L’ago della bilancia

Non ci tengo a rimbambirvi con i numeri, che vi invito comunque a cercare su internet perché vale la pena leggerli. Sono quelli di uno studio dell’Ipsos, diretto da Nando Pagnoncelli, sul voto dei cattolici alle ultime elezioni: un dossier che avevamo preparato in queste settimane insieme a Francesco Rutelli e che oggi abbiamo reso noto, in un’affollata conferenza stampa. Il bicchiere mezzo pieno dice che, nell’ultimo anno, è cresciuta la percentuale di elettori che ritiene il Pd capace di rappresentare pienamente i valori cattolici: nel 2007 erano il 22 per cento, oggi sono il 28. Il bicchiere mezzo vuoto, invece, conferma le impressioni che avevano avuto in molti: che tra i cattolici impegnati, cioè, si sia data parecchia fiducia all’Udc e che tra quelli un po’ più saltuari il Pdl abbia dominato. La sorpresa, per quanto mi riguarda, è che la frattura non è avvenuta sui temi etici, ai quali gli elettori cattolici non sembrano dare la priorità assoluta: si è invece consumata sui temi più classici della sicurezza, del rilancio economico e della stessa immigrazione. Ecco, questo è un altro punto che mi ha colpito: la maggioranza relativa dei cattolici intervistati ritiene che vada ridotto il numero di immigrati presenti in Italia. Ci sarebbe molto altro da dire, e per questo vi rinnovo l’invito di cercare su internet le cifre, ma vorrei soffermarmi su un aspetto: la vulgata ufficiale dei dirigenti Pd, subito dopo il voto, sosteneva che i cattolici ci avessero votato più della media nazionale (35 per cento contro 33,2) e che non esistesse quindi nessun motivo di preoccupazione. Ora, riguardando questi dati, mi viene alla mente un’analisi da quattro soldi che però non posso evitare: nel febbraio 2005, più o meno nel periodo delle amministrative vinte dal Centrosinistra, la coalizione che andava dalla Margherita a Rifondazione comunista prese i voti dell’elettorato cattolico; oggi quei voti sono finiti al Centrodestra, che nelle preferenze dei praticanti fissi e saltuari era a -8%  ed è passato a +22%. Non sono un analista di flussi elettorali, ma mi pare evidente che non si possa pensare di governare il Paese senza tenerne conto.

sintesi conferenza stampa

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6 risposte a “L’ago della bilancia

  1. Le parole di Rutelli a margine della conferenza stampa, nella quale si è presentata una ricerca Ipsos sulle scelte elettorali dei cattolici nelle ultime elezioni,sono decisamente condivisibili: “’In Italia c’e’ un cattolicesimo di popolo largamente significativo ed e’ una realta’ che riguarda milioni di persone e che interpella la politica” che a sua volta non puo’ ignorarla nel determinare ”l’agenda del Paese”.
    Occorre quindi porre le premesse affinché quel misero 28% di cattolici praticanti che hanno votato il PD, cresca.
    Occorre quindi, (anche qui), reagire al declino, che ha portato L’Unione prima, e il PD (con la scriteriata alleanza con il Pr) poi, a sperperare tanta militanza e consenso dei cattolici nel centrosinistra.
    Anche perché, come ha ricordato il deputato TEODEM Gigi Bobba “nono si può, ne si deve, considerare destino ineluttabile che chi è più attento agli insegnamenti della Chiesa debba poi collocarsi a destra”.
    Per far si che assieme al PD (che rischia di scendere molto sotto la stanga del 30%..) cresca la presenza dei cattolici, sta a noi, dover tornare ad occuparci con tenacia di tutti quei temi che sono stati colpevolmente tenuti fuori dalla campagna elettorale: tornando a marcare il segno sui temi che maggiormente riguardano la difesa delle famiglie (tema fin ora completamente dimenticato dal governo di destra) ribadendo il nostro forte NO all’eutanasia, ed al rispetto per la vita, dal concepimento fino alla morte.
    Dobbiamo tornare ad essere consci, come ha correttamente sottolineato l’On Binetti, che la nostra elaborazione appartiene in pieno alla storia ed alla radici cristiane della tradizione culturale italiana.
    Se il PD vuole essere qualcosa di nuovo e di importante, deve necessariamente interrogarsi sulla presenza e sull’importanza del cattolicesimo, che resta elemento essenziale ed indissolubile della nostra Costituzione e della nostra democrazia. Terminata la grande (ed irripetibile) esperienza della DC è necessario riformulare una nostra presenza, non più subalterna ne di nicchia come è stato nella seconda Repubblica (Ppi, ccd, udeur..) ma da protagonisti! Ecco perché è importante riorganizzarsi, riprendendo il nostro impegno da TEODEM nel PD. Non una corrente, (anche se io non le “demonizzo”..) ma una struttura politica forte ed in grado di segnare un nuovo inizio per i cattolici in politica

  2. @ Davide: non vorrei spegnere l’entusiasmo con cui parli dei teodem, ma non ne faccio parte. Sulla fede, siamo d’accordo. Sulla religione, non sempre.

  3. Oh, finalmente! Gli scienziati dell’Ipsos ci hanno spiegato che i cattolici – quale che sia il loro posizionamento politico e il loro livello di pratica della fede – vivono sul pianeta Terra e non sulla Luna.
    Grazie a questa ricollocazione geofisica, comprendiamo che i cosiddetti temi “etici” (ho già scritto che non riesco a farmi capace dell’esistenza di temi non etici, in politica e nella vita in genere) non sono prioritari nella percezione che i cattolici hanno delle urgenze che vive il Paese.
    E allora sotto a lavorare – in Parlamento e sui territori – a proposte e a pratiche che avvicinino la società italiana alla dottina sociale – condivisibile, nei valori e nelle scelte, anche da riformisti che cattolici magari non sono.
    Che diciamo, per esempio, della scuola pubblica, specie di quella impegnata a recuperare i ragazzi di strada? E di un piano di case popolari moderne? E di investimenti seri nella produzione e nel risparmio di energia, a tutela del Creato? Infine di introdurre regole nel commercio mondiale che non sfruttino esseri umani e ambiente?
    Se i cattolici del PD si limiteranno a posizioni corporative (che è l’esatto contrario di “cattolico=universale”), del tipo: finanziamo la scuola cattolica, togliamo l’ICI dalle strutture ecclesiastiche etc. saranno loro a tradire la migliore eredità democristiana e popolare e a inseguire il modello culturale della tutela esclusiva dell’interesse del singolo o del gruppo, tanto in voga oggi.
    Aspettiamo invece, con grande interesse, una visione dell’Italia e del Mondo, solidale, aperta e coraggiosa. Aspettiamo anche una classe dirigente in grado di prendere per mano il Paese e ricostruirlo, moralmente e materialmente, come fecero De Gasperi e i suoi dopo la guerra.
    ” Non abbiate paura!”

  4. sono d’accordo con Ivan.
    Personalmente sono impegnata nel PD della mia città e io, che non provengo da una ex militanza, cioè non sono ex di nessun partito, mi trovo a lavorare con cattolici praticanti, non praticanti, ex DS e Margherita, trovo anacronistica un tipo di mentalità che ci tiene legati a vecchie “catene”.
    La partita per il PD si gioca tutta qui, nel superamento di steccati che per lo più si sono creati negli organi dirigenti. Credetemi, i volontari che lavorano, che lavorano alle feste, che sono nei consigli comunali, che si mescolano con altre “persone” senza farsi troppe domande su chi sono state in precedenza e in quale partito hanno militato, hanno l’obiettivo di consolidare il partito sui territori. Mi auguro che questo sia l’obiettivo di tutti anche della classe dirigente che lavora in Parlamento.

  5. Ciao Andrea, la mia paura, leggendo la riflessione che hai fatto, senza però addentrarmi nei numeri delle percentuali che non ho strumenti per sindacare, è che a parte quell’elettorato militante, sia di partito che religioso, lo spostamento dei voti viene determinato da altre necessità, molto più materiali.
    Questa convinzione è strettamente personale, anche se poco piacevole, in quanto il flusso viene mosso prima da necessità economiche e poi dalle idee, oggi con la situazione economica di una gran parte delle famiglie questa convinzione si avvalora ancora di più.
    Tutto questo senza nulla togliere a coloro che realmente e per fortuna ancora credono e si battono ogni giorno per affermare le loro scelte religiose e politiche.

  6. Sottoscrivo Ivan.
    Aggiungo: attenzione.
    Quando le idee diventano simboli perdono la loro fecondità.
    Rendere una convinzione etica, e ancor più una fede, vessillo crea i danni più grandi della storia.
    Rabbrividisco quando, ad es., un uomo come Calderoli si erge a difensore della cristianità; vi ricorderete l’esempio del crocifisso nelle aule. Per lui, concedetemelo, era solo un simbolo da tirare in testa al primo mussulmano che passava per strada. Non credo, in tutta onestà, sia questo il significato di quella croce.
    Sinceramente non credo utile e feconda neanche la situazione in essere nel Pd, dove persone che si professano cattoliche sono raccolte (divise?) in 4 diverse componenti (teodem-rutelliani; popolari; cristiano-sociali; bindiani).
    Qualcuno non aveva detto che i cristiani dovevano essere lievito? …

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