Memoria corta

L’anniversario, purtroppo, è finito tra le brevi di cronaca. O nel migliore dei casi – il pezzo di Roberto Saviano su Repubblica di ieri – ha meritato sì due pagine, ma nell’inserto culturale. Ciononostante, io ho ritenuto che il Parlamento non potesse ignorare i 15 anni dalla morte di don Peppino Diana, ucciso dalla camorra a Casal di Principe il 19 marzo 1994. Così sono andato da Fini e gli ho chiesto di darci 5 minuti, possibilmente ad Aula piena, dopodiché ho pensato che – sebbene l’idea di prendere la parola per don Peppino mi piacesse, e non poco – fosse più giusto farlo ricordare a chi lo aveva conosciuto di persona, a chi aveva condiviso con lui la battaglia sul campo contro la criminalità organizzata. L’ho detto allora a Luisa Bossa, che da sindaco anticamorra di Ercolano ha conosciuto anche l’ebbrezza di vivere sotto scorta e che ora continua la sua opera in Parlamento, nella Commissione bicamerale antimafia. E Luisa, una donna che sa parlare con il cuore, ha detto cose bellissime:

LUISA BOSSA. Signor Presidente, colleghi deputati, oggi sono quindici anni che Don Peppino Diana non c’è più. Fu ucciso nella sacrestia della sua chiesa a Casal di Principe proprio nel giorno del suo onomastico. Era una voce libera che si alzava da un territorio sotto ricatto e fu ucciso da un clan di camorra di cui oggi si parla grazie al lavoro di scrittori come Saviano e di magistrati come Cantone.
All’epoca pochi sapevano chi fossero i Casalesi, quale potenza di fuoco fossero in grado di esprimere, quale capacità pervasiva di penetrazione sui territori avessero. Così potenti e così arroganti da varcare il portone di una chiesa di prima mattina, entrare in una sacrestia, chiamare Don Peppino, aspettare che si girasse e sparargli al volto come si fa contro chi ha il vizio di parlare troppo.
In questi 15 anni il dolore per la morte di Don Peppino non si è mai sopito e grazie al lavoro di Don Luigi Ciotti e alla rete di associazioni antimafia nel territorio il nome di Don Peppino è oggi un simbolo. Stamattina a Casal di Principe si raduneranno proprio in quei luoghi migliaia di ragazzi. Sarà una giornata di riflessione, di impegno e di testimonianza. Sabato 21 marzo, a Napoli, si celebrerà la giornata nazionale delle vittime di mafia.
Vorrei concludere questo ricordo con una frase che Don Peppino usò in un suo documento. Era il Natale del 1991 e chiese la firma di molti parroci dell’hinterland casertano. Incassò qualche rifiuto, ma raccolse anche diverse adesioni. Il suo era un atto di denuncia contro la camorra e un appello alla Chiesa, affinché si facesse alfiere della lotta alla criminalità, con un invito ai preti a parlare chiaro nelle omelie. Il titolo di quel documento era: «Per amore del mio popolo non tacerò». Ma, non è il silenzio la morte delle parole: è la parola vuota, priva di forza e di significato, la parola venduta e comprata, che dilata il tempo, che non risolve, che procrastina, illude e delude.
Allora, facciamo in modo che quella frase risuoni anche nel nostro lavoro politico, in quest’Aula, nel nostro impegno quotidiano: il coraggio della denuncia, il coraggio della lotta contro la criminalità e contro le ingiustizie, il coraggio di ricordare non solo con le parole, ma con le azioni, i gesti e i fatti
(Generali applausi cui si associano i membri del Governo).

Potrei parlare a lungo, da politico, sulla resistenza che lo Stato spesso delega ai coraggiosi: giornalisti (da Giancarlo Siani a Rosaria Capacchione), magistrati (da Falcone e Borsellino al procuratore Vigna), preti (da padre Puglisi a mons. Riboldi) e così via. Vorrei, invece, sottolineare l’aspetto religioso del martirio di don Peppino Diana, che da cristiano  mi colpisce moltissimo: un uomo ucciso nel giorno del suo compleanno, come se si chiudesse il cerchio perfetto di una vita compiuta; un cristiano ucciso nel giorno del suo onomastico, simbolo di una chiamata alla santità che si realizza; un sacerdote, infine, ucciso poco prima di celebrare l’Eucaristia, ossia il memoriale del più grande sacrificio che la storia ci abbia lasciato. Grazie, don Peppino. E perdona, dal cielo, la nostra memoria corta.

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3 risposte a “Memoria corta

  1. Vincenzo Iurillo

    Grazie, Andrea, di averci scritto questo bellissimo articolo. Di memoria c’è bisogno in Italia. Soprattutto di memoria.

  2. Anch’ io penso che certe figure vadano ricordate e anch’ io sul mio blog ho dedicato in questi giorni più di un post alla sua memoria.

  3. Per molte persone, putroppo, trattasi non di memoria corta ma di complicità più o meno diretta.

    Grazie Andrea. Anche se ricordare gli eroi di mafia (i veri eroi di questo Paese, altro che le vittime, e non eroi, di Nassiriya), putroppo, fa solo soffrire di più per un Paese che rinuncia alla lotta e uno Stato che non fa quello che coraggiosamente dovrebbe fare.

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