Latte scaduto

Posto che in democrazia comandano i numeri, e che noi i numeri non li abbiamo, è chiaro che in questa legislatura non decideremo mai nulla, né riusciremo a bloccare i provvedimenti che non ci piacciono. Ma possiamo dare fastidio, questo sì, e mettere la maggioranza in un angolo, come abbiamo fatto stamattina sulle quote latte. Dall’ultimo post sull’argomento non era successo nulla: avevamo soltanto rallentato i lavori parlamentari, intervenendo a lungo nella discussione sul complesso degli emendamenti per evitare che si iniziasse a votare. In sostanza, cercavamo di spingerci il più vicino possibile alla scadenza naturale del decreto (6 aprile), per tentare di farlo decadere. Una tattica del genere, è chiaro, riesce solo se hai di fronte un avversario incapace di intendere e di volere, perché nessuna maggioranza si riduce all’ultimo giorno utile prima di guardare il calendario: era impossibile, dunque, pensare che l’avremmo tirata avanti fino a venerdì, ed è forse per questo che il governo ci ha un po’ sottovalutato, ritrovandosi costretto a ritirare il decreto quando si è accorto che stamattina ci eravamo iscritti a parlare in un centinaio. Quando gli allevatori – arrivati oggi in piazza Montecitorio per protestare contro il provvedimento – hanno saputo del ritiro, hanno cominciato a cantare e ballare come se avessero effettivamente vinto la battaglia; in realtà, purtroppo, la nostra è solo una vittoria a metà, perché abbiamo sì costretto il governo a ritirare il decreto, sfruttando le poche armi che i regolamenti parlamentari ci mettono a disposizione, ma non possiamo vietare che Palazzo Chigi prenda un pezzo di questo provvedimento, lo infili dentro un altro che scade più avanti (il decreto anticrisi, ossia quello delle rottamazioni, che scade il 12 aprile) e ci metta sopra la fiducia. E così il governo ha fatto: il provvedimento sulle quote latte è formalmente defunto, ma in realtà nelle prossime ore (probabilmente domattina) il ministro Vito si presenterà in Aula con una nuova versione del decreto anticrisi che comprenderà, al suo interno, anche la parte “economica” del testo sulle quote latte. Sì, ma cosa ci sarà scritto? Quello che vuole la Lega o quello che preferirebbe una parte del Pdl, contraria a favorire i furbetti della mangiatoia? Lo stanno decidendo in queste ore: hanno un pomeriggio di tempo, ed eventualmente una notte, per trovare l’accordo, ma a questo punto dipende tutto dai loro equilibri interni. Viviana Beccalossi, capogruppo del Pdl in Commissione agricoltura, è d’accordo con noi e contro il ministro Zaia: in queste ore sta continuando ad insistere sulla necessità di non penalizzare gli allevatori che hanno operato nella legalità e, per convincere il suo partito a non cedere al ricatto leghista, sta cercando di far capire ai suoi colleghi che un provvedimento del genere farebbe perdere al Pdl parecchi voti in Piemonte, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Tutte Regioni in cui, tra l’altro, sarebbe la Lega a monetizzare elettoralmente l’appoggio dei Cobas. Alla fine, comunque, credo che la spunterà Bossi: un cambio di rotta su questo tema sarebbe percepito dai leghisti come uno sgarbo da ricompensare, mentre un sì del Pdl significherebbe un credito a Berlusconi da spendere alla prossima occasione. È la politica, bellezza.

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