Il silenzio che uccide

L’idea è nata abbastanza all’improvviso, dopo l’Angelus del Papa di domenica scorsa: il suo appello perché si ponga fine alle persecuzioni anticristiane in varie parti del mondo, Iraq ed India in testa, meritava una risposta anche politica. Così abbiamo deciso di organizzare una riflessione pubblica sul tema, invitando anche persone della società civile e chiedendo un intervento allo stesso Walter Veltroni. Ci vediamo alle 19 nel chiostro di San Gregorio al Celio, a due passi dalla casa di Madre Teresa, e fino alle 20 alterneremo letture, testimonianze e riflessioni. Proprio oggi è arrivata la notizia, dall’India, della morte di padre Bernard Digal, un sacerdote rimasto ferito il 25 agosto da un gruppo di fondamentalisti nello Stato di Orissa; dall’appello del Pime in poi, purtroppo, l’unica nota positiva è stata l’apertura di un’inchiesta sulle violenze, ma i cristiani continuano ad essere colpiti. L’India è, di fatto, in mano ai fondamentalisti: basti ricordare il ritiro obbligato della candidatura a premier di Sonia Gandhi, dopo la sua vittoria nelle elezioni. La diplomazia vaticana sta attuando una strategia conciliante (il messaggio inviato dal cardinale Tauran agli indù per la festa della luce, svoltasi ieri, è un continuo richiamo alla nonviolenza gandhiana), ma è chiaro che, fino a quando la comunità internazionale resterà inerte, sarà difficile che le cose cambino. In Iraq la situazione è addirittura più complicata, perché la caduta di Saddam ha ridato fiato a rivalità tenute sotto controllo e l’arrivo delle truppe americane ha portato alla fuorviante identificazione tra i cristiani e la politica dell’Occidente. I cristiani sono davvero in un angolo, come testimonia anche la decisione del Parlamento di cancellare l’attribuzione di alcuni seggi alle minoranze, e la mediazione dell’Onu non riesce a proteggerli abbastanza: la proposta di Staffan De Mistura di restituire loro la rappresentanza in 3 province (anziché 6, come previsto dalla vecchia legge) è stata giudicata “un’elemosina” da parte degli stessi vescovi locali. Al Senato, attraverso il radicale Marco Perduca, il Pd ha appena presentato un’interrogazione, per chiedere al ministro degli Esteri di chiedere chiarimenti all’ambasciatore iracheno: lasciare che la questione della libertà religiosa rimanga un argomento da salotto (o da sacrestie) sarebbe un errore fatale per gli stessi destini del mondo.

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4 risposte a “Il silenzio che uccide

  1. Due note:
    – la prima, per chi non ritiene che le persecuzioni dei Cristiani vadano inserite nelle agende delle buone intenzioni e delle difese dei diritti;
    – la seconda, per noi Cristiani d’Italia quando ci sentiamo perseguitati e oppressi, più su questioni teoriche che altro.
    Penso che dai Cristiani dell’India (e non solo) abbiamo tutto da imparare.

  2. Ecco una breve cronaca di ieri sera, nel lancio dell’agenzia Apcom:

    Roma, 29 ott. (Apcom) – Occorre difendere sempre “la libertà di poter testimoniare Dio anche dove è più rischioso e pericoloso.
    Oggi dobbiamo testimoniare a favore della libertà di esprimere la propria fede nei luoghi dove appare difficile”: è questo il senso che il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, attribuisce all’iniziativa di solidarietà a favore dei cristiani perseguitati nel mondo, soprattutto in India e in Iraq, organizzata a Roma.
    L’appello di Benedetto XVI di domenica all’Angelus arriva dopo una sequenza spaventosa di violenze di uccisioni e di brutalità nei confronti dei cristiani. “Noi dobbiamo testimoniare la bellezza del rispetto dell’uno verso l’altro, parole che stasera vorremmo rilanciare da qui – dice Veltroni – ovvero la libertà di poter testimoniare, oltre che le proprie idee politiche, anche di poter testimoniare Dio dove è più rischioso e pericoloso”. Per il segretario del Pd, dunque, “non dovrebbe esserci luogo al mondo dove non è possibile professare la propria fede” e “indipendentemente dalle appartenenze politiche rilanciare questo messaggio di libertà di religione”. Veltroni ha anche riferito di aver parlato, in udienza privata dal Papa, del progetto di creare un “luogo fisico, una sorta di United religions, nel quale tutte le religioni possano convivere e dialogare. L’idea piacque molto al pontefice”.
    L’iniziativa a sostegno dei cristiani perseguitati, promossa dal Partito democratico, si è svolta nella chiesa di San Gregorio al Celio. Numerosi esponenti del Pd si sono alternati nella lettura di alcune testimonianze delle vittime di persecuzioni nel mondo.
    Ad esordire è stata la deputata Paola Binetti, che ha letto un appello del vescovo iracheno monsignor Rabban Al Qas, vescovo di Arbil, nel quale si invitano “tutti a condannare con forza i crimini contro i cristiani che avvengono a Mosul”. Il vicesegretario del Pd Dario Franceschini ha letto un brano di don Andrea Santoro, sacerdote romano ucciso in Turchia due anni fa.
    Il ‘governatore’ del Lazio Piero Marrazzo un brano di Gandhi, la vicepresidente della Camera Rosy Bindi un passaggio di monsignor Oscar Romero assassinato in Salvador mentre celebrava una messa.
    Ancora, Giovanna Melandri ha letto la testimonianza di suor Mena violentata da estremisti indù, Mimmo Lucà ha riportato l’ultima intervista del sacerdote morto ieri in Orissa. Sono intervenuti tra gli altri Francesco Rutelli, Beppe Fioroni, Luigi Bobba, Paolo Gentiloni, Enzo Carra, Vannino Chiti e Sergio Mattarella.
    La serata è stata coordinata dall’esponente del Pd, Andrea Sarubbi.

    Ssa/Max

    292018 ott 08

  3. Caro Andrea, grazie per l’iniziativa di ieri.

    Come sai per il Pime sono stato in Orissa nel febbraio scorso: avevo conosciuto personalmente padre Digal, il sacerdote morto due mesi fa. Già da allora – prima ancora che scoppiassero le violenze di agosto – da Milano stiamo facendo il possibile perché su questo dramma resti il mondo apra gli occhi.

    Con molta franchezza, però, vorrei anche dirti che – oltre alle manifestazioni tipo quella di ieri – dalla politica serve un passo in più. Il problema dell’Orissa è quello di una connivenza spaventosa di un governo locale con chi perseguita i cristiani. E proprio chi è al governo in Orissa si candida a governare l’India intera nelle elezioni del prossimo maggio.

    In una situazione del genere non basta chiedere genericamente che «ognuno possa testimoniare liberamente la propria fede in Orissa» come ha fatto Veltroni ieri sera. Bisogna chiedere anche cose molto più concrete.
    Ti faccio due esempi:

    1) la diocesi di Bhubaneshwar ha intentato un’azione legale per chiedere un risarcimento economico per le oltre 100 chiese bruciate. In Tribunale lo Stato dell’Orissa – governato da un partito che ha come slogan «l’India agli indù» – ha risposto dicendo che non può farlo perché «l’India è uno Stato laico». Morale: oltre al danno, la beffa.
    A questo link puoi leggere nei dettagli questa specifica vicenda
    http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=802

    2) dopo l’eco internazionale che fortunatamente ha avuto questa vicenda, il governo dell’Orissa ha istituito una Commissione d’inchiesta per indagare sulle violenze. Il problema è che non garantisce nessuna sicurezza a chi dovrebbe andare a testimoniare. Lo ha denunciato John Dayal, uno di questi testimoni: ha annunciato che il 1° novembre non si recherà a deporre in Tribunale perché ha ricevuto minacce personali, stampate addirittura sulle colonne dei giornali locali. Nonostante tutto questo il governo dell’Orissa non gli garantisce una tutela.

    Io credo che sia finito il tempo delle interpellanze generiche, ma servano campagne mirate: al ministro degli Esteri italiano non va chiesto «che cosa ha intenzione di fare per i cristiani dell’India», ma «che cosa ha intenzione di fare per far sì che la diocesi di Bhubaneshwar riceva i risarcimenti che le spettano e John Dayal possa esercitare il suo diritto di testimoniare in un tribunale in condizioni di sicurezza».

    Grazie ancora per quello che state facendo

    Giorgio Bernardelli
    Mondo e Missione

  4. @ Giorgio Bernardelli: sono io che ringrazio te. Ed utilizzerò il tuo materiale per un articolo su “Europa”.

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