Quattro lunghi anni


Quattro anni fa, il 2 aprile 2005, era un sabato. Avevo la puntata di “A sua immagine” in onda da Saxa, perché con il Papa in quelle condizioni si poteva andare solo in diretta. Mi ritrovai, alle cinque del pomeriggio, a commentare su Raiuno un momento drammatico: l’ultimo briefing con la stampa di Navarro Valls prima della morte di Giovanni Paolo II. Finita la trasmissione – che durò più del previsto, mi pare, proprio perché eravamo in attesa di notizie – cominciai un viaggio surreale verso Loreto, con la radio accesa: la mattina dopo, infatti, avrei avuto una diretta con mons. Comastri. Appena arrivato, entrai nel Santuario per una preghiera, ma proprio in quel momento giunse la notizia. Andai in albergo, accesi la tv e trovai Bruno Vespa che la stava commentando. Decine di telefonate nel giro di un’ora, poi la decisione finale: niente diretta da Loreto, potevo tornare a casa. Per uno scherzo del destino, proprio io – che avevo passato giornate intere in piazza San Pietro ed al Policlinico Gemelli, nei giorni più critici – avevo saputo della morte di Giovanni Paolo II a 400 km di distanza. Il giorno dopo, quando tornai a Roma, trovai una città diversa da quella che avevo lasciato: in termini biblici, se mi consentite, “meno Babele e più Gerusalemme”. Lasciandoci, Karol Wojtyla aveva già fatto un mezzo miracolo, abbattendo le barriere tra credenti e non credenti e facendoci sentire, in quei giorni, una comunità legata dallo stesso destino. Tutti in fila, a salutarlo: anche i miei amici che non mettevano piede in chiesa dal giorno della prima Comunione, se non per matrimoni e funerali, erano lì, a testa bassa e con le lacrime agli occhi, capaci di resistere 24 ore in mezzo alla folla pur di rendere omaggio al Papa. Ripenso a quei momenti e mi si stringe il cuore: un po’ per la tempesta che Giovanni Paolo II riesce a provocarmi dentro ogni volta che lo nomino, un po’ perché ho paura che, in questi quattro anni, l’effetto comunitario sia già svanito. E non mi riferisco al trasporto emotivo, sia chiaro, ma a qualcosa di più profondo: mai come in questo momento, infatti, mi è capitato di percepire una frizione così forte tra Chiesa e non credenti. E non sto qui a discutere se sia nato prima l’uovo o la gallina, se sia un problema di accanimento mediatico o dottrinale, perché è un discorso che non porterebbe molto lontano: mi limito solo, da cristiano addolorato, a registrare il dato di fatto e mi interrogo – da persona impegnata nella politica, per di più nel Pd – su quale possa essere il mio contributo, oggi, a saldare questa frattura. Non nel mio partito, o almeno non soltanto lì, ma in Italia, nel Paese che amo. Basta rileggere il mio ultimo post sui preservativi in Africa, ma soprattutto i commenti che voi stessi avete lasciato, per rendersi conto che credenti e non credenti sembrano parlare due lingue diverse: ognuno è tornato al suo dialetto, ognuno si è rinchiuso dentro casa propria. So che da noi il franchismo non c’è stato, ma vedo ugualmente il rischio di un’Italia alla spagnola, con l’unica differenza (piuttosto marginale, per quanto riguarda il mio discorso) che qui al potere c’è Aznar e non Zapatero. Vedo un astio crescente verso la Chiesa e vedo una Chiesa che, troppo spesso, preferisce vincere le battaglie di breve periodo anziché le guerre. E sono passati solo quattro anni…

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18 risposte a “Quattro lunghi anni

  1. Federico Coppola

    Purtroppo sembra che con la morte del nostro amato Giovanni Paolo II si sia chiusa nella chiesa una parentesi che durava da vent’anni e più e sembra che si voglia tornare indietro di 40/50 anni, prima del Concilio.
    E nemmeno io entro nel merito dei preservativi o di altre scelte che la chiesa DEVE fare per essere tale, ma del modo di porsi e di comunicare con i cristiani e soprattutto con i non cristiani che GPII (permettemi di chiamarlo così) sembrava aver trovato e che questo nuovo corso sembra aver smarrito di nuovo. Siamo nel 2009 e ormai la gente non dipende più dalla Chiesa come succedeva 100 anni fa, ma qualcuno sembra non esserne accorto ed è ben lungi dal porvi rimedio.

  2. Andrea, la chiesa e la religione non sono mai entrate davvero nella mia vita, perchè ogni volta che per vari motivi mi sono avvicinata, mi ha sempre delusa, anzi la maggior parte delle volte proprio schifata! Il mio primo figlio è stato battezzato, la seconda, nata dopo il divorzio e in regime di convivenza no, perchè sai come vengono considerati questi bambini dalla Chiesa e dallo Stato.Lo stesso prete che mi ha informata che non era il caso di battezzare la bambina, in quanto figlia naturale, a Natale a Pasqua bussa alla mia porta per chiedere un contributo in denaro alla Chiesa Cattolica!

  3. Enrica Visman

    hai proprio ragione, ormai come cristiani siamo sulla strada del “coltivare il proprio orticello” e che nessuno ci venga a chiedere di impegnarci in una visione più ampia, perchè costa fatica.. (anche se non è così per tutti per fortuna) GPII era un grande comunicatore, arrivava ai credenti e ai non credenti.. Ma alle volte mi da l’impressione che non abbiamo imparato niente da lui!!!

  4. Maria Giulia

    condivido ciò che hai scritto, ma qual è la ricetta? e dove andremo? verso un’Italia con Zapatero? Non è nè bianco nè nero, e a mio parere, già parlarne, con critica o no, è un buon risultato che fa ben sperare. Una cosa : é evidente che quell’unione di cui parli tu nel post, del dopo GPII, era qualcosa di emotivo e misterico, più che emozionante e misterioso. Per questo oggi di tutti quelli che facevano la fila per vedere il papa morto, non rimane altro che storia.

    ah, e W il Papa, sempre.

  5. Pensa che coincidenza : io invece son di vicino Loreto e quella sera ero in Piazza San Pietro; ricordo come fosse ieri i capannelli di giovani con le chitarre , seduti in cerchio a cantare fino all’alba “risuscitò” o “maranatha”.

    Ricordo anche i tanti curiosi , molti probabilmente neanche credenti come dici tu , guardarli meravigliati perché riconoscevano in quei ragazzi un sentimento sincero e al tempo stesso maturo , come a pensare “ma allora oltre al clamore mediatico , oltre al Papa rock-star , qualcosa è rimasto dentro questi ragazzi ed è qualcosa di profondo che da serenità in un momento così triste”.

    Però ricordo anche le interviste ai tanti pellegrini che andarono in visita alla camera ardente pronunciare frasi dense di un sincretismo e di una confusione da far accaponare la pelle, tipo “è stato il Papa di tutte le religioni” oppure “questa folla mi ricorda il funerale di Lady Diana” o altre amenità simili.

    Penso che dopo Giovanni Paolo II serviva proprio una figura come Benedetto XVI : Wojtyila ha seminato , raggiungendo anche persone lontane dalla Chiesa. Però il Vangelo ci ricorda che seminare non basta , il seme deve portare frutto e il frutto deve essere buono.

    Alle persone che si sono avvicinate alla fede sotto Woytjla è chiesto un percorso che le porti ad una fede salda e matura e penso che per questo Benedetto XVI sia il miglior successore che Giovanni Paolo II potesse avere.

    Non si può andare alle GMG e contemporaneamente dichiararsi per l’aborto e per lo spinello libero. Wojtyla ha seminato tanto , ora è il momento di capire quanto seme è caduto sul terreno vuoto e quanto invece si è perso sulla strada o fra le spine.

  6. errata corrige : ovviamente intendevo “terreno buono” e non “terreno vuoto”.

  7. Una persona UNICA. E’ l’unico commento che mi viene in mente in questo momento. Come uniche sono le emozioni, che ancora oggi, danno le immagini e i ricordi della Sua vita e del Suo mandato. Spero che venga citato in tutti i libri di scuola.

  8. Francesco Moscatelli

    ciao andrea, condivido molto di quello che te scrivi. Un problema però secondo me è nel tipo di gerarchia che la chiesa ha in questo momento e che in gran parte ha scelto Giovanni Paolo II. a me sembra (magari sbaglio) che questa gerarchia punti molto a far passare certi valori attraverso le leggi e non puntando sulla pastorale. una gerarchia che forse preferisce un laicato clericalizzato, che si riunisce in grandi raduni molto belli e intensi sicuramente, ma che senza un cammino formativo dietro lasciano poco. e questo dei raduni oceanici è stato un punto di forza del precedente papa. se manca però un gruppo in parrocchia o in una aggregazione laicale di riferimento il raduno ha poco senso. se non si punta su un laicato adulto, non clericalizzato, ma maturo e quindi degno di fiducia nelle scelte politiche questa chiesa non riuscirà mai a dialogare con chi non crede e a testimoniare nel mondo l’Amore trinitario. su tante questioni la gerarchia (e quindi la chiesa) viene vista conservatrice e non misericordiosa, e questo sicuramente allontana chi è non credente o un credente che si sta riavvicinando. inoltre secondo me certi discorsi hanno senso solo in un’ottica di fede e senza un cammino dietro certe posizioni (appunto il no ai preservativi, il no alle convivenze, ecc.) non sono comprensibili. annunciarle con 2 righe ai mass media sono d’accordo con te non porta a ben comunicare. anche andare in piazza a difendere il matrimonio civile (il family day è stato anche questo, non solo ma anche) porta secondo me solo confusione e a svuotare il sacramento del matrimonio e il ministero particolare degli sposi cristiani del loro reale valore. mi fermo qui, ma avrei anche altro da scrivere.

  9. Francesco Moscatelli

    Caro Andrea, condivido molto di quello che te scrivi. Ho paura però che la gerarchia attuale (però devo dirlo in gran parte scelta da Giovanni Paolo II) preferisca far passare certi valori attraverso delle leggi e non attraverso la pastorale nelle parrocchie e nei gruppi delle aggregazioni laicali. Inoltre ritengo che negli ultimi anni si sia puntato troppo sull’emotività che serti raduni oceanici danno e non sui cammini dei gruppi nelle parrocchie. Certamente le GMG sono occasioni importanti ma senza un cammino dietro lasciano poco. Lo stesso temo sia accaduto per la morte del papa. Grande emotività (a causa anche della creazione dell’evento da parte dei media) e quindi grande partecipazione di tutti, ma senza poi un approfondimento del messaggio che il papa ci ha lasciato. Mi sembra che ormai da molti anni a questa parte la gerarchia preferisca un laicato clericalizzato, obbediente e non autonomo, che appunto viene richiamato a grandi raduni, ma al quale non viene riconosciuto il ruolo che gli dà il concilio, cioè di santificare il mondo a modo di fermento (LG 31). Concordo con te poi che il modo in cui si affrontano certi argomenti (no ai preservativi per i malati di AIDS per esempio) senza un itinerario di fede alle spalle sia incomprensibile per chi non crede e porti ad allontanarlo e non ad avvicinarlo. E’ chiaro che è un messaggio di verità ma dire due parole ai giornalisti su un tema così complesso penso sia un errore di comunicazione, anche perché fa passare in secondo piano l’altro 99% che il papa ha detto e che ritengo anche più importante. Inoltre le parole e i toni usati mostrano alcune volte una gerarchia che giudica e non misericordiosa verso i lontani. Anche questo allontana e non avvicina. Si può sempre affermare la verità con carità.

  10. Francesco Moscatelli

    scusate ma non mi ha visualizzato il primo messaggio, quindi l’ho riscritto e quando l’ho inviato mi è comparso anche l’altro.

  11. alessandro trapletti

    …condivido….anch’io noto, soprattutto dopo l’elezione di questo pontefice, “colpevole” solo di essere un tedesco, per giunta a capo fino ad allora di quello che ancora oggi qualcuno chiama il “Sant’Uffizio” (discorsi fatti ieri sera….), una distanza sempre maggiore tra la Chiesa e il mondo non credente. D’altronde, per restare in Italia, ad aumentare l’acredine tra la “chiesa” e il “secolo”, ci si mette pure la politica….il centro destra che usa i valori evangelici per farsene un baluardo, il centro sinistra, troppo debole nella sua componente cristiana, sul versante opposto….boh…..pongo però all’attenzione di tutti una mia piccola, insignificante riflessione: che siano i non credenti ad attaccare la Chiesa non è poi una novità del papato di benedetto XVI, il papa che tutti hanno urlato “Santo Subito” ha subito umiliazioni di pari livello…..quello che mi meraviglia, mi stupisce e mi fa incazzare è che certe critiche (“il Papa poteva risparmiarsi la storia dei preservativi in Africa”) vengano da “cristianoni” che pensano di saperne una pagina in più del Vangelo e, come tutte le sterili discussioni al termine di una partita di calcio chonclusa con una sconfitta, sono convinti di fare l’allenatore meglio di tutti gli allenatori del mondo….forse una certa unità andrebbe ricercata prima anche all’interno, certo, non siamo dei prodotti su scala industriale, ma uno sforzo di essere un po’ più docili alla testimonianza del Papa non guasterebbe….

  12. Desidererei far sapere a Manuelita che proprio sabato scorso ho partecipato al Battesimo solenne, durante la Messa, del figlio di una mia ex alunna credente e praticante, che convive con un ‘ottima persona che può, ma per rispetto non vuole, dimostrare che il primo matrimonio era nullo. Il bambino non può essere privato della Grazia di Cristo Risorto solo perchè il prete ha ideee ristrette. Si può ricorrere ad un sacerdote meno ligio ai canoni e più fedele al comandamento d’amore di Gesù.
    Le auguro, cara Manuelita, di riscoprire il Padre misericordioso e il Figlio che non ha condannato l’adultera e la peccatrice.
    Buona Pasqua!

  13. Io quella sera ero a casa e sapevo che nel giro di due settimane sarei andato a Roma (non certo per il conclave, ma per una vacanza che avevo organizzato da 8 mesi). Ho visto una Roma completamente toccata da questo evento scioccante.
    Paragoni tra Papi non ne voglio fare, ognuno ha un suo senso nel suo momento; li mette lì lo Spirito che fa navigare la Chiesa anche nei momenti “grigi”. Non per rispondere a qualche post precedente credo che tocchi anche a me credente e praticante sottolineare che la Chiesa è vicina anche alle persone che hanno fatto scelte diverse (e che quando chiede soldi lo fa soprattutto per quello, anche se a volte certe modalità sono un po’ antipatiche e date dalla soggettività di chi le fa, più che da un costume diffuso). Questa cosa cerco di attuarla nel mio ambiente sociale e lavorativo, anche se di persone ferite (sotto questo punto di viste) ormai ce ne sono tante!

  14. Condivido la tua analisi, Andrea, è sempre più difficile “intendersi” fra credenti e non. Nel tuo post non vuoi affrontare la questione dell’uovo e della gallina, ma forse, invece, bisogna dire che la Chiesa Romana di Giovanni Paolo 2 era o almeno sembrava più aperta, più ecumenica, più cattolica di quella che guida Benedetto XVI. Chiaramente forse ha poco senso il “confronto” fra Papi. Però….
    però stiamo riconducendo la società verso una contrapposizione fra Guelfi e Ghibellini che proprio non mi piace, anche perchè io vivo laicamente il mio cattolicesimo e cattolicamnete la mia laicità!
    A proposito, che ne sarà del Concilio Vaticano II?

  15. Io sono una delle tante Papaboys che è cresciuta con l’amato Giovanni Paolo II ed oggi a soli quattro anni di distanza dalla sua dipartita mi rendo conto di quanto sia ed è ancora importante nella mia vita…ho partecipato a varie GMG, a Roma come volontoria, Toronto dove ho conosciuto Andrea , e Sydney ma…le più importanti sono state sicuramente Roma e Toronto!!!! Un grande Papa ma soprattutto un grande UOMO…la sua grande voglia di vivere nonostante le sue sofferenze lo hanno sempre contraddistinto…mi auguro che quanto prima si possa chiamarlo Santo anche se per molti di noi lo è già! Anch’io come molti giovani ero a Roma per salutare un’ultima volta il mio amato Papa e per quanto mi riguarda è stata una lunga notte di attesa ma con un risultato finale che mi ha dato una grande forza e voglia di andare avanti…Grazie Papino mio…

  16. Vorrei rispondere a quanti si sono lamentati del mancato battesimo di figli di coppie conviventi o non sposate ripetendo quanto ha detto il mio parroco a proposito , spero che possa essere utile a qualcuno.

    La questione è strettamente legata a quella del battesimo dei neonati , altra scelta controversa che molti bollano come un errore da parte della Chiesa cattolica. Lo so perché avendo battezzato mia figlia di recente ho avuto modo di partecipare ai corsi di preparazione a questo sacramento.

    La questione è in questi termini : il battesimo deve segnare l’inizio di un percorso di vita cristiano e quindi la cosa più logica è che venga amministrato a persone adulte e consezienti ed infatti è quello che succedeva nella Chiesa delle origini.

    Nei secoli però i genitori hanno iniziato a chiedere che i propri figli venissero battezzati in età sempre più precoci e questo ha posto il problema del battesimo di bambini che di fatto non possono essere coscienti della loro scelta.

    Per questo viene chiesto ai genitori e ai padrini di garantire per loro che il percorso di fede avvenga all’interno della prospettiva cristiana ed è questo che il parroco dovrebbe valutare anche oggi.

    In assenza di queste garanzie si preferisce che la scelta venga rimandata a quando il ragazzo sarà conseziente , piuttosto che amministrare un battesimo “di facciata” con il rischio che poi il percorso del ragazzo sia totalmente estraneo ai valori e alla fede cristiana.

    Ora secondo me possiamo discutere se questa scelta sia legittima o meno , però non si può dire che la Chiesa consideri i bambini nati da coppie non sposate sono figli di un dio minore o altre accuse simili. Parlare in questi termini è un semplice puntare il dito per il gusto di farlo.

    Saluti.

  17. mai avevo amato tanto un papa come ho amato lui
    anzi ho sempre dato poca considerazione al papa, certo sapevo che stava la e questo mi bastava
    con lui è iniziata la mia svolta
    e con lui è finita
    e quello di ora stà solo distruggendo ciò che negli anni questo buon papa è riuscito a creare
    quattro anni, un giorno che ricordo come se fosse ora.

  18. “Basta rileggere il mio ultimo post sui preservativi in Africa, ma soprattutto i commenti che voi stessi avete lasciato, per rendersi conto che credenti e non credenti sembrano parlare due lingue diverse: ognuno è tornato al suo dialetto, ognuno si è rinchiuso dentro casa propria”
    Perché, ai tempi di Giovanni Paolo II si parlava la stessa lingua, per caso? A me non sembra affatto. So di essere una voce terribilmente fuori dal coro, ma io non amo questo pontificato così come non ho amato quello di Giovanni Paolo II. Carisma straordinario quello di Karol Woytila, su questo non si discute. Ma il suo pontificato è stato, sotto tantissimi punti di vista, la preparazione di quello attuale, tanto è vero la successione è stata, come si suol dire, “telefonata”. E il fatto che gente che non va a messa tutte le domeniche fosse lì a Roma a fare ore di fila per vedere la salma del pontefice non è indice della capacità di Giovanni Paolo II di avvicinare credenti e non credenti. Se non l”idioma” comunicativo, sicuramente la sostanza degli obiettivi di questi due pontificati è molto simile, con una chiara accentuazione alla chiusura, all’arroccamento, nei confronti dell’esterno (laici, ebrei, Islam, ecc.) che non è altro che il prodotto degli aspetti prevalenti del pontificato precedente.

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