Il Pd, la sinistra e l’Europa

Comincio questa riflessione con l’aneddoto che ci ha raccontato ieri Veltroni, durante l’assemblea di gruppo sulle Europee. Qualche mese fa, va nel suo ufficio Mario Giordano, il segretario di Rifondazione Comunista, per discutere della nuova legge elettorale: “A noi – gli dice – va benissimo lo sbarramento al 4%, se è su questo che si trova un compromesso. Ma capisci che non posso dirlo pubblicamente”. Il solito partito di lotta e di governo, insomma, che però stavolta aveva fatto male i conti: Giordano non immaginava, ai tempi della riunione con Veltroni, che Rifondazione si sarebbe spaccata in due. Ora, con Vendola da una parte e Ferrero dall’altra, il 4% diventa molto più difficile… ed allora si scende in piazza, accusando il Pd di inciucio (uno dei commenti al mio post di ieri, con tanto di vaffa finale, fotografa bene il clima) e di furto della democrazia. A costo di apparire scortese, vorrei mettere subito una cosa in chiaro: se Vendola vuole il suo eurodeputato e Ferrero il suo, non può essere un problema del Partito democratico. Si mettano d’accordo, ricompongano la scissione, facciano una lista unica (le ultime voci dicono che, dopo il nostro voto di ieri, la riunificazione è un’ipotesi concreta), superino il 4% e si sfidino sulle preferenze. Punto. A giugno si parte da zero a zero, e l’8,5% preso dalla Bonino nel ’99 testimonia che nel voto per le Europee tutto è possibile. Accusarci di furto della democrazia e richiamare in ballo l’articolo 49 della Costituzione  (“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”) è, onestamente, grottesco: la democrazia, infatti, garantisce a tutti il diritto di partecipare, ma solo la possibilità (non il diritto!) di vincere. E qui arriviamo al punto chiave, di cui nessuno parla perché pare brutto, ma che è veramente il nodo del problema: che cosa vuol dire “garantire a tutti la possibilità di vincere”? Secondo i piccoli partiti, vuol dire essere messi nella condizione di fare una campagna elettorale alla pari con i grandi: di ricevere, cioè, finanziamenti pubblici indipendentemente dall’esito del voto. È una tesi condivisa, nel merito, anche dal nostro Pierluigi Bersani, che nella riunione di ieri ha detto testualmente: “Abbiamo messo l’asticella un po’ in alto, ma ora dobbiamo dare ai partiti piccoli una pedana per saltare”. Attualmente, per le Politiche, prende i finanziamenti chi supera l’1%, anche senza arrivare in Parlamento; per le Europee, il discorso è stato rinviato ad una prossima legge. Paolo Gentiloni proponeva ieri una soglia leggermente più alta (2%, mi è sembrato di capire, anche se non lo ha detto esplicitamente). I partiti piccoli, naturalmente, preferirebbero l’abolizione di qualsiasi soglia di accesso al finanziamento: soldi pubblici per tutti, insomma, in nome del principio democratico di cui sopra sul diritto di partecipazione. Tanto nel Centrodestra come nel Centrosinistra, non manca chi è d’accordo, e proverà a far passare questa misura: non ho ancora capito se per profonda convinzione democratica o per un malcelato senso di colpa verso gli ex amici (da Storace a Buontempo, da Mastella a Boselli, da Ferrero a Pecoraro Scanio) che ora rischiano di restare a casa. Per quanto mi riguarda, auguro con tutto il cuore alla sinistra (ma anche alla destra) di approfittare dello sbarramento per ricercare l’unità e sono fiducioso in un suo risultato superiore al 4%; quello che non sono disposto ad accettare (ed a legittimare con il mio voto) è che la corsa alle elezioni diventi un lavoro socialmente utile. Sono disoccupato? Faccio una mia lista personale, raccogliendo le firme, e mi candido: a quel punto, non devo neppure preoccuparmi dell’esito del voto, perché riceverò soldi pubblici in ogni caso. Rimborsi elettorali, penserete voi. Macché: il finanziamento è roba seria e garantisce il proseguimento dell’attività politica anche dopo il voto. Ecco perché, anziché cercare un accordo e confluire in una lista unica, i vari capi e capetti dei cespugli preferiscono sempre correre da soli. Vorrei capire, a questo punto, dove finisce il furto di democrazia e dove comincia quello di soldi pubblici.

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12 risposte a “Il Pd, la sinistra e l’Europa

  1. I piccoli partiti esistono grazie ai finanziamenti pubblici, questo è ovvio e per questo ho trovato lo sbarramento un buon segnale. Mi auguro che si continui anche sulla “soglia” per accedere al finanziamento (perchè il trucco è tutto qui…).

  2. Andrea Pietrini

    Anzichè fare sbarramenti a base di percentuali, (con o senza finanziamenti), e prima ancora di discutere di alleanze di scambio elettorali ( della serie mi accorpo a voi e vi garantisco il mio 2% su scala nazionale, in cambio di due seggi a strasburgo), una soluzione radicale sarebbe stata troppo semplice, o forse troppo radicale….

    Se nel parlamento UE ci sono 5-6partiti (PPE PSE ALDE eccetera), è in base a quelli che noi dovremmo basare le elezioni nazionali. Quindi , in Italia, si vota per le liste(appositamente preparate) degli esponenti che andranno al PSE , quelli che andranno all’ALDE, quelli alla GUE, al PPE, eccetera.

    Troppo rivoluzionario, o forse troppo banale, o forse ancora troppo in anticipo sui tempi.

    Ma in ogni caso, è possibile che si debba litigare addiritturaper decidere se iscriversi al PSE o all’ALDE o al PPE ?

    Chissà, arriveremo a dire; per intanto facciamo le elezioni, poi voi, una volta eletti, iscrivetevi dove vi pare, al gruppo che preferite.

  3. Caro Andrea, ti apprezzo da quando facevi Tv. Ho scoperto da poco che hai un blog e ti seguo, mi rimane incomprensibile però il fatto che tu non abbia inserito un tuo commento sulla vicenda di Eluana Englaro. Da cattolico ti sarai indignato come tutti noi immagino… Saluti Margherita Bruzzone

  4. Ma una volta stabilito lo sbarramento, uno dovrebbe anche dire (e quindi sapere) in Europa cosa va a fare….voi (del PD) manco sapete a quale gruppo vi iscriverete!! figurarsi poter dare le risposte che chiede Margherita…..a proposito: Eluana lasciatela morire in pace!

  5. @ Margherita e Paolo: di Eluana ho già parlato parecchie volte. Basta cercare la parola Eluana su questo blog per sapere come la penso… ma non aggiungerò più una parola, fino alla fine. E pregherei tutti voi di fare lo stesso, almeno qui.

    @ Andrea Pietrini: la tua proposta è molto saggia. Mi chiedo perché non ci abbia pensato nessuno prima, e non scherzo: indagherò e ti farò sapere.

    @ tutti: grazie per i commenti. Mi aiutano a capire meglio anche le cose che penso di sapere.

  6. Andrea, mi dispiace leggere le tue parole, c’è un momento per parlare e un momento per tacere. La vita di una donna sta per essere strappata e noi, come italiani e come cattolici abbiamo il dovere di gridare al mondo intero il nostro dissenso. Io posso farlo da semplice cittadina, avrei avuto piacere che un parlamentare , che mi rappresenta, avesse fatto lo stesso. Scusa la franchezza ma il tuo silenzio mi ricorda tanto quello di un tale che si lavò le mani… duemila anni fa. Senza offesa, ma chi deve parlare ha il dovere di farlo. Non possiamo difendere il diritto degli animali a non essere maltrattati e poi non esprimerci duramente e nel momento del bisogno contro chi vuole torturare un essere umano. Scusa, ma essere cattolico implica dei rischi e comprende certamente posizioni non popolari e contro il “partito”. Certa che capirai, mi auguro che tu possa cambiare idea. Ciò che fai oggi rimane scritto per sempre… ti saluto

  7. @ margherita: posizioni antipopolari e non in linea con il partito ne ho già prese pubblicamente (ripeto: leggiti il blog). Ma quando citi Qoelet 3 (“c’è un momento per parlare e un momento per tacere”), permettimi di vederla in maniera diversa: questo è, per me, un momento per tacere. E sono addolorato dalla trasformazione di quella clinica in un palcoscenico. Detto ciò, ti ricordo nuovamente che il tema del post è un altro: è solo una regola di netiquette, Ponzio Pilato non c’entra.

  8. Caro Andrea, non vi ho votato, pur essendo profondamente cattolico, per i vostri silenzi troppo frequenti nel precedente Governo. Silenzi che hanno avuto il gusto e il sapore di una indecedenza cosi´fastidiosa da risultare inaccettabili anche per chi non approva le scelte dell´attuale governo Berlusconi.
    Quando questa mattina ho letto che le tue colleghe di partito Barbara Pollastrini e Livia Turco hanno invocato il silenzio su Eluana, mi sono sentito preso in giro come italiano, come cittadino e come contribuente.
    Il clamore su Eluana lo hanno voluto in tutti questi anni il padre e tutta la “venerabile” cordata trasversale al seguito, tra cui diversi esponenti piolitici e aspiranti tali. Capezzone e Dalla Vedova hanno dimostrato in queste ultime ore quanti lupi travestiti da agnelli ci sono nel gregge di Berlusconi.
    Ora che si sta consumando la prima esecuzione capitale dopo la fine della seconda guerra mondiale, vorreste il silenzio…
    Ma davvero ci credete cosi´ stupidi? Andrea, al mattino, prendi di abitudine, mentre fai colazione al bar, di chiedere bene al cameriere che ti prepara il caffe´unópinione su tutto, anche su Eluana Englaro. Ti dira´, come e´capitato a me questa mattina, che non e´ disposto ad accettare per Eluana una morte per fame e per sete. Ti dira´magari che sarebbe meglio una iniezione letale, ma non un´ agonia di quasi venti giorni. Alle varie turco, pollastrini e coscioni che hanno perso una buona occasione poer fare loro silenzio, lasciamo condurre le battaglie per gli uccelli, per la caccia, per le posizioni ambientali , ma quando si tratta di vita umana e di tutela della dignita´della persona non confonderti nella coalizione annacquando i tuoi principi. Qui, si, esci fuori.
    Solo cosi´potro´decidermi a darti il voto, solo cosi´mi avrai dimostrato di essere un cattolico che testimonia senza riserve la sua fede. E che per nessuna ragione , neppure di poltrona, accetta di tacere di fronte al grido della vita.

  9. Una considerazione per Emanuele: occorrerebbe, a mio modestissimo avviso, anche indignarsi per l’ipocrisia della politica. Ti ricordo che Beppino Englaro è dalla metà degli anni ’90 che ha intrapreso la strada giudiziaria. E, da altrettanto tempo, il Parlamento ha discusso sul testamento biologico. Il mio timore è che i politici cattolici abbiano voluto ignorare il problema, comportandosi da ipocriti, preferendo non legiferare su un tema, in ossequio alle direttive della Chiesa.

    E ora? Ora se la prendono tutti con la magistratura, che per l’ennesima volta ha dovuto espletare un ruolo di supplenza, sostituendosi ad una politica incapace di decidere, timorosa, inerte. E improvvisamente, dopo il decreto del tribunale di Milano, tutti si sono “svegliati”, invocando al più presto l’immediata adozione di una legge in materia.

    Insomma, da che parte si sta? Certo che Eluana non deve morire, e personalmente non condivido la sentenza dei giudici di Milano… Ma la politica dov’è stata finora? Nel più completo silenzio, preferendo non legiferare su un argomento così sensibile, consapevolissima del rischio che la magistratura avrebbe potuto – e dovuto – colmare un vuoto legislativo in via interpretativa. Sono profondamente indignato dai conflitti di attribuzione, dai divieti di Formigoni, dalle minacce di sanzioni disciplinari del ministro Sacconi… E, dulcis in fundo, all’adozione di un decreto legge “ad pesonam” (o “ad Eluanam”), quasi si volesse ricucire in modo maldestro un vestito ormai squartato. Col rischio di complicare ancora di più le cose… E se percaso la famiglia Englaro farà ricorso alla Corte Costituzionale, ritenendo il decreto legge (che dovrebbe vietare l’interruzione dell’alimentazione ed idratazione artificiale) in contrasto con l’art. 32 Cost. che vieta i trattamenti sanitari obbligatori? Se la Corte accoglierà il ricorso, magari formulerà il principio della libertà di autodeterminazione, realizzando un precedente giurisprudenziale pesante come un macigno, che aprirà di fatto la strada all’eutanasia. Domanda: non era più semplice, nel corso di tutti questi anni, fare una legge in cui si stabiliva, all’ultimo articolo, che il consenso del paziente, in qualsiasi forma manifestato, prima dell’entrata in vigore della legge, non avrebbe avuto alcuna rilevanza giuridica?

    L’ipocrisia genera pasticci del genere… E ancora una volta non si è conciliato il duplice ruolo di cittadino e fedele che il cattolico riveste. Ed è troppo facile chiudersi in un no, ponendosi alla vetta di un fortino dogmatico, circondato da una società sempre più secolarizzata che, sondaggi alla mano, se si trovasse al posto del padre di Eluana interromperebbe la cura, è contraria alle interferenze della Chiesa nella politica, e vorrebbe una legge sul testamento biologico.

    E, proseguendo con le “controindicazioni”, ecco l’accusa di relativismo, di nichilismo, di cattocomunismo, le critiche ai cattolici democratici, la superbia da parte di alcuni di credersi veri “cattolici” rispetto agli altri… E l’immagine di una Chiesa che si aggrappa sempre più alle istituzioni, esercitando una pressione invincibile, mentre il resto del mondo ormai volta le spalle (ahimé) ad un sistema di valori che ancora oggi, mantiene intatta la sua autorevolezza di fronte al dilgare di una cultura, più o meno esplicita, della morte.

    Di fronte a tutto questo, allora preferisco tacere. Dite quello che volete, ma preferisco tacere.

  10. caro Manuel, ma che domanda!! la politica stava ad occuparsi della soglia di sbarramento al 4% o dei posti in Commissione RAI…..e come dice Sarubbi, non sei in tema con il post, un po’ di NETIQUETTE!

  11. Benissimo Andrea ti lascio la “netiquette” scusami ma ” scuoto le vesti ” e vado via… mi fa piacere aver avuto questo “scambio” breve di opinioni. Mi ha fatto capire da che parte stanno i cattolici e soprattutto chi votare la prossima volta.

  12. Credo si stia vivendo da tempo in Italia in una situazione di confusione e contrasti che ci porta ad un declino ineluttabile.
    Gli animi appassionati si esacerbano di fronte agli ostacoli insormontabili. Ci sentiamo costantemente sudditi e vittime di soprusi. E capisco la frustrazione anche di chi quotidianamente siede in Parlamento cercando di influenzare minimamente e positivamente questo stato di cose. Penso che l’unico modo per raddrizzare la situazione sia quello che ognuno di noi si impegni responsabilmente nei propri compiti, e solo quelli, rispettando anche le minime regole, tra cui far rientrare la netiquette, o retichetta che dir si voglia.
    Penso che solo con questo diffuso e costante impegno si possa sperare di costruire un mondo migliore.
    Forza e coraggio.
    PS sono convinto che l’Onorevole Andrea si impegni responsabilmente e quotidianamente nel suo compito.

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