Tra San Paolo e San Gennaro

Per capire un popolo a fondo, bisogna capirne le passioni. E magari condividerle. Così, quando ho visto che il calendario della festa democratica di Napoli sembrava scritto apposta per me, ho deciso di approfittarne: ieri sera, ero al San Paolo per la partita di coppa Uefa contro il Benfica; stamattina, sono andato in duomo per il miracolo di San Gennaro. Due liturgie diversissime, naturalmente, che può sembrare perfino indelicato accostare: lo stesso cardinale Sepe ha tenuto a chiarire, nell’omelia di oggi, che la festa del patrono non va ridotta a superstizione, né rubricata sotto la voce “folclore”. Ma il giornalista che è in me (e che ci rimarrà a lungo, temo) non può fare a meno di notare il profondissimo coinvolgimento emotivo che accomuna l’evento sacro a quello profano: gente che ride e piange, benedice e maledice, si fa il segno della croce e bestemmia, si esalta e si dispera in un attimo. “Si’ bell’, Gennarì”, gridava un fedele in cattedrale alla vista dell’ampolla con il sangue sciolto; pochi istanti prima, un altro aveva invitato il Santo a sbrigarsi, rivolgendosi a lui con epiteti poco raffinati. E mi è venuto da sorridere, pensando a Luigi Vitale, giovane centrocampista del Napoli che ieri sera aveva subito la sorte inversa: nel primo tempo, osannato dai tifosi per il goal dell’1-1; nel secondo, preso a parolacce dopo aver sbagliato il terzo cross di fila. Poi c’è qualcuno che cerca di far quadrare il cerchio: “Abbiamo battuto il Benfica – ha spiegato un tifoso alle telecamere Rai – perché abbiamo pregato San Gennaro”. Ma il cardinale Sepe (che stamattina ha parlato a lungo anche di giustizia sociale, senso del bene comune e pacificazione) non sarebbe molto d’accordo.

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10 risposte a “Tra San Paolo e San Gennaro

  1. Voglio prescindere per una volta dai contenuti:
    mi hai fatto ammazzare dalle risate!
    non smettere di essere ANCHE giornalista

  2. Enrico Di Roberti

    Mi dispiace non averti incontrato…
    Ieri mio fratello era allo stadio…
    Stamattina mio padre (napoletano doc della Sanità) era al Duomo…
    Insomma… mancavo solo io…
    Ma il lavoro è lavoro…
    Ma domani sia io che Elena saremo alla Festa del PD a Napoli…
    Sperando di vedere Napoli – Juve insieme a te al San Paolo ( senza rigori regalati, magari….ah ah ah)

    Ps: Ho seguito via Tv la funzione di Sepe ed ho trovato particolarmente significativi i richiami ai giovani, al lavoro e al rispetto delle povertà…

    Ti saluto col saluto (scusa il gioco di parole) del “nostro” cardinale… “Ca a Maronn c’ accumpagna!!!!”

  3. Già Luciano De Crescenzo aveva azzardato, tanti anni fa, un accostamento poetico fra il calcio e San Gennaro, facendo dire al personaggio di un suo film:
    “San Gennà, non ti crucciare
    Tu lo sai, ti voglio bene
    ma ‘na finta ‘e Maradona…
    Scioglie ‘o sangue rint ‘e vvene!!
    e chest’è!”

    Si vede che noi napoletani abbiamo un antropomorfismo complesso dove sono legate un maniera inestricabile varie essenze, non sempre coerenti l’una con l’altra.
    Chi riesce a cogliere questo aspetto, secondo me riesce anche a comprendere il popolo napoletano. Io a Napoli ci sono nato, da famiglia napoletana doc, costretta però a lasciare la città natale per seguire il lavoro del capofamiglia. Ma nonostante gli anni passati fuori, ancora mi sento dentro questa natura complicata.
    E chest’é!

  4. umberto ingrosso

    Qualcuno,li’ a Napoli,dovrebbe chiedere a S.Gennaro,prima o poi,se non sarebbe piu’ utile miracolare una cinquantina di malati,in occasione del “Miracolo”dello scioglimento del suo sangue.All’Universita’ della mia amata Pavia,un professore del dipartimento di Chimica ha dimostrato recentemente che sostanze liquide,opportunamante sottoposte ad un moto ondulatorio,solidificano in qualche minuto:e che una di quelle è nota da secoli.Anche Giuseppe Moscati,grandissimo medico,era napoletano.Pare che,illuminato dall’alto,non avesse mai sbagliato una diagnosi in vita sua,e che lo invitassero ai piu’ importanti convegni internazionali per ascoltare in silenzio le sue opinioni.Mori’ improvvisamente nel suo studio,e mi pare che non fosse ancora cinquantenne.Le vie del Signore sono infinita,ma percorrerne alcune fa incazzare anche i santi.O forse diventano,costoro, santi perchè,percorrendole,non si incazzano.La Fede purtroppo non basta a comprendere certe lggi malvage della vita:serve una spiegazione che soddisfi la Ragione.Fede e ragione sono le due ali che elevano l’Uomo,scrisse Wojtila in una sua enciclica(“Fides et Ratio”).Ma quando la Ragione batte in un sincronismo opposto a quello della Fede,non solo non si vola,ma si gira inutilmente attorno a sè stessi.Parlo da figlio di un malato di Alzheimer,l’unica persona cara che mi sia rimasta al mondo.Certo,a me non accade di confondere la Fede con la Gratitudine.

  5. Perché si possa leggere, in traduzione libera, ma fedele, di cosa anche si debba sapere quando c’è San Gennaro di mezzo, ho scritto questo post.

  6. umberto ingrosso

    Brava Raffrag!:Ragione 1,Fede 0,e senza bisogno di una finta di Maradona.Ora se S.Gennaro non vuole che lo degradinio nel ruolo di protettore dei Tissotropi,si decida a miracolare qualche sofferente,ed a illuminarci su questa faccenda.Appaia in sogno alla Jervolino,se necessario,ma si faccia vivo.

  7. Un resoconto che rimane “da giornalista”, però. I fatti sono ben riportati, ma solo i fatti, con qualche notazione solo di sfuggita sui tuoi pensieri. Ed allora mi permetto di provocarti: dove sono le impressioni che ne hai raccolto? Hai guardato i nervi scoperti della città, quello in cui si è trasformato, restando però immutato in tante sue parti, “Il ventre di Napoli” sapientemente affrescato da Matilde Serao. Cosa ti è passato per la mente, ma, soprattutto, cosa ti è rimasto dentro?

  8. @ Susy Pepe: mi chiedi qualcosa che non posso banalizzare in due righe, ma ci provo. Mi è rimasta la sensazione che i napoletani sentano forte la sete di comunità e, non riuscendo a saziarla nella vita quotidiana, cerchino di abbeverarsi ai grandi eventi. Hai letto le dichiarazioni di padre Giorgio Poletto, un comboniano che vive a Castelvolturno, dopo la strage di San Gennaro? “Abbiamo davanti un mare di persone anonime, con rappresentanti che sanno di non rappresentare nulla. Le uniche vere comunità che ancora esistono sul territorio sono quelle criminali”. E tu che dici?

  9. E’ altrettanto difficile replicare…. ci proverò con due precisi episodi che mi ha fatto venire in mente la frase di padre Poletto.
    A Salerno, alla mostra di un giovane pittore cresciuto in un campo profughi della striscia di Gaza, c’erano solo quadri raffiguranti persone senza volti. Quadri con persone senza volti li ho rivisti poi ad un’esposizione nella quale sono inciampata per caso a Napoli. L’autore era partenopeo… mi ha lasciato un senso di desolazione dentro.
    E poi mi viene da pensare ad una frase sentita da piccola da mia nonna. Eravamo a Napoli con tutta la famiglia, guarda caso per vedere il miracolo di San Gennaro, ed il marciapede era bloccato: delle persone distinte ferme a chiacchierare in gruppo, ed un travestito seduto su una sedia, che si offriva ai passanti. Quando mia nonna ha chiesto permesso, il gruppo l’ha ignorata. L’altro si è alzato, ha spostato la sedia ed ha chiesto scusa, rispettoso per una donna anziana. Dopo aver ringraziato, mia nonna ha commentato: “una buona azione te la devi aspettare da chi è malamente, mai da uno buono”. Il che, se si pensa alle tante implicazioni dell’antico adagio, è dire tutto. Tra la monnezza e gli scandali, due sole cose sembrano restare: andare a fare i vandali appresso al Napoli Calcio (che adoro da sempre, senza vandalismo però) sfogando così le frustrazioni e la voglia di appartenenza legandosi in un qualche modo all’unica realtà partenopea riscattatasi, o menarsi tra le braccia della camorra. Che poi per la “letteratura” è camorra, è criminalità organizzata. Quando usciamo dalle righe del blog, quando usciamo dagli articoli che anche io scrivo per il mio giornale, è parte viva, vitale, e produttiva della società in cui è perfettamente integrata, è chi ti fa la “buona azione”. Non è qualcosa di là. Purtroppo, in molti casi viene percepito come “di là” lo Stato, che non paga il sussudio per comprare il latte ai bambini, di là è lo Stato che invece di guardare in faccia le città per capire cosa succede ogni tanto manda l’esercito in assetto da guerra. La camorra, sistema, criminalità organizzata o come la si voglia chiamare, esiste da ancor prima dello Stato e del Regno d’Italia. Leggende vogliono che Ferdinando re nasone ci facesse affari e ci andasse a pesca coi camorristi…

  10. Credo che la lettura di Susy sia corretta. Ricordo, nel mio blog, questo episodio, ma certamente ce ne sono altri di maggior consistenza che riguardano la vita di ogni Napoletano.

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