La memoria a gamba tesa

La giornata trascorsa ad Auschwitz e Birkenau, per una puntata di “A sua immagine” sul silenzio di Dio, è stata una di quelle che ricorderò anche in punto di morte. L’odore, la luce, il nulla. Le scarpe, le valigie, i capelli, gli occhiali, i binari. Il filo spinato. L’interno dei capannoni. Mi ricordo ogni particolare, io che non mi ricordo neppure cosa ho mangiato oggi a pranzo. E sono contento che, il 27 gennaio, si chieda a tutti di ricordare, per non sbagliare ancora. Vorrei, però, che fosse una memoria pulita, profonda, gratuita, dolorosa. Non strumentale, come mi pare di annusare dalle dichiarazioni di alcuni miei colleghi parlamentari nelle ultime ore. Il senatore Lucio Malan (Pdl), ad esempio, che stamattina ha utilizzato il dramma della Shoah per un’entrata a gamba tesa sul conflitto in Medio Oriente:

LUCIO MALAN. (…) Gli ebrei nell’Europa degli anni ’30 – ma anche oggi – venivano accusati perché facevano esattamente ciò che facevano tutti: cercare di migliorare la propria situazione economica praticando le attività che era loro possibile. Poiché per secoli era stato loro proibito di coltivare la terra, erano particolarmente attivi in quello che noi oggi chiamiamo terziario, attività che proprio in quel periodo si rivelò la più redditizia. Di qui l’invidia, il risentimento, l’odio, poi i pogrom e la Shoah. Oggi Israele fa ciò che fa qualunque Stato: si difende da chi lo attacca. Fin dal giorno in cui fu fondato, è stato oggetto di ripetuti attacchi. Eppure a Israele si chiede di non difendersi, si chiede di non reagire, si chiede non di non commettere gli errori – cosa giusta – che inevitabilmente nelle guerre accadono, ma sostanzialmente di rinunciare, di lasciar stare, di non reagire. Allora, mai più applicare agli ebrei o al loro Stato un metro diverso da quello che si applica a tutti. Signora Presidente, colleghi, oggi rispetto ad allora molto è cambiato: sono cambiate le divise di chi diffonde l’odio, sono cambiati gli slogan, sono cambiate le menzogne, sono cambiate le ragioni per cui si attaccano gli ebrei.

Ecco, io non credo che ricordare le sofferenze del popolo ebraico voglia dire attaccare i palestinesi, paragonandoli ai nazisti. Né lo è mettersi a valutare una faccenda interna alla Chiesa – come la revoca di una scomunica, condivisibile o meno che sia – con la categoria dell’antisemitismo. Detto questo, ricordiamo pure. In silenzio, però.

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Una risposta a “La memoria a gamba tesa

  1. non ho capito il senso di questa frase:

    “Ecco, io non credo che ricordare le sofferenze del popolo ebraico voglia dire attaccare i palestinesi, paragonandoli ai nazisti.”

    anzi, in genere sono certi antisionisti nostrani (nel profondo antisemiti) che paragonano Israele allo stato nazista

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