, in ordine al quale non dovremmo mai dimenticare la grande lezione di Adorno che l’antisemitismo è un mezzo di comunicazione di massa, e il razzismo è un mezzo di comunicazione politica che questa maggioranza utilizza scientificamente; dopo uno stillicidio di norme sparse (dalle impronte digitali ai minori alla stretta sui ricongiungimenti familiari), alla fine siamo arrivati al nucleo fondante la vostra politica sull’immigrazione.
Veniamo alla grundnorm, alla norma fondamentale: l’articolo 21 del disegno di legge, che voi rubricate «Ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato», ma che altro non è che l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di clandestinità. Vale la pena riflettere su questo: se, prendendo a prestito una felice rappresentazione del professor Bettiol, il diritto penale è caratteristica espressione della fisionomia di una società in un determinato momento della sua evoluzione storica e culturale, il diritto penale è cultura, voi, con questa norma, esibite la vostra cultura.
E non solo: Kofi Annan, nel novembre 2002, presentava la dichiarazione dell’Aia sul futuro delle politiche migratorie, avvertendo che il modo in cui affronteremo la questione delle politiche migratorie rivelerà molto della nostra moralità e della sincerità del nostro impegno a favore della dignità umana e dell’eguaglianza tra le persone. Voi state rispondendo che la vostra moralità, il vostro impegno a favore della dignità umana, è considerare un irregolare un criminale, che deve essere punito ed emarginato. Badate, non stiamo parlando di uno straniero che delinque, ma di una persona che è tale perché non ha vinto la lotteria della regolarizzazione, che le attuali leggi della nostra Repubblica prevedono.
Lo sappiamo tutti, anche voi, che, per effetto delle norme vigenti, nel 2007, a fronte di 730 mila domande di regolarizzazione, sono stati dati solo 170 mila permessi di soggiorno. Le restanti 560 mila persone, che lavorano con noi, che lavorano per noi (statisticamente, colleghi della maggioranza, sicuramente anche qualcuno a casa vostra o dei vostri familiari), alle quali, dal 2007 ad oggi, molte altre decine di migliaia si saranno aggiunte, per effetto di questa vostra nuova legge, sono tutte perseguibili penalmente. Non importa se a loro affidiamo la cura dei nostri figli o dei nostri anziani, se ci aiutano a tenere aperta una pizzeria, a mandare avanti un’azienda agricola, artigianale o commerciale, o se fanno lavori che noi non vogliamo più fare. Non importa: sono clandestini e devono essere puniti.
Ma non finisce qui: per effetto di questa loro irregolarità, sanzionata penalmente, un anziano che ospita una badante in casa propria si macchia del reato di favoreggiamento di immigrazione clandestina. Soprattutto, se gli stranieri in Italia non sono in possesso di un titolo di soggiorno, non possono compiere atti dello stato civile e accedere ai servizi pubblici.
Le conseguenze di questa vostra vergognosa scelleratezza sono di una gravità eccezionale. I bambini non registrati alla nascita resterebbero senza identità, completamente invisibili. I bambini nati in ospedale potrebbero non essere consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno ed essere dichiarati, quindi, in stato di abbandono, inducendo così una madre irregolare a non recarsi in ospedale per partorire. I bambini che siano figli di irregolari, come ha fatto notare anche il Presidente Fini in una lettera al Ministro Maroni, per la paura dei genitori di essere denunciati, potrebbero non essere iscritti a scuola, perdendo il fondamentale diritto all’istruzione. Lo stesso, nonostante le modifiche apportate, potrebbe accadere per i ricoveri in ospedale. Non si potrebbero più sposare, tra stranieri ma nemmeno con italiani.
Tutto questo finisce con il comprimere diritti fondamentali in modo inaccettabile sul piano della moralità, della cultura e della civiltà, ma, soprattutto, è in palese violazione della nostra Costituzione, che prevede uno statuto fondamentale della persona umana, che tocca la tutela della salute, il diritto all’istruzione, il diritto-dovere di mantenere i figli, il dovere per la Repubblica di proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù. Quando la Costituzione parla di persona umana, a partire dalla fondamentale sentenza della Corte costituzionale n. 120 del 1967, nella quale si definisce il principio di uguaglianza alla luce degli articoli 3, 2 e 10 della Costituzione, non distingue tra cittadino e immigrato. Nessuna norma può violare questo statuto, anteponendo altri interessi, seppure legittimi, come la tutela della legalità e dell’ordine pubblico.
Per rendere costituzionale questa vostra nuova e ignobile legge, avete solo una strada: cancellare il reato di clandestinità. Solo così, tutte le abominevoli norme ad esso ricollegate potranno cadere. Solo così, non ci sono altri espedienti, che sarebbero solo delle ignobili patacche
(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Senza questo atto di civiltà e di responsabilità costituzionale, tutto il resto è niente, non serve a nulla.
La vostra resta un’accanita e irragionevole discriminazione nei confronti degli stranieri, ma non fatevi illusioni, perché se i numeri vi potranno dare ragione, la Corte costituzionale sanzionerà pesantemente queste vostre norme. Il giudizio di ragionevolezza, come giudizio costituzionale, può realizzare funzioni di riequilibrio sociale, economico e politico in ragione del rapporto che può stabilirsi tra il principio di ragionevolezza e il principio di uguaglianza in senso sostanziale.
La forza di penetrazione del giudizio di ragionevolezza fino al merito legislativo corrisponde alla pienezza delle funzioni di custodia della Costituzione affidate alla Corte costituzionale. Non ho dubbi che allora le nostre ragioni verranno riconosciute, perché non sono ragioni politiche di parte, ma sono le ragioni di principi costituzionali irrinunciabili a difesa dei diritti fondamentali, a difesa della dignità dell’uomo.
Per questo non ci arrenderemo mai di fronte a questa vostra scellerata offensiva politica: scellerata e inutile, perché gli sbarchi continuano ad aumentare vertiginosamente (sono cresciuti del 153 per cento, perché l’ISTAT certifica che il saldo migratorio nell’ultimo anno è stato di 400 mila persone, il doppio del numero di ingressi previsti dal decreto flussi); scellerata e inutile perché, anziché impegnarvi nei programmi europei come Frontex, vi inventate le ronde paesane, venendo meno a uno dei presupposti stessi dell’esistenza dello Stato moderno, il monopolio pubblico della forza e del suo uso; scellerata e inutile, perché non seguite le indicazioni della Commissione europea contenute nell’Agenda comune per l’integrazione, con la quale è stata individuata una serie di principi fondamentali comuni. Ne cito uno soltanto e lo cito alla lettera, per sfatare tutte le balle che state dicendo sul fatto che siete in Europa e siete in concordia con l’Europa: la Convenzione prevede questo, uno dei principi fondamentali della Carta per l’integrazione è questo: l’accesso degli immigrati alle istituzioni, nonché a beni e servizi pubblici e privati, su un piede di parità con i cittadini nazionali e in modo non discriminatorio, costituisce la base essenziale di una migliore integrazione.
Voi, invece, cosa state facendo? Anziché prestare fede a questi impegni sottoscritti in Europa, vi inventate un folle percorso ad ostacoli con l’unico obiettivo di allontanare ogni possibilità di integrazione per i residenti oggi in Italia.
Tutto questo lo fate – ed è questo che indigna profondamente – per raccattare qualche voto e siete anche capaci di litigare tra di voi per questo non invidiabile primato, per questo ignobile primato. Non vi stupite, allora, se la nostra sarà un’opposizione dura e convinta. Non occorre conoscere Robert Dahl per sapere che la democrazia non si riduce solo ai processi politici. Essa è necessariamente anche un sistema di diritti fondamentali e tutti i diritti fondamentali sono le leggi del più debole.
Noi siamo da questa parte: dalla parte della difesa dei diritti fondamentali e della dignità umana. Per questo la nostra è una battaglia necessaria: una battaglia parlamentare per difendere la democrazia, una battaglia nel Paese per difendere l’Italia, la sua civiltà giuridica e il suo futuro in Europa e nel mondo da questa vostra ignobile ordalia
(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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5 risposte a “Colpaccio fallito

  1. ma … mannaggia alla miseria!!!

  2. allora lo vedi che devono votare i capigruppo!…vabbhè io sarei per pagare i parlamentari a percentuale, sono demagogico? 😦

  3. Giovanni Vitali

    Andrea, mi hai fatto ritornare a studiare le lotte fra patrizi e plebei, la storia delle conquiste sociali del popolo romano. Senza voler calcare e strumentalizzare l’argomento, è però triste vedere come queste ultime norme sembrano andare nella direzione opposta a quella di un giusto ampliamento dei diritti, compatibile con la doverosa sicurezza dei cittadini italiani.
    La data che citi è il 445 a.C., lex Canuleia, che abolì il divieto precedente di matrimonio fra patrizi e plebei, ma la sostanza è la stessa. Quello che conta è la mentalità sottesa al ddl sicurezza: in nome di una malintesa – ma ripeto, legittima, e su cui vanno trovate risposte, senza nascondersi dietro ad alcun buonismo – domanda di sicurezza, si erige un nuovo muro, una barriera sociale che delinei come un rasoio il solco invalicabile fra italiani e stranieri, i patrizi e i plebei di oggi. E’ compito di tutti gli uomini di buona volontà opporsi senza demagogia, però fermamente, quando le leggi vanno a mettere in discussione i diritti della persona umana (come quelli all’istruzione, alla salute, al matrimonio): perchè prima ci sono le persone, poi i cittadini, prima la dimensione umana, solo dopo quella politico-sociale.

  4. Chissà se Avvenire ne parlerà…

  5. manlio laurenti

    Chi viene in Italia da clandestino ci viene per delinquere,ovvero ci viene considerandone la eventualita’.Siamo abbastanza grandi da distinguere una badante da uno spacciatore,e cosi’ lo sono le Forze dell’Ordine.Quello che “indigna profondamente2″è che siate pronti ad accettare lo spaccio fuori dalle scuole dei vostri figli per raccattarli voi,quei voti.I diritti fonfamentali?Primo fra tutti quello degli onesti di difendersi dal Crimine.

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