Senza rete

Come prevedibile, anche perché già annunciato pubblicamente da Berlusconi, la maggioranza ha bocciato la nostra proposta di un assegno mensile per i disoccupati senza tutele, da noi presentata stamattina con una mozione a prima firma Franceschini. Il ministro Sacconi, intervenuto in Aula, ci ha detto che sono già state rafforzate la cassa integrazione e le indennità di mobilità, ma sentendolo ho avuto l’impressione che non si sia accorto di come il mercato del lavoro è cambiato in questi decenni: la vecchia rete di ammortizzatori sociali, basata sullo schema “lavoratore = dipendente a tempo indeterminato”, non riesce oggi a proteggere le nuove forme contrattuali, meno stabili e meno garantite. E sono proprio i lavoratori della mia generazione (ho 38 anni) a rischiare di più, nel passaggio tra un contratto a termine (o a progetto) ed un altro, che potrebbe anche non arrivare mai. Non ci sono le condizioni, ha detto il ministro, per rivolgere le tutele anche al lavoro indipendente: al massimo, si può accettare la proposta di aiutare chi fa collaborazioni continuative per un solo committente. Sacconi ha 58 anni ed all’età di 29 era già deputato: non ha mai provato sulla sua pelle, insomma, il senso della precarietà, quel passare da un lavoro temporaneo all’altro, spesso senza rete, che i miei coetanei conoscono invece molto bene. L’ho sentito lontanissimo dai giovani: come può un ministro del Lavoro, parlando al Parlamento, dire che il problema della disoccupazione dei laureati si combatte convincendoli ad imparare lavori manuali? Da Sacconi – che è andato via subito dopo aver finito il suo comizio, senza neppure ascoltare le nostre repliche – ho sentito ripetere anche la teoria berlusconiana sui licenziamenti. Secondo il capo del governo, lo ricorderete, se lo Stato dà ai miei dipendenti un assegno di disoccupazione io sono portato a licenziarli per poi riassumerli in nero: in sostanza, l’assegno sarebbe un’istigazione a delinquere. Per lo stesso ragionamento, gli appartamenti senza grate alle finestre sarebbero un’istigazione al furto e le belle donne un’istigazione allo stupro (ma purtroppo questa Berlusconi l’ha detta davvero). C’è poi il problema della copertura finanziaria della nostra proposta, ma anche qui il Partito democratico non si è limitato – come invece sostiene il Centrodestra – ad un generico “recupero dell’evasione fiscale”: numeri alla mano, abbiamo dimostrato che con la tracciabilità dei pagamenti (che l’attuale governo ha stranamente rimosso) si recuperavano parecchie imposte e quindi basterebbe ripristinarla per avere 7 miliardi di euro a disposizione. Inoltre, abbiamo cercato di spiegare che si può agire anche sul fronte della spesa, risparmiando parecchio: basterebbe una centrale unica per gli acquisti nella pubblica amministrazione (l’abbiamo già proposta in Parlamento, ma non ci hanno voluto ascoltare) e soprattutto una riduzione dei costi non basata sui tagli lineari alla Tremonti (taglio un po’ di tutto, anche quello che è indispensabile o che potrebbe muovere l’economia), ma su scelte mirate (taglio, anche in abbondanza, quello su cui posso risparmiare). Demagogia, risponde il governo, e la questione è archiviata.

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7 risposte a “Senza rete

  1. in questo periodo, con la nuova direzione di Franceschini vedo un aumento notevole di dinamismo. Questo mi fa molto piacere. Che sia la persona giusta?

  2. Stefano Tappi

    Penso che il centro-destra stia facendo dei gravi errori che non possono passare inosservati! Partendo dalla negazione dell’election-day, arrivando alla negazione dell’assegno ai disoccupati passando dal decreto sicurezza. Sta compiendo un tragitto estremamente sbagliato! Forse è il caso di inserire qualche cartello stradale e qualche bussola in Parlamento per fargli trovare la retta via. Penso che alcuni ministri sarebbe il caso di mandarli per un annetto a fare la vita del lavoratore precario, sicuramente poi capirebbero cosa vuol dire esserlo! Come giovane sono molto preoccupato per il mio futuro e continuerò ad esserlo finchè ci sarà una certa classe politica ad occuparsi del NOSTRO FUTURO! Credo comunque che ci sia sempre la possibilità di inziare ad essere dei costruttori di una società diversa e soprattutto grazie a persone come lei questa speranza si mantiene viva in me. Possiamo veramente costruire quella città nuova intorno alla fontana antica come diceva Giorgio La Pira! SI PUO’ FARE

  3. in questi tempi mi piace l’attivismo che sta portando Franceschini. che sia la persona giusta che stiamo cercando da molto tempo?

  4. Caro Onorevole, lei sì che merita questo titolo, non quelli che non vogliono usare gli strumenti telematici e non si prendono cura dei disoccupati e di coloro che non hanno cibo per sopravvivere.
    Basta che una proposta sia presentata dalla sinistra e subito è bollata come demagogica. Speriamo che gli elettori siano più intelligenti e capiscano che il “regime” di Berlusconi non può durare in eterno…Guai a noi se Berlusconi arrivasse al Quirinale come spera”

  5. Non avendo potuto ascoltare con la dovuta attenzione il comizio… ehm, l’intervento di Sacconi, sono andata a leggermi lo stenografico. E sono rimasta senza parole.
    Sembra di ascoltare un piano anticrisi degli anni ’80, perfetto se il problema occupazionale fosse proteggere operai di grandi industrie automobilistiche, di acciaierie e di aziende petrolchimiche, ma assolutamente inutile per le esigenze di oggi. Viene da domandarsi se il Ministro abbia mai messo piede nel mondo reale o se almeno conosca qualcuno che viva con contratti a tempo determinato (oppure, chiamando le cose con il loro nome, se conosca un “precario”).

    Ci sono un paio di passaggi fra quelli accennati nel post che meritano davvero un commento e mi scuso se punto tutto su giovani, precari e lavoro femminile, ma su questi tre temi sono orgogliosamente faziosa.

    In apertura il Ministro ha detto che per quanto riguarda il mercato del lavoro, nel corso degli ultimi venti anni, “si deve obiettivamente rilevare come la struttura dei rapporti di lavoro sia rimasta sostanzialmente la stessa, prevale cioè largamente il contratto di lavoro a tempo indeterminato mentre i contratti a termine sono solo leggermente cresciuti”. A quanto pare anche venti anni fa c’erano centinaia di migliaia di giovani con contratti di collaborazione rinnovati di sei mesi in sei mesi…. e non se n’è accorto nessuno!
    A me, in realtà, piacerebbe sapere se il Governo si sia mai premurato di analizzare i dati dei contratti a termine andando un po’ oltre il numero totale ed, eventualmente, l’incremento rispetto all’anno precedente. Forse, se lo facesse, scoprirebbe che l’età media di chi ha un contratto di lavoro a tempo determinato sta crescendo fino ed oltre i ‘valori critici’, l’età per intenderci, in cui si suppone che il giovane abbia messo su famiglia e la debba mantenere. Niente a che vedere quindi con il neolaureato alla prima esperienza lavorativa o con il ragazzo che deve sperimentare diverse mansioni prima di trovare la più consona a lui.
    Volendo indagare, il Governo potrebbe anche scoprire che in alcuni settori il salto di qualità fra tempo determinato ed indeterminato non si compie praticamente mai e l’aspetto contrattuale rimane vincolato a progetti anche laddove il lavoro continuativo per diversi anni presso lo stesso ente o società richiederebbe l’assunzione a tempo indeterminato. Dove lavoro io, tanto per non andare troppo lontano, dopo anni di battaglie, sono stati finalmente assunti alcuni precari ‘storici’. Il più anziano in graduatoria aveva lavorato come co.co.co., co.co.pro o tempo determinato per un totale di 21 anni e mezzo. 21 anni e mezzo! Non ci dovrebbe volere così tanto per capire che in un certo posto di lavoro ti serve quella persona….
    A guardare i dati si potrebbe infine anche notare che l’utilizzo dei contratti a tempo determinato – o, meglio ancora, l’attività da libero professionista con partita IVA – sembra essere un ottimo modo per conciliare lavoro e maternità: quando c’è uno non c’è l’altro e viceversa.
    E, sempre a riguardo delle partite IVA a un solo committente, che per il Ministro possono essere ricondotte solo all’attività indipendente perché questo è quanto dice la legge, devo supporre che a lui non sia mai capitato – come a quasi tutti i miei amici – di sentirsi dire: “o ti apri la partita IVA o niente lavoro” anche per attività che avrebbero potuto essere tranquillamente regolate attraverso il lavoro subordinato.

    Il secondo passaggio che sfiora davvero l’assurdo è quello legato alla contrapposizione fra la tutela dei 50enni che rischiano di uscire dal mondo del lavoro per non rientrarvi più, e la tutela dei giovani il cui rischio occupazionale è, secondo il Ministro, legato a “competenze deboli” (o lauree deboli), frutto di percorsi formativi insufficienti o autoreferenziali e per i quali la crisi dovrebbe avere un effetto responsabilizzante, magari con la rinuncia ad un lavoro corrispondente alla propria formazione a favore di un lavoro manuale (anche di tipo stagionale).
    Ecco, io non so se il Ministro abbia intenzione di impiegarci tutti nei futuri cantieri del ponte di Messina oppure se pensa ad una occupazione meno qualificata, come ad esempio la raccolta dei pomodori, ma i miei amici laureati in archelogia hanno già optato per le miniere di sale e quelli laureati in chimica sono più adatti a fare la concimazione dei campi piuttosto che la raccolta.
    Forse è il caso di far presente al signor Ministro quanto segue:
    1. con contratti e termine di vario tipo sono impiegati giovani medici, laureati in economia o in giurisprudenza, statistici (sì, proprio quelli dell’ISTAT che forniscono al Ministro i dati che propone in Aula); tutte lauree ‘pesanti’ per le quali l’incremento di competenze suggerito non significa davvero nulla;
    2. le lauree sono un investimento – anche quelle ‘deboli’ – del singolo e della collettività che mantiene il sistema universitario e, prima di metterci una zappa in mano, il Ministro dovrebbe verificare se fosse possibile mantenere certe competenze nei posti di lavoro in cui si trovano (in fin dei conti, se sono lì, un motivo ci sarà…), né più né meno di quanto ha detto di voler fare per i lavoratori a tempo indeterminato. D’altra parte se l’idea è di cercare di mantenere in funzione ciò che c’è (magari a ritmo ridotto, come nell’esempio delle Ceramiche Iris di Sassuolo) in modo che possa ripartire più facilmente e rapidamente quando la crisi allenterà la presa, perché questo discorso dovrebbe valere solo per quelle mansioni inquadrate con contratti a tempo indeterminato?

    E tanto per non risparmiarci nulla, potrebbe per favore il Ministro evitare di raccontare favole come quella che si guarderà al curriculum del giovane che si è sacrificato accettando un lavoro manuale e lo si premierà? Aver fatto l’elettricista per due anni non sarà di grande aiuto all’aspirante giornalista, perché sappiamo tutti che la prima domanda di un colloquio è “che esperienza ha NEL SETTORE?”. Lo sappiamo tutti tranne il Ministro. Ah, già! Dimenticavo… lui a 29 anni era già sistemato.

  6. Carissimi, sono ingegnere elettronico 35enne di Palermo laureato nel novembre 2002 e, da aprile 2004 fino al gennaio 2009 ho lavorato facendo di tutto in un’azienda di informatica … e quando dico di tutto voglio dire : spalare il magazzino allagato di mer…, scaricare tir di monitor, pc e stampanti, salire al 3 o 4 piano plotter di 100 e passa kili senza ascensore, e tanto tanto tanto altro umile lavoro senza mai aver avuto la possibilità di mostrare le mie capacità ingegneristiche.
    Dopo 4 anni e mezzo di part time, straordinari non pagati, malattie non riconosciute, contratti a tempo det. al max di 6 mesi, con la “scusa” della crisi a gennaio 2009 non mi hanno rinnovato il contratto … salvo poi presentarsi all’ultimo giorno con un contratto a progetto bimestrale… sempre per spalare mer… comunque.
    Io non ho bisogno di imparare ad usare le mani, l’ho smepre fatto fin dai tempi dell’università. Io e gli altri miei coetanei abbiamo bisogno di aziende serie che tengano più ai suoi dipendenti che al profitto, che assumano gente motivata e capace e non solo quelle raccomendate. Aziende che investano nel personale e che non lo sfruttino per poi mandarli via quando non serve o quando si trova un’altro che costa meno. Ma tutto questo il ministro sicuramente lo sa già …
    Adesso mi ritrovo con una moglie, una bambina di due mesi e non ho un lavoro. Non voglio l’elemosina dallo stato. Io ho un titolo di studio, una dignità ed un orgoglio da buon siciliano che nessuno deve o dovrà calpestare, mai più!

  7. Girando la rete ho trovato la notizia che la Impenditrice e deputata del PD Maria Paola Merloni, ha appena chiuso uno stabilimento nei pressi di Torino per aprirne uno in Polonia, lasciando a casa 600 dipendenti.
    Apprezzo il suo lavoro, On. Sarubbi, ma purtroppo finchè all’interno di questo partito non ci saranno distinzioni serie con il PdL temo continui a perdere elettori.
    Va benissimo parlare di assistenza ai disoccupati, la trovo una cosa giusta sopratutto quando il dipendente perde il lavoro per cause non proprie, ma occorre qualcosa di più, come evitare che si sfrutti la crisi per nascondere atteggiamenti poco trasparenti, magari non sarà reato ma comunque non corretto. Ho fatto qualche mese di sospensione dal lavoro, per fortuna solo pochi mesi, sono dipendente di un’artigiano e la paura di rimanere a piedi è ancora tanta ma sono giovane e ho la fortuna di vivere con i miei e di non avere accumulato debiti. Prima di distribuire contributi occorre rendersi conto che questo è, purtroppo, un Paese di furbi e approfittare di una situzione a scapito di molti è ancora troppo facile. Ritengo opportuno prima dare una bella ripulita ai “Furbi” poi una volta che la giustizia sarà finalmente funzionante e uguale per tutti sono sicuro che argomenti come sicureza ed economia seguano a ruota.

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