La verità sul federalismo, parte 2

E alla fine arrivò il voto sul federalismo: un voto di astensione, come spiegavo la settimana scorsa, che oggi abbiamo ribadito nell’assemblea di gruppo. Undici di noi non erano d’accordo, e sono sicuro che la notizia non sfuggirà alle agenzie di stampa: così, prima che leggiate ricostruzioni leggendarie sul partito spaccato, mi limito a ricordare che i deputati del Pd sono 212 e vi invito a fare i conti da soli sulla nostra compattezza. Tra le ragioni dei dissidenti dominava la sfiducia nei confronti della Lega: Pierluigi Mantini si è detto “poco convinto di un compromesso storico” con loro, Furio Colombo ha ribadito (citando i manifesti dei democratici americani contro Nixon) che non comprerebbe mai un’auto usata da Bossi e Calderoli. In realtà, vista da vicino la Lega è un partito a due facce (una pubblica-fanfarona, ed una privata-ragionevole) e l’atteggiamento avuto verso di noi in questa trattativa è stato molto responsabile: avrebbero potuto anche decidere da soli, perché i numeri li hanno, ed avrebbero certamente fatto molto peggio. Invece – forse anche per tattica politica, magari per tenersi le mani libere verso Berlusconi – hanno recepito la maggior parte delle nostre correzioni, a cominciare dal principio di superamento del dualismo economico tra nord e sud (fissato all’articolo 1 della legge) e da una sorta di corsia preferenziale riconosciuta alle infrastrutture nel Mezzogiorno (articolo 21), per finire con tutti quegli aspetti di cui parlavo già la settimana scorsa. E questa, secondo me, è una vittoria che vale molto più della propaganda: avremmo potuto anche noi ergere barricate – come sta facendo l’Udc, per calcoli elettorali – ma ci saremmo trovati oggi in Aula il progetto Calderoli, così come era uscito da Palazzo Chigi, senza poi avere i numeri per bloccarlo. È chiaro, gli aspetti che non ci convincevano una settimana fa sono rimasti: Linda Lanzillotta, per esempio, ha messo ancora l’accento sui privilegi delle Regioni a statuto speciale, che non siamo riusciti ad eliminare. Più in generale, la debolezza maggiore di questo testo è che si tratta di una legge di delega: una sorta di scatola vuota che avrà bisogno dei decreti attuativi del governo, sul merito dei quali naturalmente non rinunceremo ad entrare quando il governo stesso avrà le idee chiare e li porterà in Aula. Tenuto presente questo limite – che non è da sottovalutare, e lo sappiamo bene – ci assumiamo volentieri le nostre responsabilità: come avevamo detto in campagna elettorale, infatti, le riforme non vanno fatte a colpi di maggioranza, ma cercando una soluzione il più possibile condivisa. Ci aspettiamo lo stesso atteggiamento dalla Lega – ci ha ribadito oggi Dario Franceschini – in materia di patto di stabilità: la mozione che ci avevano approvato la settimana scorsa, invece, è stata praticamente svuotata da un emendamento proposto dal governo ed infilato all’ultimo secondo. Per non parlare del decreto edilizio (chiamarlo piano casa, onestamente, è un po’ troppo) in programma venerdì a Palazzo Chigi, che ridurrà il ruolo dei Comuni a quello di notai: potranno solo prendere nota dei cambiamenti ed adattare i piani regolatori alle nuove volumetrie. Ma la Lega, per ora, sta zitta.

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3 risposte a “La verità sul federalismo, parte 2

  1. Fossi stato un parlamentare del PD sarei fra i dissidenti … come ho già detto una volta, il federalismo sarebbe una bella riforma, ma in un’altra Italia. Un’Italia dove chi gestisce la cosa pubblica lo fa in maniera decente e non come accade, per esempio, a Catania. Un’Italia dove le fiumane di soldi riversate alle Regioni a Statuto Speciale (o alle Regioni per la gestione della Sanità), veri e propri federalismi fiscali già esistenti, non si risolvano nelle situazioni assurde che tutti conosciamo. E, se a questo ci aggiungiamo che il federalismo proposto è anche senza cifre, e che in “cambio” il Governo ha svuotato la nostra mozione sul patto di stabilità (e non ha mai accolto alcuna nostra proposta organica, non emendamenti, su qualsiasi altro argomento), penso che il PD avrebbe anche potuto votare contro e basta.

    Ma non lo condannerò per questo.

  2. Se non ci si può imporre in modo efficace per ragione di numero è meglio almeno influire sul miglioramento dei provvedimenti.

  3. Domenico Cammisa

    Pur non conoscendo bene la materia, avevo dei dubbi circa la formulazione di questa legge. Ora che invece mi è tutto chiaro (grazie a te Andrea per il lavoro che fai), i miei dubbi continuano a sussistere circa l’opportunità di questa legge, che, tra l’altro, penalizzerà le aree più depresse del nostro Paese.

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