L’uomo della pace


Cerco di raccontare con normalità una cosa straordinaria – l’incontro di questa mattina con il Dalai Lama, insieme ad una ventina di parlamentari dell’intergruppo per il Tibet – e tutto sommato non mi è difficile, perché il nostro ospite non aveva proprio nulla di formale. Né nell’abbigliamento (prendetemi per scemo, ma mi hanno colpito le sue calze rosse di lana e le sue scarpe grosse marroni), né nella maniera di porsi: dal primo momento abbiamo respirato un clima davvero amichevole, più da colloquio che non da udienza, e personalmente ho avuto l’impressione che il Dalai Lama conti molto sulla nostra azione politica, al di là dei risultati che riusciremo ad ottenere. Il 10 di marzo saranno 50 anni esatti dall’occupazione cinese, e come intergruppo (siamo in 120 iscritti, di entrambi gli schieramenti, con una folta delegazione radicale) chiederemo al Parlamento di dedicare una specifica sessione alla questione tibetana. Avevamo già provato – io stesso lo avevo chiesto, in Commissione cultura, al sottosegretario per lo Sport – a chiedere il boicottaggio della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi, ma sapete tutti come è andata a finire: di fronte ai grandi interessi economici, purtroppo, non ci sono diritti umani che tengano. E la Cina continua ad approfittarne: questa visita lampo a Roma e Venezia, per ottenere due cittadinanze onorarie, è stata possibile ora perché Pechino aveva fatto annullare, grazie a pressioni politiche, un suo invito altrove. “Nemmeno il Vaticano – ha ricordato il Dalai Lama, rispondendo ad una mia domanda sullo stato del dialogo interreligioso con i cattolici – è esente dalle pressioni cinesi… ma spero di poter incontrare il Papa la prossima volta, tanto più che i rapporti con i vescovi sono ottimi”. È impossibile, d’altra parte, non andare d’accordo con un uomo che ha fatto della sua vita un esempio di dialogo e di lotta nonviolenta, mostrando al mondo il ruolo che la religione può avere nella costruzione della pace. Anche oggi che la rabbia cresce, e che le giovani generazioni tibetane non sono più rassegnate come i loro nonni, il Dalai Lama vede la rivoluzione come un rischio (molto concreto, ci ha detto, se nel giro di dieci anni la situazione non cambia) e non come un’opportunità, perché “it’s time to build harmony, friendship. They are our neighbours, we have to live together!”. Anche nella diaspora tibetana, ci ha confessato, cominciano a palesarsi i primi segni di insofferenza: ma dopo averne discusso ancora, in un incontro mondiale a novembre, le 600 delegazioni hanno votato a favore della linea attuale, quella nonviolenta. È chiaro, ed il Dalai Lama se ne rende conto, che questa situazione permette a Pechino di ignorare tutte le promesse fatte alla comunità internazionale, in sede di assegnazione dei Giochi olimpici: l’unico spiraglio, quello aperto nei colloqui di febbraio 2006, è stato immediatamente richiuso. “La Cina ha un atteggiamento childish, infantile”, ci ha detto stamattina il Dalai Lama, “e si rifiuta di affrontare la situazione in maniera realistica”. Poi, sopravvalutando clamorosamente i suoi interlocutori, ci ha guardato tutti negli occhi e ci ha chiesto di dargli un consiglio su cosa fare per risolvere il problema.

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10 risposte a “L’uomo della pace

  1. Salve, ho incontrato Sua Eccellenza il Dalai Lama diversi anni fa e concordo con le impressioni che lei ha descritto di avere: per niente formale,amichevole ed ha il potere di farti sentire a tuo agio in ogni situazione, veramente una persona semplice. Come del resto tutta la popolazione tibetana, ho conosciuto anche diversi monaci e praticato con loro, ma al di là del loro credo, non si sente affatto l’intenzione da parte loro di fare proselitismo tibetano. Speriamo che si riesca a fare qualcosa di importante per questa popolazione semplice e onesta, che un infinità di persone ama già da tanti anni. Cordialmente, Manuela

  2. Questa è la grandezza di un uomo che sa ascoltare, che ha l’umiltà di chiedere un consiglio a persone che non conosce. Se non ci fossero tutte le altre cose che hai descritto (impegno alla non violenza, volontà di pace,…) basterebbe questa semplice osservazione a farci comprendere la straordinarietà del Dalai Lama.
    E poiché i semi non cadono tutti sulle pietre e fra i rovi, chissà che l’incontro con il Dalai Lama non lasci qualche seme in qualcuno dei 120 parlamentari italiani presenti. Il cielo sa quanto bisogno avremmo di una classe politica che sappia ascoltare con animo aperto e disponibile prima di decidere.

  3. oggi sono andato al campidoglio a vedere tenzin gyatso al suo arrivo in campidoglio. sono stato molto contento che il comune gli abbia dato la cittadinanza.
    ho letto alcune sue cose e tutte le interviste che mi capitano sotto mano: ho molto rispetto per l’uomo e per quello che rappresenta.
    penso che sia tra le poche persone al mondo che realmente meritano di essere chiamate santità.

  4. In Cina il Buddhismo viene riconosciuto come istituzione religiosa. In Italia passano i decenni ma non viene mai ratificato l’accordo, raggiunto anni fa, tra lo Stato e l’Unione Buddhista Italiana.

    Ancora una volta l’Italia compie modestissimi gesti simbolici e nessun gesto concreto. Soprattutto ora dopo il rogo al gompa di Pomaia.

    Nel merito avevo anche scritto al responsabile dell’Intergruppo parlamentare per il Tibet (mi par di ricordare fosse un radicale). Ovviamente nessuna risposta.

    Evidentemente si tratta di un esercizio di quella paramita che viene chiamata kṣanti…

  5. Il Dalai Lama è una guida. E’ una guida per il suo popolo che da tanto tempo soffre, a seguito dell’invasione/persecuzione del regime cinese. Ma sempre più è una guida per tutti coloro che credono che si possa portare avanti una idea, una richiesta di giustizia in modo non violento. Io amo ascoltare il Dalai Lama e il tuo racconto, Andrea, mi fornisce motivi di ulteriore stima. C’è una delicatezza in quello che dice e nel modo con cui si offre agli altri, all’ascolto, al dialogo che molto spesso noi occidentali abbiamo dimenticato, soprattutto i nostri leader. E quando lui ha parlato di atteggiamento infantile della Cina ho capito: glielo abbiamo insegnato noi europei e americani quell’atteggiamento.
    Dobbiamo fare di più per il Tibet. I gesti simbolici sono sempre belli. Ma vanno bene se dal simbolico si passa al concreto.
    Ps: proprio ora in TV vedo Berlusconi… dopo il Dalai Lama, per favore, nooooooo!!!!

  6. Mario di Garda

    Andrea, ancora una volta grazie per la cronaca di questo incontro, semplice ma profonda come il personaggio che avete incontrato oggi. Anche il Tibet ed il Dalai Lama è nel nostro cuore

  7. dalle tue parole e visto lo spessore dell’ospite,mi sarebbe piaciuto partecipare a quest’incontro.spero per la prossima!

  8. @ tonii: oggi stesso parlerò con Matteo Mecacci e gli farò leggere il tuo commento a questo post. Sono sicuro, conoscendo la sua passione politica ed il suo impegno personale, che ti risponderà. Sì, è un radicale.

  9. Il cosiddetto “Uomo della Pace” si è espresso chiaramente a favore dell’eutanasia ATTIVA, rispondendo alle domande dei giornalisti.
    Chissà che ne pensa Sarubbi….

  10. @ TrePizi: che non c’entra niente con l’autonomia del Tibet, mi sembra. Che la nonviolenza del Dalai Lama sia un esempio anche per noi cristiani, visto che nella storia non la abbiamo sempre esercitata. Che la sua posizione sulle questioni di fine vita non è la mia, ma ciò non mi impedisce di apprezzarlo. Oppure, scelga Lei, che pur apprezzandolo non ne condivido la posizione sulle questioni di fine vita. Capisco l’ondata emotiva (dall’una e dall’altra parte) per la storia di Eluana, ma nei commenti a questo post non pensavo di trovarne traccia.

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