Voglio un leader


Dopo la proclamazione ufficiale a segretario, ho mandato a Dario Franceschini un sms: “Siano molti coloro che vivono in pace con te, ma i tuoi consiglieri uno su mille (Siracide 6,6). Forza, Dario!”. La citazione biblica mi piaceva. Ero un po’ indeciso, invece, su quel “Forza, Dario!”, ma alla fine ho pensato che Berlusconi non può condizionarmi fino a questo punto. Il che sembra una banalità, ma al contrario è un progetto politico: dobbiamo smettere di definire la nostra identità in antitesi a quello che fa il presidente del Consiglio. A questo pensa già Di Pietro, che è arrivato alle elezioni con idee chiare su giustizia e sicurezza ma con pensieri vaghi su tutto il resto: ora ha capito la tattica ed aspetta che sia Berlusconi a schierarsi. Se Silvio dice bianco, lui dice nero. Se Silvio dice nero, lui dice bianco. Se Silvio dice grigio è un bel casino, ma per fortuna sua non capita mai. L’ultimo esempio è il testamento biologico: fino a poco fa Di Pietro era per la libertà di coscienza dei parlamentari, ora che Berlusconi ha sposato il ddl Calabrò lui è per il referendum abrogativo. Ma non volevo parlare di questo. Volevo parlare del Pd, che deve decidere la sua identità prima ancora che sia il Centrodestra a dettargliela. Alcune domande sono nell’aria da tempo (stiamo con la Cgil che va in piazza contro la crisi o con la Cisl che siede al tavolo delle trattative? con il Pse di Schulz o con il Pde di Bayrou? con Israele o con Hamas? con il Vaticano o con i radicali?) e probabilmente la risposta non è neppure semplice. Ma bisogna darla, e quando le due alternative non soddisfano si può anche dire “né con l’uno, né con l’altro”, indicando però subito una terza via. Qualcuno non si riconoscerà nella linea e probabilmente lascerà il progetto. Meglio, e lo dico anche se quel qualcuno dovessi essere io. Meglio, perché si sarà fatta chiarezza. Perché gli elettori sapranno che cosa c’è dentro il contenitore, finalmente, e decideranno se votarlo oppure no. Per ora, sembriamo un gruppo di amici che devono uscire il sabato sera: ne discutono a lungo, per tutto il pomeriggio, ma Tizio vuole la pizza e Caio preferisce il bowling, mentre Sempronio e Mevio sono d’accordo sul cinema, ma il film che piace al primo fa schifo al secondo e viceversa. Alla fine trovano un’intesa: vanno tutti insieme al Warner Village, dove ognuno fa quello che gli pare, e si ridanno appuntamento tre ore dopo alla macchina. Ognuno ha avuto quello che voleva, ma si può dire che siano usciti insieme? E si può dire, soprattutto, che siano un gruppo o sono solo quattro amici che hanno risparmiato sulla benzina? Questa è la domanda principale alla quale la segreteria Veltroni non ha dato una risposta compiuta, probabilmente per il desiderio genuino di non mettere a rischio il progetto del Pd. Diverse volte, incrociando Walter in Aula, lo avevo invitato ad esporsi di più. Anche a costo di tagliare fuori qualcuno. Dario ieri ha iniziato bene: la frecciata ai dirigenti (“Chi mi applaude oggi poi non venga a chiedermi un posto domani… ascolto tutti, ma decido io”) è stata il passaggio chiave della sua relazione. Sento qualcuno che auspica scelte collegiali, in nome della democrazia e del confronto; a mio parere, il problema attuale del Pd è proprio quello opposto: tanto che Veltroni, a forza di ingoiare rospi, ci ha rimesso anche in salute. Datemi pure del cretino, insomma, ma io voglio un leader, a costo che non mi piaccia.

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16 risposte a “Voglio un leader

  1. È giusta e sofferta come sempre la tua analisi. Non riesco però a mettere sullo stesso livello la scelta fra la Chiesa cattolica e il gruppo dei radicali.

  2. Più di un leader abbiamo bisogno di un progetto politico, che manca. Franceschini che deve fare? Vivere alla giornata? Per favore, non trasferiamo anche nella Politica (é rimasto solo l’involucro vuoto) la cultura televisiva corrente….

  3. Potevi porti questi interrogativi prima di accettare la candidatura…

  4. il tuo “voglio un leader” indica insofferenza e scarsa convinzione per la scelta di franceschini???

  5. “…Qualcuno non si riconoscerà nella linea e probabilmente lascerà il progetto. Meglio, e lo dico anche se quel qualcuno dovessi essere io.”

    Faccelo sapere per tempo, così ci organizziamo meglio per seguirti!!

  6. Quoto magociclo… ma non avanzo ipotesi sul seguirti.
    Comunque leadership e collegialità non sono necessariamente antitetiche, se si accetta che al leader spetta l’onere e la responsabilità della scelta, ma che questa deve essere formulata avendo ascoltato prima tutte le parti in causa (tutte, non solo la cerchia dei fedelissimi).
    A parte questo, ha ragione chi chiede di ricominciare a parlare dei fatidici “contenuti”; ne ha bisogno il PD per ripartire e ne abbiamo un gran bisogno anche noi.
    Buon lavoro.

  7. Caro Andrea, condivido in pieno l’analisi.Sei lucido e coraggioso. Ma la conseguenza che ne trai non mi sembra del tutto logica. Se sceglie i radicali vai via? Ma li ha gia’ scelti, non hai sentito il discorso su Eluana ‘morente’? Inoltre mi sembra un’utopia che Franceschini possa diventare un leader: il rito del giuramento ferrarese ha mostrato tutta la fragilita’ di questo personaggio. Auguri. S.

  8. Per una volta sono d’accordo con lei: prima le idee, il che significa scegliere!! Il “maanchismo” veltroniano è morto. E’ l’ora delle idee. E se veramente il PD vuole percorrere questa strada con ogni probabilità si andrà alla scissione. Forse è inevitabile.

  9. 1- primarie vere !
    2- fuori Dalema, Rutelli, Violante e tutti i loro leccapiedi
    3-chi ha la fedina penale che non è immacolata FUORI
    4-fate un bel programma e lo fate votare dalla base
    Allora e solo allora riprenderete un po di credibilità ; in mancanza di questo preferisco mille volte Di Pietro a voi

  10. Vogliamo discutere di quale mondo vogliamo? La politica é anche coscienza sociale, non solo delega a un personaggio, che alla fine, se va bene si osanna, se va male si sacrifica.

  11. La mancanza di un leader si fa sentire da alcuni anni ed il suo effetto negativo pesa molto su tutti perché in questo vuoto ci si lascia più facilmente incantare dal canto delle mille parole, mille promesse, raggirati purtroppo da mille imbrogli.

  12. @ Giuseppe: ho dato per scontata una sfumatura che forse non lo è. Di un personaggio alla Berlusconi faccio volentieri a meno nel Pd: di uno, cioè, che mette insieme persone diversissime solo in virtù del proprio carisma. Quando parlo di un leader, parlo di qualcuno capace di fare scelte e lasciato libero di farle. Qualcuno, per dirla in politichese, che detti la linea, anche se poi questa linea è necessariamente il frutto di una sintesi. Almeno per noi: Pdl, Lega e Idv non si pongono questo problema. Forse neppure l’Udc.

    @ Eugenio: nel Manifesto dei valori del Pd e nel programma elettorale mi ritrovo perfettamente. Non ci crederai, ma li avevo letti prima di accettare la candidatura. Se vuoi parlare seriamente, non credo sia troppo voler capire (come tanti altri miei colleghi, e se leggi qualche giornale non farai fatica a trovarli) da che parte stiamo di fronte alle scelte concrete.

    @ Salvatore e Mario Mozzi: in realtà, il bivio Vaticano-radicali è uno di quei casi in cui io sceglierei una terza via, quella del partito plurale. Ma che sia plurale davvero, meglio ancora se capace di stanare i laici (chiamiamoli così, anche se non mi piace) imboscati nel Pdl. In ogni caso, mi riferisco ad una serie di scelte, non ad una singola.

    @ Elisabetta e magogiclo: non vorrei andare da nessun’altra parte. Vorrei solo che fosse più chiaro da che parte tendiamo noi.

  13. Bravo Andrea, condivido. Io non sono ancora convinto di questo progetto, come non lo ero con Walter prima; pero’. rispondere agli interrogativi che tu ponevi, senz’altro mi aiutera’ a capire almeno con chi mi confronto. Per ora e’ soltanto un blob e, ogni blob e’ evidentemente acefalo…
    Quale e’ il pensiero, il progetto e la strada che il PD vuole seguire?
    Identita’ e radici…
    fate una carta di identita’… se possibile prima delle europee… cosi’ sappiamo se il PD e’ un partito da votare oppure no…
    Grazie!

  14. Assolutamente condivisibile.

  15. marco brigliadori

    Caro Andrea , non hai risposto a Paolo.
    A parte il punto 2 (tutti hanno il diritto a candidarsi, quindi fuori nessuno), mi pare che centri abbastanza bene la questione. Non vogliamo un leader solamente, lo vogliamo pulito, coraggioso (non lo dico a caso), moderno e soprattuto lo vogliamo scegliere fra tanti.
    Altrimenti temo che molti di noi finiranno per disertare le primarie (chissà poi se si faranno mai) e la deriva verso Di Pietro (e Casini) diventerà un’onda gigantesca.

    Marco

  16. Caro Andrea,

    poco fa ho postato un intervento in merito all’elezione di Dario Franceschini come nuovo leader del PD.

    Sono sempre stato di orientamento cattolico, sono cresciuto nell’Azione Cattolica. Ho sempre sostenuto una linea diametralmente opposta a quella di Berlusconi (e, qui, sono d’accordo con Di Pietro che dice “Voto contrario a qualsiasi cosa dica Berlusconi perché se lo propone lui è di sicuro una fregatura”). Ho sempre sostenuto la Margherita e ho affrontato con un certo mal di stomaco la nascita del PD (secondo me “né carne né pesce”, assolutamente poco adatto per un paese dalla lunga storia politica del nostro paese). Tuttavia, per spirito di collaborazione e per il fine ultimo (il preservare la nostra democrazia) sostengo e sosterrò il PD, il partito più vicino alle mie idee.

    Preambolo chiuso, passiamo al sodo.

    1. Nello statuto del PD si parla di un limite massimo di legislature per un parlamentare. Ora, nessuno me ne voglia, ma ci sono persone portate in Parlamento dal PD che nella loro vita non hanno mai fatto null’altro (o quasi) se non i parlamentari. Credo che un ricambio vero andrebbe portato a termine e risulterebbe in una crescita di popolarità.

    2. Sono d’accordo con Paolo: ci sono delle persone che macchiano l’immagine del PD. All’On. D’Alema, ad esempio, nel 1995 è stato prescritto il reato di finanziamento illecito per un reato del 1985. Non ci possiamo permettere di criticare i pluricondannati e pluriinquisiti (primo fra tutti Berlusconi) del Pdl se non puliamo prima le nostre file.

    3. Berlusconi sta mettendo in piedi una struttura di stato che non ha precedenti in nessun paese del mondo occidentale e civilizzato che possa essere definito “democratico”. Credo che la lotta strenua e continua contro questi soprusi sia l’unica maniera per poter evitare il peggio.
    Quindi non prestiamo il fianco alle strumentalizzazioni del Pdl, critichiamo tutto quello che c’è da criticare senza avere paura di essere definiti “giustizialisti” (una sentenza passata in giudicato è tale, per definizione) e senza timore di cadere nell'”antiberlusconismo”. Se non avremo accesso ai mass media o se questi saranno polarizzati solo in un senso potremo comunque urlare il nostro disappunto, scrivere su internet… ci sono molti modi per poter contrastare atti antidemocratici come quelli che stanno prendendo vita in questo periodo. Però, per carità, non scendiamo a patti con il Diavolo né demoralizziamoci dando tutto per scontato.

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