Social flop


La sorella di un mio amico, impiegata delle Poste, mi ha raccontato scene da barzelletta: “Per capire come funziona la social card”, mi ha detto, “basterebbe venire un giorno allo sportello e filmare le facce delle vecchiette quando dico loro che ci vuole il PIN, ma che devono ripassare perché al momento non è ancora disponibile”. Ci sarebbe da ridere, se non parlassimo di povertà. Ci sarebbe da chiedersi – e noi lo abbiamo fatto, ma come al solito nessuno risponde – come mai questi benedetti 40 euro al mese non vengano versati direttamente sulla pensione, anziché mettere in moto un meccanismo complicato e costoso: complicato, perché i destinatari non sono normalmente dei broker di borsa, abituati a spostare milioni con un click, ma degli anziani che si fanno dare in contanti anche i soldi della pensione; costoso, perché – come ha ricordato Leoluca Orlando (Idv) in un’interrogazione parlamentare – la gestione del tutto è stata affidata a Mastercard, che non essendo la Caritas si è intascata 8 milioni e 500 mila euro, cifra equivalente all’importo di 17.700 social card. Le cose che non funzionano, comunque, sono diverse: del milione e 300 mila titolari di cui parlava Tremonti il primo dicembre, finora solo 580 mila hanno ricevuto la tessera e, di questi, il 27% l’ha trovata vuota. In totale, dunque, gli effettivi beneficiari sono 423 mila: il fatto che uno su sei e mezzo sia napoletano (e lo dico da parlamentare eletto a Napoli e, come sapete, innamorato di questa città) mi fa poi pensare che qualche controllo in più non guasterebbe. Ufficialmente, per avere la social card bisogna fare la fame nel vero senso della parola: reddito complessivo non superiore ai 500 euro al mese (660 se ultrasettantenni), nessuna quota di proprietà immobiliare (garage compresi) superiore al 25%, non più di 15 mila euro in banca (o in bot, o in qualsiasi altra forma di risparmio). Praticamente, bisogna avere un lavoro in nero oppure evadere le tasse, meglio ancora se si è separati legalmente dal proprio coniuge perché se no i redditi si cumulano (ma non rientrava, la sbandierata Carta Acquisti, tra le misure di sostegno alle famiglie?). Sulla Repubblica, Antonello Caporale ha iniziato un’inchiesta molto interessante, che vi consiglio di leggere; quanto a noi, abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare che chiede al governo dati certi, dopo averlo invitato a cambiare impostazione, intervenendo “direttamente ed urgentemente a sostegno dei redditi dei pensionati, dei lavoratori con famiglia a carico, dei precari e dei disoccupati, senza altri indugi, senza criteri cervellotici e inapplicabili”. Tremonti ha già chiesto scusa, lo so, ma la povertà non si combatte neppure con il galateo.

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3 risposte a “Social flop

  1. La risposta alla domanda è molto semplice posta dalla signora delle poste è molto semplice. Il risultato dei 40 euro accreditati direttamente sulla pensione sarebbe lo stesso (anzi forse sarebbe molto meglio gestito dai pensionati) però l’effetto mediatico sarebbe sfanito nel giro di un paio di settimane, giusto il tempo della propaganda del governo e (come spesso accade) delle perplessità suscitate dall’opposizione.
    E dei 40 euro in + al mese non se ne ricorderebbe più nessuno, ne tanto meno i destinatari.
    Invece la social card rimane sempre a vista nel portamonete o nelle borsette delle vecchiette (o meglio ancora sotto il materasso) a ricordare l’opera di “beneficenza” di Berlusconi e l’attenzione che il nostro presidente del consiglio riserva alla fascia debole della popolazione. In questo modo il consenso aumenta.
    Qualche giorno fà sul formu qualcuno parlava di immagine sui contenuti; bhè questo è l’esempio lampante.

  2. che significa “il fatto che uno su sei e mezzo sia napoletano mi fa poi pensare che qualche controllo in più non guasterebbe”?
    c’è qualche battaglia precisa di legalità da fare in merito alle Social Card?
    ad ogni modo, non mi stupirebbe scoprire di qualche imbroglio napoletano per intascare indebitamente 40 euro.
    anche perchè quando gli euro si contano a milioni e non a decine, i fatti non si chiamano più “imbroglio” e, per lo più, non avvengono a napoli.

  3. Fabrizio Truini

    Grazie, perchè pensi a un povero pensionato come me! A parte gli scherzi, bravo a tallonare le malefatte di questo governo.Purtroppo andiamo sempre peggio, ma la menzogna regna sovrana. Ciao e buon lavoro Fabrizio

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