La riforma fai da te

Fra le tante mail che arrivano quotidianamente al mio indirizzo della Camera, una buona percentuale viene da operatori nel campo dell’istruzione: professori di liceo, maestri elementari, docenti universitari, ricercatori, presidi. C’è stato un periodo – quello a ridosso dell’approvazione del decreto tagliatutto – in cui me ne arrivavano un centinaio al giorno, oggi meno: molte sono identiche, frutto di una mobilitazione collettiva che, purtroppo, non ha commosso la maggioranza; qualcuna più personale, come due mail che ho ricevuto nelle ultime ore. La prima è di Gianni Dessanti, un elettore di Centrosinistra deluso: quando i provvedimenti del governo sulla scuola sono arrivati in Parlamento, scrive, ci siamo limitati ad alzare le braccia, dicendo di non poter fare di più. In realtà, come ha denunciato il Sir (l’agenzia di stampa dei vescovi italiani), la situazione è ancora peggiore di quanto Gianni creda, perché le riforme di cui si sta discutendo in questi giorni in Parlamento non sono mai arrivate: le ha annunciate il ministro ai giornali, in tv o nei dibattiti e noi parlamentari ne abbiamo avuto notizia dai mass media. Il problema – scrive Paolo Bagnoli su Italia oggi – non è di forma, ma di sostanza, perché “su tale tematica il confronto e l’indirizzo parlamentare non sono atti di riguardo da riservare gentilmente agli eletti (si fa per dire, naturalmente, vista la legge in vigore) dal popolo, ma – trattandosi di servizi pubblici a rilevanza costituzionale – chi ne ha la responsabilità ministeriale dovrebbe avvertire l’obbligo di investirne il Parlamento”. Più decisione, meno democrazia: è a questo che si riferiva l’altro giorno a Firenze Paolo Gentiloni, quando ha accusato il Centrodestra di putinismo strisciante. La seconda mail è di Paola Piu, un’insegnante di scuola primaria preoccupata per l’introduzione del maestro unico, “un modo molto semplice per risparmiare senza andare alla sostanza del problema”. Parla della complessità del mondo attuale, ricorda che “anche alla scuola dell’infanzia vi è una pluralità di figure educative” e si chiede “perché ci si accanisca sulla scuola primaria, il cui sistema organizzativo è studiato oltre confine”. Poi conclude: “Vorrei che prima di prendere una decisione ci fosse un confronto articolato con esperti del settore e si trovasse la scelta più giusta per migliorare la scuola, e non la scelta più semplice per fare economia”. Anche noi, cara Paola.

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10 risposte a “La riforma fai da te

  1. umberto ingrosso

    La vera riforma si fa cacciando il 68 dalle scuole.Con l’esclusione del Papa dalla Sapienza si è toccato il fondo.La riforma della Scuola è la riforma della Cultura,la riforma della Cultura è la riscoperta di quella Laica e Liberale e di quella Cattolica,ed in particolare,in un momento pericoloso per la nostra identita’ Nazionale,di quella Risorgimentale.

  2. Enrico Di Roberti

    Il problema, caro Andrea è che solo chi vive nel mondo della scuola può capire quali siano i problemi da risolvere… che ne può capire un avvocato (se così lo si può chiamare???)
    In questa riforma non vedo nulla di educativo o formativo…
    Diciamo la verità, anzi, che la dica la Gelmini, sarebbe un gesto di coerenza…
    La sua riforma è solo un mezzo per far risparmiare soldi allo stato… E BASTA!!

  3. Enrico Di Roberti

    Ancora con questa scusa del 68, Umberto????
    Ma siamo credibili…. il 68 non esiste più da un bel pezzo…

  4. Con le scelte fatte dal governo, in termini di riduzione degli investimenti (-7 miliardi) e numero di insegnanti (-87mila) la scuola passa da luogo di formazione e sviluppo della futura classe dirigente del paese ad un settore di spesa. Dal quale limare il più possibile. Gli spot lanciati (maestro unico, voto in condotta, il ritorno ai grembilini, ecc.) non servono a ridare lustro alla suola italiana. Qualità della didattica e degli insegnanti, aule, laboratori ed apparecchiature idonee sono gli strumenti sui quali investire per migliorare la formazaione degli studenti in uscita.

  5. Il governo Berlusconi-Tremonti-Brunetta è il governo dei tagli alle spese pubbliche. D’altra parte questo era uno dei punti del programma. Mi spaventano due cose: la totale assenza di progettualità nel settore della scuola, che pure ritengo strategico tanto quanto Alitalia per il futuro del paese e soprattutto la sensazione di accettazione/indispensabilità dei tagli che molti cittadini mostrano. Anche da parte di elettori del PD e di persone che operano nella scuola stessa. Che in Italia sia in corso una lobotomia generalizzata?

  6. umberto ingrosso

    Enrico di Roberti,il sottoscritto è del 48,ed il 68 se l’è fatto tutto(al Politecnico di Milano,con Capanna che veniva dalla Cattolica a predicare ed a picchiare,con Pomodoro che occupava Architettura col permesso di Portoghesi,etc).IL 68 c’è ancora.Ed è ora di estinguerlo.

  7. e per “cacciare il ’68 dalle scuole” deve farne le spese la scuola migliore che ci era rimasta? le crociate fatele senza mettere in mezzo i bambini, per cortesia

  8. Enrico Di Roberti

    X Umberto
    Il 68 è un esperienza che ha cambiato l’Italia, anzi, l’Europa. E su questo non ci piove.
    Ma non è possibili che i “destrorsi” lo considerino come causa di tutti i mali…
    Sono ben altri i mali della scuola…

  9. umbero ingrosso

    Caro di Roberti,sul fatto che il 68 abbia cambiato l’Italia,l’Europa ed il mondo ho pochissimi dubbi anch’io.In quell’anno,parte della piccola borghesia cattolica(ed anche di quella piuttosto alta)passo’ al nemico,svendendo le proprie radici,la propria tradizione,la propria cultura.Lo so bene perchè l’ho fatto anch’io.Che il 68 sia stato un movimento proletario è vero come è vero che io sono Elvis Presley.Fuori da Architettura,durante le Assemblee Rivoluzionarie,c’erano piu’ Porsche che in Piazza San Babila.Accanto a me,ragazzino timido di 20 anni,mentre Portoghesi(preside di facolta’) e Pomodoro sbraitavano sulla Comune di Parigi,sedevano spesso e volentieri favolose ragazze dalla puzza sotto il naso.Una volta riuscii a leggere il nome di una di questa semidee,prima di svenire per il profumo:si chiamava Patrizia Mach di Palmstein.Per me,che venivo da quella banda di affamati che era la facolta’ di Ingegneria,fu un colpo da restarci secchi.Bene,se quella fu una Rivoluzione proletaria,lo doco e lo riconfermo,chiamatemi Elvis.Adesso pero’ basta:è ora che le Mach di Palmstein,le Paola Rossi,ed i Luigi Bianchi,si convincano a tornare al nido.Per farlo,bisogna cacciare i professori 68ini dalle loro cattedre,pagate da tutti.Se voglino insegnare Psicosociologia dell’Alienazione Borghese ed Istituzioni Marxiane del Mondo Operaio facciano pure:in Universita’ private a loro spese.E quanto ai bambini di Champ,sono stato bambino anch’io,e del mio unico maestro ho un ricordo dolcissimo.

  10. umberto ingrosso

    Volevo aggiungere qualcosa al mio intervento sul 68,parlando di altri problemi attuali.Quando vieni a sapere che nelle Universita’ ed High School Americane ed Inglesi,e nelle scuole Francesi della banlieue si va a lezione armati,mi domando come si possa credre che l’Italia ha un serio problema scolastico.D’altronde,centinaia di Fisici italiani partecipano agli storici esperimenti sul LHC del CERN,dei quali si parla in questi giorni,mentre giovani professori Italiani insegnano in grandi Universita’ americane.Nella piu’ prestigiosa entita’ didattico_scientifica del mondo,il CALTECH(California Institute of Technology)esiste addirittura un Italian Club.Una scuola che crea simili studenti e professori non puo’ essere mediocre.Occorre piuttosto abolirev l”Ideologia,che sostituisce la verita’ storica e quella scientifica.ma di questo ho gia’ detto.Quanto alle statistiche dell’OCSE,si tratta di calunnie il cui scopo è di danneggiare l’immagine internazionale dell’Italia.Non per nulla quell’istituzione ha sede(guarda caso)a Parigi.Le “statistiche” dell’OCSE,come le previsioni economiche dell’ECONOMIST,non sono statistiche,ma atti politici intesi ad accrescere o diminuire il peso economico e politico di alcuni Paesi.Occorrerebbe insistere con alcuni nostri alleati perchè il complotto finisca.

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