Not in my name

Non è facile spingere un pulsante diverso dagli altri, quando tutta l’Aula si illumina di verde e tu sei un piccolo puntino bianco sperduto lì in mezzo. Ma non è colpa mia se il decreto sulla Georgia contiene al suo interno un provvedimento sbagliato: come si può finanziare una missione militare, per quanto ragionevolmente giusta, prendendo le ultime briciole rimaste alla cooperazione internazionale? Dopo la mia battaglia sui tagli alla cooperazione, non potevo restare zitto: e così – dopo essermi confrontato con il gruppo Pd, Antonello Soro compreso – ho annunciato il mio voto secondo coscienza.

ANDREA SARUBBI. In dissenso dal gruppo del Partito democratico – e dalla quasi totalità del Parlamento, posso immaginare – annuncio il mio voto di astensione. Che è la media, nel mio caso, fra un voto favorevole ed uno contrario. Il mio voto favorevole – da europeista convinto, qual sono – sarebbe sulla natura della missione in sé: nonostante io sia un obiettore di coscienza – ai tempi in cui si pagava la scelta non militare con mesi in più di servizio – non posso che guardare con speranza ad una missione dell’Unione europea: una scelta finalmente condivisa che forse – dopo l’arrivo di Obama alla Casa Bianca – sarà la prima di tante altre. Il mio voto contrario, che bilancia quello favorevole, riguarda la copertura finanziaria della missione, che va a prendere un milione e 600 mila euro dalle poche briciole rimaste alla cooperazione internazionale. Pensiamo a come è variegata la presenza dell’Italia all’estero: militari, intelligence, cooperanti, istituti di cultura, insegnanti di lingua negli istituti “Dante Alighieri”… Possibile che per finanziare queste presenze così diverse si attinga sempre dallo stesso salvadanaio, quello dei fondi per la cooperazione, previsti dalla legge 49 del 1987? Riprendo dunque l’appello lanciato dal senatore Roberto Di Giovan Paolo, nell’altro ramo del Parlamento; che in futuro ci si ponga il problema – pubblicamente condiviso anche dal sottosegretario agli Esteri, Enzo Scotti, che era qui poco fa ma che adesso non vedo – di distinguere bene due capitoli di spesa nel bilancio dello Stato: uno per le numerose missioni italiane all’estero e un altro capitolo specifico da preservare per la cooperazione allo sviluppo, settore in cui si sono registrati quest’anno tagli del 56 per cento, e non certo per colpa del Centrosinistra. Per questi motivi, signor presidente, ribadisco il mio voto di astensione.

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7 risposte a “Not in my name

  1. Benfatto, obiettore!

  2. ce l’avevi spiegato l’altra sera…e cosi è stato. Tanto per tanti “internazionale” doveva essere la destinazione del fondo…non importa pero che parole come Missioni e cooperazioni abbiano un senso pratico opposto!!!continua cosi magari la prossima volta sarete in 2…

  3. Ma nel mio nome sì, sì e ancora sì!! Se ci fossero le preferenze cambierei residenza per venirti a votare nel tuo collegio perché con la tua astensione hai espresso un giudizio coincidente in tutto e per tutto con il mio.
    Quando leggo delle rapine agli stanziamenti già scarni destinati a finalità “sociali”, e quindi agli ultimi della classe, mi tornano in mente le enigmatiche parole del vangelo di domenica scorsa “A chi ha sarà dato, a chi non ha verrà tolto anche quello che ha”.

  4. Ben fatto!
    Ma mi domando: tanti che dicono di rifarsi al Cristianesimo, e grazie anche a questo vengono eletti in Parlamento, come fanno a non essere sensibili a questo?

  5. Ottimo,
    ti ultimamente sono demoralizzato per tutto quello che succede in Italia sopratutto nel mondo Politico..ma tu mio hai fatto capire che tutto non è perduto!!!! inviero il tuo articolo a tutte le persone che conosco….

    “Per ottenere un cambiamento radicale, bisogna avere il coraggio d’inventare l’avvenire.
    Noi dobbiamo osare inventare l’avvenire.
    Tutto quello che viene dall’immaginazione dell’uomo `e per l’uomo realizzabile”

    Thomas Sankara

  6. Ai fini pratici della governance e dell’equilibro mondiale, le missioni militari e la cooperazione internazionale hanno lo stesso scopo: tenere buoni i paesi del terzo mondo, con metodi diversi. Non certo fargli rialzare la testa. Quindi sono comunque soldi mal spesi.

  7. Sono fiera della scelta che hai fatto con spirito veramente cristiano. Mi ha colpito anche la formazione di un “intergruppo parlamentare per il volontariato”. Abbiamo in questi giorni un’ospite, missionaria nel Sud del Sudan, dove le classi scolastiche sono formate anche da 80 bambini, perché mancano le strutture, gli insegnanti e c’è la guerra. I cristiani sono molti, ma perseguitati.

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