Il Papa in Campidoglio


Sentendo la rassegna stampa di Radio radicale stamattina mi ero un po’ preoccupato. Parlando della visita di Benedetto XVI in Campidoglio, infatti, il conduttore aveva annunciato una grande protesta in atto, anzi due: una preparata da un esponente radicale, l’altra da un giovane veterocomunista. Mi vedevo già i titoli dei giornali: il Papa a braccetto con il sindaco di destra, contestato in piazza dalla sinistra (è vero che i radicali di sinistra non sono, ma comunque stanno nel gruppo parlamentare del Pd e quindi per l’opinione comune non c’è molta differenza). Mi immaginavo già l’articolo che avrei mandato a Stefano Menichini, il direttore di Europa, per prendere le distanze, e la lettera di chiarimenti che avrei chiesto ai nostri dirigenti, per sapere da che parte stiamo noi. Così, quando si è fatta l’ora di capire come stesse andando la faccenda, ho guardato le agenzie con la stessa angoscia di una mano di poker, spizzandole una ad una, nel timore che quella dopo ti rovini tutto. A parte uno striscione dei lavoratori di Carrefour appena licenziati, peraltro comprensibilissimo, in Campidoglio non c’era nulla. Nulla. Nemmeno tre garibaldini con la foto di Porta Pia. Eppure, il nulla aveva già fatto notizia: come tante altre volte, dalla stampa esce l’immagine di un’Italia molto più arrabbiata con la Chiesa di quanto in realtà sia. E di una Chiesa molto più spostata a destra di quanto in realtà sia. Penso al discorso di oggi del Papa, che ha sottolineato le radici cristiane di Roma in una maniera diversa da come la vulgata anticlericale le interpreta: non per piantare la bandierina sulla città (come la Chiesa faceva qualche secolo fa, mettendo le croci sugli obelischi), ma piuttosto per ricordare alla città stessa (“multietnica e multireligiosa”, ha ricordato Benedetto XVI: alzi la mano chi ci avrebbe scommesso un euro) il dovere dell’accoglienza, del dialogo, dell’integrazione. Penso anche al passaggio del Papa sulle famiglie colpite dalla crisi, all’appello perché anche le istituzioni si prendano cura dei poveri (e non lascino il compito alla Chiesa), alla spiegazione dei fatti di violenza come frutto di un disagio profondo che va combattuto e perfino al regalo che Benedetto XVI ha scelto per Alemanno: non la nota della Congregazione per la dottrina della fede sull’impegno politico dei cattolici, ma il compendio della dottrina sociale della Chiesa. Poi il Papa gira l’angolo e l’anticlericalismo rialza la testa: nelle agenzie di stampa riemergono finalmente i radicali (ma non ancora il giovane veterocomunista, le cui dichiarazioni attendo con ansia), per inneggiare polemicamente al Papa re e per precisare che ad accogliere Benedetto XVI c’erano solo pochi turisti incuriositi. Domani, ne sono certo, avranno spazio sui giornali e ricominceremo a litigare sulla laicità.

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2 risposte a “Il Papa in Campidoglio

  1. Mario Mozzi

    Ma quanto peso hanno questi radicali? qualche volta anche Andrea sembra risentirne un poco il fascino. Nei tempi passati ho sognato di andare in Parlamento per effettuare qualche contro digiuno (cioè un digiuno per motivi opposti) accanto al nostro amico Giacinto detto Marco Pannella. Perché qualcuno non lo fa? Sarebbe una testimonianza sui valori che dobbiamo portare avanti anche, qualche volta, con questi metodi. Cosa ne pensi?

  2. I radicali devono fare un busto a Veltroni che li ha portati in Parlamento. Rappresentano lo zero virgola eppure i media li esaltano (chissà perchè….). Un altro capolavoro del PD!

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