Se il gioco si fa duro

Con tutti i problemi che ha l’Italia, con tutte le urgenze che esistono nel Paese, con tutte le famiglie che non riescono a riempire il frigo, alla Camera oggi stiamo discutendo e votando sui giochi: nel senso di lotterie, superenalotto, scommesse sui cavalli, totocalcio e compagnia bella. A titolo di cronaca, ricordo che della crisi economica mondiale abbiamo parlato in tutto 20 minuti, dopo l’intervento di Tremonti, mentre il dibattito su questi temi va avanti da giorni. Anche stavolta, ma ormai non fa più notizia, stiamo convertendo in legge un decreto scritto dal governo: questo significa, a norma di Costituzione, che la disciplina di giochi e lotterie ha carattere di necessità e di urgenza. Lasciamo da parte il settore dell’ippica, che significa lavoro e sostentamento per 60 mila famiglie (più tutte quelle dell’indotto, dagli agricoltori che producono mangime per i cavalli ai produttori di divise, dai veterinari alle fiere, senza dimenticare il turismo che gravita intorno al settore) e che è stato finora gestito in maniera dissennata dall’Unire. Ma tutto il resto – e lo dico con una certa frustrazione – mi sembra quanto di meno urgente e necessario per l’Italia, in un momento come quello attuale. Anzi, il fatto che ogni italiano giochi in media 740 euro l’anno, con picchi nelle aree più povere, mi fa pensare che l’unica urgenza in materia sia quella educativa . Poi indaghi un po’ e scopri che ci sono interessi enormi: società con sede fiscale all’estero titolari da anni di concessioni, nonostante i milioni di debiti con il fisco italiano, e rinnovi di concessioni in via di scadenza. Per questo ho molto apprezzato l’intervento di Franco Barbato (Idv), che in altre circostanze avevo criticato ma che oggi ha saputo dosare le parole, mettendo l’accento su alcune questioni delicate.

FRANCESCO BARBATO. È abbastanza singolare pensare che possa esistere uno Stato che promuova il gioco d’azzardo. Troppo spesso vediamo come, anche nelle pubblicità televisive, si inviti al poker americano o al Texaco; vediamo quelle grandi promozioni che ti fanno veramente entusiasmare perché ti dicono che puoi diventare subito ricco! Allora, ecco perché è importante. Stiamo, infatti, decidendo quale modello di Stato vogliamo: se vogliamo uno Stato nel quale ci si arricchisce con facilità, nel quale diventi subito ricco e importante, facendo la velina, la modella o l’attricetta, oppure se vogliamo uno Stato nel quale bisogna, invece, investire in scuola, università e ricerca. (…)  Sono molto preoccupato quando vedo che, del nostro emendamento Messina 1-bis.11, con il quale abbiamo chiesto che i concessionari dei giochi non debbano avere controversie pendenti con lo Stato, è stata proposta una riformulazione che ne riduce la portata: a seguito della riformulazione la norma è infatti ridotta al divieto di rilasciare concessioni soltanto a chi abbia controversie pendenti con i Monopoli di Stato. Ebbene, vi pongo una questione ben precisa: per quei concessionari che sono evasori fiscali, che hanno fregato il fisco, per quelli che hanno carichi pendenti, che sono accusati di reati penali e per tutti costoro che, comunque, stanno contro lo Stato (perché chi viola il codice penale e chi frega il fisco sta contro le leggi dello Stato italiano) le maglie sono aperte, sono larghe! È dunque riduttivo negare il rilascio della concessione soltanto a coloro che abbiano controversie pendenti con i Monopoli dello Stato. Tutto questo deve farci davvero riflettere. Pensiamo alla massa di denaro che arriva con i giochi: si tratta di 60 miliardi l’anno, che vengono concentrati, al massimo, in una decina di società, che sono le più grandi e che hanno a disposizione questa massa di liquidità. Vogliamo lavorare veramente su questo aspetto, in vista di una trasparenza reale nei fatti? Vogliamo veramente eliminare i concessionari che hanno sedi fantasma alle Antille, alle Isole Cayman o in altri paradisi fiscali? Questi soggetti vengono a prendersi i soldi con le concessioni che lo Stato italiano rilascia e poi lo fregano, andandosene all’estero, nei paradisi fiscali! Vogliamo mettere un punto a questa degenerazione, a una simile immoralità (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico)? (…) Chiedevamo che il 10 per cento dei proventi dei giochi venisse destinato al finanziamento della lotta alla criminalità. Ci avete risposto che la lotta alla criminalità non è pertinente con l’argomento in oggetto. Volevamo dare un 10 per cento dei proventi per potenziare le forze dell’ordine e le forze di polizia, per fare davvero la lotta alla criminalità, (…) e questo emendamento è stato dichiarato inammissibile. Sulla legalità e sulla sicurezza vogliamo fare cose serie o si devono solo fare i soliti spot?

Non è casuale il riferimento di Franco Barbato alla criminalità organizzata, quando si parla di giochi d’azzardo. Provate a presentarvi in molte città italiane con una slot machine (di quelle in regola, naturalmente) e chiedete al gestore del bar se è disposto a tenerla, dividendo i guadagni. Poi segnatevi la risposta e fatemela sapere.

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2 risposte a “Se il gioco si fa duro

  1. umberto ingrosso

    LE ISOLE CAYMAN,CRISTO! Vuoi vedere che quelle societa’ hanno scelto la stessa banca di qualche nostro esponente dell’Opposizione e del TG3?Il gioco d’azzardo è davvero uno sacandalo,ma a che serve proibirli se gli sciagurati accordi di Shengen permettono agli zingari di venire in Italia ed ai giocatori di andare in Slovenia? Dove è in costruzione,a due passi dalla frontiera,il piu’ grande casino’ d’Europa ed uno dei piu’ grandi del mondo.Riservato agli italiani: cosi’ perderemo anche l’introito delle tasse,e saremo cornuti e mazziati.

  2. Peppe Batella

    Addiritura un decreto legge???……. Ma nn è che il nostro Presidente Consiglio, nella sua veste di privato cittadino e imprenditore abbia qualche interesse particolare????

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