Il giovanotto

Di per sé, non sarebbe una notizia: un 72.enne milanese dalla vita frenetica, appena tornato da un viaggio di lavoro negli Stati Uniti, preferisce restare a casa a riposarsi anziché precipitarsi, con il jet lag ancora addosso, ad un convegno a Montecatini per poi ridecollare alla volta di Verona, dove lo attende un altro convegno. Diventa una notizia, però, se il 72.enne in questione è Silvio Berlusconi: immediatamente si sparge la voce di un suo malore in aereo (con tanto di assistenza in loco del medico personale, che quindi non lo lascerebbe un attimo solo) ed altrettanto immediata arriva la smentita (“Ma quale malore, ho la gagliardia di un ventenne”). Non credo, personalmente, a nessuna delle due versioni: né a quella di un premier che va in giro scortato dalla Croce rossa e neppure alla vulgata berlusconiana del “mi basta dormire tre ore a notte per poi fare l’amore per altre tre”. Ma l’una e l’altra versione, mi si consenta, girano attorno allo stesso problema, alla domanda che nessuno ha il coraggio di farsi perché nessuno – né a destra, né a sinistra – avrebbe oggi la risposta in tasca. La dico senza tanti preamboli: che cosa accadrebbe se Berlusconi uscisse politicamente di scena in questo momento? Se desse retta al medico che lo obbliga a vivere ai Tropici, per esempio, che cosa ne sarebbe degli schieramenti oggi in campo? Non è fantapolitica, né l’argomento della domenica per non perdere il ritmo del blog, ma qualcosa a cui penso costantemente, perché costruire il futuro del Pd significa innanzitutto prepararsi agli scenari possibili. Che ne sarebbe, ad esempio, dell’Italia dei valori? Che ne sarebbe di Di Pietro, tolte le accuse al premier pregiudicato e le battute sul generale Videla? Probabilmente, si sgonfierebbe elettoralmente e nello stesso tempo dovrebbe fare i conti con la propria collocazione politica, meno a sinistra di quanto ci voglia far credere. E che ne sarebbe del Pdl, partito che ancora non esiste se non sulle liste elettorali e sotto forma di gruppo parlamentare? Forza Italia ed Alleanza nazionale resterebbero ancora unite? All’interno di An, poi, che ruolo potrebbe avere Fini, oggi in difficoltà con alcuni colonnelli e con la base del partito? E lo stesso dubbio – lo dico per onestà – mi viene anche per noi, se non affrettiamo un po’ questo rimescolamento interno. Se non la finiamo di riconoscerci in base alle appartenenze precedenti. Se non abbiamo più chiara la nostra identità, attualmente ferma all’aggettivo riformista. Se non capiamo quale potrà essere, nel partito, il ruolo dei cattolici e quale quello dei radicali. D’accordo che il nostro premier ha un’età biologica di 35 anni (due meno di me, per inciso), ma prima o poi dovremo pure cominciare a porci il problema. O no?

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13 risposte a “Il giovanotto

  1. in effetti il dopo berlusconi sarà una grande sfida……..intanto dobbiamo farci i conti e vale quello che dice oggi Pansa sul riformista……più lo attacchiamo più lui si radica nel paese.
    Il problema italiano non è Berlusconi ma la nostra incapacità di dialogare con coloro che lo hanno votato.

  2. Caro Andrea, condivido in pieno la tua analisi. Aggiungerei una premessa di ordine generale: credo che la c.d. “seconda Repubblica” sia stata caratterizzata dall’eccessiva “personalizzazione” dei partiti. Un fenomeno a cui il PD è rimasto immune, anche se – come giustamente sottolinei – occorre lavorare molto per creare un’alternativa credibile dal punto di vista politico e, soprattutto culturale.

    In fondo: che ne sarebbe della Lega Nord, senza Umberto Bossi? E di An senza Fini: in fin dei conti, nessuno dei colonnelli non è degno di sostituirlo, né i La Russa, i Matteoli, gli Alemanno, Urso, ecc. E dell’Idv senza Di Pietro? O, ancora: dell’Udeur senza Mastella?

    E infine: di Forza Italia senza Berlusconi? La grande risorsa del nostro premierino-nano è stata di certo la sua personalità, che ha fatto da coagulo ai più disparati orientamenti politici, dal cattoberlusconismo al socialismo antigiustizialsita (proimmunitario). E allora, la conclusione pare ovvia: se l’antiberlusconismo è stato il collante del centrosinistra, il berlusconismo è tuttora il collante del centrodestra, all’insegna di una contrapposizione ideologica che (ahimé) ha dilaniato questo paese. I problemi pertanto per il PDL si pongono: si tratta a mio giudizio di un partito troppo “Berlusconi-dipendente”, che rischia di sfasciarsi nel momento in cui il suo leader uscirà di scena. Un partito inoltre che non mi pare abbia così elevate basi culturali: un partito che si professa liberale e riformista, ma con un leader che, usurpando le istituzioni, ha fatto e fa tuttora i propri interessi economici, come può dirsi liberale e riformista? La fortuna del PDL è di parlare più alla “pancia”, agli istinti dell’elettorato, all’insegna di un conservatorismo identitario esclusivista davvero inquietante.

    Infine, una riflessione sul commento di Giuseppe: io sono letteralmente stufo di Pansa, di Panebianco, di Galli della Loggia, di Polito e di tutti quelli che parlano, ossessivamente, di antiberlusconismo: è giusto spronare il PD affinché diventi un partito credibile, protenda a formulare proposte costruttive piuttosto che insultare o scendere in piazza (anche se ieri, Gasparri ha dato dello “stupido ed incapace” a Veltroni: perché questi illustri commentatori non si lagnano mai quando a insultare sono quelli di destra?), ecc. Ma di fronte ad un fenomeno come il berlusconismo, come si può stare zitti? Come è possibile tacere dinanzi alla più grande anomalia della storia della repubblica italiana? Occorre conciliare il criticare ed il costruire. Invece, questi pseudo-luminari, hanno incultato all’opinione pubblica un “buonismo” tendente a legittimare il berlusconismo. Invito questi grandi teorizzatori ad un serio esame di coscienza, o perlomeno di criticare in egual modo il centro-destra: gli insulti a Prodi, la denuncia dei brogli, il dare dei “coglioni” agli elettori dello schieramento avverso, il scendere in piazza con i tassiti contro le liberalizzazioni, portare la gente in piazza sotto l’insegna dello slogan “contro il regime per la libertà” non sono “segnali” di una degenerazione culturale e politica, che coinvolge anche le destre? Ai posteri l’ardua sentenza.

  3. Dopo Berlusconi cosa succede?
    Semplice: ce la giochiamo!
    Anch’io spesso ci ho pensato, ma in controluce, osservando l’ombra che l’inossidabile leadership berlusconiana getta sulle continue, e soprattuto palesate, liti all’interno del Pd.
    Tempo fa un’articolo di Repubblica-Roma evidenziava come la paralisi della maggioranza nell’approvazione del bilancio comunale era dovuta anche alle 11 correnti che percorrono il Pdl capitolino. Mi ha colpito soprattuto perchè in genere non se ne parla molto.
    Credo infatti che il problema delle correnti funesti il Pdl come e più del il Pd (li sono ancora di più beghe di potere che non confronti ideologici) ma semplicemente non se ne parla. Questo perchè c’è un unico vero leader riconosciuto e riconoscibile; direi inevitabile. Alla sua ombra ci si può ammazzare ma nessuno la mette in discussione seriamente; ognuno sa che è perfettamente inutile. E’ una leadership fatta di carisma e di strapotere di mezzi (sulle percentuali di questi ingredienti, fate voi) alla quale non c’è laternativa.
    Nel Pd una leadership del genere è direi per definizione impossibile; come è anche molto difficile che dopo Berlusconi nasca un altro Berlusconi. E’ un’anomalia (a prescindere dal giudizio che se ne dia) ed in quanto tale non può riprodursi.
    Dopo di lui, anche nel centrodestra inizieranno a litigare sui giornali, a creare leader e ad ammazzarli il giorno dopo.
    Si giocherà insomma ad armi pari, e a quel punto ce la giocheremo.
    Forse…

  4. una curiosità:è questa la prima legislatura senza vice presidente/i del consiglio???in caso di impedimento del capo del governo,quale scenario si aprirebbe???

  5. Io non mi porrei il problema. Ha promesso di vivere fino a 120 anni, quindi per altri 48 anche il paziente Giafranco Fini dovrà aspettare.
    E anche molti italiani con lui.

  6. “Lo stesso dubbio – lo dico per onestà – mi viene anche per noi, se non affrettiamo un po’ questo rimescolamento interno. Se non la finiamo di riconoscerci in base alle appartenenze precedenti. Se non abbiamo più chiara la nostra identità, attualmente ferma all’aggettivo riformista. Se non capiamo quale potrà essere, nel partito, il ruolo dei cattolici e quale quello dei radicali. ”

    La tua analisi è perfetta,caro Andrea. La sintesi però ancora non mi è chiara. Credo infatti che il futuro di questo paese si giochi sulla capacità di rinnovamento del PD, a cui (forse) farebbe seguito quello di un PDL nel quale le procedure democratiche trovino finalmente posto.

    Sinceramente non sono preoccupato della ‘successione’ del Cavaliere ma del fatto che il PD sta rischiando grosso. Tutto si chiarirà quando appariranno le liste per le prossime elezioni europee.
    Grazie comunque per le continue riflessioni che condividi con noi.

  7. umberto ingrosso

    Andrea lo sa bene,l’Inglese,e dunque conosce il significato della frase”wishful thinking”.Certo se Berlusca morisse vi togliereste un grosso pensiero.Non come quello che si toglierebbe ogni buon Italiano se crepasse lo Sbirro.Il PDL troverebbe un buon leader in Fini,in Martino,in Tremonti…ahi voglia.Certo Berlusconi è inimitabile,ma quel 70 %di Italiani che ricordano come un incubo il Governo Prodi troverebbero modo di accontentarsi.

  8. @ umberto ingrosso: solo una precisazione. Nessuno si augura la morte di nessuno, voglio sperare. A Berlusconi, personalmente, auguro i Tropici… e non mi pare malaccio!

  9. umberto ingrosso

    @ Andrea Sarubbi:leggi il post di Emanuele:”..il PDL rischia di sfasciarsi,essendo troppo Berlusconi dipendente..”,poi leggi quello che ha scritto nel forum precedente sullo stalinismo del PDL.E’ chiaro che Stalin sta meglio morto che vivo.E questi a casa mia si chiamano “auguri”.

  10. Magari potrebbe andare in Africa, come aveva promesso e fatto Veltroni dopo il suo mandato da sindaco di Roma! O no?
    😉

  11. Non capisco perché devo essere coinvolto sul dibattito dei vivi, morti o zombie di UG. Mi sono forse augurato la morte di qualcuno, oppure mi sono espresso con toni diffamatori, parlando della berlusconi-dipendenza e dello stalinismo imperante nel Popolo della cosiddetta “Libertà”? Inoltre: si può dire – sondaggi alla mano – che Berlusconi non ha più il 70% dei consensi degli italiani? Ancora: si discute civilmente quando si afferma che “certo se Berlusca morisse vi togliereste un grosso pensiero.Non come quello che si toglierebbe ogni buon Italiano se crepasse lo Sbirro”? Infine: qual è il senso di alcuni interventi, esclusivamente fini a se stessi, e pubblicati sui blog al solo scopo di provocare, demonizzare, disprezzare, senza mai mettere in discussione i propri “dogmi” ideologici e senza mai intravedere la luce di una serena autocritica costruttiva?

  12. Pingback: Death of a President « Blog del circolo online del PD “Barack Obama”

  13. Quel 70% che ricordano il nobiluomo Prodi (sprecato in itaglia) come un incubo, e immagino complementariamente il bananas come un lucroso connivente, almeno auspicabile a breve, hanno lo stesso sentimento davanti agli autovelox, al fisco, ai doveri di cittadini, alla solidarietà , al rispetto delle regole, alla dignità eccc eccc

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