L’errore del Papa

Voglio spiegarvi come la penso sulla storia dei preservativi, così mi tolgo il dente e vi tolgo la curiosità: il Papa non ha detto niente di nuovo, ma l’ha detto male, come troppo spesso sta accadendo. Per quel poco o tanto che so di comunicazione, di Benedetto XVI mi stupisce sempre lo stesso errore: ogni volta – la prima all’università di Ratisbona, l’ultima sull’aereo per l’Africa – parla senza filtro, come se non si preoccupasse di chi è il suo interlocutore, e dando per scontata l’interpretazione benevola delle sue parole. Come se parlasse solo ai tifosi, insomma. Così, quando dice a braccio che l’Aids non si combatte con i preservativi ma con la castità, sembra volare tanto alto da non toccare terra. Come se la terra – così hanno riportato i giornali, così devono aver pensato i governi europei che hanno protestato contro le parole del Pontefice – non gli interessasse abbastanza. Chi è cattolico e chi vede nello stesso catechismo non un elenco di regole, ma una road map per la libertà – i tifosi del Papa, appunto – capisce esattamente cosa Joseph Ratzinger voglia dire. Gli altri no, ed è ora che Benedetto XVI si ponga il problema: che si ricordi – anche se non gli piace – il suo ruolo “politico”, e ci metto le virgolette perché non trovo un aggettivo migliore. Potrei dire forse “immanente”, contrapposto a “trascendente”, ma per non inciampare in castronerie teologiche mi tengo “politico” e così sia. Del resto, non è forse “politico” l’attacco – contenuto nel documento preparatorio per il Sinodo dei vescovi africani – alle multinazionali che “continuano ad invadere gradualmente il continente per appropriarsi delle risorse naturali”, che “schiacciano le compagnie locali… con la complicità dei dirigenti africani”, che “recano danno all’ambiente e deturpano il creato”? E non è “politica” la condanna alle campagne di semina degli ogm, che finiscono per “rovinare i piccoli coltivatori” indotti a “sopprimere le loro semine tradizionali”? E la perdita dell’identità africana, del senso della famiglia, della saggezza ereditata dagli antenati, di fronte alla colonizzazione culturale dell’Occidente opulento? E la mano tesa all’Islam, definito “una religione genuina che rifiuta tutte le forme di violenza e totalitarismo”? E l’appello contro l’abbandono e lo sfruttamento dei bambini, o le parole sul disagio dei giovani nelle periferie delle grandi città? Anche questa, a mio parere, è “politica”: una politica tra l’altro necessaria, perché se il Papa si limitasse a dire “vogliatevi bene” e non ci aiutasse a calare il Vangelo nella storia non ci sarebbe neppure bisogno di lui. Invece, la sua voce è importante e lo stesso messaggio lanciato nel viaggio in Africa merita grande ascolto: veder ridotto il tutto ad una crociata di principio contro i preservativi, onestamente, è un po’ frustrante. E proprio per questo spero che Benedetto XVI, d’ora in poi, si ricordi più spesso della platea che ha di fronte.

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47 risposte a “L’errore del Papa

  1. Anche Cristo avrebbe potuto essere più diplomatico , più politically correct , non credi? Probabilmente avrebbe anche evitato la croce.

    Scusa ma non mi trovi proprio d’accordo : è chiaro che tutto quello che dice il Papa ha una ripercussione mediatica e politica , ma il Papa non deve fare né il giornalista né il politico , il Papa deve fare il Papa.

    Tanto più questo pontefice che ha scelto come motto verità nella carità.

  2. Caro Andrea riporto la risposta che il Papa ha dato sull’aereo al giornalista francese che gli chiedeva conto della posizione della Chiesa sulla lotta all’Aids, definendola non realistica e non efficace:

    “Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati … Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di preservativi: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno”.

    Ma se i giornali e i media in genere non offrono che una frase scucita dal contesto…è chiaro che l’equivoco è servito.

  3. Andrea, secondo me hai centrato il problema. Quando ho sentito le dichiarazioni del papa io ho pensato due cose:
    1. Ha ribadito la linea adottata dalla Chiesa;
    2. Domani (o già stasera) scoppieranno molte polemiche, perché il modo con cui il concetto è stato espresso non era dei migliori.

    E il punto è esattamente questo. Non si tratta di non dire o di glissare. Non è una questione di essere politically correct o di “ammorbidire la linea”, ma di farsi capire correttamente e – soprattutto – farsi capire da chi non è un esegeta del tuo pensiero. Insomma, comunicare in funzione di chi non conosce il tuo pensiero o lo conosce in maniera superficiale e potrebbe fraintenderti, non per chi sa già esattamente cosa vuoi dire. Altrimenti il rischio e di finire a parlare fra di noi.

  4. Carissimo, ti vedo molto attivo su facebook, sulla rete in generale e comunque nella tua attività parlamentare. E sono contento, anzi molto contento. Lavorando oggi per le “nostre” scuole, possiamo essere tranquilli. Sarà la tua famiglia (vedo tuo padre quasi ogni giorno), il MEG, i tuoi geni o altro, ma mi piace pensare che anche il Massimo abbia avuto il suo ruolo. E insomma complimenti.
    Nella fattispecie di questo tuo commento al discorso del papa credo che abbia spunti sicuramente condivisibili, ma semplifichi la realtà. Posto che non ho nessuna simpatia verso questo pontefice, credo che non sia ingenuo. Lo scandalo purtroppo non è evitabile. E’ il messaggio della Croce. Le multinazionali, la corruzione africana, la ratio economica degli Ogm, e via discorrendo come tu dici sono facce dello stesso poliedro. E lo stesso poliedro ha sì tante facce, ma ognuna ben definita. E non è possibile usare mezze parole. Restando al confronto tra religioni, solo come esempio, l’Islam è religione genuina, ma è anche violenta e il dialogo è sì necessario, ma tra religione e ragione, dice Benedetto, non tra religione e religione. Il ponte è la ragione e non l’indistinto panorama dell’attuale sterile confronto interreligioso. Insomma, la platea sarà sempre, lo diceva Gesù, sia di greci che di pagani che di noi che abbiamo accolto lo Spirito Santo. E chi lo considera folle e chi scandaloso, ma c’è chi invece deve invocare lo Spirito di Verità, e siamo noi. Il preservativo usiamolo pure, ma avendo vissuto da vicino certe vicende africane dalla postazione privilegiata dell’ONU, ti assicuro che è come cercare di evitare le stragi del sabato sera migliorando gli airbag delle auto. Non è lì la risposta. Quando certe culture cercheranno le risposte nella verità, allora si potrà discutere. Tra chi cerca la verità e chi invece il fare qualcosa non c’è dialogo. Goethe nelle affinità elettive diceva: “dilettanti, piace loro far qualcosa e non che qualcosa sia fatto”. Insomma, posto che comunque non simpatizzo per Benedetto XVI, il suo non è un problema di comunicazione”.
    Un caro abbraccio e ancora coraggio, il Signore ti sosterrà nella rettitudine e nell’entusiasmo.
    Ti ho mandato questo noioso commento tanto per farti comunque sentire la vicinanza di chi senti o vedi molto di rado, ma comunque c’è e prega per te. G

  5. @Elisabetta : potresti dirmi cosa c’è che non va nel discorso di Benedetto XVI riportato da Don Mario? A me pare chiaro ed efficace.

    Il problema è che la società di oggi non riesce ad andare oltre la superficie delle cose e si accontenta di slogan , frasi estrapolate dal contesto , concetti facili da applicare.

    Non è il Papa che non sa esprimersi , sono i media e buona parte della nostra società che non vogliono fare il minimo sforzo per approfondire. Se a questo punto farsi comprendere significa banalizzare , meglio le incomprensioni e le PRESUNTE gaffes.

    Personalmente ho profondo rispetto per il dramma dell’AIDS in Africa , ma nessuno mi toglie della testa che non c’è relazione causale fra la morale sessuale della Chiesa e la diffusione del virus.

    La Chiesa promuove castità prematrimoniale e fedeltà coniugale : la relazione causale presuppone comportamenti schizofrenici del tipo ho rapporti prematrimoniali oppure tradisco mia moglie ( chi se ne frega dei precetti del Papa ) però non uso il preservativo ( perché lo dice il Papa ).

    Sarebbe interessante avere un raffronto fra la diffusione percentuale dell’AIDS nei vari stati africani e la percentuale di popolazione cristiana. Sono pronto a scommettere che non c’è correlazione.

  6. Francesco Antonio Grana

    Io guarderei, invece, all’altra faccia della medaglia. E cioè ai tanti colleghi che creano la polemica lì dove non c’è.
    P.s.: apprendo che nella Segreteria di Stato vaticana stanno pensando di rimaneggiare l’organico che si occupa dell’informazione, con particolare attenzione a quella telematica. Personalmente, dinanzi alle ultime polemiche mi sono domandato: ma Navarro-Valls che avrebbe fatto?

  7. @Daniele: ti rispondo volentieri.
    Non c’è nulla che non vada nel discorso riportato da don Mario, a parte il fatto che corrisponde quasi sicuramente al concetto che il papa voleva esprimere, ma non alle parole che ha effettivamente utilizzato, come verificabile guardando il video dell’intervista. Un editing nella trascrizione dell’ufficio stampa che, lo dico assolutamente senza intento polemico, mi induce a pensare che effettivamente la formulazione del concetto non fosse priva di margini di miglioramento e che quindi – a tratti – problemi a comunicare in modo chiaro ci siano davvero.
    Questo, certamente, se limitiamo l’attenzione alle quattro parole incriminate riportate da tutti i giornali. Il fatto ovviamente che la loro opera di informazione si sia limitata a queste parole, glissando sul contesto dell’intervista ed ignorando tutte le altre domande cui il papa ha risposto non è chiaramente un problema di comunicazione del papa, è un problema dei mezzi di comunicazione. Ma sono difetti “strutturali” con cui si devono fare i conti se si vuole fare comunicazione e se dei media ci si vuole servire. Su questo purtroppo la Chiesa deve accettare il fatto che non avrà (più) un trattamento differente rispetto agli altri elementi della società, pur essendo chiamata al compito assai più difficile di comunicare realtà complesse e difficilmente “riducibili”.

  8. Esiste un problema di comunicazione. Soprattutto manca il passaggio dall’informazione all’approfondimento. Anche una chiacchierata come questa dimostra la possibilità di sviscerare una questione, magari risalendo alle fonti, tenendo aperto un dialogo plurale, ecc.
    Più normalmente oggi ci si limita a riportare stralci imprecisi di discorsi (quando non vengono manipolati), tentando di costruire aprioristicamente delle tesi. Un bel dibattito su queste vicende è ritrovabile sul blog di Luigi Accattoli: http://www.luigiaccattoli.it

  9. io sono cristiano, poi cattolico, insieme ad essere come sai del pd. detto questo, x chiarire che non sono nè ateo nè fondamentalista, penso che il papa difetti di comunicazione, come del resti difetti di capacità nello stare fra le perosne..lo si vede, è timido, impacciato, diciamo scarsamente comunicativo. sulla questione del preservativo, bè, è delictaa, e certo che le sue parole potevano essere espresse meglio, scusate se mi xmetto, dicendo che il condom è solo, e sotolineo, solo l’ultimo gradino, ma comunque importantissimo, di una serie di strumenti x combatterer malattie e povertà future! non sono certo x l’astensione de rapporti etc, xchè la castità è un valore secondo me relativo, ma sono contro l’ipocrisia di chi vede nel rpeservativo l’unico strumento di emancpazione, se cosi volgiamo dire, dei poveri africani! chi critica farebbe bene a non cadere in quest trappola, perchè x salvare quelle perosne prima di tutto serve un lavoro a monte, e non a valle, di educazione, investimenti, solidaroetà e, soprattutto, giustizia; soltanto smettendola di depauperarli si potrà sperare in un cambiaento, non certo col condom e nel proseguo di questa politica economica rapinatrice nei loro confronti! quando critichaimo, e io spesso non sono pro papa, voliamo più alto…

    scusate la lunghezza e magari le imprecisioni

  10. @Elisabetta : ok mi andrò a rivedere il video , certo che se l’atteggiamento dei media è ostile e non vuole far passare il messaggio non ci sono mezzi termini o efficacia comunicativa che tengano. Lo stesso Wojtyla , a cui tutti pensiamo come figura di gran comunicatore , fu vittima di incomprensioni simili nella fase iniziale del suo comunicato , quella cioè + attaccabile. Poi assunse un peso e una rilevanza tale che le polemiche andarono via via smorzandosi. Ebbene secondo me con Ratzinger stanno facendo lo stesso , nei casi precedenti come Ratisbona è chiarissimo. Io stesso mi sono chiesto leggendo le frasi estrapolate : ma possibile che abbia parlato subito direttamente del preservativo , senza contestualizzare e senza magari parlare dell’opera meritoria che stanno facendo tante associazioni cattoliche come Sant’Egidio??? Poi mi vado a rileggere la dichiarazione per intero ( trovandola a fatica ) e cosa ti scopro? Che ne aveva parlato , anche se sui titoli dei giornali era stato tutto tralasciato.

    Per tutti : porto un contributo al dibattito , che esula un po’ dall’oggetto del post di Andrea , ma che probabilmente è il nodo fondamentale della questione. E’ colpa del Papa e della morale sessuale cattolica la pandemia di HIV in Africa? Mi sono andato a reperire delle statistiche che vi riporto : per ogni paese nella prima colonna c’è la percentuale di popolazione infetta di HIV , nella seconda c’è la percentuale di cattolici.

    Burnika Fasu 4,2% 30%
    Burundi 6,0% 65%
    Ciad 4,8% 20%
    Congo 4,9% 45%
    Ex Zaire 4,2% 45%
    Costa D’Avorio 7,0% 15%
    Eritrea 2,7% 50%
    Etiopia 4,4% 0,90%
    Gabon 8,1% 60%
    Gambia 1,2% 4%
    Ghana 3,1% 52%
    Gibuti 2,9% 2%
    Guinea 3,2% 8%
    Guinea Bissau 10,0% 5%
    Guinea Equatoriale 3,4% 68%
    Kenya 6,7% 35%
    Liberia 5,9% 66%
    Madagascar 1,7% 45%
    Malawy 14,2% 20%
    Mali 1,9% 1%
    Mauritania 0,6% 0%
    Mozambico 12,2% 30%
    Namibia 21,3% 20%
    Niger 1,2% 2%
    Nigeria 5,4% 30%
    Repubblica Centrafricana 13,5% 25%
    Ruanda 5,1% 65%
    Senegal 0,8% 5%
    Sierra Leone 7,0% 10%
    Somalia 1,0% 1%
    Sudafrica 21,5% 7%
    Sudan 2,3% 17%
    Uganda 4,1% 45%
    Zambia 16,5% 90%

    C’è un nesso causale? Secondo me , no : ad esempio in Guinea Bissau il 10% della popolazione è affetta da HIV ma solo il 5% è cattolica , in Sudafrica addirittura 1 persona su 5 è affetta ma i cattolici sono solo il 7% , in Malawi e Namibia solo il 20% della popolazione è cattolica eppure l’infezione è molto alta.

    Del resto basta introdurre i dati su excel e calcolarsi il coefficiente di correlazione ( chi ha un minimo di basi di matematica sa cosa intendo ) per capire che non c’è un nesso causale.

  11. Credo che qualsiasi cosa dica benedetto XVI verrebbe attaccato… in fondo il “tema” della discussione è solo un pretesto…

  12. Fabio Bartoli

    Innanzitutto faccio notare che di per sé è una novità grandissima il fatto che un papa si esponga al confronto diretto con i giornalisti “senza rete” per così dire.
    Fin dall’inizio del suo pontificato questa è stata una nota caratteristica di papa Benedetto che va ascritta a suo merito, il fatto cioè di aver rotto una precedente tradizione di isolamento e mistero, mai come in questo pontificato i giornalisti hanno avuto diritto di parola e libertà di accesso al papa. Questo tra le righe dovrebbe anche servire a far capire che il papa non ha paura dei giornalisti, anzi, ha verso di loro un credito di fiducia per così dire.
    Detto questo la manipolazione delle informazioni è purtroppo sempre più prassi comune, ma se i giornalisti stessi si comportano in maniera pregiudizialmente ostile come meravigliarsi se prima o poi qualcuno gli chiuderà le porte in faccia (cosa che il vaticano ancora non ha fatto)?
    Non mi stupisce che sia stato fatto un editing della risposta del S. Padre, sfido chiunque ad esprimersi a braccio in una lingua non sua su una materia così delicata dicendo esattamente ciò che intendeva.
    Allargando l’orizzonte del tema (secondo quella che mi sembra essere l’intenzione di Andrea), mi pare che la defaillancés non sia tanto del papa, quanto del suo ufficio stampa, carentissimo ad esempio sul caso Williamson, tanto che il papa stesso è sato costretto a chiedere scusa pubblicamente, come in tante altre situazioni. E siccome un errore può succedere, due è sfiga, tre è malafede, tendo a credere che dentro la stessa curia vaticana ci sia chi “rema contro” l’attuale pontefice e fa di tutto per allargare sempre più nel nostro paese il solco tra laici e cattolici, con il risultato di provocare un sempre maggiore spostamento a destra dell’elettorato cattolico sempre più stufo di questa esasperazione dei toni

  13. Mariarosaria

    Vivo in Francia da anni e vi ricordo che questo é certamente il paese più laico e “immanente” d’Europa, probabilmente d’Occidente, e so bene di cosa parlo.
    Sono d’accordo con Andrea: é ora che il Papa si rivolga anche agli “altri”, non solo ai tifosi. E qui viene il difficile.
    Trovare linguaggio e moduli espressivi comprensibili per i non-tifosi é, a mio parere, la sfida del Terzo Millennio per la Chiesta cattolica.
    Il messaggio di Papa Ratzinger é fin troppo spesso rivolto a chi “trascende”.
    E’ per questo che esso deve essere imperativamente riformulato per consentire anche a chi non sa -o non vuole- “trascendere” di riflettere sulle questioni essenziali dell’esistenza, piuttosto che incitarli ad una critica ancora più esarcebata -e divenuta fin troppo scontata e facile per i non-tifosi-, su qualsiasi frase pronunciata da Papa Ratzinger.

  14. Confesso che ho saltato a piè pari tutti i commenti (problemi di tempo) limitandomi al post di Andrea, del quale ho apprezzato altre conclusioni e qui invece non mi piace il suggerimento di andare a lezione di acrobazia verbale per imparare come cascare in piedi…al Papa :S
    Tutti bravi a far le prediche tranne il Papa…? mah! Per me non è un problema del Papa di fronte ad ascoltatori come le classiche tre scimmiette…ma sono così solo nella vecchia Europa (massonica): in Africa lo capiscono benissimo! http://www.ilfoglio.it/soloqui/2059

  15. A chi interessasse, allego qui di seguito quanto da me pubblicato su facebook su tema. Credo di essere in perfetta linea con don Mario: se si estrapola la frase dal contesto… si fa disinformazione!
    Caro Andrea: la dottrina della chiesa si può condividere o no, ma come puoi immaginare che il papa (e in particolare questo!) non la interpreti e confermi? Credere che la chiesa abiuri ai propri principi equivale a volere e furbescamente ridurre la Chiesa come parte (o partito) politica. Non abbochiamo! Nel merito poi possiamo parliamone: oppure qualcuno davvero pensa che il Papa intenda scomunicare chi usa il profilattico?

    ______________________
    Leggo titoli del tipo
    “no del papa al preservativo”
    “nuovo rigurgito dell’ottusa sessuofobia clericare”
    “il papa interferisce con la lotta all’AIDS della comunità internazionale”

    e compagnia cantando!

    Ohibò che clamore! Devo dire che anche io mi ero sorpreso di una posizione così netta del Vaticano!

    Però…. siccome sono, laicamente, assai peggio di san Tommaso sono andato a vedere le dichiarazioni del Papa. Ed ecco la seconda sorpresa: o non ho capito io (probabile!) o non hanno capito gli altri (non saprei!) oppure qualcuno non legge i fatti (cosa certa!)

    Solo per dare un aiutino ai pigri che normalmente non comprano i giornali (tolta la gazzetta dello sport, si tratta di circa l’80% degli italiani), riporto qui di seguito la trascrizione ESATTA (fonte corriere della sera) di quello che ha detto il papa nell’intervista.

    «…direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con i soldi, che sono necessari, ma se non c’è l’anima che sa applicarli, non aiutano; non si può superare con la distribuzione di preservativi che, al contrario, aumentano il problema».

    tutto qui! nulla di più nulla di meno!! Mi spiace non poter riportare la traduzione francese e tedesca…. ma sono certo che Sarkozy, Merkel e Zapatero abbiano avuto un eccellente staff di traduttori!

    Orbene: di cosa stanno parlando?

    Also: worüber sprechen sie?
    Alors: ils sont en train de parler de que?
    Conque: ¿de qué están hablando?

    così forse capiranno anche loro!!

    abbracci!
    Fazio Bianco

  16. Caro Andrea,
    permettimi le seguenti citazioni:
    “Sia il vostro parlare sì sì, no no, il di più viene dal maligno” (Mt 5,37).
    “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada” (Lc 12,34).
    “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me” (Gv 15,18).
    Parlare di ruolo “politico” del papa mi pare azzardato: in quanto vicario di Cristo in terra non deve cercare il consenso, ma solo annunciare la Verità.

  17. …adesso spiegatelo anche a Kirill 😉

  18. Credo che in questa interessante discussione si stia verificando uno slittamento semantico. Mi sembra infatti che l’invito di Andrea al Papa di porsi il problema dell’aspetto ‘politico’ della sua missione non si riferisca assolutamente alla necessità di diplomazia, alla ricerca del consenso o ad un possibile – se non addirittura auspicabile – annacquamento della Verità. Il punto invece è che il Papa deve parlare alla Polis tutta, al mondo intero. La dico tutta: questa era una esigenza primaria anche di Cristo. Mi chiedo – e vi chiedo – se il fatto che parlasse in parabole fosse un atteggiamento diplomatico, il tentativo di indorare una Verità dura o piuttosto fosse dovuto alla volontà/necessità di farsi comprendere da tutti.

  19. Grazie a tutti per i commenti. Qualcuno mi dà ragione, qualcuno no, ma non cercavo un plebiscito: la cosa più importante è confrontarci. Per quanto mi riguarda, vorrei solo sottolineare un po’ di cose:
    1. Il Papa è infallibile quando parla ex cathedra: nel resto dei casi, è una persona che può sbagliare. Come ha sbagliato, e parecchie volte, Pietro. Eppure, Cristo ha deciso di costruire la sua Chiesa proprio su di lui, sulle sue fallibilità. Non provo piacere a sottolineare gli errori del Papa (è la prima volta che lo faccio, dall’inizio della mia attività politica): semplicemente, gli voglio bene come cristiano, faccio il tifo per lui e soprattutto per il Vangelo. La libertà di critica (nella buona fede, s’intende) è il sale del mio cristianesimo. Non capisco chi parte dal presupposto “Il Papa ha sempre ragione, e anche quando fa errori di italiano la colpa non è sua, ma della grammatica”. Non capisco chi vede in una critica all’approccio comunicativo del Papa un attacco al cristianesimo.
    2. E’ chiaro che il cancro non si cura con l’aspirina, e su questo la dottrina della Chiesa non fa una piega. Ma se la gente capisce solo che tu sei contro l’aspirina per principio, il problema di comunicazione c’è.
    3. Mi vengono in mente diversi passaggi del Vangelo, in cui Gesù adotta una tecnica comunicativa raffinatissima. Quando vogliono prendere a sassate l’adultera, per esempio, lui non dice che lei sia nel giusto: il brano si conclude infatti con un invito personale alla donna a “non peccare più”. Gesù capisce esattamente dove sia il peccato e quali i limiti fissati dalla legge, ma nello stesso tempo – di fronte ai farisei inferociti, che l’avrebbero lapidata – salva la vita di quella donna. Vorrei avere più tempo per esprimere questo concetto, ma spero sia chiaro. E potrei citare altri episodi, come quello della divisione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio: anche lì, Gesù è molto sottile e spiazzante.
    4. La Chiesa nasce con la Pentecoste. Nasce, cioè, quando lo Spirito Santo insegna agli apostoli a parlare le lingue degli uomini del loro tempo. Questo significa che gli apostoli non finiranno ugualmente martiri? Che dovranno annacquare lo scandaloso messaggio della croce? No. Significa, però, che riescono a parlare le lingue di tutti coloro che li ascoltano. Non solo dei loro tifosi. Vi giuro che, se il Papa mi desse udienza, gli ripeterei esattamente le stesse cose. E da cristiano continuerei a pregare per lui.

  20. Citare Gesù Cristo a convenienza: è questo che non mi piace!
    Dove lo mettete quando diceva “Ipocriti” e tanto altro…?
    Il Papa non me lo sorbisco “acriticamente” e so su cosa è infallibile 🙂 lo trovo però molto meno scipito e tiepido di tanti suoi detrattori…
    Lui stesso ha chiesto critiche nel “Gesù di Nazaret” e so di Pietro ma non per questo tutte le critiche diventano giuste…
    Lo apprezzano solo i suoi? Anzi sono questi che troppo spesso pensano di dargli lezioni…
    ma in nessuno trovo la sua VERA umiltà 😉

  21. Fabio Bartoli

    Caro Andrea,
    con la tua risposta hai leggermente spostato, mi sembra, l’oggetto della discussione, che non è più tanto se e come il papa riesca a farsi capire, ma piuttosto quali strategie comunicative dobbiamo adottare noi cattolici per rendere comprensibile il nostro messaggio.
    Tema enorme, tema squisitamente ad intra, ma, per me almeno, anche più appassionante dell’altro.
    Innanzitutto noto che decine di volte i Vangeli ci presentano un Gesù frainteso, perfino dai suoi, che vivevano con lui, mangiavano con lui, stavano sempre con lui, eppure continuamente dimostrano di non aver capito niente di ciò che diceva, figuriamoci le folle, o peggio i farisei. Se quindi Lui tirava dritto nonostante le critiche e le incomprensioni è evidente che anche noi dobbiamo fare altrettanto.
    Detto questo ça va sans dir che dobbiamo avere una continua attenzione a non tradire il messaggio che portiamo (o meglio da cui siamo portati) e questo si ottiene con l’ascesi dell’ascolto (la grande lezione di Chiara Lubich), del continuo rimettersi in discussione, e allora ti dò ragione. La fatica del dialogo presuppone proprio l’autocritica che tu giustamente eserciti, a patto che questo spirito di autocritica non ci porti però a sottovalutare il fatto che, come dice S. Paolo, la nostra battaglia non è contro creature di questo mondo e quindi non si combatte con le armi del mondo.
    In altre parole anche la più raffinata retorica, anche la più sperimentata arte comunicativa sono inutili se dall’altra parte non c’è una reale disponibilità all’ascolto e quella non la otteniamo noi, ma lo Spirito Santo, è dunque frutto non di sapienza umana, ma solo di tanta preghiera.
    Scusami il discorso un po’ da prete (che poi è quello che sono), ma mi sono sentito provocato dalle tue riflessioni proprio su questo piano.
    Con stima
    Fabio

  22. Leopoldo G. Lumacone

    Sono d’accordo con l’analisi di Giovanna, confermo. Proprio brava Giovanna!

  23. Cari cattolici,
    a volte faccio davvero fatica a capirvi. I discorsi del papa contro l’uso del preservativo sarebbero viziati da un problema non di sostanza ma solo di forma comunicativa?????
    Per assurdo potrei anche essere d’accordo sul fatto che il modo migliore di sconfiggere l’AIDS nel mondo sarebbe che tutti osservassero un modello di continenza sessuale che la Chiesa da sempre sostiene ma che probabilmente in nessuna epoca storica è stato mai realizzato in maniera diffusa. Ma nel frattempo questo autorizza il papa a dire che usare il preservativo è peccato?? (perché è questo che in parrocchia mi è stato insegnato). Che è sostanzialmente inutile?
    Forse sarebbe meglio tacere, che ne dite? Così quando arriveranno i preservativi, distribuiti gratuitamente da qualche miscredente organizzazione internazionale, quelli che avranno deciso di vivere secondo la morale sessuale cristiana non sapranno cosa farsene, mentre tutti gli altri magari lo useranno, riducendo DRASTICAMENTE (checché se ne dica) il rischio di contagio del virus, in quanto ben informati sui rischi del sesso non protetto.
    E’ come dire: il mal di gola si previene sul serio solo se non si esce a maniche corte quando fuori ci sono cinque gradi sotto zero, e per questo motivo faccio in modo di limitare la diffusione degli antibiotici, perché debilitano l’organismo…
    Non c’è bisogno, poi, di arrivare in Africa; non so se vi rendete conto di quanti giovani italiani (e alcuni neanche poi così giovani) abbiano una vita sessuale promiscua senza usare nessuna protezione, che non previene solo i contagi ma anche le gravidanze indesiderate (ops, è vero!! il preservativo è ANCHE un anticoncezionale!!!). E di questa sistematica disinformazione la Chiesa non è la principale causa? Su, via, non prendiamoci in giro.

  24. Cari non credenti,
    almeno cercate di essere ragionevoli…
    AIDS: ECCO PERCHE’ IL PRESERVATIVO NON DIFENDE DAL CONTAGIO
    (rassegna stampa del 20/03/2009)
    http://www.medicinaepersona.org/cm/home.jhtml

  25. salvatore izzo

    Caro Andrea, avevo sperato che tra i politici della tua parte almeno tu avresti resistito alla tentazione di dare lezione al Papa su come fare il Papa. Apprezzo invece la pazienza del sacerdote che ti ha incollato il brano intero pronunciato dal Pontefice sull’aereo, nel quale non c’e’ ombra di condanna ne’ di stigma per nessuno. In questo caso non c’e’ stato errore di comunicazione, ma malafede nel riportare le parole di Ratzinger in modo parziale e come se fossero una condanna. Per creare polemiche. Dalla visita di Wojtyla a San Francisco, ogni viaggio papale e’ stato accompagnato da manifestazioni con gay e lesbiche vestiti da papa che distribuivano preservativi come fossero caramelle, ma evidentemente questo particolare alla collega dell’ansa, che ha fatto il flash con le quattro corcette, era sfuggito …
    Se la richiesta di tante menti illuminate e’ quella di mettere distributori di preservativi nella parrocchie come nei bagni degli autogrill, non mi sembra che sia una richiesta ricevibile. Tutto qui.
    Salvatore

  26. Caro Andrea, vedo solo oggi questo post molto interessante. Il fatto che sia stato dato un peso spropositato a un’ovvietà (il Papa che sull’Aids ripete ciò che ha sempre detto) la dice lunga su un’informazione religiosa che è ormai diventata la caricatura di un’indagine seria sulla dimensione religiosa. Detto questo, però, mi chiedo se davvero noi credenti non abbiamo nessuna responsabilità rispetto a questa deriva.

    Io, ad esempio, constato una cosa: in questo viaggio il Papa sta dicendo cose molto impegnative sul tema della giustizia e sulle responsabilità del mondo rispetto ai mali dell’Africa. Nessuno ne parla. Anche noi cattolici siamo più preoccupati di rintuzzare la “lesa maestà” a Benedetto XVI che far sentire la sua voce. Forse perché tocca temi che – lasciatemelo dire – per i nostri stili di vita sono un po’ più scomodi del dibattito preservativo sì o preservativo no?

    Ha ragione Izzo: le stesse polemiche scoppiavano puntualmente a ogni viaggio di Giovanni Paolo II. Forse la differenza è che oggi – in questo nuovo clima da “catholic pride” – alla fine anche noi cattolici finiamo per ad andare a rimorchio.

  27. Cara Giovanna Maria,
    non sarà questa l’ultima volta che voi cattolici metterete in giro voci senza nessun fondamento scientifico creando solo disinformazione. Mi ricordo quando negli anni Settanta in tutte le parrocchie veniva tranquillamente affermato dal pulpito che la pillola anticoncezionale provocava tumori all’utero e tanti altri orribili problemi di salute…
    Ma forse il problema è davvero di comunicazione, tant’è vero che del mio discorso forse non hai capito il senso. Sarebbe così moralmente ripropovevole per la Chiesa continuare a predicare, con forza e dappertutto, la propria posizione EVITANDO però di INGERIRSI nelle politiche sanitarie portate avanti da stati ed organizzazioni internazionali? In questo modo, ripeto, chi vorrà adeguarsi a tali dettami lo farà, chi non vorrà (o non lo farà per mille altre ragioni) ci sarà forse un barlume di speranza che possa proteggersi dal contagio. Perché la proposta della castità deve essere per forza in contrasto con l’informazione e la diffusione di conoscenze sui mezzi che permettono di limitare il contagio?
    Il discorso in fondo è sempre lo stesso: il Vangelo si propone, non si impone. Predicate, con la parola e con l’esempio, ma per favore smettete di cercare di plasmare l’intera società collegandovi al potere, vostro peccato originale sin dai tempi di Costantino.

  28. Ho proprio sbagliato a rivolgermi a non credenti perchè credono nelle favole per illudersi…e non mi danno spiegazioni più convincenti di queste:
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/2062
    sono qui che aspetto il lume della ragione 😉

  29. Beh… se sono queste le tue auctoritates di riferimento… hai ragione: parlarci è davvero tempo perso.
    Le mie sono favole… E perché? Me lo spieghi, per favore? Mi sembra che sei tu a non essere capace di argomentare sui punti precisi di discussione che offro, se non incollare links ad argomentazioni altrui.
    Sono qui, pronto ad apprendere e a discutere la tua VERTITA’

  30. …VERITA’, ovviamente

  31. Fabio Bartoli

    http://www.pubmedcentral.nih.gov/articlerender.fcgi?artid=1544373
    QUESTI sono dati scientifici, il resto sono chiacchiere.
    Quanto all’ingerenza nella fattispecie dove sta? Un giornalista fa al papa una domanda e il papa risponde spiegando la posizione della Chiesa, in cosa vedi l’ingerenza?

  32. Fabio Bartoli

    http://www.harvardaidsprp.org/research/green-manhattan-institute-lecture-010908.pdf
    qui invece c’èil testo integrale dell’analisi del prof Green

  33. Segnaliamo l’approfondimento curato da Riotta nella puntata di TV7 del 20 marzo proprio sui temi che sono stati affrontati e commentati su questo post:

    http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,News-Tg1%5E0%5E198201,00.html

  34. Cari tutti: non credenti e non , ritengo sia il caso di recitare un mea culpa!
    Abbiamo una presunzione che rasenta l’arroganza! Ma davvero solo noi abbiamo la pretese di saper discernere le parole del papa e fare più o meno dotte disquisizioni? Non crediamo che anche gli Africani sappiano discernere, oppure pensiamo siano tutti minus habentes e ignoranti? Bella poi questa decisione di umiliarli mediante l’annunciato “lancio” (probabilmente da un aereo spagnolo…) di un milione di preservativi? Come l’avremmo preso se questo annuncio fosse stato rivolto a noi?
    Mi viene un legittimo dubbio: questa occidentale, pelosa e neocolonialista carità non tende forse a nascondere i nostri veri peccati mortali? ne cito a capocchia qualcuno … giusto come remind: sfruttamento minorile, irragiungibile costo dei farmaci, fame, sete, malattie, debito con l’estero, sostengno dei regimi dittatoriali, vendita di armi, petrolio…. Il papa (in quasi solitudine) parla anche e sopratutto di questo: perchè il mondo non ascolta?
    Riguardo i preservativi: che li usino, mi sembra davvero una secondario e strumentale quello che sta succedendo!
    fazio bianco… cattolico e credente

  35. Dove sta l’ingerenza, Fabio Bartoli? Mi sembra chiaro che non mi riferisco all’intervista al papa. Ti dice qualcosa il fatto che in Italia sia praticamente vietato fare pubblicità ai preservativi se non alle quattro del mattino o su MTV? Di chi è la responsabilità della pesante limitazione di qualsiasi campagna di informazione sull’uso di precauzioni in campo sessuale? Mi fa proprio ridere quando qualcuno dice: non basta distribuire preservativi se poi non si usano correttamente…. Ma dai?????Insegniamo ad usarli correttamente, allora.
    Poi mi potrete tirar fuori decine di medici cattolici che sostengono che non c’è alcuna correlazione tra uso del preservativo e riduzione del contagio. Ma per ognuno di loro ce ne saranno almeno dieci che, dati alla mano, li smentiranno.

  36. … e poi da quando la ricerca di uno scienziato è così autorevole da far diventare le tesi altrui “chiacchiere”?

  37. Fabio Bartoli

    Caro Paolo, innanzitutto noto con piacere che siamo d’accordo nel non vedere alcuna ingerenza in questo intervento del papa, se ci saranno futuri sospetti di ingerenza ne parleremo.
    Per il resto io non conosco le opinioni in materia di fede del dott. Green, né mi interessano, so solo che è uno dei più autorevoli epidemiologi al mondo. Quello che contrapponevo alle chiacchiere non sono le sue opinioni, ma i dati che riferisce nel suo interessante articolo (spero che tu lo abbia potuto leggere, anche se in inglese) dove spiega il caso notevole dell’Uganda, che da quando ha adottato il programma ABC (quello esplicitamente lodato dal papa a Yaoundé) ha visto in pochi anni un calo drastico dei casi di AIDS, in controtendenza con tutta l’Africa.
    Tra l’altro Green nel suddetto articolo non prende affatto posizione sul condom in sé e sulla sua efficacia in relazione all’epidemia di AIDS, si limita a spiegare perché il metodo ABC è finora quello che ha dato migliori risultati (Per inciso ABC sta per Astinenza – Fedeltà – Condom).

  38. salvatore izzo

    La cosa piu’ interessante che emerge da questa discussione e’ che i lettori di questo blog non sono disposti a lasciar passare sotto silenzio la manipolazione distorsiva delle parole del Papa, fatta al fine di favorirne l’ostracismo, come ha detto ieri Bagnasco. Il che, mio caro Andrea, dovrebbe farti riflettere su chi siano i tuoi sostenitori. E spingerti a segnalare a Franceschini e c. la necessita’ di non ignorare la sensibilita’ dei cattolici, invece di rafforzare l’impressione di un pd disattento…

  39. @ Fabio Bartoli: Sì, per fortuna leggo l’inglese senza problemi. La ricerca del Prof. Green (una ricerca, una tra le tante: il mondo scientifico è fatto così; lo so anche perché ne faccio parte) mi sembra per assurdo confermare la mia posizione, mi dispiace.
    A.B.C., appunto, astinenza, fedeltà e…. preservativo! Perché il terzo punto sembrate dimenticarlo o passarlo in second’ordine? Sia ben chiaro: lanciare condoms da un aereo in Africa mi sembra stupido e uno spreco di soldi, se ci si riduce solo a questo. Per me uno Stato o una organizzazione internazionale può anche tranquillamente dire che il sistema principale per prevenire la pandemia sia di cambiare le proprie abitudini sessuali, non ci troverei nulla di offensivo in ciò, così come le organizzazioni sanitarie di tutto il mondo fanno da anni campagna di informazione contro le malattie cardiovascolari cercando di diffondere modelli di alimentazione più sani e dicendo che il fumo uccide. Ma non per questo stanno facendo qualcosa per chiudere i MacDonald’s o per bandire la vendita di sigarette nei tabaccai…
    Dato che con tutti gli sforzi che si possono fare ci sarà SEMPRE una quota di persone infedeli e promiscue, le campagne di informazione sull’uso del condom sono non solo utili ma DOVEROSE.
    Il discorso del papa non è un’ingerenza in sé. Lo diventa quando i suoi “agenti” nella società (i cattolici impegnati in politica e nella società a tutti i livelli) fanno in modo, nella fattispecie, di bloccare tali campagne di informazione. E si mi dici che questo non è vero, allora neghi l’evidenza.

  40. Fabio Bartoli

    @ Paolo, visto che leggi l’inglese allora guarda le interessanti conclusioni del dott. Hearst, uno dei massimi esperti di AIDS: il preservativo funziona in occidente, ciè in condizioni di epidemia localizzate. Dove invece, come in Africa, è in atto una epidemia diffusa è molto meglio l’approccio ABC:
    http://www.internationalrelations.house.gov/110/hea092507.htm
    Per quanto riguarda l’applicazione dell’ABC l’enfasi su A e B (astinenza e fedeltà) non la metto io, ma i sanitari ugandesi che lo applicano.
    Infine sottolineo ancora che proprio questo metodo ABC è stato esplicitamente lodato dal papa quando ha trattato dell’argomento AIDS in maniera estensiva e non in una breve risposta a un giornalista, cioè nel discorso a Yaoundé.
    Per quanto infine riguarda il discorso delle ingerenze suggerirei di parlare di atti pubblici e concreti e non di accuse generiche, altrimenti è troppo facile buttarla in ideologia.

  41. Ok, allora il condom funziona in Occidente, su questo siamo d’accordo? (l’hai detto tu or ora). Allora ipotizziamo che domani stesso qualcuno (un gruppo di parlamentari, una ONG, un organismo operante nel campo della sanità) proponga di iniziare IN ITALIA (che è occidente, giusto?) una campagna a tappeto di sensibilizzazione sull’uso del profilattico, con tanto di spiegazioni concrete sul come si usa correttamente.
    Quanto vogliamo scommettere sul silenzio del papa, della CEI, di Bagnasco o chi per lui (compresi parlamentari ed esponenti politici vari)? Sei disposto a scommetere anche solo un centesimo? Non penso.

  42. … un “non silenzio” che si tradurrebbe ipso facto in tentativo di boicottaggio. Non so quanti anni hai: ma te la ricordi anni fa la progettata campagna nelle scuole impersonata da Lupo Alberto di fatto bloccata dall’allora ministra Rosa Russo Iervolino? E’ solo un esempio, concreto.

  43. Salvatore Izzo: concordo 100%!!

  44. @Fazio Bianco, ma allora perché distribuire in Africa medicinali e lanciare campagne di vaccinazione dei bambini?? Si tratta anche qui di “occidentale, pelosa e neocolonialista carità”? Sospendiamo pure la cooperazione allo sviluppo, allora. Tanto sono in grado da soli di risollevarsi dallo sfruttamento dell’Occidente, no? Mica sono scemi!

  45. PAPA: AIDS; BELGIO, CARD. DANNEELS, PONTEFICE NON DIPLOMATICO

    (ANSA) – BRUXELLES, 26 MAR – Per il cardinale Godfried Danneels, primate del Belgio, il Papa, nelle dichiarazioni fatte sull’uso del preservativo e l’ Aids, ”non e’ stato diplomatico”. Lo riferisce oggi l’agenzia di stampa Belga che da’ conto di una dichiarazione dallo stesso cardinale raccolta dal quotidiano Vers l’Avenir. ”Sono anch’io convinto che il fatto di distribuire dei preservativi non risolve il problema dell’Aids. E’ necessario qualcosa di piu’ profondo”, ha sottolineato il cardinale aggiungendo: ”il Papa non ha detto solo questo, ma avrebbe fatto meglio a non dirlo. Credo che ci siano occasioni in cui e’ l’unico modo per salvare una vita. Non credo che il Papa abbia voluto dire che non e’ mai permesso… Ha detto – ha concluso – che non e’ con questo che si puo’ educare un popolo”. (ANSA).

    PUC
    26-MAR-09 11:26 NNNN

  46. Caro On. Sarubbi,
    il cardinale Danneels si dimostra un benevolo interprete delle parole del papa, così come lo era stato Lei. Continuo però a pensarla allo stesso modo: se si ostacolano per principio le campagne di informazione sull’uso del preservativo, in Europa come altrove, perché considerate non educative, una sorta di inneggiamento alla promiscuità sessuale, la Chiesa si rende colpevole. Non c’è contraddizione tra la diffusione di modelli di castità e la conoscenza dei mezzi di contraccezione. Chi la pensa così è, a mio modestissimo avviso, il prodotto di una cultura per sua natura proibizionista ed oscurantista.

  47. Pio Russo Krauss

    Premetto che sono cristiano e cattolico e che cerco di uniformare la mia vita e il mio pensiero al messaggio di Gesù.
    Non riesco a trovare nessuna argomentazione valida (biblica e razionale) per cui non si dovrebbe utilizzare il preservativo. Le posizioni della Chiesa (anzi dei vertici della Chiesa perchè la stragrande maggioranza dei seguaci di Cristo la pensa e agisce in maniera contraria) sul preservativo e sulla contraccezione non ha niente a che vedere con il messaggio di Gesú e con l´essere cristiano. Tale inutile e spesso irresponsabile e crudele divieto ha a nio giudizio il suo fondamento non nell´evangelo ma in parte nella sessuofobia e in parte nella paura di dovere ammettere che la Chiesa (anzi i vertici della Chiesa) possono sbagliare e spesso sbagliano. Se siamo cristiani adulti dobbiamo avere il coraggio di dirlo.

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