Povera Italia

Nel posto in cui San Francesco rinunciò alla ricchezza di suo padre, 800 anni fa, ci stiamo ritrovando per discutere della povertà non scelta, ma subita: una povertà mai così diffusa, in un mondo mai così ricco. L’occasione è il convegno di Retinopera, una rete di 18 associazioni cattoliche italiane che mettono insieme circa 5 milioni di aderenti: si intitola, appunto, “Bene comune, povertà emergenti e ricchezze negate”. Assisi – ridente cittadina dell’Umbria, a pochi km dalla beauty farm in cui il nostro presidente del Consiglio si è rifugiato per non mettere piede al summit dell’Onu sugli Obiettivi del millennio – è sempre stato un posto speciale, per me. Perché mi riporta al nocciolo del mio essere cristiano, che ieri pomeriggio è stato ribadito da mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e assistente spirituale della comunità di Sant’Egidio: “L’amore per i poveri – ha detto – è ciò che nella Chiesa parla meglio di Dio: ogni volta che si è attutito il legame con i poveri, si è offuscata anche la sua immagine. Ogni volta che la Chiesa ha dovuto riformarsi (riprendere, cioè, la forma del Vangelo) ha dovuto riavvicinarsi ai poveri”. Finché lo dice un prete, direte voi, è comprensibile. Ma perché deve scriverlo nel suo blog un parlamentare che, solo il giorno prima, rivendicava con forza la propria laicità? Perché la scelta degli ultimi, rispondo io, non è semplicemente morale, ma politica: la lotta alla povertà è il primo dovere della politica, così come l’aumento dei poveri è il primo segnale del suo fallimento. Ateo o credente, ogni parlamentare serio dovrebbe chiedersi come mai, in Italia, il lavoro non riesca più a liberare le famiglie dalla povertà. E capire che, con l’ascensore sociale ormai quasi fermo, la tentazione di ricorrere a pratiche meno nobili (la raccomandazione, su tutte) sia difficile da evitare. Una bellissima riflessione, su questi aspetti, è stata quella di Franco Pasquali, che di Retinopera è il coordinatore: il 2008 – ha detto – rimarrà nei libri di storia, perché stanno crollando le fondamenta del capitalismo occidentale. E poi ha citato Joseph Stiglitz, Nobel per l’economia, che paragona il momento attuale, per il capitalismo, a quello che il crollo del muro fu per il comunismo. Serve che la politica riprenda in mano i fili dell’economia, e se n’è accorto anche il ministro Tremonti: lo stesso che, qualche anno fa, invitava gli italiani a sottoscrivere mutui ipotecari.

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3 risposte a “Povera Italia

  1. Enrico Di Roberti

    Andrea… lo avrò già detto… ma mi ripeto.
    Paolo VI ha detto che “La politica è la forma più alta di carità”…
    Se la politica non prende a cuore il dramma di persone che non riescono più a sopravvivere ( e al sud la situazione è davvero drammatica) allora essa perde di significato…

  2. Sophie Nouaille

    Cher Andrea,
    je ne savais pas que tu t’étais engagé en politique! Bravo, tu me donnes envie d’en faire autant ; c’est notre responsabilité ! Nous pouvons toujours dire que tout va mal..mais si nous ne faisons rien.. Saint François avait de l’audace !
    Continue de te battre ainsi
    à bientôt j’espère
    Sophie

  3. umberto ingrosso

    Per la verita’ STIGLITZ sostiene che il rapporto DEFICIT/PIL si migliora rilanciando il PIL mediante la riduzione delle le tasse,non riducendo il deficit con il loro aumento:che è esattamente cio’ che sta facendo questo Governo,ed il contrario di cio’ che ha fatto Prodi.Questa non è la fine del Capitalismo,è la fine di un sistema criminalmente avido.Nel 29 accadde la stessa cosa:chi aveva 10 si indebitava per 20 credendo che presto il 10 sarebbe stato 30.Il gioco si interruppe,e milioni di persone restarono sul lastrico.Le autorita’ non intervennero perchè “l’economia è in mano a Dio,e non si puo’ forzarla”.Ora si è deciso di bestemmiare:ma i 700 MILIARDI DI $,pari al 30 del Pil di Italia o Francia,provocheranno un aumento dei tassi d’interesse mondiali,a causa di questo enorme aumento della richiesta di credito,e cio’ frenera’ ulteriormente le economie.Se ne esce bloccando l’import dalla Cina e rilanciando la produzione.Ci pensino i delinquenti del PCC a gestire il contraccolpo,visto che,insieme alle banche “D’affari”,sono i responsabili della crisi.I mutui di Tremonti sono coperti,e dunque non hanno nulla a che fare con questo bailamme:infatti le nostre banche non hanno risentito di nulla.Capitalismo prudente,vecchia maniera.Piuttosto,Don Paglia ci commenti quanto affermo’ Marco Ferrando(PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI) durante la campagna elettorale:”non potevamo appoggiare un Governo che ha tolto 12 MILIARDI a pensionati e lavoratori,per darli a banche e grande Impresa”.Andatevene,voi cattolici,dalPD.Quella mascalzonata l’avete anche voi,sulla coscienza.A mio padre,pensionato INPDAP, costa 600 euro all’anno.E’ cosi’,che i pensionati si sono ridotti a rubare formaggini.

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