Le parole che non gli ho detto

Lo so che il cittadino medio ha problemi più urgenti delle riforme istituzionali, ma quando il governo pone per l’ennesima volta la fiducia e fa saltare il dibattito parlamentare mi arrabbio lo stesso. Non tanto perché avrei dovuto parlare io – per carità, il discorso me l’ero preparato e ci avevo perso tempo, per cui mi avrebbe fatto piacere dire qualcosa sul nuovo decreto – quanto perché, in questo momento, non c’è nessuno che controlli il guidatore: non i giudici (lodo Alfano, do you remember?), non il Parlamento (finché si procede a colpi di fiducia, se la suonano e se la cantano da soli). E non battano il tasto della fretta, perché le regole – dal semaforo alla paletta, dalla configurazione della monoposto alla safety car – esistono anche in Formula 1 e nessun pilota se ne è mai lamentato. Il decreto in questione reca “disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali”, ma il contenuto è molto meno convincente del titolo. Ecco qui il testo dell’intervento che avrei voluto pronunciare, ma che – a causa della fiducia, appunto – mi è rimasto in gola:

ANDREA SARUBBI. Diciamo le cose come stanno: questo provvedimento è una delle tante toppe che il governo sta cercando di mettere al buco provocato dall’abolizione dell’Ici. Che cosa accade ai Comuni quando rimangono senza risorse? Lo stiamo vedendo in questi giorni: o lo Stato centrale si rende conto dell’errore commesso togliendo le risorse agli enti locali, e fa marcia indietro, oppure i cittadini rischiano di trovarsi senza i servizi essenziali.
L’anteprima di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi in tutta Italia si sta già vedendo a Messina, dove da alcuni giorni non partono più gli autobus, perché mancano i soldi per pagare i dipendenti dell’azienda di trasporto pubblico locale… e temiamo che casi simili si possano ripetere anche altrove. A meno che, come spiega bene l’articolo 5 di questo decreto, il Comune non sia stato amministrato da un amico personale del presidente del Consiglio: nel qual caso, il governo utilizzerà volentieri il Fondo per le aree sottosviluppate, che pure dovrebbe servire a tutt’altro. Invece, si legge nel testo che stiamo esaminando oggi, i debiti accumulati a Catania dal sindaco Scapagnini, medico personale di Silvio Berlusconi, potranno essere attinti dal Fas. Con buona pace dei campani, dei calabresi, dei lucani e dei pugliesi, o dei catanesi stessi, che contavano su queste risorse per costruire strade, realizzare infrastrutture e sostenere imprese disposte ad investire nello sviluppo: quei 140 milioni di euro regalati alle casse dell’amministrazione di Catania, per ripianare il buco di una gestione finanziaria “caviale e champagne”, sono uno scandalo che ha fatto alzare la voce anche al sindaco di Milano, Letizia Moratti. Solo la Lega continua a chinare la testa, come tante altre volte dall’inizio della legislatura: avranno fatto i loro calcoli, ora dovranno spiegare ai loro elettori come si fa ad essere federalisti al nord e poi avallare una pastetta del genere al sud. Diranno che, in cambio, hanno ottenuto sconti sulla benzina in quattro regioni del nord, come prevede l’articolo 2-ter… ma comunque non è un problema nostro. Noi, che non abbiamo partecipato a questo scempio, possiamo solo prendere atto di un dato numerico: i 140 milioni di euro destinati a Catania – città che amiamo davvero, con tutto il cuore, ma che avrebbe meritato un sindaco migliore di Scapagnini e magari anche una consulente per lo sviluppo industriale più qualificata dell’ex miss Eritrea, la cui prestazione professionale è costata ai cittadini 24 mila euro – sono esattamente i soldi che il governo ha appena tolto agli asili non statali: quelli comunali e quelli parificati, frequentati da un bambino italiano su tre.
Voglio essere maligno e tentare un’analisi politica di questo provvedimento, considerando che ai 140 milioni di Catania bisogna aggiungere i 500 milioni stanziati per Roma. 640 milioni tolti al Fas, complessivamente, significano almeno 540 milioni tolti al sud, visto che il Fondo viene utilizzato per l’85 per cento dalle Regioni meridionali. Questo significa, come dicevo un attimo fa, che ci saranno meno infrastrutture in Calabria, Campania, Basilicata e Puglia, a vantaggio dei bilanci di Roma e Catania. Dov’è la malignità? Sta nel fatto che, mentre Roma e Catania sono amministrate dal Centrodestra ed hanno sindaci eletti da poco, dunque con un lungo mandato davanti e tante possibilità di fare bella figura con i soldi del Fas, le altre 4 Regioni meridionali che citavo sono tutte amministrate dal Centrosinistra, per di più con governatori prossimi alla scadenza di mandato. Non voglio neppure pensare che si utilizzi il Fas come un’arma elettorale, ma purtroppo non ho elementi certi per poterlo escludere.
C’è un altro aspetto che vale la pena sottolineare: quello contenuto nell’articolo 1 bis, che sposta da qui a 4 anni il termine per adattare gli ospedali alla disciplina
intra moenia. Al momento, infatti, mancano ancora le condizioni per permettere ai medici di esercitare la propria attività privata all’interno delle strutture pubbliche, cosa che da un lato garantisce la continuità di cura per il paziente e dall’altro controlla che i medici impegnati negli ospedali rispettino il limite di prestazioni fissato per la loro attività privata, che non può essere superiore a quella pubblica. Il decreto non prevede nessun premio per le Regioni virtuose, nessuna penalizzazione per quelle non virtuose; non c’è nessun monitoraggio per verificare se gli ospedali effettivamente si stanno adeguando alle norme… il rischio, e lo diciamo in tempi non sospetti, è che si vada verso un boicottaggio dell’attività intra moenia, che dà fastidio a parecchi studi privati e che diversi manager sanitari (soprattutto nel centrosud, bisogna dirlo) cercano di ostacolare. Ci limitiamo a ricordare – come ha già fatto il collega Burtone, citando anche un’indagine conoscitiva del Senato – che le visite private effettuate all’interno degli ospedali sono più controllabili anche da un punto di vista fiscale, e che i soldi spesi per l’adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche alla disciplina intra moenia verrebbero recuperati proprio limitando l’evasione.
Una nota di metodo, tanto per far sapere ai cittadini che ci seguono via radio oppure in tv come funzionano le cose in questa legislatura. Mercoledì scorso, quando si è aperta la discussione sulle linee generali di questo provvedimento, il primo a parlare è stato naturalmente il relatore, Roberto Simonetti. Che ha detto, in sostanza, una cosa di questo tipo: “Gli emendamenti presentati dalla Lega e dall’opposizione sono condivisibili, anzi, migliorerebbero un decreto che poteva anche essere scritto meglio… ma noi li bocciamo tutti, perché non abbiamo tempo: il decreto scade tra poco e non possiamo fare un’altra navetta in Parlamento”. Ecco, questo è esattamente il film della legislatura: nel nome dell’efficienza – ma di quale efficienza, poi? Quella della Finanziaria in 9 minuti e mezzo? – si scavalca regolarmente il Parlamento, che non viene percepito come un interlocutore indispensabile, ma come uno di quei parenti lontani, anche un po’ pedanti, che sei costretto a vedere per le feste di precetto. Non puoi proprio farne a meno, ma appena puoi te la squagli. È l’ennesimo decreto, è l’ennesima volta che in quest’Aula ci sentiamo dire “non c’è tempo per discutere”. È vero, io sono appena arrivato in Parlamento e quindi non so come andassero le cose prima, ma la democrazia che avevo studiato sui libri di storia, dall’antica Grecia in poi, era completamente diversa da questa esibizione muscolare a cui assistiamo da 7 mesi.

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6 risposte a “Le parole che non gli ho detto

  1. peppe batella

    Rimango senza parole … La mossa dell’ICI è stata come pensavo .una mossa tattica x scardinare quei comuni retti dalle amministrazioni di sinistra ,, in modo che poi Loro si possano presentare come salvatori della patria….. (Vedi caso Roma e Catania).
    Comunque , io penso che tutte queste fiducie ,in nome della fretta… nascondano un profondo malessere all’interno del PDL ….tra la Lega e FI…
    Oggi ho letto che vorrebbero abolire le province…. (vecchio cavallo di battaglia di BOSSI) ma la lega si è messa di traverso… e il Nano ha abbassato la testa.
    E’ chiaro che così facendo il Parlamento è svuotato delle sue prerogative,come è chiaro che stiamo andando verso una nn più tanto strisciante DITTATURAquello che mi rode è che nonostante tutto sentendo i sondaggi c’è ancora una grossa maggioranza di italiani che ha fiducia in lui………

  2. Posso dire solo una cosa? Da cittadino romano (esattamente di Ostia) dico che meno male che c’è alemanno (l’iniziale minuscola è volontaria) come sindaco, altrimenti non avremmo visto nemmeno 1 euro di quei 500 milioni….
    Io non ho votato alemanno, sia chiaro. Ma se al suo posto ci fosse stato Rutelli (scelta mooooolto discutibile da parte del PD), oggi Roma sarebbe stata con le cosiddette “pezze al culo” (passami il termine). Infatti, come hai detto scritto nel tuo intervento, quei soldini sono stati destinati ai suoi “amichetti”, togliendoli così a chi ne aveva effettivamente bisogno.
    Anche a me non va e non piace pagare le tasse su cose che sono già mie, ma almeno con l’ICI avevo l’illusione di stare a contribuire per il mio comune. Ma siccome la maggioranza degli italiani si è sciolta quando gli ha tolto l’ICI (con un risparmio annuale esiguo sul bilancio familiare) e ha gioito quando ha dato 40 euro con la social card, questo è quello che purtroppo ci meritiamo.
    Vorrei inoltre insistere su un punto: se ne avete la possibilità, fate notare agli italiani l’uso indiscriminato della fiducia, così come hanno fatto loro nei du eanni di governo Prodi. Solo che a differenza di questo governo che non ne avrebbe assoluto bisogno, quello campava con 1 o 2 voti in più.
    Ti auguro un buon proseguimento di giornata!

  3. peppe batella

    Ci stanno massacrando……grrrrrrrrrrrrrrrrrrr
    spero che tutti quelli che nn hanno la laurea di cojoni…. si levino i tappi dalle orecchie e le fette di prosciutto dagli occhi………….

  4. Andrea, davvero sembra adatta al tuo discorso la citazione “voce di uno che parla nel deserto”. E il deserto cui mi riferisco non è l’attuale maggioranza (che realisticamente, avendo abbondanti numeri per governare, non ha alcun interesse ad ascoltare l’opposizione) ma proprio il partito in cui tu hai accettato di militare: in queste ore i temi più “avvincenti” che il PD propone alla nostra riflessione sono le difese (pelose?) di D’Alema che si corruccia se gli attribuiscono progetti antiveltroniani, l’auto esclusione dal PD romano di Giachetti contro la scarsa democrazia all’interno del partito, il caso Villari…
    E intanto la maggioranza va avanti a colpi di fiducia su provvedimenti inutili, mal scritti, che ci screditano all’occhio dei nostri alleati internazionali (vedrai Murdoch come “pomperà” all’estero la storia del raddoppio dell’IVA sugli abbonamenti SKY) senza che l’opposizione riesca a formulare un PROGETTO di alternativa di governo. Ma il cd “governo ombra” cosa fa, se ancora esiste?

    Comunque non ti scoraggiare per la fatica richiesta dalla preparazione del discorso che non hai potuto leggere. Vedrai che presto capiterà l’occasione: non mi sembra infatti che la maggioranza abbia in animo di cambiare a breve il suo atteggiamento.

  5. Io sono veramente senza parole.
    Sono mesi ormai che il governo va avanti a testa bassa con provvedimenti che non solo non vengono discussi in aula ma (paradosso democratico) non vengono nemmeno discussi o concertati all’interno della stessa maggioranza. Si decide in quattro, si fa votare al gruppo di cooptati di turno (talvolta docilmente ubbidiente, talvolta un pò scontento di essere trattato come un automa) e via così, senza nemmeno chiedersi se il parere di qualcun altro potrebbe migliorare in qualche modo la proposta oppure, nei rari casi in cui ci si ponga la domanda (vedi l’on. Simonetti), rispondendo “meglio fare (male) subito che aspettare e riflettere un minuto di più”.
    Il governo Prodi – litigioso come una congrega di vecchie zitelle – non riusciva a prendere una decisione? Allora noi puntiamo tutto sull’efficienza e sul decisionismo…. Mediaticamente parlando funziona come poche altre cose.
    Purtroppo noi non siamo ancora completamente rincretiniti dai reality e poiché un tenue ricordo di quello che è (era) la democrazia parlamentare ce lo abbiamo ancora, cercheremo di trattenere questo ricordo il più a lungo possibile. Stiamo resistendo con le unghie e con i denti ad un periodo nero come non avremmo mai immaginato: la crisi economica, ma anche l’impoverimento sociale e culturale, la sensazione di insicurezza e sfiducia che sfocia nella convinzione che non c’è un futuro da costruire ma solo un presente “da sopravvivere”. Nasciamo avendo già con 26 mila euro di debito pro-capite, paghiamo le tasse per coprire scoperti contratti da governi in carica quando eravamo ancora alle elementari e oggi “investiamo” i fondi del FAS non per opere, ma per garantire il minimo essenziale di servizi in comuni ad un passo da tracollo economico.
    Ma che ci importa? Importante è mostrarsi forti (sottolineo “mostrarsi”, non “essere”) e decisionisti, varare un altro decreto e guadagnarsi un’apertura di telegiornale.
    Perché tanto la realtà si misura con i pollici del televisore….

  6. Sbalordito, ma non sorpreso. Ieri sera abbiamo discusso al PD di San Giustino delle politiche sociali. C’era il SIndaco (Fabio), c’era l’assessore competente (Stefano), c’era il segretario del PD di San Giiustino e c’erano tanti del PD. Le politiche sociali del nostro (piccolo) comune sono portate avanti con determinazione e storicamente di buon livello: s’è aperto l’Ufficio di Cittadinanza, cui tutti possono rivolgersi per avere informazioni, ci sono interventi diretti al disagio forte (handicap, invalidi…9 C’è l’assistenza domiciliare, l’aiuto ai disabili, agli invalidi, ci sono i libri di testo gratuiti. Ma anche cose “avanti”: accordi seri presi con le cooperative anche cattoliche per gli asili e gli asili nido, in arrivo un accordo rivoluzionario (secondo me) con gli oratori, che, come le società sportive (e anche più) concorrono alla crescita di tanti ragazzi… Insomma la giunta (PD+PRC+PS) si sta dando da fare. MA senza ICI e con gli altri vincoli di bilancio, occorre farsi solo una domanda: dato che avremo un bel po’ di meno di fondi a disposizione, cosa possiamo tagliare? O in alternativa: riusciremo a coinvolgere i privati a una maggiore contribuzione? Proprio in un momento di crisi economica? Chiaramente si vuole mettere a terra gli enti locali, chiudendo i finanziamenti…
    E questo passando sopra anche al dibattito parlamentare, senza aver alcuna necessità dichiedere fiducia (visti i numeri).
    Sarebbe stato un bell’intervento, comunque

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