Quattro coperte per Silvio

Cercherò di non essere irrispettoso, ma lo devo dire. Perché mezza Italia, una settimana fa, era con Berlusconi e con la sua idea di un decreto-legge salva Eluana: chi ne metteva in dubbio la legittimità costituzionale era un Azzeccagarbugli, visto che “di fronte ad una vita da salvare, anche una sola, non c’è formalismo giuridico che tenga”. Ancora oggi, in quella mezza Italia, si pensa che il vero responsabile della morte di Eluana Englaro sia il capo dello Stato, soprassedendo sul fatto che il Parlamento aveva avuto anni per risolvere il problema e che – dalla stessa mozione del Pd sul testamento biologico – erano passati mesi senza che la questione rientrasse fra le urgenze. Un periodo, ci tengo a ricordarlo, nel quale la maggioranza ha anche avuto il tempo di approvare la disciplina dei giochi d’azzardo, che non mi pare facciano parte delle priorità del nostro Paese. Ma torniamo alla frase di cui sopra, condivisa anche da alcuni costituzionalisti: “di fronte ad una vita da salvare, anche una sola, non c’è formalismo giuridico che tenga”. Bene. Adesso, però, vi leggete con calma questo articolo pubblicato ieri dal Messaggero.

Ostia, 4 barboni morti in sei giorni
di Mara Azzarelli
ROMA (13 febbraio) – Quattro senzatetto sono stati trovati morti negli ultimi sei giorni a Ostia. La comunità di Sant’Egidio lancia l’allarme. «Servono più strutture per l’accoglienza e meno indifferenza», afferma Stefano Natali che rappresenta i volontari impegnati al fianco dei clochard del tredicesimo Municipio.
I quattro uomini, tre polacchi e un ungherese, un’età compresa fra i 40 e i 50 anni, vivevano sul litorale romano tra Ostia e Dragoncello. Fatale l’ultima ondata di freddo di questa settimana dopo una vita di stenti e malattie non curate. I loro corpi si trovano nella sala mortuaria dell’ospedale Grassi in attesa che sia proprio la comunità di Sant’Egidio con l’aiuto dell’Ama
(l’azienda municipalizzata che svuota i cassonetti, ndA) ad occuparsi dei loro funerali. Per i volontari che da anni li raggiungono nel cuore della pineta, fra le strade della città e sotto i ponti per portargli cibo, coperte e vestiti le vite di queste persone non possono essere archiviate con una cronaca che li racconta come anonimi senzatetto uccisi dal freddo.
Fra loro c’è Luigi Szabo Lijos, il medico ungherese come lo chiamavano tutti. Viveva sulla panchina della parrocchia San Nicola del Borghetto dei pescatori tra stracci e cianfrusaglie. Non ha sopportato il freddo ed è morto a causa di una polmonite. Per capire l’origine di quel suo soprannome bastava avere la curiosità di avvicinarsi e parlarci un po’. In un italiano corretto spiegava di essersi laureato nel paese d’origine, di essere arrivato in Italia per amore ma poi anche di essere rimasto solo. Di storie come quella del medico ungherese fra le strade delle città ce ne sono tante. «Persone – racconta Stefano Natali – a cui la vita per un motivo o per l’altro ha chiuso la porta in faccia e che non hanno trovato un’alternativa che non fosse la strada».
Gli altri tre clochard morti erano conosciuti come Andrzej Ofman, Marek e Tolek. I loro corpi sono stati trovati chi su un marciapiede e chi vicino alla pineta di Castelfusano. «Il freddo di questi giorni – ancora Natali – non gli ha dato scampo. C’è chi con queste temperature si ammala come Luigi e muore, ma anche chi beve per riscaldarsi peggiorando le condizioni di salute già precarie». Difficile fare un calcolo dei senzatetto che vivono sul litorale romano. Solo all’interno della pineta di Castelfusano ce ne sono centinaia. «Alcuni di loro vanno nelle strutture d’accoglienza del territorio che però non bastano per tutti. Per altri raggiungere i capannoni della Fiera di Roma è impossibile. C’è poi chi non vuole essere avvicinato per paura. La situazione peggiora quando si fanno gli sgomberi in pineta d’inverno. Quando perdono le baracche queste persone vivono sotto l’acqua e al freddo».
Domenica alle 11,30 nella parrocchia San Vincenzo De Paoli a Ostia la comunità di Sant’Egidio ha organizzato una messa in ricordo di Modesta Valenti (una senzatetto morta nel 1983 alla stazione Termini e diventata il simbolo dei diseredati della capitale) ma anche di tutti i senzatetto morti nel tredicesimo municipio negli ultimi anni. «Ci fa male dire – conclude Stefano Natali – che alcuni decessi potrebbero essere evitati con una mano tesa al momento giusto. In tanti casi i malori colgono queste persone per strada ma nessuno li soccorre».

Quattro clochard morti di freddo in 6 giorni nella sola Ostia, perché le strutture d’accoglienza non bastano per tutti. Quanti ce ne sono ancora nelle strade delle nostre città? Migliaia. Cosa dicono le previsioni del tempo?  Che le temperature scenderanno ancora. Quante probabilità ci sono che un senzatetto muoia di freddo, in Italia, nei prossimi 15 giorni? È praticamente certo. Se il governo facesse un decreto legge oggi stesso per dare a tutti un letto (nelle caserme in disuso, ad esempio, che sembrano invece destinate a diventare nuove carceri), una coperta e tre pasti caldi, qualcuno oserebbe dire che non c’è l’urgenza? Difficile. Qual è allora il problema? Il problema è che quel decreto, pur urgente, per il nostro premier (fresco paladino della vita) non sarebbe necessario, perché i giornali non se ne accorgerebbero e l’opinione pubblica neppure. Al presidente della Repubblica, ritenuto colpevole di aver fatto morire di sete Eluana, i miei amici del Movimento per la vita hanno inviato pochi giorni fa una cassa d’acqua. Ora mi aspetto almeno quattro coperte per Silvio, una per ogni senzatetto lasciato morire di freddo, ma temo che non basteranno.

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9 risposte a “Quattro coperte per Silvio

  1. Un giorno interpellai, in pubblico, un famoso prelato, che si occupa della “vita”, chiedendogli perchè la Chiesa, quando parla di “difesa della vita” si riferisce, gira e rigira, solo all’aborto e all’eutanasia, con tutti gli annessi.
    Mi rispose che è proprio così: siccome la difesa biblica è sempre per il più debole dei deboli, alla Chiesa appaiono tali l’embrione e il morente. Era d’accordo con me nel dire che, però, ci vorrebbe una difesa della vita integrale, che riguardi anche l’individuo adulto.

    Questo articolo mi pare che rientri in questo caso. Il barbone che muore di freddo, in fondo, non è così “ultimo” da meritare interesse, se non dai soliti “professionisti” di Sant’Egidio.
    Poichè queste morti non danno scandalo alla Chiesa, non lo danno nemmeno a chi intende compiacere la Chiesa in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
    Purtroppo si sta facendo passare l’idea che gli adulti siano liberi di autodeterminarsi e di difendersi da soli. Purtroppo questo discorso non vale solo per l’Andrea Sarubbi (scusa se ti “uso” come esempio), brillante giornalista e politico che riesce a galleggiare tra le tempeste della vita. Viene esteso arbitrariamente al precario, all’immigrato nel CPT, al barbone, alla donna che deve abortire perchè sennò perde il lavoro, alla mia amica che, a trent’anni, lo scorso mese ha guadagnato un netto di 400 euro.
    Sarebbe il caso che la Chiesa tornasse a interessarsi di queste situazioni. Vedresti che anche la politica la seguirebbe a ruota, almeno un po’.

  2. Mirko Prezioso

    PURTROPPO niente di nuovo. L’ipocrisia, la disonesta intellettuale, la crudeltà di chi governa è cosa che alcuni conoscono già (non so dirti quanti). Ciò non toglie che se anche questi parassiti che vivono nelle istituzioni ci stanno succhiando via anche la forza di indignarci, qualcuno come te che metta in evidenza le contraddizioni è indispensabile per coloro i quali non le vedono. Così almeno si rendono conto che se non le vedono è perchè non vogliono.
    Riguardo al movimento della vita che manda le casse di acqua alla Presidenza della Repubblica, mi limiterò a dire che oltre che di cattivo gusto, è un gesto da ignoranti.
    Mai come nella vicenda di Eluana (magari ho la memoria corta..) ho visto un vilipendio a tutte le più alte istituzioni che una Repubblica possa avere: la presidenza, il parlamento, la magistratura. Per non parlare dell’universali istituzioni del Rispetto e della Libertà. E’ stato come vedere un programma televisivo talmente brutto che vuoi cambiare canale per l’imbarazzo.
    Quanta miserabilità.

  3. Eraldo Ciangherotti

    Caro Andrea,

    a chiamata rispondo, ringraziandoti sempre per le riflessioni che dal tuo blog proponi.
    Anche noi, a Genova, abbiamo registrato con grande dolore, poche settimane fa, la morte di un clochard di fronte al Teatro Carlo Felice. E’ stato tirato in ballo il Sindaco di Genova, Marta Vincenzi del PD, allo stesso modo di come tu chiami in causa Silvio Berlusconi.
    Sono contento tu scriva che il Governo dovrebbe prestare attenzione ai più deboli e, tra questi, certo ci sono anche i clochard, che vivono in condizioni davvero sfavorevoli per la loro sopravvivenza. Fornire loro vitto e alloggio per ripararli dal freddo e dalle intemperie dovrebbe essere un segno di grande responsabilità sociale che le Istituzioni non sempre dimostrano.

    Più che il Governo mi sembra però debbano essere chiamati in causa i Comuni, nei quali “risiedono” i clochard. Ai Servizi sociali degli Enti locali infatti competere l’assistenza di queste persone che vivono in condizioni disagiate.

    Ognuno ha certo le sue responsabilità e per quanto riusciremo a farci sentire nel nostro piccolo, ti assicuro che proveremo anche ad impegnarci per loro.

    Il caso Eluana Englaro però non può essere messo sullo stesso piano dei clochard. Significherebbe voler cambiare l’evidenza dei fatti che sono stati sotto gli occhi di tutti.
    Nella vicenda della giovane di Lecco una sentenza della Cassazione di Milano autorizzava a far morire di fame e di sete una persona in coma, per la prima volta nella storia della nostra Repubblica. Il Presidente Giorgio Napolitano avrebbe potuto disporre, con la firma di un decreto legge, la ripresa della alimentazione e della idratazione di Eluana. Non è stato fatto. Rinnegare questo diniego o “giustificarlo” per Costituzione significa ignorare un potere che il Capo dello Stato avrebbe potuto esercitare. In coscienza non mi sento di arrivare a fingere che Napolitano non avrebbe potuto fare nulla.

    Anzi, prima si è provato a chiedere silenzio per contenere l’indignazione degli italiani, poi si è aggiunto che Eluana era un semplice vegetale. In Liguria un quotidiano titolava così le esequie di Eluana … un funerale durato 17 anni…
    Ora ti chiedo: come mai, se Eluana era già morta 17 anni fa, è stata usata la sedazione a base di morfina e benzodiazepine per impedire la memoria e la percezione del dolore?

    Come mai su Eluana Englaro il protocollo utilizzato ha favorito l’arresto cardiocircolatorio in 3 giorni e mezzo, quando sarebbero occorse almeno 2 settimane?

    Forse che il “team medico proEluana” sapeva che gli esami tossicologici della autopsia mai avrebbero potuto rivelare il reale dosaggio di tutte le molecole sedative utilizzate, che sappiamo se usate a più alte concentrazioni causano la depressione respiratoria con conseguente arresto cardiorespiratorio?

    Non lo sapremo mai, probabilmente ma ad oggi sappiamo con certezza che quella firma mancata ha coinciso con la morte di Eluana Englaro. Se chiamare le cose con il loro nome significa essere ignoranti, allora ditemi pure che lo sono.

  4. premesso che non credo nei decreti o nelle misure di governo prese sull’onda dell’emozione, si tratti di immigrazione, tifo violento e chi più ne ha più ne metta, mi intristisco da sola a pensare che nonostante la giovane età ( fatemi credere che a 26 anni sono ancora giovane, nonostante i primi capelli bianchi…) sto smettendo di sognare.
    Sarà anche per il fatto che questo premier non l’ho votato (strano eh??), ma pensare che si occupi dei clochard è proprio una bella illusione, così come degli immigrati (anche regolari) e degli ultimi in genere. Dirà che occuparci di loro, costa troppo….

  5. Tutto giusto, ma non deleghiamo sempre tutto lamentandoci poi di un uso strumentale del potere.
    Siamo proprio noi, io per esempio, che ometto di aiutare il prossimo mio, e che come prossimo di altri sono stato privato di soccorso.
    Solo poche sensibili ed impegnate persone fanno veramente in modo continuativo qualcosa di concreto per alleggerire pene e vita del prossimo.
    Forse l’eccesso di informazione ci rende aridi: sentendo parlare di milioni di bambini che muoiono di fame in africa o altrove, o peggio conducono vite senza infanzia, senza affetti, o subiscono cose peggiori della morte; leggendo ogni giorno di disgrazie di ogni specie, di povertà economiche e spirituali cui non possiamo porre rimedio, ci sentiamo impotenti e pian piano allontaniamo dalla nostra coscienza queste realtà.
    A questo punto ci vanno bene il nostro pane ed i nostri circenses per dimenticare.
    A mio modesto avviso siamo noi, assieme alle istituzioni, a trascurare il cristo che si nasconde nei poveri cristi, ed alcuni politici lo sanno benissimo e vanno per la loro strada perchè siamo complici di omissioni, e non possiamo a rigore lanciare la prima pietra.
    Non ho ricette, salvo quella ricominciare ad aiutare il prossimo, come dice testualmente il vangelo, prossimo vuol dire vicino, percepibile e raggiungibile da noi, con una maggiore attenzione, con continuità, come stile di vita.
    Se riusciremo a farlo noi, saranno costretti a farlo anche i nostri delegati, perchè a quel punto potremo cominciare a lanciare critiche pesanti come pietre.
    A te di informare meglio le persone di buona volontà, orientarle perchè i buoni impulsi non vengano frustrati da incapacità di organizzarsi, perchè da soli si può fare qualcosa ma quando l’impegno è troppo pesante bisogna poter dividerlo e condividerlo.
    E lasciamo che le cifre da versare su conti correnti caritatevoli siano l’ultima delle risorse, anche se importante.
    Bisogna proprio rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani, entrare in contatto, essere almeno la veronica.
    Ciao

  6. Scusa Andrea, solo un dettaglio i tutti i sondaggi più dell’80% degli italiani era dalla parte della Legge, del Diritto e quindi del padre di Eluana.

    No, perché il controllo dei canali televisivi tra Fede, Vespa e i tiggì Rai può aver favorito l’idea di un Italia divisa a metà, ma in realtà le prcentuali erano ben altre.

    Ieri al covegno di Radio Radicale “Verità e menzogne sull’eutanasia Della Vedova è stato molto chiaro sul fatto che all’interno della PDL c’è una corrente molto numerosa che non condivide affatto le posizioni ssunte dal governo rispetto la vicenda di Eluana. Ha parlato di moderazione del linguaggio, e attaccando perfino le parole di un monsignor non so chi…ha parlato di estrimisti, anzi di deriva estremista di un partito del 40% che non può essere un partito contro la chiesa ma sicuramente nessuno può pensare che la PDL un partito del 40% possa essere “il partito” della chiesa, pur nel rispetto dell’anima cattolica che vive nella PDL.

    Andrea…credo che bisognerebbe riconoscere che no nc’è un fifty-fifty nell’aspirazione dei cittadini italiani ad avere una legge che rispetti l’art. 32 della Costituzione con un riconoscimento della dichiarazione anticipata di volontà di trattamento e in quelli che invece vogiono imporre agli altri le proprie scelte terapeutiche.
    Ieri era poi, in una simpatica cena in cui brulicava una presenza di storici elettri di AN ho trovato ‘unanimità della rabbia contro le posizioni assunte (con insulti a Gasparri di ogni tipo!) e c’erano anche rappresentanti eletti di AN…
    La percentuale corretta è che più dell’80% degli italiani vorrebbe lo Stato e la Chiesa fuori dal proprio letto: letto di morte e letto di piacere.

    Quella trapeutica come quella sessuale è una scelta personale, i deputati e gli onorevoli dovrebbero occuparsi della cosa pubblica e gestirla.

    Ecco i barboni, gli extracomunitari, i poveri e gli emarginati per esempio sono una realtà i cui la Chiesa e lo Stato dovrebbe occuparsi in termini di politiche di benessere e di sostegno e interazione sociale .
    Hai fatto molto bene a ricordare che la politica di questo si dovrebbe occupare!

  7. Francesca.Erry

    Caro Andrea bottiglie d’acqua anche per te…

  8. @ Eraldo Ciangherotti: premetto che politicamente fa poca differenza mandare le coperte a Silvio o a Gianni Alemanno, visto che appartengono entrambi al partito- della-vita-contro-il-partito-della-morte (sì, sono polemico, ma puoi capirmi). Detto questo, comunque, io vorrei che le mandassi proprio a Silvio, perché il governo italiano è l’unico, insieme a quello greco e quello ungherese, a non avere adottato una strategia organica di lotta alla povertà. Da noi, solo lo 0,1% del Pil è destinato ai poveri, contro la media europea dello 0,9% (se poi guardiamo all’1,9% del Regno Unito c’è da vergognarci ancora di più). Quanto ai clochard, nello specifico, esiste una campagna che si chiama homelessness 2015, di cui ho anche parlato in un mio intervento in Aula, ma capisco che Eluana è Eluana. E sai benissimo, caro Eraldo, quale sia la mia posizione su idratazione ed alimentazione.

    @ Francesca.Erry: prima ti deludo, poi mi mandi le bottiglie d’acqua… e pensare che per il resto d’Italia sono un servo del Vaticano…

  9. Caro Andrea, non capisco proprio perche’ si debbano contrapporre i clochard di Ostia e l’uccisione per decreto di Eluana. Dobbiamo vergognarci dell’ingiustizia sociale subita dai clochard e di quella giudiziaria subita da Eluana. Sul Governo e sul Parlamento – ma anche su ciascuno di noi – incombe il dovere di proteggere la vita dei deboli, di tutti i deboli. E quindi il decreto per Eluana andava firmato cosi’ come si debbono varare provvedimenti per un’accoglienza dignitosa. Basta con la demagogia. S.

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