Tra Bush e Chávez

Se parlassi dell’intervista della Iervolino a Repubblica, me ne rendo conto, farei più audience. E se facessi come le agenzie di stampa, che ricamano sul braccio di ferro tra Rutelli e Fassino, magari vi divertirei di più. Ma sono a Bruxelles per volare alto, e se penso che gli italiani andranno a votare a giugno pensando di dare un segnale a Berlusconi o Veltroni – mentre nel frattempo qui si decidono politiche più grandi delle nostre beghe – confesso che mi viene la depressione. “Gli elettori sono diventati cinici”, ha detto nel suo messaggio Graham Watson, il capogruppo dei liberaldemocratici al Parlamento europeo, ma ha aggiunto che “è compito nostro dar loro un’alternativa migliore al voto di protesta”. Bell’intervento di François Bayrou, uomo molto intelligente, che è partito dalla complessità del mondo attuale per chiedersi se – a livello politico – dobbiamo per forza scegliere tra Bush e Chávez, che in termini europei significa popolari o socialisti. Bella anche la testimonianza di tre parlamentari della Dc cilena: anche loro hanno chiamato in causa Chávez, ma per spiegare come l’alternativa in America latina sia “tra la democrazia governabile ed il populismo, sia di destra che di sinistra, che non riesce a vedere più in là del breve periodo”. Della crisi economica ci ha parlato stamattina Mario Monti, ma abbiamo ripreso il tema anche nella nostra risoluzione finale, che invita l’Unione europea a cogliere questa occasione per completare il processo di integrazione e porsi come soggetto politico credibile sulla scena internazionale. Stesso discorso per l’ambiente, con Francesco Rutelli che ha auspicato un ruolo attivo dell’Unione, invitata ad assumere un ruolo guida nel cambiamento: nella dichiarazione di principi, scritta da Bayrou ed approvata oggi all’unanimità, poniamo l’accento sullo sviluppo sostenibile e sui temi del clima, della biodiversità, dell’acqua. Forte anche l’attenzione al sociale: il Pde si impegna a lottare per la riduzione delle diseguaglianze tra ricchi e poveri, per la solidarietà verso le popolazioni che soffrono, per una politica cooperativa di tutti i Paesi membri. Infine, in mezzo a tante riflessioni politiche, porto a casa anche una piccola soddisfazione personale: Hervé Lejeune, vicedirettore generale della Fao, ha riconosciuto che l’aumento spropositato dei costi delle materie prime, dal grano in su, ha fra le cause principali il consumo di carne: se la catena alimentare passa per la carne rossa, tanto per fare un esempio, si utilizza una quantità di cereali 7 volte superiore a quella che si consumerebbe mangiando direttamente i cereali stessi. Ma non sono riuscito a convincere né Rutelli né Bayrou a diventare vegetariani.

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Una risposta a “Tra Bush e Chávez

  1. Continua pure a scrivere di cose che non fanno audience. Sono quelle che ci interessano di più.
    Assolutamente d’accordo sul fatto che la linea europea del PD non passi per il PSE e sulla necessità di un rilancio di tutte le azioni che consentano all’Unione Europea di diventare un soggetto politico unitario e credibile.
    Per quanto riguarda il diventare vegetariani, mi dispiace ma neanche io riesco a seguirti (troppo radicato l’affetto per l’italico panino al prosciutto), ma continua a tentare… non si sa mai.

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