Di fame e di sete

A Novara c’è un pericoloso eversivo: porta il clergyman, si chiama don Dino Campiotti e dirige la Caritas diocesana. Per aiutare nelle spese alimentari le fasce più povere della popolazione, ha lanciato il progetto “carovita” con i fondi dell’8 per mille e con l’aiuto della Provincia, amministrata dal Pd: cattocomunismo puro, se non fosse per la partecipazione di una fondazione bancaria. Ma non è per questo che il sindaco si è arrabbiato: il primo cittadino, il leghista Massimo Giordano, non ha potuto fare a meno di notare che tra i più poveri ci sono parecchi stranieri, e così ha accusato pubblicamente la Caritas di “aiutare i clandestini”. “Avevo fame e mi avete dato da mangiare…”, ha risposto il povero don Dino, spiegando che si sta parlando di beni di prima necessità e che, comunque, nel versetto evangelico non c’è nessun riferimento al permesso di soggiorno. In un Paese normale, la polemica non sarebbe mai nata. In uno appena più civile del nostro, si sarebbe già conclusa. In Italia, invece, ha superato i confini locali ed ha coinvolto anche due parlamentari di Centrodestra: il deputato del Pdl Gaetano Nastri ed addirittura il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Cota, che in nome del buonsenso ha proposto alla Caritas di lasciar perdere gli immigrati irregolari per concentrarsi sui neodisoccupati novaresi. A quel punto sono intervenuti gli altri sacerdoti della diocesi, per difendere l’operato di don Dino: la politica – hanno detto – non può dare lezioni alla Caritas, visto che non è in grado di dare risposte concrete al fenomeno dell’immigrazione, e tantomeno può farlo il sindaco di Novara, visto che destina solo il 3 per cento del bilancio alle attività sociali, pur sostenendo di destinarne il 20. Il mio amico Francesco, che mi ha passato la notizia, commenta così: “La maschera è caduta. Qui non si tratta più di choc culturale, opportunità dell’accoglienza, dell’integrazione, etc… Qui si vanno a toccare i diritti fondamentali: mangiare, bere, riscaldarsi in inverno. E non è la prima volta: anni fa sentii un esponente leghista, in televisione, dire che sarebbe ora che qualche magistrato desse un’occhiata ai conti della Caritas”. Mi ritorna in mente la guerra di religione intorno al letto di Eluana Englaro, con Lega e Pdl iscritti in massa al partito della vita: in Italia, urlavano soltanto un mese fa, nessuno morirà mai di fame e di sete. Appunto.

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12 risposte a “Di fame e di sete

  1. Il Vangelo e la politica non vanno d’accordo , ma del resto la radicalità del Vangelo va d’accordo con ben pochi aspetti di questo nostro mondo. Non crede , onorevole?

  2. Riccardo Leandri

    Caro Andrea, questo tuo breve post mi ha fatto rendere conto di quanto mi manca un personaggio come Fabrizio De Andrè, che nel lontano ’73 cantava : “Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane/ ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame”. Forse Faber calcava un pò la mano. Ad ogni modo, non si può condannare l’operato della caritas e, al tempo stesso, lamentarsi del fatto che i clandestini delinquono e invocare le ronde. Un minimo di coerenza sarebbe auspicabile.

  3. “…anni fa sentii un esponente leghista, in televisione, dire che sarebbe ora che qualche magistrato desse un’occhiata ai conti della Caritas”.

    L’ha detto il 16 febbraio scorso anche il senatore della Lega Sandro Mazzatorta, durante la trasmissione L’infedele su LA 7, parlando di business dell’assistenza agli immigrati!

  4. Hai ragione Andrea, ma vedi, in Italia purtroppo la fede è oggetto di strumentalizzazione e di distorsione continua da parte della politica, sia di destra che di sinistra, come dimostra questo caso (un unico precetto: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare” utilizzato però arbitrariamente nei casi di Eluana e in questo). Due esempi, per entrambe le parti. Da destra domina spesso l’opportunismo, l’utilizzo elettorale di una parte della morale cattolica. Con le dovute eccezioni (ricordo per esempio le buone argomentazioni sul caso Eluana di Maurizio Lupi, che ho molto apprezzato) penso all’ultimo Gasparri, o anche allo stesso Berlusconi, a Giuliano Ferrara, a Oriana Fallaci. Domina quella che io chiamo una riduzione “culturale” della fede, la fede come abito da indossare a fini terreni, la fede come insieme di comportamenti esteriori, quasi meccanici, come eredità storica da conservare, anziché come “spirito” da trasmettere e da vivere ogni giorno. Andare in chiesa, uscire e voltarsi dall’altra parte per non vedere un uomo che ci chiede aiuto – come il levita del buon samaritano. Da sinistra domina invece spesso un anticlericalismo spropositato (basta leggere i commenti agli articoli di Repubblica o Corriere), una riduzione “sociale” del cristianesimo, come se questo fosse una Ong come un’altra, una secolarizzazione evidente (vogliamo quello che vuole il cristianesimo, ma senza Dio, solo con la nostra ragione, con la politica). Bellissima è poi la consueta parola: “ingerenza”, quando la Chiesa parla di temi etici (vita, ecc.), salvo poi correre dietro alle tonache su molti altri temi (un esempio per tutti, la recente posizione antigovernativa di Famiglia Cristiana). In quest’ultimo caso aspettavo con ansia l’“ingerenza” vaticana sulle bocche di esponenti della sinistra, ma stranamente qui si sono seccate le lingue. Mi ricordo Diliberto al tempo della guerra in Iraq: “no alla guerra (e io con lui), anche il Papa lo dice!”. Su altre cose però “anche il Papa lo dice!” era sostituito da “l’Italia è uno Stato laico”. Per questo parlo di strumentalizzazione. Anche qui eccezioni: ho sentito l’altra mattina l’onestà intellettuale di Bertinotti riconoscere come la Chiesa e la Caritas in Italia facciano socialmente quello che la Repubblica italiana non è in grado di fare. Andrea, ti seguo con interesse (faticosamente a csx), rimani sempre fedele a te stesso e alla tua coscienza, senza guardare in faccia nessuno. Fai come don Dino: dalla parte dell’uomo, di ogni uomo: italiano o immigrato non importa.

  5. Mario mozzi

    Caro Andrea, questo è un articolo nel quale mi ci trovo dentro completamente perché unisce le parole del Vangelo al quale cerchiamo di ispirarci sempre, con le situazioni terrene di quelli che sono “ancor più” nostri fratelli: gli ultimi. Mi dispiace che qualche post sostenga che politica e Vangelo sono inconciliabili. Personalmente nella mia azione sociale e politica ho sempre cercato di attuare i principi dettati dal Vangelo e si è sempre mostrato come una fonte di luce e di indicazioni concrete, tutt’altro che campate in aria. Le organizzazioni che si rivolgono al “sociale” non sono nate per caso, ma da tentativi mai perfetti di attuare parole e indicazioni del Vangelo stesso così come da esso sono sorti e sorgono ordini religiosi, movimenti e gruppi vari. Forse troppo affrettatamente tendiamo a scordarcelo

  6. diegonapoli

    …mentre intanto a montecitorio si pranza con 1,50 E…piccole contraddizioni…

  7. @ Daniele Ciampichetti e Mario Mozzi: è evidente che tra i limiti della politica e l’infinito del Vangelo qualche problemino si pone. Ma è qui che si gioca la responsabilità del cristiano. Il problema che ponevo è un altro: rifllettevo sull’uso che si può fare della religione cattolica, nella politica italiana, pur rivendicando la propria “anarchia morale”.
    @ Giovanni Vitali: le tue parole sono esattamente le mie. Spesso ho fatto questo discorso in pubblico, anche ai miei colleghi del Pd. Se hai tempo, vai nella sezione Riflessioni e leggi il mio intervento pubblicato dalla rivista Formiche.
    @ diegonapoli: non è vero che a Montecitorio si pranzi con un euro e mezzo, comunque – visto che mi provochi – domani ne parliamo in dettaglio su un post.

  8. Diego Bastoni

    Inaudita l’ipocrisia di certa gente… tutti ad ascoltare il Papa ed il Vangelo solo nelle parti che gli tornano comodo… e le altre… nenche entrano da un orecchio per uscire dall’altro, non entrano proprio!

    Bravissimi poi ad infamarci di essere noi gli ipocriti, quelli del club della morte… (basta ascoltare radio Maria, o meglio, radio rete 4)

    Grazie a Dio in Italia esiste la Caritas e tanta gente che si sbatte per un pò di DIGNITA’ UMANA!

  9. Caro Andrea, continuo a non capire perche’ non si possa affermare – come fa la Chiesa – che e’ doveroso soccorrere e sfamare sia i poveri – immigrati clandestini compresi – che i malati piu’ indifesi – come lo sono quelli in stato vegetativo. Mi dispiace vedere che fai ironia su questo, Beniamino Andreatta e’ stato assistito amorevolmente per 9 anni dai suoi familiari: e’ questo l’esempio da seguire e non i vari dottor morte alla Ignazio Marino. S.

  10. @ Salvatore: amore per i poveri e per la vita (in qualunque forma) sono le due gambe su cui il Vangelo cammina, non c’è dubbio. Ma come diceva Giovanni Vitali (leggiti il suo commento, qui sopra), schematizzando ma cogliendo nel segno, il Centrodestra prende del cristianesimo solo l’impatto culturale ed il Centrosinistra quello sociale. Né da una parte né dall’altra esiste – e forse è giusto così, ma credo che sia più una valutazione da lasciare agli storici – un partito che possa dirsi cristiano. Né lo è l’Udc, molto più composito di quanto appaia. Se ci mettessimo tutti l’anima in pace e delegassimo la testimonianza della fede alle persone, anziché alle forze politiche, non ci sarebbe bisogno di polemiche e neppure della mia ironia. Che non posso risparmiarmi, caro Salvatore, quando vedo che il sedicente partito della vita porterebbe i panini ad una ragazza non in grado di deglutire ma li toglierebbe a dei disperati che hanno l’unica colpa di essere nati altrove.

  11. salvatore izzo

    Mi dispiace, questa battuta sui panini e’ proprio orrenda… A parte che non e’ vero che Eluana non deglutiva, continuo a non capire perche’ insisti a polemizzare con Scienza e Vita e quanti volevano che la vita di Eluana fosse risparmiata. Il Pd afferma di voler rispettare la liberta’ di coscienza e mi sembra giusto che la Chiesa chieda a voi parlamentari cattolici della minoranza di appoggiare la difesa della vita anche se questo significa per una volta votare con la maggioranza.

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