Digital divide

Per scrivere questo post, come del resto quelli degli ultimi tre giorni, ho dovuto salvare tutto su una pennetta e spostarmi a casa di un amico: l’unico, qui in zona, che abbia l’ADSL (quasi) funzionante. Da noi, invece, non c’è provider che tenga: pare che la centrale sia vecchiotta e non riesca a raggiungere tutti. Puoi provarci col vecchio sistema del telefono, direte voi. No, perché sabato un temporale ha fatto saltare la linea e siamo completamente isolati, visto che i cellulari da queste parti non prendono. Non sono nella steppa siberiana, ma a Renzetti, ridente frazione di San Giustino, provincia di Perugia, cuore d’Italia. Neppure il campionato di calcio riesco a vedere, perché non arriva il segnale terrestre della televisione: si guarda tutto sul satellite, dove la Rai non può trasmettere i goal perché ha comprato i diritti solo per il “chiaro”. Eppure, i residenti di questa zona pagano le stesse tasse dei romani, dei milanesi, dei bolognesi, dei napoletani… canone compreso. Mentre tentavo disperatamente di prendere la linea, senza riuscirci, mi è tornata in mente l’audizione dell’altro giorno nella mia Commissione (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni): è venuto il sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, per parlarci dei piani di sviluppo nella banda larga. Ha citato il Giappone, che ha investito pesantemente nella fibra ottica e che ora si connette a 100 Megabit al secondo: prima o poi, ha spiegato, questo sarà possibile anche da noi, e se non abbiamo i soldi cercheremo di ottenerne una parte coinvolgendo soggetti privati. Istintivamente mi ero quasi lasciato rapire dall’idea, poi ha preso la parola Paolo Gentiloni ed ha riportato tutti sulla Terra: i 100 mega sarebbero favolosi, ma la priorità oggi è un’altra, visto che il 35% dei Comuni italiani (comprendenti un decimo della nostra popolazione) non riesce neppure ad accedere all’ADSL base da 2 Mega. Centrali vecchie, cavi inesistenti, impossibilità di sfruttare la connessione wi-fi: un problema presente al nord come al sud, se pensiamo che la Regione più in difficoltà è il Piemonte. Eppure, non ci vorrebbe moltissimo a trovare una soluzione: il governo Prodi aveva già stabilito degli accordi con le Regioni, ma il decreto sull’abolizione dell’Ici li ha fatti saltare. La proposta del Pd, in materia, è quella di inserire l’accesso ad internet tra i servizi universali, come nel secolo scorso poteva essere l’energia elettrica: ai 100 Mega, magari, penseremo più in là.

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5 risposte a “Digital divide

  1. pensieri in liberta’ (da andrea’s version):
    “Prendere un fascio di giornali, sorbirsi un caffè, leggere (superficialmente) un po’ di tutto, opinioni varie, ascoltare un tipo al bar mentre dice a un altro che il presidente della Repubblica è uno stronzo, ascoltare l’altro che gli risponde che lo stronzo è il presidente del Consiglio, semmai, avere conferma dai giornali che un sindacato sta di qua, l’altro sindacato di là, alcuni comitati di base contro qua e contro là, passeggiare un momento, buttare l’occhio su un manifesto che annuncia la grande manifestazione dell’opposizione per ottobre, accendere Internet, vedere quel mare di blog, di sinistra, di destra, qualunquisti, di centro, di musica, di letteratura, di pettegolezzi, pro-immigrati, anti-immigrati, scegliere il telegiornale preferito tra la decina che ce ne sono, litigate furibonde su tutto e sul niente, su Lippi, Ozpetek, sul Papa che è invadente, no che non è invadente, sì, te l’assicuro io che è insopportabilmente invadente, mandare a quel paese i carabinieri, pigliare per i fondelli il ministro della Difesa, quello degli Esteri, posteggiare in doppia fila, in tripla fila, andare a caccia, al ristorante vegetariano, al corso di yoga. Bè, se stiamo precipitando nel fascismo, come giurano alcune persone che sanno di storia, mica male, ‘sto fascismo.”

  2. Capisco poco il commento precedente. Ho grossi limiti.
    Invece apprezzo il post di Andrea. Esistono territori che sono tagliati fuori dalla civiltà tecnologica. E Renzetti e tutti i paesini e le frazioni più “a monte”. E comuni interi ma montani come Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Pietralunga, la stessa Citerna (qui vicino) per restare nell’alta umbria sono pressochè espulsi dalla connessione veloce e dal satellite…..
    Occorre muoversi nella direzione giusta: garantire i giusti diritti ai cittadini e investire nella tecnologia che permette lo sviluppo, la cultura e la comunicazione.
    Oppure si vogliono avere cittadini di serie A e quelli di serie B.

  3. # Trilly

    Quello che descrivi può essere o non essere “fascismo”, però, a me, non piace per niente!

  4. umberto ingrosso

    Renzetti è il posto ideale per confinarci i Deputati ed i Senatori della Sinistra quando,gettata la maschera e rivelata la sua vera indole,Berlusconi prendera’ il Potere Assoluto e,trasformata la Camera in un bivacco di manipoli,ne deportera’ i membri resisi ormai inutili.Quel giorno sara’ un brutto giorno per Renzetti.Oltre a tutti i guai che Andrea ha enumerato,la raccolta dell’immondizia comincera’ a funzionare come nella Napoli di 6 mesi fa,la Sanita’ come nell’Abruzzo di 6 settimane fa,l’Ordine Pubblico come nella Roma di 6 mesi fa,e le Linee di Autobus verranno date in appalto ad una societa’ francese mentre l’Assessore ai Trasporti comparira’ improvvisamente per le strade a bordo di una lussuosa Citroen.

  5. Richiamo all’ordine: i commenti sono molto graditi, purché commentino. Grazie.

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