Permesso di lavoro

Non potendo contare sui numeri, noi del Pd possiamo presentare due tipi di proposte di legge. Il primo comprende le pdl di testimonianza, che mettono nero su bianco i provvedimenti che avremmo adottato se fossimo stati al governo: una sorta di meraviglioso esercizio di stile destinato a rimanere negli archivi dell’Ufficio testi normativi, visto che in Aula non c’è trippa per gatti. La seconda categoria comprende invece le pdl “pratiche”, che risolvono un problema in maniera a-ideologica e che, pur non essendo un capolavoro di letteratura giuridica, hanno discrete possibilità di essere prese in considerazione (nonché votate) dalla maggioranza. A questo gruppo appartiene il progetto di legge che ho presentato stamattina – insieme a Gigi Bobba (primo firmatario) e ad altri parlamentari del Pd, più Savino Pezzotta (Udc) – sull’introduzione del permesso di soggiorno per ricerca di lavoro. Prima di mettere sotto contratto un operaio (o una colf), l’imprenditore (o la famiglia) avrebbe voglia di guardarlo in faccia, di conoscerlo; attualmente, invece, l’unico modo regolare per assumere uno straniero è farlo arrivare dal suo Paese, con un contratto già pronto, senza neppure sapere chi sia: tipo Alberto Sordi, emigrato in Australia, che si sposa con Claudia Cardinale per procura. Ma è una possibilità così improbabile che, nella pratica, si preferisce il piano B: negli ultimi anni, in genere, gli immigrati che hanno trovato lavoro da noi erano arrivati con un visto turistico (poi scaduto), erano passati per un periodo più o meno lungo di clandestinità e quindi sono stati regolarizzati con una sanatoria. La nostra proposta (firmata anche da Cesare Damiano, Franco Narducci, Marco Calgaro, Pierpaolo Baretta, Donato Mosella, Paola Binetti e Jean-Léonard Touadi) consente invece ad uno straniero extra-Ue di venire in Italia a cercare lavoro, per un periodo massimo di un anno: purché, prima di partire, dimostri di avere i mezzi per pagare l’alloggio, le eventuali spese di rimpatrio, il proprio sostentamento (in misura non inferiore all’importo dell’assegno sociale, per esempio) ed il contributo per l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale. Una specie di fondo di garanzia, insomma. “E dove trovano i soldi le persone disperate, in fuga dalla fame?”, ci ha chiesto una giornalista in conferenza stampa. Io le ho risposto che, normalmente, neppure uno sbarco su un gommone è a costo zero: un viaggio della speranza costa diverse migliaia di euro, soldi che finiscono nelle mani dei trafficanti e che condannano alla clandestinità; inoltre, come testimonia il vecchio sistema della sponsorship adottato decenni fa dal Canada, nella stragrande maggioranza dei casi saranno i parenti (o amici) dell’immigrato, già residenti in Italia, a versare per lui le somme richieste dal fondo di garanzia. Una volta arrivato qui, lo straniero ha fino ad un anno di tempo (dipende per quanti mesi è “coperto” dal Fondo: può deciderlo lui, in base alla disponibilità) per trovare lavoro; di farsi conoscere dalle famiglie, se è una giovane filippina che vuole fare la badante, o di girare per le imprese del nordest, se è un giovane nigeriano che vuole fare l’operaio. Non mi soffermo su altri dettagli del provvedimento – che è stato scritto con il contributo di giuristi ed esperti in materia di immigrazione, raccogliendo le sollecitazioni delle Acli – ma la filosofia è piuttosto chiara: fare uscire alla luce del sole situazioni destinate all’ombra perenne; normalizzare (se in Italia una parola del genere è ancora possibile) un fenomeno che continua ad essere affrontato come emergenza. Proveremo a far votare questa proposta come emendamento al decreto sicurezza, che arriverà tra poco alla Camera. Poi vi dirò.

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14 risposte a “Permesso di lavoro

  1. D’accordissimo. Ma l’emergenza al momento è l’IMPOSSIBILITA’ di avere un permesso di soggiorno per lavoro! Sa quanta gente trova lavoro (anche magari durante un periodo di turismo) e poi non può ottenere il permesso? L’emergenza in questo momento non è quindi far venire la gente a cercarsi un lavoro LEGALMENTE, ma dare un permesso a quanti il lavoro ce l’hanno già o l’hanno già trovato ma non possono accettarlo perchè senza permesso. Non si può sottostare alla regola delle quote flussi che danno risposta solo dopo un’anno dall’inoltro della domanda e regolarizzano solo le badanti! abbiamo bisogno di un’immigrazione per tutti i settori e più alta qualificazione (manager, laureati, persone con esperienza…) meglio è per il nostro paese! Il primo obiettivo vostro sarebbe quindi quello di eliminare il “decreto flussi”, spalmarlo sui vari mesi dell’anno, renderlo meritocratico, tagliare nettamente i tempi burocratici di attesa. Una o meglio tutte queste cose insieme!

  2. Capisco la buona volontà, ma vi ritrovo con tristezza al solito livello: meglio poco che niente. Inizierò a seguire la politica del Pd solo se e quando ritoverà la propria anima equa e solidale. Da moglie di un ex-candestino che ha aiutato centinaia di clandestini a trovare lavoro non mi accontento più. Con tutta la stima per Andrea che ho conosciuto diversi anni fa ed è come sembra: una bella persona.

  3. Aggiungerei che il permesso per “ricerca lavoro” della durata di un’anno mi sembra un’assurdità. Periodo troppo lungo. Basterebbe eliminare il blocco per il passaggio da “turista” a “lavoratore” di modo da poter regolarizzare quelli che arrivano come turisti ed entro i 3 mesi trovano un datore di lavoro pronto ad assumerli. Però, come detto, il problema dell’immigrazione in Italia in questo momento non è questo!

  4. mi sembra già un gran passo avanti. tuttavia come faceva notare Giovanni non si risolve la situazione di coloro che sono già in Italia, che hanno già fatto regolari richieste e che pur avendo tutti i requisiti sono costretti alla “clandestinità” dalla burocrazia più che paradossale.

  5. Nel post abbiamo inserito un link al testo del progetto di legge che risponde in parte ad alcune delle critiche giustamente avanzate nei commenti.

  6. Proposta semplicemente ottima!

  7. BENE! La proposta di legge affronta uno dei problemi dell’immigrazione con un approccio non ideologico che potrebbe dare una risposta concreta al problema dello sfruttamento da parte dei poteri criminali di coloro che fuggono disperati dal proprio paese. E’ vero che è la stessa legge Bossi Fini a favorire una condizione di clandestinità per i motivi che giustamente ricorda Giovanni e che la proposta non è l’unico rimedio. Occorrebbe riformare la legge Bossi Fini e il decreto flussi, ma che vediamo in quale direzione razzista sta procedendo la nostra legislazione su spinta leghista!!! quindi, in attesa di una riforma complessiva (difficilissima), ben vengano proposte queste!

  8. A prima vista mi sembra una proposta ragionevole, a patto che non siano concessi ingressi indiscriminatamente, ma in numero rapportabile all’incirca alle previsioni di impiego.

  9. già ma nell’anno di ricerca andandosene in giro per l’Italia (chi più chi meno a zonzo, con seria o meno intenzione di lavurà) poi come si fa a controllare che a uno gli scade il permesso ?
    Vi ha mai fermato la polizia chiedendoVi la certificazione di essere “italiani” e quindi non bisognosi di avere un permesso di soggiorno o altro ?? Nessuno lo chiede ad un tizio che va per strada … chiederlo solo perchè ha la pelle scura o veste esotico è razzismo. Ergo non si chiede più. e la gente dopo un anno scaduto il tempo utile …. beh !! Chi controlla ? e come ?

  10. Sono straniera e ovunque vado per qualunque cosa faccio mi chiedono il permesso di soggiorno (che non ho perche sono europea) e sono stata fermata parecchie volte dalla polizia per il controllo di documenti .. comunque io avrei un’altra proposta… che ne dite di far aver il rinnovo di permesso di soggiorno a chi lo sta aspettando gia da 2 anni (se non di piu) e ha un lavoro ma senza quel documento non puo affittare casa, accedere a servizi sanitari ecc.. ne lasciare Italia a raggiungere i propri familiare? Oppure fare chiarezza una volta per tutti su i cittadini Europee. Sono cittadina europea che vive in Italia da 13 anni, secondo il ministero degli interni non ho bisogno di una permesso di soggiorno … Ma non posso prendere residenza a Roma (anche dopo 13 anni), ne avviare un contratto di affitto registrato, ne accedere a tanti altri servizi, perche secondo il Commune di Roma devo essere residente, e sempre secondo il Commune devo avere un permesso di soggiorno, prima di chiedere la residenza. Per il fisco esisto ma sembra solo per loro, ripetto, dopo 13 anni…. ho un lavoro ma non posso avere un permesso di soggiorno… credo che il metodo soggiorno non funziona prima di allargarlo dovresti far si che funzioni!!!

  11. Emer, controlla bene con gli avvocati, perchè il Comune non può negarti la residenza se sei in attesa di rinnovo! Oltretutto puoi mandare una diffida alla questura perchè ti consegnino al più presto il documento.

  12. Ho letto alcuni aspetti della proposta che è molto interessante. Il problema è che per realizzarsi ha bisogno di strutture, non neccessariamente pubbliche, di supporto allo straniero che arriva (tipo: alloggio, cerca lavoro, corso di lingua ecc.). Spero ci sia “trippa per gatii” per poter decidere anche su queste

  13. Sono completamente daccordo!! Io personalmente avendo bisogno di una collaboratrice domestica ed avendola conosciuta durante una sua visita presso una sua parente regolarmente residente in Italia, avndo solo un visto per turismo non l’ho potuta assumere. Devo ammettere che è stata più onesta di me in quanto io lìavrei assunta anche in mancanza di documenti, ma lei non ne ha voluto sapere ed è rietrata regolarmente al suo Paese in attesa che io possa ssumerla. Come ben sa questo anno il decret flussi non è stato attuato e per me se andasse in porto la vostra iniziativa avrei risolto il mio problema. Grazie e buon lavoro

  14. una possibile soluzione sarebbe dare la possibilità di far uscire dalla clandestinità chi è già qui in italia.
    tanti datori di lavoro sono disponibili ad assumere regolarmente ma non possono…
    …e basta con la farsa di rimandare uno straniero a casa per ritirare ul visto e poi rientrare!

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