Non c’è peggior sordo

Non ho la rabbia di molti, che oggi sui giornali accusano il governo di avere detto “sì ai vescovi e no agli studenti”. Forse perché reputo un atto dovuto il ripristino dei fondi alle scuole non statali (attenzione: non statali), così come ritenevo uno scempio il loro taglio qualche giorno fa. Il problema non è, infatti, scegliere fra i vescovi e gli studenti, ma garantire un servizio pubblico a tutti: le scuole non statali (cioè le paritarie, fra le quali molte cattoliche, ma anche le comunali) arrivano lì dove lo Stato non riesce ad arrivare e dunque è giusto che il loro servizio pubblico venga riconosciuto. Se privatizzo il gruppo Tirrenia, tanto per fare un esempio, ho due possibilità: o lascio la gestione interamente alla volontà dei privati – che quindi, divenendo i nuovi proprietari, sceglieranno quante corse fare e soprattutto quali – oppure lego questa privatizzazione ad alcune regole, per garantire agli abitanti di Procida la possibilità di andare a lavorare a Napoli alle 7 del mattino e di tornare a casa alle 22 pure a novembre. È un servizio pubblico anche questo, nonostante sia gestito da privati, e come servizio pubblico va trattato: i proprietari del gruppo Tirrenia sottoscrivono una convenzione con lo Stato e ricevono contributi pubblici in cambio dell’impegno ad assicurare ai cittadini anche le corse “fuori mercato”. Lo stesso discorso vale per le scuole non statali: tanto gli asili comunali quanto le elementari delle suore,  per esempio, sono in molte zone d’Italia l’unica ancora di salvezza per milioni di famiglie; offrono dunque un servizio pubblico, al pari (non a caso si chiamano scuole paritarie) degli asili e delle elementari statali, ed hanno l’obbligo di rispettare regole precise (i giorni di lezione in un anno, le ore a settimana, i programmi, i criteri di valutazione…) uguali per tutti. Affermare dunque, come fa un ex docente della Sapienza su Repubblica di oggi, che “gli istituti privati dovrebbero finanziarsi facendo leva sulle regole di mercato” è una fesseria abnorme, perché se così fosse – ritorno al paragone di poco fa – gli abitanti di Procida avrebbero il traghetto per Napoli solo da giugno a settembre, quando ci sono i turisti, e farsela in gommone d’inverno non è proprio il massimo. Detto questo, torniamo al punto di partenza: il governo ieri non ha detto “sì ai vescovi e no agli studenti”; ha detto “sì ai vescovi e no ai partiti dell’opposizione”, visto che avevamo presentato in Aula emendamenti volti a ripristinare questi fondi per le scuole non statali e che la maggioranza, naturalmente, ce li ha bocciati. Ci abbiamo provato anche con un ordine del giorno: niente. Poi la Cei ha alzato la voce – mi era giunta notizia addirittura di una protesta clamorosa, con possibile coinvolgimento delle parrocchie – e Berlusconi se l’è fatta sotto. La cosa che mi turba di più non è che abbiano dato retta alle sacrosante ragioni della Chiesa, ma che ancora una volta non abbiano dato retta a noi per puri motivi ideologici: sono sordi a priori, non ci sentono dall’orecchio sinistro, e qualsiasi cosa diciamo la rifiutano solo perché l’ha detta il Pd.

Annunci

14 risposte a “Non c’è peggior sordo

  1. Paolo Pezzana

    Io è da mo’ che consiglio a mio fratello, universitario a Genova, di eleggere Bagnasco rappresentante degli studenti 🙂
    Comunque hai ragione, anche se purtroppo non sono certo che il tuo sillogismo possa esser legittimamente completato asserendo la rappresentatività piena del PD rispetto alle istanze profonde degli studenti…
    C’è ancora molta strada da fare, ma val la pena andare avanti!

  2. Si, infatti non sono del tutto contrario ai finanziamenti pubblici alle scuole private, per quanto siano al limite dell’incostituzionalità e anche del rispetto di certe regole di mercato.

    Però, in un momento in cui il Governo taglia 8 miliardi alla scuola pubblica, nonostante le enormi proteste, e nel frattempo ritira il taglio di soli 120 milioni alle scuole private al minimo accenno di protesta di quell’ambiente, è più legittimo chiedersi se sia giusto o se invece sia più che legittimo lamentarsi per l’uso di “due pesi e due misure”.

    Certamente, sarebbe meglio se i soldi ci fossero per tutti. Ma il Governo ha scelto un’altra scellerata strada. Perlomeno dovrebbe essere coerente e tagliare a tutti, e non solo a chi conviene politicamente.

    Ciao

    P.S. “Le scuole private svolgono un servizio pubblico”. Giusto, in molti casi lo fanno. Nella maggioranza dei casi, però, sono solo titolifici e/0 servizi di lusso per chi se li può permettere. Inoltre, la scuola privata italiana, come certificato dall’Ocse-Pisa, non solo è peggiore della pubblica italiana, ma è anche la peggiore d’Europa.

    Dunque, un ragionamento del tipo “quei 120 milioni usiamoli per costrutire quelle scuole e quei servizi pubblici che al momento sono coperti dalle scuole private”, forse non è proprio un eresia.

    Ma soprattutto bisogna introdurre metodi per la valutazione dell’apprendimento e l’insegnamento, davvero obiettivi, per ridare dignità a titoli che, troppo spesso, cambiano di qualità a seconda del contesto che li assegna (e dalla provenienza dei soli che sostiene questi contesti).

  3. Ilaria Beneduce

    Concordo con il tuo pensiero.
    Ma non possiamo e non dobbiamo arrenderci… anche con chi non vuole sentire.

  4. Non ho parole … …. tagliano 8 miliardi in 3 anni alle scuole statali .. proteste , manifestazioni ecc… e fanno orecchie da mercante .. fregandosene altamente….. come parla un monsignore o , vescovo ,, si calano subito le brache …. proprio .bravi……. che politici che ci governano………..

  5. Giuseppe Ciancaleoni

    bisogna stemperare i toni, da una parte e dall’altra. tornare a valorizzare il termine solidarietà e abbandonare i bellici anti bianco e anti nero. così non si va da nessuna parte. condivido l’analisi di andrea

  6. Berlusconi “se l’è fatta sotto” davanti alle sacrosante proteste della CEI perché sa che la CEI rappresenta valori solidi, ha una radicata struttura sul territorio, ha un’ottima visibilità mediatica, è in grado di orientare molte coscienze, e quindi potrebbe creargli molti grattacapi
    Perché stupirsi se Berlusconi invece non ha dato ascolto alle proteste del PD? Vogliamo ripercorrere le qualità della CEI e vedere se, e a che livello, il PD le possiede? Un partito che non riesce nemmeno a far dimettere Villari dalla Vigilanza RAI? Un partito i cui dirigenti se le cantano e se le suonano tutti i giorni attraverso i giornali?

    #Francesco Zanfardino.
    Sulla validità scientifica dei dati prodotti da OCSE -PISA, segnalo che l’Associazione Nazionale Istituti Non Statali di Educazione e di Istruzione l’ha paragonata a quella di un oroscopo. Sono state rilevate nella metodologia seguita delle grosse lacune, la maggiore delle quali è l’aver inserito nel campione delle scuole non statali anche gli istituti di formazione professionale, che rappresentano il 58% del campione. A questo link il loro comunicato stampa: http://tinyurl.com/66g9nr

  7. Eccolo qua! L’eterno conflitto d’interessi dei cattolici che fanno politica: Porta Pia è ancora in piedi.

  8. Caro Sarubbi, apprendo con stupore dal suo scritto come sia possibile paragonare il traghetto napoli- procida alla pubblica istruzione.
    Sappia, Onorevole, che le due cose sono imparagonabili per le intrinseche caratteristiche dei due pubblici servizi.
    Il traghetto, quando abbia i finanziamenti pubblici, è sostitutivo del servizio pubblico che sarà stato ritenuto meno conveniente di quello privato dai pubblici poteri.
    La Pubblica Istruzione, invece, non può mai essere sostituita, sul territorio, da quella privata, come in effetti non lo è: le scuole pubbliche esistono sempre, comunque, a prescindere dalla volontà di alcuni cittadini di avere servizi, in quest’ambito, assolutamente particolari.
    Ora è ovvio che chi desidera servizi particolari se li deve pagare, come impone l’art. 33 della Costituzione e come varrebbe anche per il traghetto napoli- procida qualora, esistendo un servizio pubblico, uno volesse percorrere quel tratto di mare in condizioni particolari.

  9. Tutte le critiche che ho ricevuto nei commenti partono dalla non conoscenza di un dato di fondo: secondo la legge italiana, l’istruzione pubblica è composta da quella statale e quella non statale (comunale, paritaria…). Ripeto: l’istruzione pubblica è l’insieme, la scuola statale una parte. Che poi debba funzionare bene, anzi, nel miglior modo possibile, siamo tutti d’accordo. Che sia la spina dorsale del Paese, pure. Che il diritto di studio non vada lasciato ai ricchi, infine, non ci piove. Ma dagli elettori di un Centrosinistra moderno mi aspetterei, onestamente, un approccio meno ideologico.

  10. Caro Sarubbi, sono stupefatto che Lei domandi ad altri di non avere un atteggiamento ideologico quando le sue parole sono chiaramente ispirate ad un’ideologia e non ad una prassi applicativa come dovrebbe essere quella di un parlamentare della Repubblica nei confronti della Carta Costituzionale di cui le riporto qui di seguito l’Art. 33.

    “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

    La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

    Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

    La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.”
    .

  11. Insisto perché questo dibattito, On sarubbi, non finisca. Mi sembra importante , Onorevole, che io, elettore del PD sia rassicurato sulla valenza della carta Cosituzionale.

  12. Cosa c’è di ideologico nell’espressione “senza oneri per lo Stato”?

  13. @ Matteo Negri: l’approccio ideologico sta nel paragone con Porta Pia, per esempio. Quanto al “senza oneri per lo Stato”, è un problema più vecchio di me e di te: secondo diversi costituzionalisti, infatti, si riferisce all’istituzione delle scuole private e non al loro funzionamento.
    @ valeriox: certo che La rassicuro sulla valenza della carta Costituzionale. Le cito, infatti, anche l’articolo 30, che riconosce ai genitori il diritto e il dovere di istruire i figli: anche qui, l’interpretazione diffusa è che i genitori abbiano il diritto di scegliere il tipo di educazione che ritengono migliore.

    Più in generale, vorrei ricordare a tutti che la legge che distingue fra istruzione pubblica ed istruzione statale è della gestione Berlinguer. Ma non mi dilungo e vi copio alcune riflessioni di Massimo Pandolfi, sul blog del QN:

    Il 14 marzo 1984 il Parlamento Europeo firmò un documento inequivocabile: “Il diritto alla libertà di insegnamento implica l’obbligo da parte degli Stati membri di consentire, anche dal punto di vista finanziario, l’esercizio pratico di tale diritto e di assegnare alle scuole le sovvenzioni pubbliche necessarie,alle stesse condizioni previste per gli uffici pubblici”. Capito? Anche a livello economico, le scuole private devono essere trattate dagli Stati come le scuole pubbliche: e ce lo dice la tanto osannata Europa, non il Papa. Fra l’altro in più di un caso l’Italia è stata redarguita dall’Europa proprio perchè non garantisce questa libertà di istruzione a livello economico. Un anno fa lo ha ribadito anche la Corte di Giustizia Europea: le scuole private devono essere gratuite, come le pubbliche. Niente, in Italia (fra i pochi paesi in Europa, lo ripeto) continuiamo a fare gli gnorri. E sembra quasi che ogni milioncino di euro passato alle paritarie sia una concessione alla Chiesa o a chissà chi. Finiamola con queste barzellette. Diciamoci una volta per tutte la verità. Che non ha fra l’alro colore politico: perché la parità educativa, nel nostro Paese, l’ha creata se vogliamo un ministro del centrosinistra (Luigi Berlinguer); ora serve che il centrodestra faccia un ulteriore passo e consentire la libertà economica. Che fra l’altro, conti alla mano, fa risparmiare soldi allo Stato.

    Ecco, questo mi sembra un approccio non ideologico.

  14. Caro Sarubbi, credo che non le possa sfuggire che esista una differenza tra un documento del Parlamento Europeo e una legge costituzionale.
    Io sarei per tenermelo l’articolo 33 (e anche l’art. 30) , però riconosco che si possa pensare senza scandalo a cambiarlo: con le procedure dovute ad una legge di valenza costituzionale.
    Fino a quel momento vale la lettera della Costituzione che lei come parlamentare sarebbe TENUTO ad osservare.
    In quanto all’interpretazione che il “senza oneri per lo Stato” sarebbe riferito all’istituzione e non al mantenimento mi lasci dire che è una lettura che offende l’intelligenza media di ogni lettore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...