PregheRai

Bisognerebbe capire meglio cosa significhi, nel vocabolario berlusconiano, l’epiteto “di sinistra”. Perché mentre il Cavaliere definiva in questo modo la politica del suo governo, la maggioranza inseriva nella manovra fiscale un emendamento ammazza-precari: in sostanza, l’azienda che tiene da vent’anni un lavoratore sotto contratto a termine e viene citata in giudizio se la può cavare con una multa non superiore ai 6 mesi di stipendio, senza essere obbligata ad assumere nessuno. Mentre stamattina leggevo sui giornali i vari commenti, mi sono venuti in mente i miei ex colleghi della Rai. Come molti di voi sapranno, ho passato 8 anni nella redazione di A sua immagine, con la qualifica di collaboratore esterno: il mio contratto di scrittura (poi trasformato in esclusiva, dal 2005) faceva capo alla divisione del “personale fuori organico”. Come me, tutti gli altri autori, le due inviate e qualche regista: professionisti che fatturavano alla Rai le proprie prestazioni, senza nessun vincolo di lavoro subordinato. Le persone regolarmente assunte, fra le 20-25 che componevano la redazione, erano quattro: tre entrate in seguito ad una causa di servizio, dopo decine di contratti a termine; una assunta proprio nell’ultimo periodo, dopo vent’anni (!) di precariato. Tutti gli altri (i ragazzi e le ragazze della segreteria, i programmisti registi, l’aiuto regista) non erano né assunti, né scritturati: erano precari, con contratti a termine che si rinnovavano da un numero incalcolabile di anni. Lavoravano quasi tutto l’anno (tolto un periodo di pausa forzata, che spesso veniva coperto da un sussidio di disoccupazione), anche se alcuni di loro (quelli non inseriti nel cosiddetto “bacino”) erano obbligati a cambiare programma dopo 3 contratti nella stessa redazione. È anche questo il motivo per cui, in Rai, alcune trasmissioni cambiano nome regolarmente, pur restando di fatto uguali a se stesse: perché così si dà la possibilità a tanti validi professionisti di continuare a mettere a frutto la propria esperienza nel luogo in cui questa è maturata. Ripenso a tutti i miei ex colleghi, ai loro stipendi vergognosamente bassi, alla sofferenza accumulata nel corso degli anni con l’obiettivo, un giorno, di venire assunti. Ora, con gli 8 mila euro che l’azienda darà loro per risarcirli, potranno andare finalmente in vacanza e non pensarci più.

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