La riproduzione sociale

Avevo in mente, stamattina, di parlare del voto agli immigrati: la lettera di Veltroni a Fini (“Tu nel 2003 ti eri detto favorevole, ora che sei presidente della Camera accelera l’iter della mia proposta di legge”), l’apertura di Fini alla festa democratica di Firenze (“Non è un’ipotesi sciagurata, né un’idea criminale”), la chiusura di Maroni (“L’iniziativa non è all’ordine del giorno e non andrà avanti”). Politicamente, avrei detto che Veltroni è riuscito a sparigliare le carte, a mettere il dito in una delle tante piaghe della maggioranza. Personalmente, avrei espresso parere favorevole, anche perché tra i firmatari di quella proposta di legge ci sono pure io. Poi ho rimandato il post al primo pomeriggio, perché stamattina dovevo prepararmi l’intervento alla festa democratica di Genova (sono stato invitato per venerdì 12, parlerò di Europa e famiglia), e mentre studiavo ho trovato una riflessione che avrei voluto scrivere io: un intervento del professor Massimo Livi Bacci, docente di Demografia a Firenze, sull’Europa nella rivoluzione geodemografica. Livi distingue tra “riproduzione biologica”, espressione che si riferisce alle nascite in una società, e “riproduzione sociale”, che indica invece l’entrata, in questa società, di persone che non vi sono nate, ma che hanno i titoli per goderne i benefici e sopportarne gli oneri: può avvenire anche per adozione o per cooptazione, ma lo strumento più comune di riproduzione sociale è naturalmente l’immigrazione. Ogni Paese si trova a dover affrontare questo fenomeno e le risposte che può dare – spiega ancora il professore – sono sostanzialmente due: “La prima cerca di minimizzare i costi dell’immigrazione, orientandola verso una rapida rotazione – il modello tedesco degli anni ’60 del lavoratore ospite – scoraggiando i ricongiungimenti familiari, rendendo difficile l’immigrazione di lunga durata. E’ un modello economicistico, diretto soprattutto a rimediare alle strozzature del mercato del lavoro. A questo modello sembra ispirarsi la riforma attualmente in discussione nel nostro Paese. Il modello opposto è costituito dall’immigrazione come forma di ‘riproduzione sociale’, orientata alla lunga durata, che incoraggia la formazione delle famiglie e che tende a trasformare gli immigrati in cittadini. L’immigrato di corta durata non ha interesse all’integrazione, ma alla massimizzazione del suo guadagno; non investe nell’apprendimento della lingua o nella conoscenza di regole e costumi, non persegue la socializzazione con la popolazione ospitante. Questa forma d’immigrazione comporta, inoltre, forti rischi – poiché masse cospicue di giovani immigrati di corta residenza e generalmente non inseriti nel tessuto della società possono facilmente compromettere la pace sociale. Diverso è l’immigrato di lunga durata che per obbiettivo ha l’integrazione, la promozione sociale propria e, soprattutto, dei propri figli, e che aspira a divenire cittadino a parte intera. Tra le due forme di immigrazione – in popolazioni che soffrono dell’acuta depressione demografica sopra delineata – la seconda è sicuramente preferibile per considerazioni sociali e anche economiche, quando alla prospettiva del breve si sostituisca quella del lungo periodo”. Sono pienamente d’accordo, pensavo quando ho finito di leggere la riflessione. Poi mi sono ricordato che Massimo Livi Bacci, per fortuna, è anche un senatore del Pd.

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4 risposte a “La riproduzione sociale

  1. Enrico Di Roberti

    Ottimo intervento caro Andrea…
    Speriamo che però oltre al voto agli immigrati siano concessi anche gli stessi diritti di cittadinanza che spettano a tutti noi… il lavoro, la casa…
    Solo così potremo sperare in un futuro in cui l’integrazione non sarà un miraggio ma una realtà!!

  2. E’ di altissima valenza l’ iniziativa che Veltroni ha messo in campo al rientro dalla pausa estiva!
    Dopo gli avvenimenti succedutisi negli ultimi tempi, nei quali degli stranieri in Italia se ne è parlato solo in senso negativo, come problema, emergenza, esclusione…finalmente una proposta di riconoscimento in senso positivo degli immigrati – stranieri, che in Italia lavorano e contribuiscono comunque ad alimentare il motore dell’economia del paese, una proposta che pone al centro non lo straniero o l’immigrato, come concetto o definizione di qualcosa o di qualcuno “altro”, ma che pone al centro l’immigrato come persona umana al quale riconoscere diritti inderogabili oltre che attribuirgli doveri.
    Il diritto di voto, è per una società un traguardo costruito sul diritto ad esserci, ad esprimersi, e a confrontarsi. Un diritto che deve ovviamente essere giorno per giorno costruito anche sul piano dell’integrazione degli immigrati, incrementando le occasioni di incontro e confronto con le comunità di appartenenza e le associazioni.
    Per questo, è necessario adoperarsi affinchè la proposta di Veltroni sia supportata nei territori da azioni concrete che vedano aprire il dialogo con gli immigrati per conoscere le loro esigenze e preoccupazioni, ma anche per apprezzarne le risorse e metterle in campo.
    Tutto questo, dovrà diventare programma dei circoli che si andranno a costituire a seguito del tesseramento e che essendo radicati nei territori possono influire in maniere più diretta sul tessuto sociale.

  3. Molto acuto il concetto della “riproduzione sociale”. Non lo conoscevo, ma rispecchia perfettamente la realtà. Anzi, in Italia la “riproduzione sociale” integra quella biologica, che non sarebbe in grado di bilanciare il numero delle nascite con quello delle morti. Infatti dice l’Istat “…Nel 2007 si è registrato (in Italia) un incremento della popolazione residente di 488.003 unità, pari allo 0,8 per cento, dovuto completamente alle migrazioni dall’estero. Complessivamente, infatti, la variazione di popolazione è stata determinata dalla somma delle seguenti voci di bilancio: il saldo del movimento naturale pari a -6.868 unità, il saldo del movimento migratorio con l’estero pari a +492.823, un incremento dovuto al movimento per altri motivi e al saldo interno pari a +2.048 unità.”
    In pratica l’Istat ci dice che dobbiamo dire grazie agli immigrati se la popolazione del nostro paese non si riduce!

    Per non parlare del tasso di fertilità! Sempre l’Istat rileva che “…nel 2006
    le cittadine straniere residenti hanno avuto in media 2,5 figli per donna, il
    doppio di quelli avuti dalle italiane (1,26). La maggiore propensione ad avere
    figli mostrata dalle cittadine straniere ha contribuito significativamente alla
    ripresa della fecondità per il complesso della popolazione residente: da 1,19 a
    1,35 figli per donna nel 2006.”
    E ancora c’è una significativa parte del nostro parlamento che non è favorevole a riconoscere agli immigrati regolari il voto amministrativo. Mah…!

  4. umberto ingrosso

    Mio padre è ricoverato in Ospedale.Vicino a lui c’era un tizio che non aveva quasi nulla,e che se n’è andato presto.Al suo posto è arrivato ALI’.Ali’ è marocchino,ha 39 anni, una quantita’ incredibile di amici tutti dotati di una lunga barba da Musulmano praticante,una moglie ben coperta di vestiti tradizionali e di un bel velo colorato,3 dolci bambini.E’ un ragazzo mite e calmo,come miti e tranquilli sono i suoi amici e parenti,e mi ha raccontato la sua vita senza nessunissima riserva,senza fare misteri.Poi ci siamo messi a parlare di politica,ed ho scoperto che è un ammiratore,lui ed i suoi,di Bin Laden.Il Nemico Islamico è cosi’:non ha una faccia crudele,non gli scende un rivolo di sangue dalla bocca,non ha per nulla l’atteggiamento di chi ti taglierebbe la testa,se necessario.Ali’ poi è guarito e se n’ è andato,anche se è arrivato lamentandosi:”non credevo”mi ha detto”che l’Appendice facesse cosi’male”.Quando sono tornato a visitare mio padre,al posto di Ali’ c’era e c’è un tizio con un cancro allo stomaco.

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