La verità sul federalismo

“Nel maiale non c’è solo il prosciutto”, dice l’emiliano Pierluigi Bersani. Tradotto in italiano significa, più o meno, che il federalismo è una bella tentazione per far funzionare meglio il nostro Paese, ma comporta tutta una serie di conseguenze negative che abbiamo il dovere di scongiurare. La battuta del prosciutto, sentita ieri durante l’assemblea del gruppo Pd sul federalismo, era rivolta soprattutto ai nostri parlamentari, sindaci ed elettori del nord: un pezzo d’Italia che sente fortissime le domande poste dalla Lega, pur non condividendone le risposte. Ecco perché avremmo votato contro il testo firmato in Consiglio dei ministri, se fosse arrivato alla Camera così come era uscito da Palazzo Chigi: un testo che, tanto per dirne una, prevedeva la balcanizzazione dell’Irpef, ossia la possibilità di ogni Regione di intervenire sulla riserva di aliquota e dunque modificare la base imponibile. Oggi, dopo il passaggio in Senato e quello in Commissione da noi, non è più così – la base imponibile rimane la stessa, dalla Sicilia al Trentino – e non è questa l’unica novità: abbiamo ottenuto, per esempio, che il Parlamento possa stabilire i livelli minimi di prestazioni essenziali da garantire su tutto il territorio nazionale; abbiamo salvato i fondi di riequilibrio per il sud (ed in particolare per le 5 Regioni a statuto ordinario, che ricevono 1 miliardo e 700 milioni di euro); abbiamo introdotto gli emendamenti della Svimez sui piani organici e le risorse pluriennali per le aree sottoutilizzate. Potrei andare avanti, e scendendo un po’ nel tecnico potrei dire che abbiamo anche rafforzato i poteri della Commissione bicamerale che vigilerà sul federalismo (secondo il governo doveva essere solo consultiva) oppure che abbiamo ottenuto un patto di convergenza, ossia una gradualità per arrivare alla convergenza di tutte le Regioni sui costi standard per i servizi (un posto all’asilo nido in Campania dovrà costare all’amministrazione quanto un posto in Veneto, ma è impossibile che ciò avvenga nello spazio di una notte). Potrei anche dilungarmi sulla mozione che abbiamo fatto approvare ieri, per permettere ai Comuni di sopravvivere alla crisi rivedendo in parte le regole del patto di stabilità. Per farvela breve, invece, preferisco dirvi che quel progetto di federalismo uscito dal Consiglio dei ministri è stato cambiato per l’80%, e che il 90% dei cambiamenti effettuati sono frutto di emendamenti del Pd. Se non ci fossimo stati noi, in sostanza, con la finanza locale avrebbero smontato il ruolo dello Stato; ne è uscito invece un testo che per la Lega è decisamente annacquato e che per noi limita i danni, pur non convincendoci fino in fondo. Ecco, su questo punto vorrei essere chiaro: il federalismo che verrà approvato non è quello che avremmo voluto noi, ma anzi presenta diversi aspetti poco convincenti. Tra i servizi essenziali che devono essere garantiti ad uno standard minimo, per esempio, non c’è il trasporto pubblico locale; rimane aperta la questione delle Regioni a statuto speciale, che noi vorremmo rendere meno speciali e più uguali alle altre; c’è l’istituzione dell’area metropolitana di Reggio Calabria, che ci sembra un regalo folle agli amministratori locali di Centrodestra. Anche qui potrei andare avanti a lungo, ma ho paura di complicarvi troppo la vita. L’importante è che sappiate come sono andate davvero le cose, quando leggerete sui giornali che ha stravinto la Lega e che solo l’Udc ha cercato di arginare la secessione, mentre il Pd bellamente si asteneva. Fine della prima puntata.

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9 risposte a “La verità sul federalismo

  1. È importante sottolineare ancora una volta di come veniamo informati dalla stampa sui lavori del Parlamento e la realtà delle cose. Ricordiamo che dell’incontro che si è svolto per ricordare chiara mi pare che nessuno ne abbia parlato o scritto. Qualcuno può dare una smentita?

  2. Grazie per questo racconto di ciò che avviene dietro le quinte e che resta sempre avvolto nel mistero..

  3. Il lavoro di mediazione è importantissimo, soprattutto in una situazione parlamentare così sbilanciata a favore della destra.
    Siete stati bravi e magari, vista la situazione dell’informazione, potreste puntare di più sul rendere pubblici i documenti relativi al lavoro in Commissione: al di là che le persone veramente poi vadano a leggersi il tutto…ma almeno, pubblicizzando gli atti, riuscite a far passare un messaggio del tipo “se non credi in quello che dico vai a leggere cos’è successo”.

  4. Il Federalismo sarebbe una bella riforma. Ma in un’altra Italia. Perchè il Federalismo, in questa Italia, c’è già.

    C’è nelle regioni a Statuto Speciale (come la Sicilia), che sono “super-federalizzate”, nel senso che ricevono dallo Stato il 70-80% dei soldi delle tasse che i loro cittadini pagano (anzi, in molti casi ricevono addirittura più del 100%), e la Sicilia non mi sembra che sia un esempio di buona gestione politica e finanziaria (pochi e pessimi servizi, debiti altissimi): anzi, il Governo Berlusconi-LegaNord ha regalato 140milioni per coprire le “ballerine di Catania”.

    C’è nella Sanità, che è totalmente demandata alle Regioni. E, anche qui, di esempi di disastri economici plurimiliardari ce ne sono parecchi (Campania, lazio, Sicilia…). Eppure lo Stato interviene sempre a coprire le falle.

    Ma allora a che serve questo Federalismo se poi alla fine lo Stato interviene sempre? Si dice che saranno i cittadini a “controllare”, giudicando se i loro governanti sono capaci o no … infatti abbiamo visto bene come in Sicilia questi incapaci sono stati mandati via! D’altronde, le due cose sono collegate: più soldi ha in mano un politico locale, più possibilità di aumento del consenso ha (Catania docet, vedetevi tutti la puntata di Report di domenica scorsa).

    E allora, prima di parlare di Federalismo, bisogna decidere una cosa: chi manda al disastro economico una città, una provincia, una regione, deve essere mandato via e commissariato l’Ente! Altrimenti questo Federalismo non servirà a niente … anzi, aumenterà solo gli sprechi, l’inefficienza e la malagestione!

    Ovviamente la mia è una critica alla Lega, certo non al PD che almeno ha limitato i danni …

  5. Miriam De Palma

    Mi piace il lavoro svolto dal PD!
    Ma è inutile negare che il federalismo non mi convince, non riesco a credere in questa soluzione politica-economica. Così come non credo nella capacità dei cittadini di controllare e giudicare i governanti, a mio parere, si creerebbe solo maggior clientelismo.

  6. Condivido il tuo “resoconto”, anche se penso che – come spesso accade – il Pd continua ad avere dei seri problemi di comunicazione. Quello che hai scritto, francamente, lo conoscevo solo parzialmente. Ammetto che il tema non è dei miei preferiti, ma sapevo solo una parte, che in questo caso non fa certo il tutto. un abbraccio, a.

  7. Bersani è emiliano, non romagnolo.

  8. @ t. : hai ragione, è piacentino! Chissà perché, mi ero messo in testa che fosse cesenate. Errore gravissimo, tanto più se compiuto da un mezzo reggiano come me: provvedo subito a correggere. Grazie.

  9. Grazie dell’informazione puntuale. Fino a questo momento, complice il fatto che l’esame degli emendamenti non è terminato, non si è ancora assistito a smaccati trionfalismi leghisti. Chi invece sui media sta giocando a tutto campo (e con discreto spazio, ma questo non stupisce…) l’immagine di defensor patriae è l’UdC, che sembra entrata in pre-campagna elettorale.
    Comunque, al di là di questi problemi di comunicazione attraverso i canali “ufficiali” e del fatto che possiamo rinviare al tuo post – e lo faremo volentieri – per dare anche ad altri un quadro generale di quanto fatto, forse si potrebbe fare qualcosa per migliorare la possibilità di informarsi di chi, come noi, sarebbe interessato a sapere “come sono andate davvero le cose”. Non sarebbe possibile per il PD preparare sulle maggiori tematiche discusse dei documenti non eccessivamente tecnici (i.e. non in ‘legalese’) ma sufficientemente dettagliati per riassumere le caratteristiche della norme proposte inizialmente, le modifiche migliorative apportate con gli emendamenti del PD ed i punti che invece non sono risultati modificabili? In effetti, schede di questo tipo, fruibili tramite sito web (dove non mi pare ci sia qualcosa di analogo), potrebbero essere di aiuto per evidenziare l’attività svolta e la sua efficacia e per creare quel minimo di archivio con cui evitare che, da qui a qualche anno (in genere sempre in prossimità di scadenze elettorali), la disinformazione e la memoria corta degli italiani consenta di accomunare insieme e di confondere meriti dell’opposizione e [de]meriti del governo.

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