La regola e l’eccezione

Il più emozionato, uscendo di casa, era Mattia: gli avevo detto che saremmo andati in biblioteca e lui lo ripeteva a pappagallo, senza sapere esattamente cosa fosse. Una volta entrati, però, mi sono emozionato anch’io: spazi enormi, scaffali pieni di libri, computer connessi a internet, giornali, riviste, caffetteria, sala per i bambini con libri e giochi tutti per loro… Solen ha preso in prestito un libro della Yourcenar in francese; io mi sono letto 3-4 giornali, ho navigato sul blog e su facebook, ho portato a casa l’ultimo saggio di Vera Slepoj da far leggere a mia madre; i bimbi sfogliavano di tutto (dagli squali preistorici alla Pimpa), ascoltavano favole, giocavano con i figli dei nostri amici Enrico e Livia. Tutto intorno, un grande silenzio: un silenzio caldo, però, e rispettoso. Sembrava di stare in Svizzera, invece eravamo in uno dei quartieri più popolari di Roma: a pochi metri dal traffico di viale Marconi, a due palazzi dal mercato rionale. Una cosa così l’avevo vista solo a Bologna, in Sala Borsa, e pensavo fosse un privilegio del nord. Invece, parlando con le operatrici, mi sono sentito un imbecille: da 10 anni, a Roma, c’è una rete di biblioteche che funziona benissimo. Puoi prenotare il tuo libro direttamente da casa, sul sito www.bibliotechediroma.it, e nel giro di 24 ore arriva nella tua zona; puoi tenerlo un mese, ma se ritardi di qualche giorno basta avvisare telefonicamente; non paghi nulla, se non una tessera di 5 euro l’anno che ti consente anche di usare i computer della biblioteca e di navigare un’ora al giorno. I libri, nella stragrande maggioranza dei casi, rientrano in tempo; il numero di utenti cresce e comprende ogni fascia d’età, dai bambini ai nonni. Mentre ascoltavo queste notizie incantato – e le gentili bibliotecarie, guardando la mia bocca aperta, si chiedevano da quale pianeta venissi – mi sono sentito felice. Felice che le tasse servano a qualcosa, che le istituzioni servano alla gente. Che in un quartiere anonimo di una grande città, dove ricchezze e povertà si intrecciano, qualcosa di pubblico funzioni davvero. Poi, però, apri i giornali e scopri che nella frizzante Catania di Scapagnini il Comune non pagava le bollette della luce, e così ora l’Enel ha spento i lampioni; che i 540 vigili urbani (535 dei quali hanno la qualifica di ispettore) devono centellinare la benzina, perché non ce n’è; che alcuni dipendenti comunali non ricevevano lo stipendio, mentre uno spettacolo di ballerini brasiliani sotto l’Etna veniva finanziato con l’8 per mille. E ti chiedi, pensando alle biblioteche di Roma ed al bilancio di Catania, quale sia la regola in Italia e quale l’eccezione.

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Una risposta a “La regola e l’eccezione

  1. umberto ingrosso

    Beh,c’è anche la BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE di Castro Pretorio,che non scherza quanto ad efficienza ed organizzazione.Vi affluiscono anche molti stranieri,per consultare libri(ce ne sono molti milioni)che si trovano solo in quel posto.Li’ ci ho scritto il mio libro,che la Biblioteca “Sala Borsa”ha inserito tra i testi dei quali dispone.E’ stato un onore ed un piacere:lo vedi,non hai speso invano quelle nottate,a scrivertelo sul computer.Grazie ancora,Andrea.E quanto al fatto che in Italia convivano realta’ tanto diverse:quella è una nostra peculiarita’ da sempre.L’Italia è come la Chiesa,che non a caso ospita:casta meretrix.La testa in Cielo,i piedi tra la monnezza.

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