Dietrofront

Taglia di qua e taglia di là, alla fine il governo si è fatto male da solo. Non tanto per Sky, anche se uno dei modi migliori per fare arrabbiare gli italiani è toccare il calcio in tv, quanto per la decisione irresponsabile di bloccare i contributi per le ristrutturazioni edilizie a favore del risparmio di energia e dell’utilizzo di fonti alternative. Certo, presto potremo scaldare l’acqua della doccia con il nucleare, ma siccome ci vorranno almeno 15 anni non era male, nel frattempo, cercare di risparmiare qualcosa e puntare sulle energie rinnovabili. Lo avevano già fatto in 230 mila nuclei, tra  imprese e famiglie, per un giro complessivo di 3 miliardi di euro: una somma che – oltre a mettere in moto un settore dell’economia – avrebbe portato in media ad un bel risparmio sulle bollette, di almeno mille euro l’anno. Per non parlare dell’impatto ambientale: ridurre il consumo di energia significa anche ridurre le emissioni di anidride carbonica, il che aiuterebbe l’Italia a rientrare nei margini fissati a livello internazionale. Niente, il governo non ci sente: d’ora in poi, grazie all’introduzione della singolare formula del silenzio-dissenso, la detrazione del 55% sarà possibile soltanto se l’Agenzia delle entrate darà una risposta favorevole entro un mese. Non solo: il governo, con una decisione da Paese delle banane, ha annunciato di volere introdurre la retroattività della norma, colpendo le famiglie e le imprese che hanno già provveduto alla ristrutturazione, magari anche facendo uno sforzo economico, nella certezza di recuperare in seguito una parte dell’investimento. Pensiamo a quanti hanno cambiato una caldaia, installato pannelli solari, sostituito porte e finestre, isolato la propria abitazione: gente comune, insomma, che si ritrova ora presa in giro: tanto più che le norme tributarie non possono essere retroattive e questo provvedimento – come spiegano bene molti siti internet – viola in maniera palese lo Statuto del contribuente. Non appena ci è arrivata la notizia, abbiamo colto la prima occasione buona (la discussione sull’ennesimo decreto blindato) per sfruttare almeno l’unico strumento a nostra disposizione: un ordine del giorno che abbiamo presentato e che il governo ha naturalmente respinto, accettandolo solo come raccomandazione. Parallelamente, abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione fra i soggetti interessati e questo ha dato frutti migliori, perché quando sono iniziate le proteste degli ambientalisti, di Confindustria e delle associazioni di categoria Tremonti ha avuto finalmente un po’ di paura: non del Parlamento, dunque, ma dell’opinione pubblica, che è l’unica cosa che li preoccupa seriamente. Morale della favola: il governo fa marcia indietro sulla retroattività, giusto per non perdere la faccia, ma per esigenze di cassa mantiene il resto del provvedimento. Ci dobbiamo stupire?

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