La comunità che manca

Ero invitato oggi a Sant’Agata dei Goti, un paese molto carino in provincia di Benevento. Convegno della Uilca, un sindacato bancario, ma tema extraeconomico: “Diritti e doveri senza cultura e valori non creano la comunità”. Sono partito dalla Lega, per spiegare che il loro approccio nei confronti della società è comprensibile, e per certi versi anche giusto, ma insufficiente: quando si chiede il rispetto dei doveri e la certezza dei diritti, infatti, bisogna andare oltre l’oggi e guardare un po’ più in là. L’immigrazione, per esempio: sono tornato sulla definizione di riproduzione sociale che ho imparato da Massimo Livi Bacci, per poi soffermarmi sul concetto di comunità, il grande assente di questo momento storico. Si confonde il bene comune con la somma dei beni individuali, ho ribadito, citando l’esempio di Alemanno che – dopo l’alleanza elettorale con i tassisti e quella con i commercianti del centro storico – si trova di fronte al bivio della ZTL: se la toglie, scontenta i tassisti che perderanno clienti; se la lascia, scontenta i commercianti che non ne avranno di nuovi. L’ho chiamato “approccio bilaterale”, e per spiegarlo ho scomodato anche la politica estera: quella di Bush, che delegittimava le organizzazioni internazionali, e quella di Berlusconi, che taglia i fondi per la cooperazione ma poi regala soldi alla Libia di Gheddafi. Ma l’assenza del concetto di comunità si vede anche a casa nostra, e non solo tra i leghisti: pensavo al lavoro nero, che in Campania continua a crescere, e mi chiedevo come mai sia una prassi culturalmente accettata. Così come l’evasione fiscale, che in alcuni Paesi europei equivale ad un tradimento personale e da noi è percepita come un mix di coraggio e furbizia. Ci vorrebbe uno Stato più presente, ho proseguito, e non c’è bisogno di militari nelle strade: basterebbe costringere le banche a risarcire i cittadini rovinati dai fondi Lehman, che fino al giorno del crollo erano nell’accordo “Patti chiari”, o magari proteggere le famiglie povere con provvedimenti meno demagogici e più strutturali. L’importante è non sentirsi soli, è non sentirsi indifesi: se no, poi è chiaro che – quando la Camorra ti chiede 150 euro al mese per parcheggiare la macchina nelle strade di Forcella – la prendi con filosofia, come se stessi pagando il garage.

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Una risposta a “La comunità che manca

  1. Ilaria Beneduce

    Concordo in pieno. Il bene comune non può essere inteso come la somma di beni individuali, è qualcosa di indivisibile. Non può riguardare la persona nella sua singolarità, ma in quanto è in relazione con altre persone. Soltanto assieme è possibile conseguire il bene comune.

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