Abbronzatissimi


Ogni tanto – tipo quando leggo la lettera aperta di Fini al Corriere della sera di oggi, sulla riforma della giustizia – mi viene quasi voglia di fidarmi della maggioranza: in fin dei conti, mi dico, anche loro sono persone di buon senso, dunque lasciamoli lavorare in pace e poi giudicheremo. Ma il pensiero non ha ancora superato la barriera dell’inconscio che arriva la Lega e mi riordina le idee, facendomi ricordare perché ho scelto una parte politica e non l‘altra. L’ulteriore tassa da 50 euro per ogni permesso di soggiorno (che già ne costa una settantina, tra bolli e robe varie) e la fideiussione di 10 mila per ogni partita Iva di un immigrato sono due colpi di genio che si aggiungono alla denuncia sanitaria ed al permesso di soggiorno a punti: boutade da campagna elettorale, che resterebbero tali se la campagna elettorale non fosse finita da un pezzo e se la Lega si limitasse a spararle sui giornali, anziché proporle come emendamenti ai vari decreti in esame. Così, ieri pomeriggio, ho chiamato in causa direttamente il presidente della Camera, con un comunicato stampa dal titolo provocatorio (“Fini proclama, Bossi comanda”) e dal tono sarcastico, che trovate nella sezione Sala Stampa: non so se il suo staff lo abbia letto, ma un’ora dopo sulle agenzie c’era già la presa di distanza di Fini dalle proposte leghiste. È curioso: ai tempi del primo scontro Rutelli-Fini per il Comune di Roma, distribuivo ai mercati volantini che lo ritraevano con il saluto romano; ora, mi pare l’unico interlocutore affidabile che abbiamo. Nelle prossime settimane, conto di fargli vedere una mia proposta di legge sulla cittadinanza, che raccoglie ed amplia il lavoro già fatto, nelle scorse legislature, da vari nostri esponenti: in sostanza, riduce i termini dello ius soli, ossia della cittadinanza per nascita o residenza. L’ho presentata per la prima volta stamattina a Vercelli, in un convegno sull’integrazione: davvero una bella iniziativa, che ha coinvolto persone straordinarie, impegnate in prima persona sul fronte della lotta ai pregiudizi. Un esempio su tutti è quello della congolese Cécile, oculista a Modena, che nel peggiore dei casi viene rifiutata dai pazienti e nel migliore viene scambiata per americana: un’africana con il camice bianco, nell’Italia del 2009, fa ancora un certo effetto. Alla Casa Bianca, nel frattempo, sta traslocando uno statunitense di seconda generazione.

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Una risposta a “Abbronzatissimi

  1. Ho avuto modo di partecipare all’incontro vercellese approfittando della mia vicinanza.
    Si potrebbe fare una pagina per ciascuno degli spunti che sono emersi in quasi quattro ore di dibattito. Ne scelgo due.

    1. La grande anarchia che regna nel mondo delle leggi per l’immigrazione. L’insieme di cavilli confusi e contraddittori porta a una sola conseguenza: la clandestinità è più conveniente. Pagare per il permesso di soggiorno, riuscire a ricongiungersi con la famiglia *a discrezione* del funzionario di ambasciata (=rischio corruzione), la burocrazia che opprime gli Italiani trasmessa anche a chi Italiano vorrebbe essere. Insomma, a volte l’illegalità ce la andiamo proprio a cercare.
    E viene il tremendo sospetto: non sarà che tutto questo è fatto ad hoc? In fondo non è il metodo migliore per continuare a tenere vive certe istanze contro gli immigrati?

    2. Contraddizioni. Ho sentito interventi che dicevano: la società italiana è accogliente e gli Italiani sono brava gente. Altri, invece, affermavano che non c’è accoglienza e l’Italia non è ancora pronta.
    Non so dove sta la verità, ma mi sento di propendere per la seconda tesi.
    Sperando che si arrivi a una consapevolezza, anche se il cammino sarà un po’ doloroso, perchè il fenomeno migratorio è la realtà attuale, è un processo irreversibile e non c’è scelta: o cerchiamo di difenderci vivendo per decenni in stato di guerra, o cerchiamo di adeguarci, per rendere possibili le nostre vite e il nostro futuro.

    Per chi vuole saperne di più sull’Associazione che ha promosso l’incontro:
    http://valoridimenticati.com/index.php

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