Un mutuo per Gheddafi

Normalmente le ratifiche dei trattati internazionali sono quasi un atto dovuto, nel senso che il parlamentare medio non sa neppure di cosa si tratti e gli stessi membri della Commissione Esteri non passano molto tempo a dibatterne. Ma stavolta – per la ratifica ed esecuzione del Trattato d’amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, firmato il 30 agosto 2008  a Bengasi da Berlusconi e Gheddafi – è stato diverso, grazie ad una mobilitazione della piccola pattuglia radicale che ha inchiodato l’Aula per due giorni. I radicali sostengono, a ragione, che regalare 4 miliardi di euro alla Libia è uno scandalo: l’Italia darà a Gheddafi 200 milioni l’anno per vent’anni (un vantaggiosissimo mutuo ventennale, insomma) in cambio dell’impegno a fermare le partenze degli immigrati clandestini verso l’Italia e di alcuni appalti in terra libica all’Enel ed all’Eni. Diverse organizzazioni umanitarie, da Amnesty international al Centro Astalli, hanno chiesto al Parlamento di pensarci bene, prima di affidare il controllo dell’emigrazione dall’Africa ad un Paese che non ha neppure firmato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Eppure, il Pd ha votato a favore, facendo un ragionamento complessivo di politica estera: da ex ministro, D’Alema ha ricordato come sia arrivato il momento di mettere fine ad una vicenda quasi secolare, iniziata con “uno degli episodi non gloriosi del colonialismo italiano”. I radicali hanno messo l’accento sul mancato rispetto dei diritti umani in Libia, intervenendo in Aula centinaia di volte: ogni volta per pochi secondi, visto che il tempo era contingentato e si è esaurito quasi subito. Con loro, ha fatto battaglia anche Furio Colombo, che ha trovato sponda in alcuni colleghi del Pdl (Fiamma Nirenstein in testa) facendo riferimento all’atteggiamento antiisraeliano di Gheddafi. Alla fine, abbiamo detto no al Trattato in un’ottantina, spesso per motivazioni diverse l’uno dall’altro: l’Udc, ad esempio, ha votato contro per l’indennizzo insufficiente agli italiani cacciati dalla Libia; l’Idv, che inizialmente si asteneva, ha cambiato idea in corsa ed ha cominciato a votare contro perché (parole di Di Pietro) “il tema merita più attenzione e non può essere liquidato così dal governo”. Anche io ho votato contro: da un lato, come i radicali, perché l’appello di Amnesty e del Centro Astalli (dove ho svolto il mio servizio civile e dove ho lavorato per anni come volontario) non mi lasciava indifferente; dall’altro perché, a livello economico, questo regalo a Gheddafi mi sembra veramente una follia. Ecco il testo del mio intervento:

ANDREA SARUBBI. Nonostante i rilievi di molte organizzazioni umanitarie, da Amnesty International al Centro Astalli, il mio partito ha deciso legittimamente di votare a favore, perché interpreta questo trattato come un atto di politica estera necessario a chiudere una vicenda triste ed ancora aperta. Io, invece, voterò contro, perché – oltre a conservare parecchi dubbi sull’affidabilità della Libia in materia di rispetto dei diritti umani – lo percepisco soprattutto come un provvedimento inopportuno di politica economica, che ci costa 200 milioni di euro per vent’anni.Tolti da chi? Le ultime notizie dicono che il governo li chiederà all’Eni, con un’addizionale Ires, ma l’Eni non è la Caritas e quindi ne faranno le spese i cittadini, ad esempio pagando le bollette o facendo benzina. In un momento di crisi come quello attuale, l’Italia destina alla lotta alla povertà solo lo 0,1 per cento del Pil, contro la media europea dello 0,9%: e 200 milioni di euro l’anno sono la metà di quanto il governo spende per la social card. Nel programma del Centrodestra c’era il social housing: quante case potremmo costruire per le famiglie in difficoltà, con questi 4 miliardi di euro che regaliamo a Gheddafi? “Sì, ma faremo lavorare in Libia le imprese italiane”, ci dice il governo. E quante imprese riusciremmo a far lavorare in Italia, con questi 4 miliardi di euro? Quale piano si potrebbe fare per il turismo, ad esempio, rilanciando il Sud? Ecco perché – pur comprendendo le ragioni del mio partito, che ringrazio per la libertà di dissenso lasciata a molti di noi – mi trovo costretto a votare contro questo trattato, che il colonnello Gheddafi apprezzerà tantissimo ma i cittadini italiani, ne sono certo, molto meno.

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7 risposte a “Un mutuo per Gheddafi

  1. Il trattato di amicizia tra Italia e Libia è stato l’ennesimo strumento di propaganda e di demagogia per il Premier e i suoi alleati della Lega. La questione del debito coloniale – che doveva pur essere affrontata – è stata ridotta a una questione di convenienze economiche reciproche, accompagnata da una paradossale e strumentale clausola sulla vigilanza comune delle frontiere contro l’immigrazione clandestina. La questione coloniale investe una materia delicata che tocca la memoria coloniale complessiva del nostro Paese, nei confronti di popoli che hanno subito la nostra ricerca di “un posto al sole”. Non v’è traccia alcuna in questo trattato sulla necessità di una memoria nazionale sulla nostra colonizzazione troppo spesso, e in maniera sbrigativa, presentata come colonialismo buono, laddove la storiografia contemporanea suggerisce uno sguardo più critico. Non basta un flusso di denaro, se non accompagnato da una ecologia della memoria fatta insieme da colonizzatori e colonizzati, per costruire insieme relazioni di tipo nuovo. Ma ci sono altri aspetti che mi trovano critico. L’idea, cioè, di affidare a un regime come quello libico il compito di fare per conto nostro il ruolo di gendarme del Mediterraneo. Ma il paladino del Terzo Mondo è anche colui che non ha firmato le convenzioni Onu sui diritti umani, che pratica la tortura nei campi dove sono ammassati gli immigrati, a Kufra e a Seba, come ampiamente documentato dagli organismi di difesa dei diritti umani e dai racconti degli immigrati stessi. Il Trattato avrebbe dovuto chiedere conto di ciò alla Libia. Infine, c’è l’assurdità e la sproporzione di devolvere ad un Paese – tra l’altro, ricco per la sua rendita petrolifera – 200 milioni di euro annui per 20 anni. Una somma ingente che sarebbe stato utile stanziare per la cooperazione con i Paesi d’origine dell’immigrazione, come azione preventiva di diminuzione dei fattori d’espulsione degli immigrati. Ecco perché sono in dissenso rispetto alla decisione di approvare, da parte del nostro gruppo, il Trattato. Proprio in nome di quei volti incontrati da giornalista nel deserto libico oppure sulle coste dei vari Paesi del Maghreb. Un modo per essere fedele alla loro richiesta e alla mia promessa: “Non ti dimenticare di dire al mondo, all’Europa, all’Italia e ai nostri Paesi africani ciò che succede in questo deserto”, che è anche, aggiungo io, un deserto di diritti e di dignità.

  2. Rosario Amico Roxas

    Qui viene trascurato un particolare determinante.
    Nel pacchetto degli accordi Ghaddafi ha aggiunto un “occhio particolare” per le ricerche ENI in Libia; diciamo coincidenza (ma non credo alle coincidenze !!!) il cavaliere in quei giorni invitava gli italiani a investire su azioni ENI ed ENEL, per promuoverne il decollo azionario.
    Sarebbe veramente gradevole sapere quante azioni ENI ed ENEL possiede il clan del cavaliere.
    Degli accordi per il controllo degli immigrati clandestini al cavaliere non importa un c…. (snip, snip, e di nuovo snip); è l’aspetto petrolifero che gli interessa.

    Quando il medesimo cavaliere dispose l’invio del contingente in Iraq per fiancheggiare Bush, sempre per coincidenza, investitori americani acquistarono azioni mediaset per 6,5 miliardi di dollari (lo ammise lo stesso cavaliere, senza rendersi conto di svelare le sue stesse magagne, quando tentò di colpevolizzare Prodi dei mancati investimenti esteri in Italia; parlò dei “suoi investitori americani” che si lamentavano per presunte incertezze finanziarie. Poi gli spiegarono che era meglio tacere, cos’ non insistette !), come se gli “investitori americani” non avessero investimenti più seri da fare.
    Il cavaliere pagò i debiti di 4 miliardi che stavano portando al fallimento mediset, con un avanzo di 2,5 miliardi di dollari.
    In quel medesimo periodo negli ambienti finanziari di Rihad (dove mi trovavo per lavoro per conto di un gruppo di aziende tunisine) circolò insistentemente la voce di un grosso finanziamento “europeo” sulla UNOCAL.
    L’amicizia con Bush (petroliere e capo del sindacato dei petrolieri americani) e la presenza della famiglia Bin Laden nella medesima UNOCAL insieme alla famiglia Bush, rappresenta tutta una serie di coincidenze che non convincono nessuno…ma non se ne parla.
    Con il petrolio a 150 dollari il barile, la UNOCAL ha avuto guadagni difficilmente quantificabili, anche perchè risulta tra i maggiori azionisti di ARAMCO (ARab AMerican
    Company for Oil).
    Con Gheddafi l’accordo che interessa il cavaliere è solo quello che coinvolge l’ENI.
    I miliardi in ballo sono tantissimi, per cui ce n’è abbastanza da comprarsi qualunque maggioranza !!!

    n.b. Queste informazioni le ho già ampiamente pubblicate, sia in forum che su carta stampata, senza alcuna contestazione.

  3. Ottimo intervento! Bisogna anche ricordare come con questo trattato oltre ad inviare i nostri militari ai confini con il Chad, a sostenere un paese che non ha ratificato i trattati contro la tortura, stiamo sostenedo una dittatura che in questi gioni ha concesso (dopo 20 anni) basi militari ai russi nel mediterraneo , proprio sotto la Sicilia.
    Questa è la politica di Berlusconi e dei suoi amici Gheddafi e Putin.
    Dispiace per l’intervento di D’Alema, per la sudditanza alle esigenze ed alle pulsioni razziste della Lega Nord.

  4. Vincenzo Iurillo

    Andrea, hai fatto bene. La Libia è una dittatura e le dittature non si foraggiano con i soldi e non si legittimano coi trattati di amicizia. Poi teniamo gli occhi aperti su eventuali finanziamenti libici in Italia. Una volta erano soci Fiat. Magari domani entrano in Mediaset… e il cerchio si chiuderebbe!

  5. unberto ingrosso

    E poi c’è l’abbattimento dell’aereo ad Ustica(Giugno 1980)con 80 morti.Fu un caccia Libico Mig 23 ad effettuare l’assassinio di massa:gli Americani di una porterei l’abbatterono,si finse di trovare aereo e cadavere del pilota sull’Aspromonte,20 giorni dopoErano i tempi dei governi Democristiani,condotti da gente cresciuta alla scuola della vilta’e della pratica quotidiana di voltaregabbana.Cosi’ si insinuo’ perfinioche fossero stati gli Usa,con grande gioia della Sinistra.Due mesi dopo,la bomba alla stazione di Bologna,con altri 80 morti:fu posta da Palestinesi(forza Israele!!)al servizio dei Libici.Berlusconi ha fatto malissimo ad accordarsi con la canaglia di Tripoli,ma ha seguito le orme di Prodi:il quale si premuro’ di telefonargli,un paio di anni fa,quando corse la notizia del suo assassinio.Gheddafi ha rispetto solo degli Usa,che nell’83 lo bombardarono.Se poi i Libici entrassero in RCS,il cerchio si chiuderebbe ugualmente.

  6. salve, complimenti per il blog. ti invito a iscriversi ad una petizione http://bajrak.wordpress.com/2009/01/26/diritto-di-voto-agli-immigrati-in-italia/

    grazie

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