Il mistero Atitech

Cancelli Atitech, oggi pomeriggio. Quelli nella foto sono cittadini preoccupati: alcuni tecnici, alcuni sindacalisti, un deputato della Repubblica. Ho con me il palmare con le agenzie di stampa: ad un certo punto, mi chiedono di controllare se sia vera l’indiscrezione giunta da Roma, sul raggiungimento di un accordo fra Cai e sindacati. Macché. Mentre parliamo, esce più di una persona arrabbiata: sono stati appena pubblicati i turni della cassa integrazione, che prevedono per tutti una riduzione di stipendio del 20-25 per cento. Oltre tutto, Atitech non figura neppure ai primi posti della lista creditori: questo significa che, per avere i soldi di novembre, i lavoratori dovranno attendere febbraio. A novembre la massa di lavoro sarà la stessa di prima (cioè notevole, perché questa è un’azienda che pedala), ma con meno personale; a dicembre, invece, Alitalia ha comunicato una riduzione di un terzo, che potrebbe essere colmata – ci tornerò più avanti – offrendo i propri servizi di manutenzione a compagnie charter. Se avessi scelto a tavolino un momento più drammatico per arrivare, non ci sarei riuscito: mentre sono lì, ai cancelli di Capodichino, i dipendenti della ditta di pulizie (una sorta di indotto dell’indotto di Alitalia) non sanno ancora se domani, primo novembre, dovranno prendere servizio. Il contratto, infatti, scade oggi e – salvo indicazioni contrarie, non ancora giunte mentre scrivo – gli aerei che passeranno a Napoli d’ora in poi resteranno sporchi. Sono i primi esuberi, mi spiegano i sindacalisti, dall’inizio della crisi: la prima goccia d’acqua in un Titanic che pure, a guardarlo con occhi imparziali, avrebbe tutti i mezzi per non affondare. Atitech – lo dice l’aviazione civile Usa, che ogni sei mesi viene ad effettuare controlli – è tra le migliori ditte al mondo, in quanto a manutenzione di aerei. Ma il suo principale difetto è, paradossalmente, il suo pregio più riconosciuto: la manutenzione pesante. I tecnici di Atitech, in sostanza, sono tra i più affidabili sul pianeta Terra a smontare e rimontare un aereo, sostituendone tutte le parti a rischio usura: di tutti i velivoli passati di qui, mi dicono con legittimo orgoglio, non ce n’è uno che abbia avuto un problema – anche trascurabile – di avaria o malfunzionamento. Sapendo fare le cose difficili, riuscirebbero anche in quelle più semplici (la manutenzione leggera), ma nel corso degli anni Alitalia li ha utilizzati solo per quello che nessun altro era in grado di garantire: la manutenzione degli MD80. Aerei grandi e un po’ vecchiotti, che ora la Cai sembra voler dismettere perché consumano troppo… ma neppure questo è sicuro, perché il prezzo del petrolio è in calo e comprare aerei nuovi comunque non è uno scherzo. In attesa che i nuovi padroni di Alitalia si chiariscano le idee, un’azienda normale potrebbe mettersi a contrattare autonomamente con altri clienti; non Atitech, però, che finora è stata troppo legata ad Alitalia servizi e per questo motivo non è mai riuscita a ritagliarsi uno spazio autonomo. Colpa di una gestione sbagliata, incapace di far decollare un’azienda che funziona benissimo e che fattura 56 milioni di euro all’anno. Perché, allora, la Cai non ha provato a rilanciarla, inserendola nel suo perimetro aziendale? La versione ufficiale, quella degli MD80 da dismettere, non spiega tutto: Atitech potrebbe facilmente occuparsi anche degli aerei nuovi – gli A320, la cui manutenzione richiede minore forza lavoro – e, con un management rinnovato, potrebbe utilizzare spazi e risorse per accettare le offerte di altri vettori interessati ai suoi servizi. Il problema vero, invece, è un altro: l’italianissima cordata di imprenditori che Berlusconi ha chiamato a rilevare la compagnia aerea nazionale – e che ci auguriamo chiuda l’accordo, tanto per ribadirlo – ha già fatto capire ai sindacati che d’ora in poi, per risparmiare soldi, la manutenzione pesante dei nostri aerei si farà in Romania.

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12 risposte a “Il mistero Atitech

  1. Siamo veramente alla frutta. Come faranno tutte queste famiglie ad andare avanti fino a febbraio senza uno stipendio??? E’ davvero una vergogna! come si può pensare di spostare un servizio del genere all’estero?Siamo senza parole.

  2. P.S. Ho dimenticato di citare un dato non secondario: l’età media dei dipendenti di Atitech è di 38 anni.

  3. Enrico Di Roberti

    Spero che l’incontro con Raffaele ed i suoi amici sia servito… Andrea cerca di fare il possibile…abbiamo tanti amici lì!!!

  4. Volere Volare

    Non hai parlato dell’attuale magnagement!

  5. umberto ingrosso

    Spiace davvero,leggere queste cose,perchè il lavoro di noi Italiani è il nostro orgoglio:poi consola il fatto che gli esuberi previsti da Air France sarebbero stati il triplo.Questo non si dice mai,a sinistra,altrimenti toccherebbe ritirare fuori altri Paesi meno tristi della Romania:come le Cayman Islands,per esempio.

  6. Sono solo dilettanti allo sbaraglio e non capiscono un tubo di trasporto aereo. Vadano a fare i motorini alla Piaggio…..

  7. Mik su cosa basi le tue considerazioni?

  8. Caro “Mik”,ma tu come fai a dire cio’ ?per tua cattiva informazione noi non ci occupiamo di trasporto aereo,ma di manutenzione,cio’mi fa capire che l’ignorante sei tu che non sai nemmeno di cosa parli.

  9. Se fino ad ora non è caduto alcun aereo Alitalia lo dobbiamo solo alla professionalità e all’impegno degli operai e dei tecnici ATITECH che con la loro grande dedizione e professionalità hanno sempre garantito la sicurezza degli aerei. Le persone che non conoscono questa realtà farebbero bene ad astenersi nel dare giudizi negativi in merito. Sono lavoratori che meritano un gran rispetto sia per la professionalità che per l’impegno.

  10. Colaninno ha dichiarato:
    “nei nostri piani vi è anche di rendere air-one la low-cost di CAI”;
    ma allora hanno messo in piedi la Cai solo per eliminare i debiti della ex air-one di Carlo Toto mettendo fuori 7000 dipendenti Alitalia; penso che con Atitech stiano effettuando la stessa identica operazione;
    Ieri il Ministero delle infrastrutture, ha acquistato dalla Gesac gli hangars dove noi effettuavamo le manutenzioni, e li ha dati in comodato d’uso alla cordata di G. Lettieri; tutto questo perchè in primavera si deve votare per le regionali, e il Governo ha ritenuto opportuno fare questo regalo al probabile candidato del PDL alla regione Campania.
    La storia si ripete.

  11. Visto gli sviluppi della situazione Atitech sarebbe oppurtuno e molto gradito un seguito a quest’articolo. Infatti il mistero Atitech continua.
    In modo particolare sui criteri applicativi della CIGS che lascia in questa situazione le categorie meno protette (età 40-45 anni e circa 20 di servizio attivo) mentre molti di coloro che hanno maturato i benefici derivati dai 7 anni (4 di CIGS e 3 di mobilità) sono ancora in servizio. Inoltre bisognerebbe capire come mai la “Nuova proprietà” ha dato mandato ai vari Capi Ufficio e Capi Settori di fare i famosi tagli (sceglire chi rimaneva dentro e chi fuori dando in tanti casi sfogo a vendette personali) senza nemmeno conoscere prima “le persone” . Non si contano le raccomandazioni di ogni tipo. Morale molti lavoratori onesti e capaci oggi sono fuori e si trovano nella fascia d’età a rischio e cioè in quella fascia dove sei troppo giovane per la pensione e troppo vecchio per trovare un nuovo lavoro per giunta in una regione la Capania ai vertici per i bassi livelli occupazionali.

  12. Michele, il blog ha cambiato indirizzo. Ti prego di ricopiare il commento su http://www.andreasarubbi.it . Io, nel frattempo, cerco di capire.

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