Teofurb

Mentre aggiorno il blog dai computer in galleria dei presidenti, sul divanetto accanto a me è seduta una deputata del Pdl. Parla con una suora, credo, e conclude la discussione dicendo, a voce alta: “E comunque è chiaro che il Santo Padre preferisca noi a quei…”. La parola mancante credo sia “comunisti”, ma non è questo il punto. Il punto è che il Centrodestra – essendo ormai appurato che senza il voto cattolico nessuno in Italia ha mai vinto le elezioni – continua a provarci in maniera becera: con telefonate come questa, appunto, o con atti parlamentari come la risoluzione che è stata appena discussa in Commissione Cultura. Primo firmatario è Fabio Garagnani (ex Forza Italia), che proprio pochi giorni fa ha aggiunto al suo curriculum una preziosa chicca: l’esposto ai danni dell’organizzatore del corteo filopalestinese di Bologna (3 gennaio) perché al termine della marcia si era fatta l’ora della preghiera ed i partecipanti si fermarono ad invocare Allah in piazza Maggiore. Il pericolo incombe, spiega Garagnani in questa risoluzione, richiamando una “tradizione cristiana” che in Italia è minacciata da più parti: dagli extracomunitari (a cominciare dai filippini e dai latinoamericani, più cattolici di noi), dal fondamentalismo islamico (che in Italia, come tutti sappiamo, arruola kamikaze nei tornei di calciotto), nonché – questa è fantastica – dall’allargamento ad est dell’Unione europea (prima o poi bisognerebbe dire a Garagnani che i rumeni sono cristiani ortodossi, ma poi dovremmo spiegargli pure lo scisma d’Oriente e sarebbe un lavoraccio). Fatta questa premessa, la risoluzione mette insieme un po’ di espressioni care al Papa (da “relativismo culturale” a “nichilismo etico”) e le nobilita con una citazione di Magdi Allam, “secondo il quale non deve essere consentito di vivere in Italia a chi (…) non aderisce alla comune identità nazionale italiana che si ricollega prevalentemente alla tradizione giudaico-cristiana”. Infine, il dispositivo: il testo approvato in Commissione Cultura “impegna il Governo a far sì che nell’ambito dell’autonomia scolastica, e fatta salva la libertà di insegnamento dei docenti, sia reso esplicitamente obbligatorio nelle indicazioni nazionali il preciso riferimento alla nostra tradizione culturale e spirituale che si riconnette esplicitamente al Cristianesimo”. Pensate quello che volete, ma politicamente questa è una furbata, perché una risoluzione del genere (oltre ad ingraziarsi una parte della Chiesa) mette i cattolici di Centrosinistra con le spalle al muro: eppure, grazie alla finezza intellettuale di Giovanni Bachelet, siamo riusciti ad uscirne piuttosto bene. Giovanni è partito dal discorso d’insediamento di Barack Obama (“Il nostro retaggio a patchwork è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra”) per ricordare che, negli Usa, l’identità dei padroni di casa non viene imposta a manganellate, ma si applica un modello “basato su conoscenza reciproca, valorizzazione di tutte le tradizioni pacifiche e solidali, religiose o culturali, all’interno di un unico patriottismo costituzionale”. Poi ricorda l’articolo 3 della nostra Costituzione (la “pari dignità sociale” dei cittadini senza distinzioni di religione, per esempio) e cita vari passaggi di Giovanni Paolo II: tra questi, anche una parte del messaggio per la Giornata mondiale per la pace 1990, in cui Wojtyla definisce “assai delicate” le situazioni in cui “una norma specificamente religiosa diventa, o tende a diventare, legge dello Stato, senza che si tenga in debito conto la distinzione tra le competenze della religione e quelle della società politica. Identificare la legge religiosa con quella civile può effettivamente soffocare la libertà religiosa e, persino, limitare o negare altri inalienabili diritti umani”. Ma la parte più divertente è la conclusione, in cui è Giovanni Bachelet a mettere il Centrodestra con le spalle al muro: “Vogliamo, per questo, dire che la Chiesa dà ragione a noi che voteremo senza esitazione contro questa risoluzione? No, siamo un partito laico e rispettoso dell’avvertimento secondo il quale ‘a nessuno è lecito rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l’autorità della Chiesa’ (n. 43 Gaudium et Spes). Abbiamo solo segnalato gli argomenti forti, civili e religiosi, per i quali voteremo contro questa risoluzione, a nostro avviso incostituzionale almeno nello spirito, dannosa e controproducente rispetto al fine dichiarato dell’integrazione; e abbiamo sottolineato che i teocon, come chiunque altro, hanno tutto il diritto di trarre dal loro atteggiamento verso la religione l’orientamento politico che credono e di operare secondo i loro princípi e interessi. Ma né essi –né chi la pensa all’opposto– possono pretendere di tirare l’Altissimo dalla loro parte“. Le righe in corsivo sono di padre Giandomenico Mucci, gesuita, che le ha scritte nell’ultimo numero di Civiltà Cattolica: le bozze della rivista, lo ricordo per i non addetti ai lavori, vengono controllate e corrette ogni mese dalla Segreteria di Stato vaticana. Amen.

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13 risposte a “Teofurb

  1. Rosario Amico Roxas

    Deliro di un neo-cattolico: Magdi l’apostata.

    La esauriente argomentazione dell’on Sarubbi non necessita di ulteriori precisazioni. Ma per migliore conoscenza dei fatti, suggerirei la lettura integrale della lettera che Magdi l’apostata ha indirizzato al pontefice; lettere nella quale gronda il più feroce razzismo, tipico di chi rinnega le proprie origini e le odia credendo di meglio integrarsi nella nuova e più opulenta realtà.
    Una sola breve considerazione: credo proprio che la deputata del PdL abbia ragione nel sostenere che questo pontefice privilegi l’opulenza del capitalismo liberista, ma quanti cattolici credono in questo pontefice come guida spirituale del mondo cattolico ?
    La fede non necessita di dottrina ma di testimonianze e di testimonianze cristiane questo pontefice, ancora, non ne ha promosse.
    La lettera di Magdi l’apostata è pubblicata al seguente indirizzo http://www.wikio.it/article/85592391; il fatto stesso che il Vaticano non abbia preso le distanze dalla serie di vergognose menzogne che contiene, spiega dettagliatamente le carenze che menomano il trono di Pietro.
    Solo la lettura integrale di tale lettera può documentare la perseveranza nell’errore di un tale personaggio che non si stanca di fomentare odio, razzismo, utilizzando i mezzi più falsi.
    Nella sostanza questo personaggio assurto agli onori della cronaca, sulla quale si pregia vivere brillantemente, con auto, autista e pseudo protezione a carico dei contribuenti, giornalista per auto affermazione,, teme seriamente che il cristianesimo possa essere soppiantato dalla religione islamica, e allo stesso tempo è persuaso che il cristianesimo sia l’unica vera religione.
    E non si rende conto né della contraddizione né della sua poca fede.
    Un cristiano, pur essendo tenuto a testimoniare la propria fede, non può essere seriamente preoccupato che il cristianesimo possa sparire, giacché il fallimento di questa grande religione per opera, ad esempio, dei terribili aggressivi crudelissimi islamici, significherebbe il fallimento del suo fondatore. Ma può mai fallire il Figlio di Dio? Concludo con una breve citazione per i lettori che Allam non potrebbe capire, né questo Vaticano di Ratzinger è più disponibile e fare proprio: “Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il creatore, e tra questi in particolare i musulmani” (Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, 16).

  2. Che gioia aver letto l’intervento di Andrea e anche di Rosario!

    E ahimé devo dare anche un po’ di ragione a Rosario… Papa Ratzinger è sicuramente diverso da Woytila. Secondo voi, avrebbe mai pronunciato quello che l’on. Bachelet ha citato in Commissione cultura?

    Ahimé i cattolici di centro-destra peccano di superbia…e tanta!!! E quale potrebbe essere il rischio più grande? Quello di creare, in futuro, una società multiculturale, ma ghettizzata. Il principio di reciprocità è sacrosanto, e anche i cattolici devono pretenderlo da chi professa una diversa fede religiosa. Eppure nel centro-destra mi pare sussista una “velata” intolleranza, una sorta di “psicosi” che dopo l’11 settembre 2001 li porta ad avversare l’Islam come acerrimo nemico. E a mio modesto avviso ciò si è visto anche con riguardo al conflitto medio-orientale. Criticatemi pure, ma io sono d’accordo con quello che ha detto D’Alema: in questo Paese si è esclusivamente ed aprioristicamente a favore di Israele. Ma ad esempio, si dimentica che proprio Israele non ha ottimi rapporti diplomatici col Vaticano, in quanto la Santa Sede, dimostrando completa “equidistanza” in ordine al conflitto, ha spesso criticato anche le scelte del governo palestinese. Forse questo atteggiamento del centro-destra è dovuto da due fattori: 1) L’appoggio degli USA ad Israele; 2) Il considerare Israele un ultimo, imprescindibile baluardo dell’Occidente in Medio Oriente, da difendere ad ogni costo contro l’avanzata mussulmana. Certo, un movimento come Hamas che nel suo Statuto nega l’esistenza di Israele è da condannare ad ogni costo, ma questo atteggiamento ideologico e “a prescindere” è inaccettabile!!

    E in Italia? Beh, condivido in parte le critiche di Rosario al Pontefice. In effetti, sicuramente sostiene il centro-destra in Italia… Eppure alcuni atteggiamenti della gerarchia sono sconcertanti. Ricordo Camillo Ruini, ad esempio, quando ricordò Oriana Fallaci per il suo grande contributo al dibattito culturale. Ma scusate: non fomentava dell’odio, parlando di una lenta e graduale “islamizzazione” dell’Europa “cristiana”? E la preghiera in Duomo? “Il foglio” ha parlato di “prove tecniche di dominio islamico in Italia”. E il povero Tettamanzi si è fatto dare del cattocomunista dall’illustrissimo Calderoli…

    E già la Lega. Eppure, è un partito che sa rappresentare perfettamente gli “istinti” della gente comune… Che degli immigrati ne farebbe volentieri a meno! Ma siamo davvero un paese così cattolico? Animato da una “carità cristiana”? Un paese in cui l’on. Maurizio Lupi, scomoda il concetto di “bene comune” per il Lodo Alfano???????????!!!!????

    Eppure mi domando…ma questo atteggiamento intransigente del centro-destra sui temi etici è davvero utile? Forse Andrea non sarai d’accordo con me…ma io già prevedo perfettamente come finirà la legge sul testamento biologico…inapplicabile e piena di divieti! Come la legge 40… Forse non sarai nemmeno d’accordo se ti dico che ce l’ho molto con Sacconi e con tutta la politica, che fino ad oggi non ha mai legiferato, ignorando il problema, e solo dopo la sentenza della Cassazione su Eluana pretende di intervenire quando ormai (perdonate l’espressione volgare) “la frittata è fatta”.

    Insomma: c’è un paradosso! Il centro-destra si sta rinchiudendo in un fortino dogmatico, credendo di rappresentare le istanze dominanti della società, quando in realtà non è così. La società è molto più secolarizzata di quanto si credi. Ho parlato con molti elettori del pdl, e quasi tutti erano d’accordo sul fatto che Eluana dovesse morire!!!

    Allora mi domando: è utile l’atteggiamento dell’attuale maggioranza? Come ho già avuto modo di dirti, Andrea, riprendiamo l’insegnamento di Don Sturzo…. I valori vanno difesi non imponendoli dall’alto, perché ti crei dei nemici che non aderiranno a tali valori… ma vanno difesi e diffusi dal basso, dai cuori più che dalle istituzioni. Ma purtroppo, anche molti esponenti della gerarchia ecclesiastica non lo capiscono…e saranno destinati a rimanere sempre più soli, visti con diffidenza dalla maggior parte della comunità…come funzionari che dispensano burocraticamente sacramenti e che sfruttano denaro pubblico con l’8×1000….

    Chiesa, risvegliati!

  3. Rosario Amico Roxas

    Breve nota sul relativismo
    A proposito del relativismo culturale e del nichilismo etico (certamente grosse parolone destinate ad impressionare per il grande sfoggio di espressioni ricercate) ritengo di poter dire la mia, convinto come sono e resto che il relativismo contiene in sé le fondamenta del vivere civile
    Si intrecciano le discussioni intorno al “relativismo”, ma senza chiarire cosa sta nel calderone relativistico, esprimendo condanne generalizzate o assoluzioni formali.
    Bisogna partire dalla considerazione che il relativismo non è una teoria o una ideologia, bensì un “metodo” di analisi e, quindi, di valutazione, che, per avere valenza scientifica, non può operare scelte a monte secondo i modelli culturali evidenziati da una sola parte.
    L’esigenza di uno studio approfondito delle varie culture si è fatta urgente alla luce della mondializzazione che prevede una possibile e necessaria integrazione tra popoli di culture diverse. L’imposizione di una cultura, senza le dovute tappe frutto di analisi sociologiche, antropologiche, etiche, psicologiche, lungi dall’essere viatico di integrazione diventa una forma mimetizzata di coercizione.
    L’elemento estraneo che si inserisce dentro una cultura diversa deve affrontare il problema della ri-socializzazione, intesa come adeguamento ai nuovi parametri vigenti nella cultura ospite.
    In un primo momento scatta lo “shock culturale” che può essere facilmente superato se la cultura ospite favorisce il nuovo arrivato e ne promuove l’integrazione; ma quando la cultura ospite manifesta ostilità e rifiuto allora avviene un “eclissi culturale” (v. Rosario Amico Roxas, Tunisie: le defi du 2000, ed. Universitaires La Manhnuoba, Tunisi 2001), inteso come mancanza di ogni riferimento: manca la propria cultura perché disapprovata e respinta e manca la nuova cultura perché non favorita nel recepimento, nella comprensione e nell’adattamento.
    Tutto ciò provoca una regressione culturale che porta il nuovo arrivato a richiudersi dentro i propri valori, come in un torre, isolandosi dal contesto che lo respinge. L’analisi sociologica serve proprio a questo, a valutare le condizioni migliori perché l’integrazione diventi un momento costruttivo e non demolitore del patrimonio che ognuno porta con sé.
    Devono essere gli stessi appartenenti al nuovo gruppo, adeguatamente istruiti, che devono farsi portatori delle nuove norme e dei nuovi modelli culturali e condurre per mano il proprio gruppo verso l’accoglimento dei valori culturali che li ospitano; ipotizzare, come avviene, il metodo coercitivo conduce inevitabilmente a scontri e incomprensioni difficilmente sanabili.
    L’idea dell’eclissi culturale che svuota i singoli di ogni valore e li lascia sbandati dentro un coacervo di ipotesi che non conoscono, rappresenta l’antitesi del dialogo e del confronto.
    Peraltro viene denigrato il relativismo, ma solo per poterlo applicare lì dove più conviene:
    il federalismo fiscale è relativismo perché premia talune regioni che per motivi contingenti si ritrovano a godere di una migliore e più proficua produttività, per penalizzare le altre che quei motivi contingenti e temporanei non hanno.
    L’utilizzo differenziato della giustizia è relativismo, specie quanto propone tolleranza zero per taluni reati e massima tolleranza per altri reati, addirittura legiferando per ammorbidire l’impatto del reato con il concetto di giustizia, come la depenalizzazione di taluni reati.
    L’uso della Sanità non equilibrato è relativismo quando fornisce servizi primari da una parte e malasanità da un’altra. E così via.
    Trasportare poi l’anti-relativismo sul terreno della ricerca del giusto e del non giusto, del vero e del falso, rischia di riportarci ad una nuova sofistica, dove giusto e vero coincidono con le scelte del più forte e servono solo a dilatare sempre più la forbice che divide i possessori dai nullatenenti, i produttori dai consumatori, i creditori dai debitori, elevando un muro insonorizzato attraverso il quale ogni ipotesi di dialogo diventa impossibile.

    Il relativismo dell’anti-relativismo
    E’ diventata una moda rifiutare il relativismo, indicarlo come “il male assoluto”, metterlo all’indice per presupposte alterazioni al predominio della ragione. Ma nello stesso tempo viene usato il medesimo relativismo per elaborare le teorie anti-relativismo.
    Non è un paradosso, bensì la realtà nella quale viviamo, anche se troppo distrattamente.
    Il “relativismo” iniziò il suo itinerario ai tempi di Pericle, quando si sviluppò una nuova aristocrazia, quella dei mercanti, degli artigiani, degli usurai, cioè l’aristocrazia del denaro e del potere che il denaro porta con sé; fu la nuova aristocrazia che si sostituì alla precedente basata sulla proprietà terriera e, quindi, sull’economia del lavoro, per spostare l’interesse sull’economia delle capacità intellettuali dell’uomo. Il sistema democratico, che fu il primo della storia dell’uomo, divenne demagogia, dove veniva privilegiata la ricerca del piacere, del lusso, dell’edonismo e anche della cultura, ma non come conoscenza, bensì come mezzo per aggiungere al potere del denaro anche il prestigio della cultura.
    Questa nuova prospettiva formò il terreno di coltura dei sofisti, abili parlatori che sostenevano la causa dei più forti, intesi come i più potenti.
    Iniziò l’analisi circa la valutazione di ciò che è giusto, che avrebbe dovuto sostituire ciò che veniva indicato dalle leggi dello Stato con ciò che veniva universalmente accettato come legge di natura.
    Il primo passo lo segnò Protagora, affermando: “L’uomo è misura di tutte le cose: di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono”, dando inizio alla elaborazione di un quesito che dura da secoli: “La realtà è costituita dell’ ”essere” o dal “divenire” ?”
    Le implicazioni divennero enormi, perché entrò in discussione la staticità della realtà o il suo sviluppo; nel secondo caso chi avrebbe dovuto e potuto interpretare “il giusto” nel tipo di evoluzione da sviluppare ?
    Così il quesito si spostò sulla ricerca di un principio di validità universale:
    “Per natura è giusto ciò che piace”, ma questa affermazione scatenava l’individualismo e promuoveva l’affermazione “homo homini lupus”, trasformando la società in una grande giungla dove ogni individuo avrebbe cercato la propria affermazione.
    Così l’affermazione d venne “E’ giusto ciò che piace al più forte”; ma cosa avrebbe identificato “il più forte” ? Giunse il chiarimento: “il più forte è colui che sa usare meglio la parola”, intesa come elemento di comunicazione.
    A questo punto emerge plateale l’analogia con i nostri tempi, e l’emergere di un nuovo Gorgia.
    Ci hanno regalato la democrazia, che è diventata demagogia, sostenuta dall’apparenza delle parole, mentre l’uso del linguaggio per comunicare è diventato monopolio dei detentori dei mezzi di comunicazione di massa, che riescono a farsi sentire, effettuando un costante lavaggio del cervello che arriva anche al convincimento subliminale.
    – Anche i rapporti con lo Stato e le sue leggi subiscono una modificazione secondo l’indirizzo suggerito dal relativismo sofista: “Per prudenza e utilità bisogna rispettare la legge ma trasgredirla solo se conviene e modificarla quando si ha la forza per farlo.”
    • Mi pare superfluo sottolineare le analogia con i nostri ultimissimi tempi, specialmente a fronte della visione della vita: “Di fronte al dramma della vita l’unica consolazione è la parola, che acquista valore proprio perché non esprime la verità ma l’apparenza. La parola crea un mondo di sogno dov’è bello vivere.”(Le due citazioni sono recuperate da Gorgia: Sul non-essere e sulla natura”).
    Così la verità assoluta non esiste, emergendo un relativismo che investe tutto lo scibile; per contrastare tale relativismo non resta che utilizzare il medesimo relativismo per affermare ciò che le parole sostengono e le apparenze dimostrano.
    Basterebbe solo saper distinguere il relativismo etico dal relativismo culturale per dare spazio alla dialettica del divenire, che può essere unificabile solo nel profilo etico, universale e valido per tutti, escludendo ogni pretesa di primato per razza, religione, o cultura.

    Relativismo ? Quando fa comodo !!!!
    Il pontefice prosegue nel suo itinerario di confusione.
    E’ proprio nella confusione che si riesce a mimetizzare ciò che si ha palesemente paura di affrontare. Certo, quando uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare….!
    Ma quello era don Abbondio, non il pontefice della Chiesa di Roma, il sovrano assoluto dello Stato Città del Vaticano, il dotto professore che confonde le idee complicando le cose semplici.
    Sulla contraccezione sarei anche disposto a discutere, purchè la si smetta con le accuse al relativismo; vivaddio che in un problema di tale portata tutto va visto relativamente al momento storico, all’ambiente sociale, alle condizioni culturali ed economiche.
    Non sono disponibile a discutere, accogliendo il relativismo nel silenzio di una pseudo prudenza, quando l’argomento coinvolge la vita di un bambino mai nato; mai nato perchè ucciso nel grembo materno alla 28° settimana perchè “non sarebbe nato sano”.
    Qui vige il relativismo del silenzio, anzi il maggior colpevole, che ha reso vittima anche la moglie, viene ricevuto nei saloni del Vaticano come se fosse una persona degna di mettervi piede.
    L’8 aprile 2005, nel periodo precedente al referendum sulla fecondazione assistita, intervistata da Maria Latella sul Corriere della Sera si espresse a favore di tutti i quattro quesiti del referendum. Nell’esprimere il proprio parere Veronica Lario ha paragonato i referendum a quelli sull’aborto, ricordando come anche lei dovette praticare un aborto terapeutico al settimo mese di gravidanza, a causa di alcune malformazioni al feto scoperte solo al quinto mese.
    Allora neanche in Vaticano “la legge è uguale per tutti” e il relativismo viene messo all’indice quando fa comodo; ma quando c’è da sanzionare severamente un pubblico comportamento commesso dal componente più importante della casta al potere, allora tutto diventa relativo, anche l’infanticidio.
    Tengo a sottolineare che sono un cattolico, cristiano, praticante, che crede nelle parole di Cristo e molto meno nella diplomazia d’occasione del Vaticano, che eleva ai massimi onori Magdi Allam e bandisce fuori dalla Chiesa Piergiorgio Welby; il Vaticano che condanna la Teologia della Liberazione e il suo massimo teologo Jon Sobrino, ma scrive e sottoscrive con le mani del Pontefice, insieme al razzista Pera “Senza radici” un pamphlet razzista secondo solo al ben noto Mein Kampf.

  4. Rosario Amico Roxas

    Una sola domanda a Manuel, ma con l’invito a non rispondere d’impulso ma dopo attenta meditazione.

    Ma Cristo c’entra ancora con il cristianesimo?

    Il cristianesimo dilatò e si impose quando i cristiani venivano perseguitati e dati in pasto ai leoni. Sono passati 2000 anni tormentati, ma l’antica promessa “non praevalebunt” si è confermata, malgrado le gerarchie vaticane (potere temporale, lotta per le investiture, crociate, inquisizione, etc.etc.)
    Fu il monachesimo che confermò il cristianesimo fornendo una guida sempre valida in quel “Imitazione di Cristo” che ha nutrito secoli di fedeli. Adesso ci cade addosso la ricerca delle radici dell’Europa identificate nel cristianesimo, come se la fede fosse diventata una categoria antropologica distintiva e identificativa di una razza, di una cultura di una società alternativa a tutte le altre.
    Da qui lotta feroce al relativismo che permetterebbe una più civile convivenza, nel rispetto di tutte le altre esperienze culturali, propedeutica all’integrazione fra i popoli e tutti i popoli. Attraverso l’anti-relativismo si vorrebbe imporre il primato cattolico-cristiano, alternativo e combattente; praticamente questo Vaticano vorrebbe capovolgere i termini e dare i leoni in pasto ai cristiani….ma così non funziona e sorge la domanda iniziale….Cosa ne facciamo di Cristo ?

  5. @ Rosario Amico Roxas: qui c’era un altro tuo commento (il quarto di fila!) che è stato cancellato.

  6. Corretto l’intervento di Andrea. Però ho appena tirato fuori dallo scaffale della libreria il libro “Senza radici” di Marcello Pera e Joseph Ratzinger, edito nel 2004 da Mondadori, e ho trovato i tanti segni e punti interrogativi che evidenziavano già allora le mie perplessità sulle idee proposte e sul singolare legame fra i due coautori. Il legame centrodestra-Santa Sede viene da lontano, è ottimamente alimentato da entrambe le parti e gode di eccellenti conduttori.
    La domanda all’onorevole non è quindi “perché il centrodestra si coccola tanto l’elettorato cattolico” ma è “perché il centrosinistra non si impegna ad approfondire il suo rapporto con i cattolici italiani”? L’ho scritto nel mio blog commentando il giuramento di Obama: “…oggi chi nel mondo occidentale professa una fede religiosa, soprattutto se è persona pubblica, lo fa con tanto, troppo rispetto verso chi si proclama ateo, temendo di urtarne la sensibilità. Ieri gli USA hanno mostrato che si può essere laici e chiedere la benedizione di Dio nell’affrontare una grande e difficile prova.”
    Io credo sia il momento che i cattolici impegnati in politica nel centro sinistra escano chiaramente allo scoperto e cerchino un dialogo aperto e trasparente con tutto il complesso e articolato mondo della presenza cattolica in Italia. In mancanza di questo, continueremo a vedere emissari del centro destra girare per le parrocchie e promettere prima delle elezioni rifacimenti di oratori e campi sportivi (esperienza diretta e personale), e i cattolici imboccare e votare per loro.

  7. Bella questa requisitoria contro i teofurb.
    Mi ha colpito soprattutto il richiamo di Bachelet al discorso di Obama (”Il nostro retaggio a patchwork è una forza e non una debolezza. …Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra”)
    Si vede come il tentativo di strumentalizzazione della Chiesa dei “teofurb” si rovescia-com’è inevitabile,visto che è sacrilego pretendere di coinvolgere Dio a sostegno delle proprie scelte politiche- nel suo contrario, perché così oltretutto tradiscono l’essenza del cristianesimo che come ha detto qualcuno è la religione dell’incontro, ed è caratterizzato dalla capacità di dialogare con tutti, e dall’apertura a tutti, fino agli estremi angoli della Terra…così invece soffocano l’universalità del messaggio cristiano, quella universalità che GPII aveva incarnato…

  8. Caro Andrea, da cattolico mi trovo disorientato. Molte scelte della mia Chiesa sono impostate ad un pensiero (direi ad una ideologia) che mi spiazza. Non capisco fino in fondo il legame con il centro destra e in particolare questo centro destra berlusconiano, fatto veline in tv e soldati sulle strade, di accordi con Putin e di opportunismo internazionale, di proclami di riduzione delle tasse e di aumento della tassazione, di annichilimento delle cultura nei confini nazionali. Il percorso personale di Magdi Allan è in sé ammirevole, ma citarlo a mo’ d’esempio è una sciocchezza: vi vedo un atteggiamento “islamico” nel nuo modo d’essere dcristiano, lontano da quella visione ecumenica che rende il Cristianesimo un’autentica religione universale… E che dire del ritorno dei seguaci di Lefevre? Non capisco Andrea.
    Spero e credo in una Chiesa diversa. E compliemntia Giovanni Bachelet per il suo intervento. Per il momento, in questa dotta discussione, vorrei citare il Cardinale Carlo M. Martini
    “Credo che la chiesa italiana debba dire cose che la gente capisce, non tanto come un comando ricevuto dall’alto, al quale bisogna obbedire perché si è comandati. Ma cose che si capiscono perché hanno una ragione, un senso. Prego molto per questo”.

  9. Mirko Prezioso

    Che dire Andrea, per quanto trovi legittimo e comprensibile il tuo disappunto nel vedere esponenti del Centrodestra cercare di acaparrarsi la medaglia di “Figli della Chiesa”, io non posso non provare una certo timore nel vedere esponenti del Centrosinistra che corrono ai ripari per non farsi passare come “figli minori”.
    Sono conscio del fatto che, come dici, il voto dei cattolici è fondamentale essendo la maggioranza in questo Paese. Per questo, da miscredente (nel senso letterale), mi spavento nel constatare, ancora una volta, che i valori di libertà e rispetto altrui debbano prima piegarsi per entrare nella scatola magica della Fede Cattolica per essere rispettati e compresi dalla maggioranza del paese.
    In ogni caso apprezzo la finezza intellettuale, come dici tu, dell’On. Bachelet, che è riuscito ad opporsi alla insensata Risoluzione annulando il “vantaggio Cattolico” che il Centrodestra ha cercato di guadagnarsi in maniera tanto stupida e pericolosa.

  10. “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo”; secondo me questa è una buona sintesi di cosa significa essere cristiani. Condivido un po’ quello che dice Andrea, anche perchè tra amici e conoscenti, quando si parla di riconoscere le radici cristiane si allude (per buona parte aimè) al diritto di appendere il crocifisso sulle pareti dei luoghi pubblici (che seppur giusto forse non è una priorità) e a niente di più. Io penso che da crisitani dovremmo imparare a essere minoranza (non ghetto, non mi sembra che Madre Teresa, all’inizio della sua missione si sentisse ghetto) e a servire quei valori (anche laici) in cui crediamo. L’apparteneza a un gruppo o l’identità politica sono una conseguente mediazione, che non “appaga” il 100% del mio cristianesimo.
    Sarò criticato se dico che certi incipit sulla Chiesa e sul Papa mi lasciano un po’ . . . infastidito, perchè io amo la Chiesa (non penso che sia il Regno di Dio e non penso che sia senza difetti, non sono scemo) comunque rispetto sensibilità diverse.

  11. umberto ingrosso

    Sarebbe davvero un lavoraccio spiegare non solo a Garagnani,ma a qualche decina di milioni di Italiani come i Cristiano Ortodossi provenienti dalla Romania(le loro chiese,come ben sappiamo,sono stipate da Rom che ci vanno a pregare col sacchetto della monnezza pieno di soldi)come quei Cristiano Ortodossi dicevo,siano responsabili di un dossier del Viminale che comprende centinaia di omicidi,migliaia di rapine,diecine di migliaia di furti,milioni di scippi.Dev’essere la conseguenza di quello Scisma del 1054 che risulterebbe troppo difficile da spiegare anch’esso,a chi torna a casa e,come me,la trova svaligiata.Devo pero’ complimentermi con l’On. Sarubbi per essersi finalmente accorto che in Italia ci sono i Filippini:sono qui da 35 anni ed in questo perido ho registrato 2 delitti da loro compiuti:DUE IN 35 ANNI.Lavorano onestamente,sono dignitosi ed affidabili,si integrano senza problemi:una banda di fascisti,insomma.Ed infatti l’on Sarubbi non li aveva mai nominati,nè lo ha mai fatto la Comunita’ di S.Egidio.In compenso scopriamo che AlQueda si è data al calcetto:disse qualcosa del genere anche la Magistratura Spagnola,quando mise in liberta’ i terroristi che poi provocarono 201 morti nei treni pendolari di Madrid.Anzi,no:mi pare che quelli giocassero alla pelota.I deputati alla Sarubbi invece giocano con la vita altrui,messa in in pericolo dalle pregiudiziali ideologiche delle Forleo che sanno di avere in Parlamento chi ne condivide le idee.

  12. umberto ingrosso

    Ho un pesante dubbio che mi attanaglia il cuore:definire Magdi Allam “apostata” (il peggiore insulto che si possa concepire nell’Islam)è relativismo o non lo è? Coprirlo di contumelie senza alcun rispetto per il suo percorso e le sue scelte è relativismo o non lo è? Ce lo dica Rosario Amico,e speriamo che non sia il Papa a rispondermi:egli “..prosegue nel suo itinerario di Confusione..”dice Rosas.E questa si’ che è chiarezza di idee.Ma uno che ha le idee chiare è relativista o no?Beh,lo è se ha le idee chiare sul relativismo.Ma se uno ha le idee chiare non è relativista,anche se quelle idee sono chiare sul relativismo.Insomma,buon pranzo,visto che sono le 11’05.

  13. Rosario Amico Roxas

    x Umberto Ingrosso

    I percorsi personali meritano rispetto, o meglio meriterebbero il silenzio. Quando una “scelta personale” avviene nel clamore del mondo visione, la notte nella quale si ricorda la resurrezione di Cristo, con un battesimo officiato dal “vicario di Cristo” con la platea illuminata più che nelle scalinate di Wanda Osiris…etc.etc… allora non è più una scelta personale, ma una “esibizione pubblica; niente a che vedere con la modestia dei cattolici cristiani.
    Ricordo ancora la Chiesa di san Giovanni Bosco in Roma, con la porta sbarrata davanti alla salma di Piergiorgio Welby; un contrappunto alla Basilica di san Pietro illuminata, analoga illuminazione di quella Cattedrale di Santiago del Cile, traboccante di incensi, omelie, canti gregoriani, salmi…per i funerali del sanguinario dittatore Pinochet.
    Non c’entra niente il relativismo, se non per una ironia che non sa guardare dentro gli eventi.
    Avrei rispettato Magdi l’apostata se la sua conversione con annesso battesimo fosse avvenuta nel silenzio di una chiesetta, officiato da un parroco aduso alla confessione e non alla dottrina, e, quindi, a contatto con le miserie umane che si esaltano nella mortificazione e nella testimonianza, non cereto nell’auto pubblicità nell’attesa…tutta italiana di,.,..fondare un partito.

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