Buona vita


“Sui giornali e in tv si parla di buona morte, noi vogliamo parlare di buona vita”. Riccardo Bonacina, direttore del settimanale Vita, ha riassunto così il senso dell’incontro di ieri pomeriggio, organizzato da noi a Palazzo San Macuto. Noi significa quelli di PeR, l’associazione Persone e Reti, che – come vi dicevo in altre occasioni – è nata con l’obiettivo di gettare ponti fra la politica e la società civile. Così, dopo il convegno di settembre sulla laicità, stavolta abbiamo deciso di riflettere sui disabili: un mondo ignorato dai mass media – ha denunciato l’oncologo Mario Melazzini, presidente dell’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica – a meno che il singolo disabile non diventi un caso. Eppure, in Italia sono circa tre milioni: 2 milioni e 800 mila vivono in famiglia, gli altri negli istituti. Cominciamo da questi ultimi: alcuni istituti – ha detto Pietro Barbieri, presidente della Federazione italiana superamento handicap – sono “carceri per chi non ha commesso reati”. Ma chiuderli non basta, se non ci sono alternative: quando i magistrati lo hanno fatto con quello di Serra d’Aiello, in Calabria, si è assistito ad una deportazione di pazienti seminudi, privati dei loro oggetti personali, verso altre strutture che non erano in grado di accoglierli. Quanto alle famiglie, ci spiegava Paolo Fogar (presidente della Federazione nazionale associazioni trauma cranico), pagano tutte l’assenza di aiuti appena dall’ambito sanitario si passa a quello sociale: appena si esce, cioè, dal reparto rianimazione dell’ospedale e bisogna decidere cosa fare. Le strutture mancano e le famiglie sono costrette a riempire il buco lasciato dalle istituzioni: nella stragrande maggioranza dei casi, le famiglie che portano i propri cari a casa sono abbandonate al loro sacrificio, senza  ricevere aiuti psicologici né economici. Tanto per fare due calcoli: tra modifiche dell’appartamento, stipendio dell’eventuale badante, acquisto delle pomate per curare le piaghe da decubito, varie ed eventuali, le spese mensili superano molto facilmente i 2 mila euro. E spesso, nei nuclei familiari con disabili, è inevitabile che almeno uno rinunci alla propria attività professionale (non parliamo, poi, di svago e tempo libero) per dedicarsi all’assistenza. Per i malati terminali c’è la soluzione intelligente proposta da Giuseppe Casale, presidente dell’Antea, di mettere le famiglie in comunicazione con gli hospice, che possono garantire loro aiuto materiale e psicologico: altrimenti, ha spiegato, la sensazione di solitudine e di abbandono cresce, contemporaneamente alla richiesta di eutanasia. Di eutanasia, in realtà, non si è parlato espressamente, ma tutte le associazioni presenti al convegno hanno insistito molto sul concetto di dignità della vita, che non va misurato in chiave utilitaristica. Indipendentemente dalle abilità o disabilità, ha ricordato Barbieri, l’articolo 3 della nostra Costituzione parla, al secondo comma, di “pieno sviluppo della persona umana”. E lo Stato, troppo spesso, se ne dimentica. Qualche esempio? I livelli minimi di assistenza per le persone non autosufficienti, oppure l’accessibilità dei beni culturali: in entrambi i casi, il governo Prodi aveva stanziato fondi e quello Berlusconi li ha tagliati.

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3 risposte a “Buona vita

  1. salvatore izzo

    Caro Andrea, finalmente questo post posso sottoscriverlo in pieno, almeno fino alla perultima riga. Non esistono vite meno degne di essere vissute, si tratta di alleviare le sofferenze, consolare, condividere. Forse hai saputo che mi sono dimesso dall’unione nazionale dei cronisti italiani in polemica con la decisone di conferire un premio a Beppino Englaro. Ho proposto invece di darlo alla famiglia di Nino Andreatta che con dignita’ e riservatezza ha dato una grande lezione a tutti assistendolo con amore.

  2. Salve, apprendo con piacere che ci sono persone sensibili e attente anche a coloro che sono diversamente abili che, malgrado le loro sofferenze, riescono a comunicare molto più di tanti altri e che sviluppano uno straordinario amore per la vita, insegnandoci ad apprezzare le cose più semplici.

  3. Lo slogan; “il diritto alla buona vita” è molto giusto e azzeccato e sembra contrapporsi a quello, purtroppo molto più diffuso e propagandato riguardante la “buona morte” come se dentro questo secondo slogan sia la soluzione migliore per il mondo dei disabili. I problemi, specialmente economici, per un disabile che “si ostina” a vivere in casa, personalmente li sto portando avanti da una vita. Se consideriamo che da circa quindici anni l’indennità di accompagnamento viene rivalutata solo di pochi euro all’anno e così altre provvidenze e supporti vari possiamo capire come migliaia di esseri umani dovrebbero vivere, e molto spesso vivono, ad un livello molto poco dignitoso, ma considerato normale da molti che si pensano o si pensavano cristiani. Questo non mi ha impedito di occuparmi di volontariato, del sociale e specialmente di politica alla luce del messaggio sociale della Chiesa. Specialmente; difendere i più deboli quasi prima di difendere se stessi. Devo dire che in tutti questi impegni non sono mai stato da solo. Quasi sempre però eravamo e siamo una piccola minoranza che continuamente getta ponti verso chi subito sembra non capire. Ogni tanto apri una breccia, ma è sempre qualcosa che devi pagare sulla pelle. Nella mia vita il necessario non è mai mancato, però niente in più. Allora per il mondo dei disabili e della disabilità, molte volte se ne parla fuori della giusta dimensione o non se ne parla affatto.

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